Immigrati e residenti due ghetti si dividono Pianura

27 agosto 2009

Viaggio nel quartiere abusivo dimenticato dal Comune

(di Conchita Sannino da la Repubblica Napoli)

Un ghetto grande, Pianura. Con dentro un ghetto piccolo, la loro Africa. C´è questa ferita profonda e c´è la storia di un quartiere nato abusivo che galleggia come se ancora lo fosse, dietro lo scontro tra bianchi e neri, a colpi di sedie, spranghe e pietre che qualcuno chiama “rissa”, consumatosi l´altra mattina davanti all´unico bar “di lusso” di via Montagna Spaccata. E c´è un sentimento, oltre il livore e le povertà parallele del giorno, che accomuna questi due fronti e incattivisce le distanze: il senso dell´abbandono. Pianura è lontana da Napoli, resettata dalla sua amministrazione, almeno quanto lo sono i ragazzi ghanesi da questo pezzo di periferia.
All´”Etoile”, gli africani erano stati avvertiti: «Alla riapertura del locale, qui non dovete sostare. Date fastidio alla gente e non ci fate lavorare». Un investimento robusto e in luogo a rischio: dove peraltro il lavoro non dev´essere mai mancato. Persino, dicono, nei giorni bui della guerriglia e dei fuochi contro la paventata apertura della discarica, dove qui c´era gente che si riuniva per il caffè e concordava le nuove mosse.
Al bar Etoile i camerieri sono almeno una dozzina per turno. Quando entrano, si lasciano alle spalle i jeans e il degrado di via Montagna Spaccata e indossano giacca nera, camicia bianca e cravatta di raso grigio. Il lungo banco frigo generoso di dolci, i legni intarsiati dell´altro banco tirato a lucido, le vetrate nitide e le piante finte nel lungo bow window, con musica e aria condizionata, ingannate con fiori veri. Questa, dicono i pianuresi, è «un´oasi di civiltà, quando entriamo ci sentiamo più puliti, come non ci capita invece quando attraversiamo altri posti del quartiere. E questo mica ce lo ha dato il Comune, che ci ha dimenticati. Come ha fatto con le strade, le fogne, i mercati e gli uffici». Qualcuno ti indica una scritta ingiuriosa per il sindaco sul muro di fronte: stessa volgare offesa che tanti anni fa, in uno stadio, toccò alla pur gloriosa figura di Giulietta di Verona. «Il bene, qui, arriva solo dai privati: e se lo devono difendere?».
Davanti a questo lusso blindato, martedì mattina, è riesplosa la rabbia e l´intolleranza di Pianura. Perché questa volta gli africani, a grappoli e silenziosi, intenti a chiedere l´elemosina oppure in attesa di qualche “caporale” che li portasse al lavoro, non si sono spostati dall´altro lato della strada. Dal locale sono partiti i primi pugni, poi qualche nero ha preso le pietre, poi è cominciato il pestaggio, la gente è scappata. Almeno venticinque persone sono rimaste coinvolte nell´aggressione, erano le 10 di martedì. Venti minuti di botte, panico e sangue. «Ve ne dovete andare», hanno gridato i titolari al popolo di neri che, come ogni mattina, staziona tra il grande bar e le altre quattro “rotonde” dello stradone che collega Quarto a Pianura. Tutti in attesa, come in un gigantesco disordinato collocamento. «Come fosse una Castelvolturno degli anni Ottanta», ti corregge Agostino Varchetta, amico del bar e imprenditore a sua volta. «E noi che chiediamo aiuto e vogliamo essere tutelati dall´assalto di tutta questa gente che facciamo? Vediamo che i carabinieri si portano via i padroni del bar? Allora ha ragione Bossi? Li accogliessero le chiese. Ho capito: sono disperati, non hanno terra dove camminare e siamo noi che di dobbiamo pensare?», insiste lui, senza timore di apparire razzista. Sette persone vengono arrestate. I primi tre sono i bianchi che stavano nel locale, Salvatore e Luigi Di Pietro, 26 e 30 anni, accusati di lesioni insieme con il loro cameriere, Giovanni Serra, di 40. Condotti in carcere anche tre africani su quattro, con regolare permesso di soggiorno: l´altro, Kyeremeh Kwasi, ghanese, di 35 anni, finisce al Cardarelli in prognosi riservata per un trauma cranico commotivo e fratture ad entrambe le braccia.
Eppure, il giorno dopo, ti guardano con risentimento se domandi il perché di una tale violenza. «I discriminati, in questo maledetto quartiere, siamo noi», ti dice Antonio Di Pietro, fratello dei proprietari. «Quelli sono prepotenti. Dovremmo spenderci anche i soldi per l´avvocato penalista. E ora dobbiamo inghiottire pure l´infamia di essere bollati come razzisti?». Per dimostrare il contrario, estrae foto e parla di riti civili: «Ma lo sa che un altro mio fratello ha sposato una donna libica? Lo sa che mio padre, dopo avere cresciuto quattro figli ormai grandi, ha adottato una splendida bambina ucraina?».
Attraversare il quartiere significa cogliere di continuo i confini dei due ghetti, i cittadini “minori” e gli africani ultimi. Lucio Torraca, il giovane che ha fondato il “Centro ippico”, ha scelto Pianura per il suo futuro, pur venendo dal cuore di Napoli. «Qui il piano regolatore prevedeva rinascita, verde, agriturismo. Che ne è stato? L´abbandono che il Comune ci regala ogni giorno basterebbe da solo a far montare la rabbia. Se poi siamo soli anche a dover difendere il territorio, l´azienda costata sacrifici personali, come pensate che sia sopravvivere a Pianura? Ha inciso anche quella ferita che non si rimargina: ci volevano portare di nuovo i rifiuti, la discarica. E chi si è opposto e ci ha difeso, per un motivo o l´altro, non c´è o non ha più voce in capitolo».
Giorgio Nugnes, l´ex assessore comunale di Pianura, è morto suicida. Marco Nonno, ex consigliere comunale, è stato arrestato e travolto dalle inchieste. Pianura è orfana anche di questa rappresentanza, mentre si avventa sui neri.
Emilia Lanzaro, voce storica al fianco degli immigrati, oggi capogruppo di Rifondazione nella Municipalità, va persino oltre: «Io mi vergogno di non poter dare alcuna risposta. Pianura è stata completamente cancellata dall´agenda della nostra amministrazione. La povertà diventa dilagante. Io stessa ho visto, nella sede del vecchio consiglio circoscrizionale, una famiglia che vive abusivamente negli uffici e mette i bambini a dormire in un cartone. Io so che al banco alimentare di Pianura ci sono almeno 500 tesserini di famiglie bisognose. E so che a causa del numero elevato, gli africani possono avere solo riso e latte. Eppure questa consapevolezza resta qui. Vogliamo parlare delle strade eternamente rappezzate? O del fatto che una buca, in una strada centrale, per 20 giorni è rimasta così, segnalata da un cassone dell´immondizia?».
Nel centro storico, dove per ogni bianco vedi passare tre neri, gli immigrati si sentono assediati. Figli del disagio, anche del silenzio. Sulla panchina di piazzetta San Giorgio è seduto Ruben, 23 anni, del Burkina Faso. Fa il muratore, quando trova lavoro, per 20 euro al giorno. «La mattina parto alle 7, torno alle cinque della sera. Adesso non ce n´è». Se gli chiedi di Pianura, di come ci vive, della vita che fa fuori del lavoro, l´unica parola che ripete scuotendo la testa è: «Difficile». «Non vorrei restare qui, ho un figlio nel mio Paese, gli mando soldi, ma qui è troppo difficile. A Pianura anche i ragazzi ti tirano le cose che trovano nella spazzatura. E ti dicono “negro, negro”. È difficile stare tranquilli. Quando ci aggrediscono io penso solo a correre, altrimenti ti mandano via».

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One Response to Immigrati e residenti due ghetti si dividono Pianura

  1. gianni palmers on 27 agosto 2009 at 22:35

    la divaricazione tra le diverse popolazioni che abitano Pianura le ha create ad arte l’Amministrazone centralista che, con qualsiasi colore politico, ha sempre considerato la periferia come non luogo dove scaricare i mali della città. il colpo ferale lo ha inferto la famosa giunta rossa di Valenzi-Geremicca e co. con braccia operative di personaggi e politucoli locali che individuarono il territorio di Pianura come zona ideale per l’insediamento dell’atroce legge 219/81 chiamata ironicamente ricostruzione. dopo la devastazione dell’abusivismo edilizio, ben tollerato per anni dal Comune, il post terremoto ha creato l’humus per far proliferare disagio e distruggere il vecchhoo ceppo auotoctono che ancora credeva nel comune senso di appartenenza e riusciva a difendere il territorio perchè lo sentiva proprio. definire tutto con titoli sensazionalistici di razzismo e raid camorristici non è sempre aderente alla realtà che, concretamente, si alimenta di violenza e di tensione ad ogni contrasto sociale. e a Pianura questo fenomeno oltre ad essere ben percepito sta diventando una vera polveriera con la miccia sempre più corta.

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