Jazz e polemiche al Museo
(di Fuani Marino da il Corriere del Mezzogiorno)
In pieno dilemma fra attività didattiche nelle sale del museo Archeologico o meno, spunta all’orizzonte il jazz, con un’intera rassegna di concerti ambientati nella sala del Toro Farnese della prestigiosa struttura museale. Inevitabile, vista la concomitanza fra la sospensione delle prime e la presentazione della seconda, chiedersi per quale ragione la Soprintendente, Mariarosaria Salvatore, abbia sollevato il personale dalle «altre attività» battezzate come «Incontri di Archeologia » — con visite guidate che coinvolgevano anche segmenti di pubblico come bambini ed ipovedenti — aprendo, invece, senza alcuna riserva, il museo alla programmazione sonora dell’Otto Jazz, l’associazione culturale per la promozione del Jazz in Campania.
Dal punto di vista dei sindacati, già intervenuti con un appello al Ministro Bondi per salvaguardare le attività, il problema sta tutto in una carenza di organizzazione. «Non abbiamo nulla contro il jazz né riteniamo impossibile organizzare nel museo più iniziative concomitanti », spiega il segretario generale della Uil Gianfranco Cerasoli. «Con una buona dose di duttilità si può fare tutto: garantire la vigilanza nelle sale, coinvolgere ragazzi e portatori di handicap, aprire il museo di notte per ospitare concerti jazz», aggiunge. Non digeriscono il provvedimento e tantomeno la simultaneità del divieto e del permesso, neppure gli operatori, che si sono visti sottrarre un programma di incontri, proiezioni di film, visite guidate e letture, concordato col servizio didattico e portato avanti negli anni a stretto contatto col pubblico. «Con la sospensione degli ‘‘Incontri di Archeologia’’ e il demansionamento cui siamo costretti, il museo torna 20 anni indietro», dichiara Maria Morisco come portavoce degli ex assistenti tecnici museali che all’Archeologico svolgevano ben più di un semplice servizio di guardiania nelle sale. «Ciascuno di noi conosce le lingue, accoglie i visitatori e li intrattiene. Con il provvedimento del Soprintendente il museo si priva di una risorsa, di un contatto importante col pubblico », aggiunge.
Ma come giustificare lo stop alle visite e agli incontri e il via libera al jazz?
Un’ipotesi viene da Eduardo Cicelyn, direttore del Museo Madre nonché strenuo sostenitore della politica dell’intrattenimento inserita nella programmazione museale. «Le attività didattiche, al pari di una rassegna di concerti, in un museo sono importanti entrambe.
Tuttavia bisogna capire se il personale coinvolto per l’organizzazione dei concerti è lo stesso». In effetti, all’Otto Jazz Club l’Archeologico e i suoi dipendenti si limitano a dare un supporto organizzativo e logistico, limitato a montare il palco e le attrezzature necessarie allo svolgimento dei concerti. Su questi ultimi e sulle attività della discordia che per anni hanno animato le sale dell’Archeologico, si pronuncia positivamente anche l’assessore regionale ai Beni Culturali Oberdan Forlenza. «Credo che nei musei, più attività diverse si promuovono meglio è. L’importante è che siano compatibili con la natura museale e con la sua prima finalità, che è quella della conservazione delle opere», afferma.
Intanto, jazz a parte, il dubbio su quanto sia stato necessario bloccare gli «Incontri di Archeologia» rimane. «A pagare le spese di questo divieto sono i lavoratori, che con il loro bagaglio di esperienza professionale svolgevano le attività, e il pubblico, cui viene negato un servizio importante ».

