Jazz e polemiche al Museo

28 novembre 2009

(di Fuani Marino da il Corriere del Mezzogiorno)

In pieno dilemma fra atti­vità didattiche nelle sale del museo Ar­cheologico o meno, spunta all’orizzonte il jazz, con un’intera rassegna di concerti ambientati nella sala del Toro Farnese del­la prestigiosa struttura museale. Inevita­bile, vista la concomitanza fra la sospen­sione delle prime e la presentazione della seconda, chiedersi per quale ragione la Soprintendente, Mariarosaria Salvatore, abbia sollevato il per­sonale dalle «altre attività» bat­tezzate come «Incontri di Ar­cheologia » — con visite guida­te che coinvolgevano anche segmenti di pubblico come bambini ed ipovedenti — aprendo, invece, senza alcuna riserva, il museo alla program­mazione sonora dell’Otto Jazz, l’associazione culturale per la promozio­ne del Jazz in Campania.

Dal punto di vista dei sindacati, già in­tervenuti con un appello al Ministro Bon­di per salvaguardare le attività, il proble­ma sta tutto in una carenza di organizzazione. «Non abbiamo nulla contro il jazz né ritenia­mo impossibile organizzare nel museo più iniziative conco­mitanti », spiega il segretario generale della Uil Gianfranco Cerasoli. «Con una buona dose di duttilità si può fare tutto: ga­rantire la vigilanza nelle sale, coinvolgere ragazzi e portatori di handicap, aprire il museo di notte per ospitare concerti jazz», aggiunge. Non di­geriscono il provvedimento e tantomeno la simultaneità del divieto e del permes­so, neppure gli operatori, che si sono vi­sti sottrarre un programma di incontri, proiezioni di film, visite guidate e letture, concordato col servizio didattico e porta­to avanti negli anni a stretto contatto col pubblico. «Con la sospensione degli ‘‘In­contri di Archeologia’’ e il demansiona­mento cui siamo costretti, il museo torna 20 anni indietro», dichiara Maria Mori­sco come portavoce degli ex assistenti tec­nici museali che all’Archeologico svolge­vano ben più di un semplice servizio di guardiania nelle sale. «Ciascuno di noi co­nosce le lingue, accoglie i visitatori e li in­trattiene. Con il provvedimento del So­printendente il museo si priva di una ri­sorsa, di un contatto importante col pub­blico », aggiunge.

Ma come giustificare lo stop alle visite e agli incontri e il via libera al jazz?

Un’ipotesi viene da Eduardo Cicelyn, direttore del Museo Madre non­ché strenuo sostenitore della po­litica dell’intrattenimento inse­rita nella programmazione museale. «Le attività didatti­che, al pari di una rassegna di concerti, in un museo so­no importanti entrambe.

Tuttavia bisogna capire se il personale coinvolto per l’or­ganizzazione dei concerti è lo stesso». In effetti, all’Otto Jazz Club l’Archeologico e i suoi di­pendenti si limitano a dare un sup­porto organizzativo e logistico, limita­to a montare il palco e le attrezzature ne­cessarie allo svolgimento dei concerti. Su questi ultimi e sulle attività della discor­dia che per anni hanno animato le sale dell’Archeologico, si pronuncia positiva­mente anche l’assessore regionale ai Beni Culturali Oberdan Forlenza. «Credo che nei musei, più attività diverse si promuo­vono meglio è. L’importante è che siano compatibili con la natura museale e con la sua prima finalità, che è quella della conservazione delle opere», afferma.

Intanto, jazz a parte, il dubbio su quan­to sia stato necessario bloccare gli «Incon­tri di Archeologia» rimane. «A pagare le spese di questo divieto sono i lavoratori, che con il loro bagaglio di esperienza pro­fessionale svolgevano le attività, e il pub­blico, cui viene negato un servizio impor­tante ».

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