«Gigino ’o drink», quel killer-manager con i soldi pubblici
(di Marco Imarisio da il Corriere della Sera)
«Il primo appalto venne gestito direttamente da Panzone , soprannome con il quale indicavamo Francesco Bidognetti». «Mio cognato mi indicò in Gigino ’o drink il vero titolare della Eco4». «In posizione apicale nell’organigramma del nuovo consorzio si manifestava la presenza di Emilio Di Caterino detto Capa grossa, testa grossa».
I soprannomi dei personaggi citati dai pentiti non sono folklore, tutt’altro. La storia più tremenda contenuta nella richiesta di arresto dell’onorevole Nicola Cosentino è infatti quella di Eco4, un’azienda a capitale misto che il giudice ha definito «pura espressione della criminalità organizzata». Dietro questa frase c’è la rottura di un ultimo diaframma, la dimostrazione della porosità della Pubblica amministrazione in terre disordinate come queste. La «Ati Flora Ambiente» dei fratelli Michele e Sergio Orsi, diretta emanazione del potere di Cicciotto ’e mezzanotte, ovvero Francesco Bidognetti, «il panzone », rappresentava il 49% della nuova creatura, la parte privata. Il socio di maggioranza (51%) era invece il Consorzio di bacino Ce4, con sede legale a Sessa Aurunca (Caserta), costituito da 20 comuni della provincia. Le sue finalità, dettate dallo statuto, sono la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. Un ente pubblico, il più ricco della zona. Oltre alle tasse ordinarie provenienti dai paesi che ne facevano parte, all’epoca riceveva fondi dalla Prefettura e dal Commissariato straordinario ai rifiuti per il mantenimento delle due discariche presenti sul territorio di sua competenza.
Ma nella nuova società, la cosa pubblica era gestita dalla camorra in prima persona. A cominciare dagli spazzini, decine di loro erano affiliati del clan La Torre, fino alle posizioni apicali. Il direttore del personale di Eco4 era Luigi Fragnoli, figlio del capozona del più potente clan di Mondragone, poi arrestato nel giugno 2008 dalla procura di Napoli. Secondo il pentito Gaetano Vassallo, l’amministratore di Eco4, ripagato con regolare stipendio era Luigi Guida, Gigino ’o drink a causa del suo amore per gli aperitivi. «Decideva gli appalti e indicava quale direzione dare agli affari». Da giovane si è fatto le ossa nelle guerre tra i clan napoletani del centro storico. Zoppo da una gamba, eroinomane. Durante una vacanza forzata al mare, conosce Francesco Bidognetti, e si guadagna la sua fiducia entrando nel mondo dei casalesi. I magistrati della Dda fanno un po’ di fatica a tenere la contabilità che lo riguarda: gli vengono attribuiti 7 omicidi nel capoluogo e un’altra decina nel casertano. Pistola, mitra, coltello, un paio di strangolamenti.
Se i padroni occulti di Eco4, tramite i fratelli Orsi, sono indicati in Cicciotto Bidognetti e Sandokan Schiavone, leader indiscussi dei casalesi resi famosi da Gomorra, Emilio Di Caterino, classe 1975, detto Emiliotto o capa grossa, era un manager gratificato di regolare busta paga. Ebbe una certa fama per il suo legame con il sanguinario Giuseppe Setola, il capo delle «schegge impazzite» che massacrò — tra gli altri — sette extracomunitari a Castelvolturno. Meno celebri gli omicidi firmati da giovanissimo, durante la guerra tra i clan di Villa Literno. Non certo un colletto bianco come Vassallo, ma comunque capace di gestire con una certa sapienza il settore degli «storni», la distrazione di fondi pubblici per i rifiuti a favore di soggetti privati, i Bidognetti. Attività che in un biennio aveva fruttato al clan qualcosa come 6 milioni di euro. Soldi di tutti, gestiti da Gigino, Panzone, e gli altri. Non si tratta di folklore. E’ lo stato delle cose.

