«Gigino ’o drink», quel killer-manager con i soldi pubblici

12 novembre 2009

(di Marco Imarisio da il Corriere della Sera)

«Il primo appal­to venne gestito direttamente da Panzone , soprannome con il quale indicavamo Francesco Bidognetti». «Mio cognato mi indicò in Gigino ’o drink il ve­ro titolare della Eco4». «In posi­zione apicale nell’organigram­ma del nuovo consorzio si ma­nifestava la presenza di Emilio Di Caterino detto Capa grossa, testa grossa».

I soprannomi dei personag­gi citati dai pentiti non sono folklore, tutt’altro. La storia più tremenda contenuta nella richiesta di arresto dell’onore­vole Nicola Cosentino è infatti quella di Eco4, un’azienda a ca­pitale misto che il giudice ha definito «pura espressione del­la criminalità organizzata». Die­tro questa frase c’è la rottura di un ultimo diaframma, la dimo­strazione della porosità della Pubblica amministrazione in terre disordinate come queste. La «Ati Flora Ambiente» dei fra­telli Michele e Sergio Orsi, di­retta emanazione del potere di Cicciotto ’e mezzanotte, ovvero Francesco Bidognetti, «il pan­zone », rappresentava il 49% della nuova creatura, la parte privata. Il socio di maggioran­za (51%) era invece il Consor­zio di bacino Ce4, con sede lega­le a Sessa Aurunca (Caserta), costituito da 20 comuni della provincia. Le sue finalità, detta­te dallo statuto, sono la raccol­ta e lo smaltimento dei rifiuti. Un ente pubblico, il più ricco della zona. Oltre alle tasse ordi­narie provenienti dai paesi che ne facevano parte, all’epoca ri­ceveva fondi dalla Prefettura e dal Commissariato straordina­rio ai rifiuti per il mantenimen­to delle due discariche presenti sul territorio di sua competen­za.

Ma nella nuova società, la cosa pubblica era gestita dalla camorra in prima persona. A cominciare dagli spazzini, deci­ne di loro erano affiliati del clan La Torre, fino alle posizio­ni apicali. Il direttore del perso­nale di Eco4 era Luigi Fragnoli, figlio del capozona del più po­tente clan di Mondragone, poi arrestato nel giugno 2008 dalla procura di Napoli. Secondo il pentito Gaetano Vassallo, l’am­ministratore di Eco4, ripagato con regolare stipendio era Lui­gi Guida, Gigino ’o drink a cau­sa del suo amore per gli aperiti­vi. «Decideva gli appalti e indi­cava quale direzione dare agli affari». Da giovane si è fatto le ossa nelle guerre tra i clan na­poletani del centro storico. Zoppo da una gamba, eroino­mane. Durante una vacanza forzata al mare, conosce Fran­cesco Bidognetti, e si guada­gna la sua fiducia entrando nel mondo dei casalesi. I magistra­ti della Dda fanno un po’ di fati­ca a tenere la contabilità che lo riguarda: gli vengono attribui­ti 7 omicidi nel capoluogo e un’altra decina nel casertano. Pistola, mitra, coltello, un paio di strangolamenti.

Se i padroni occulti di Eco4, tramite i fratelli Orsi, sono indi­cati in Cicciotto Bidognetti e Sandokan Schiavone, leader in­discussi dei casalesi resi famo­si da Gomorra, Emilio Di Cate­rino, classe 1975, detto Emiliot­to o capa grossa, era un mana­ger gratificato di regolare bu­sta paga. Ebbe una certa fama per il suo legame con il sangui­nario Giuseppe Setola, il capo delle «schegge impazzite» che massacrò — tra gli altri — set­te extracomunitari a Castelvol­turno. Meno celebri gli omici­di firmati da giovanissimo, du­rante la guerra tra i clan di Vil­la Literno. Non certo un collet­to bianco come Vassallo, ma comunque capace di gestire con una certa sapienza il setto­re degli «storni», la distrazione di fondi pubblici per i rifiuti a favore di soggetti privati, i Bi­dognetti. Attività che in un bi­ennio aveva fruttato al clan qualcosa come 6 milioni di eu­ro. Soldi di tutti, gestiti da Gigi­no, Panzone, e gli altri. Non si tratta di folklore. E’ lo stato del­le cose.

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