L´uomo a cui Fini non strinse la mano
(di Ottavio Lucarelli da la Repubblica Napoli)
Nel 2007 Gianfranco Fini rifiutò di dare la mano ad Achille De Simone a una festa di An a Padula. Patrizia Ippolito, moglie del boss Sarno, lo accoglieva invece spesso nella propria casa.
Gianfranco Fini, avvertito da alcuni consiglieri napoletani di An, nella Certosa di Padula rifiutò di dargli la mano imbarazzato anche dall´aspetto grottesco di Achille De Simone, consigliere a Napoli, finito la scorsa notte in manette nel blitz contro il clan Sarno con l´accusa di violenza privata. Fini lo respinse nel 2007 mentre due anni più tardi, il 3 luglio 2009, Patrizia Ippolito, moglie del boss Vincenzo Sarno (ora collaboratore di giustizia) lo accolse nella propria casa assieme al nipote trentenne Giovanni De Stefano, politico locale che, passato da Rifondazione ad An, lavorava al progetto di aprire uno sportello antiracket: «Non ci deve fare la guerra suo nipote ma si deve alleare con noi se vuole aprire lo sportello». E De Simone: «Ecco, proprio così si farà… vero Giovanni?» rivolto al nipote che, ammutolito, finse di accettare.
Ora De Simone è per il pm “garante dell´adempimento dei voleri della camorra”. I Sarno adottano così quella che i magistrati definiscono “la più incredibile delle contromisure” dando il proprio assenso all´associazione a condizione che al clan siano segnalati i nomi degli operatori commerciali pronti a denunciare gli estorsori. Durante l´incontro la moglie del boss infatti avvertì: «I nostri uomini sono tutti in galera, non vogliamo altri guai. Consigliere De Simone, lei ci è stato sempre amico. Per noi suo nipote può anche aprire lo sportello antiracket a Cercola, ma si deve mettere a disposizione, deve avvisarci se si presenteranno persone intenzionate a denunciare». La donna chiede al giovane di diventare la “quinta colonna” dei Sarno, “un´anticamorra che si fa camorra” scrive il pm. E chi lo mette con le spalle al muro è proprio lo zio che, proseguono i magistrati, “ha rapporti di consuetudine affettuosa con il clan Sarno”. Tanto da andare anche a trovare in ospedale l´anziano boss Antonio.
Vicenda ricostruita nei dettagli dalla stessa vittima che ha denunciato tutti, zio compreso. Prima dell´incontro fu la camorra a dirgli: «Parli con suo zio Achille, persona stimata al rione e amico, ci capisce? Parli con lui che può consigliarla, lui è saggio, altrimenti si fa male con questa storia dello sportello». E ora De Stefano racconta: «Adesso provo smarrimento nei confronti dell´associazionismo e dell´attività politica. Quando mi portarono da quella donna mi fecero capire che avrei avuto grossi problemi, che la mia vita sarebbe stata danneggiata. Andai via pensando che non si poteva fare del bene, che era meglio tornarsene a casa. Il Comune mi aveva promesso una piccola stanza che non ho più avuto».
Uno zio influente a Cercola, ma anche a Napoli. Nel capoluogo è eletto nel 2006 come indipendente nelle liste dei Comunisti italiani, ma espulso dopo soli cinque giorni. A quel punto De Simone provò a passare a destra ma finì nel gruppo misto a sostegno del centrosinistra dopo un matrimonio celebrato ma non consumato in Forza Italia e un secondo tentativo fallito nel 2007 con An. Sessantanove anni, dipendente della Regione, De Simone è stato consigliere comunale a Cercola dal 1978 al 2001 e assessore in diversi periodi. Nel 2006 sbarcò a Napoli e, fino al febbraio 2009, è stato contemporaneamente assessore di centrodestra a Cercola e consigliere di centrosinistra in via Verdi a sostegno del sindaco Iervolino che ieri mattina in Villa comunale, mentre i giardinieri piantavano le Cycas sequestrate ai narcos, ha preso le distanze: «Una vicenda triste e squallida di un consigliere che ha nulla a che fare con la mia giunta. Mentre il Comune di Napoli è impegnato in un´azione antiracket molto forte, uno dei sessanta consiglieri, contemporaneamente, cercava di distruggere il lavoro nostro e di Tano Grasso».


Espulso dopo 5 giorni! Ma un mese prima l’avevano candidato!!!! Misteri del PdCI!!!!!!!