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L´irriducibile boss Bidognetti comanda anche dal carcere duro

mercoledì, luglio 22, 2009

Primo caso in Italia durante il 41 bis scoperto dalla Dia Comunicava con piccoli gesti

(di Irene De Arcangelis da la Repubblica Napoli)

ERA come un linguaggio di famiglia. Criptato e riservato a mogli, compagne, figli e generi. Era come i giochi dei bambini, a metà tra gesti e movimenti delle labbra. Era stato inventato da una donna, convivente del boss e first lady della cosca, che poi è diventata collaboratrice di giustizia. E traduttrice. Ha spiegato i trucchi di quel linguaggio agli inquirenti, ha decrittato i movimenti delle labbra e svelato gesti misteriosi. Consentendo l´emissione di un provvedimento giudiziario (firmato dal pool guidato da Federico Cafiero de Raho) che non ha precedenti in Italia per nessun tipo di mafia. Perché al boss ergastolano dei Casalesi Francesco Bidognetti, sottoposto a tutte le limitazioni previste dal carcere duro, è stata notificata una ordinanza di custodia cautelare per associazione camorristica.
Sembra una delle tante. Non è così. Perché Cicciotto ‘e mezzanotte in pratica riusciva a gestire gli affari della sua cosca dal regime del 41 bis. Ci riusciva grazie a quel linguaggio che sembrava infantile e grazie all´inventiva della sua compagna Anna Carrino che, una volta arrestata, aveva di fatto passato il testimone al fratello di Bidognetti, Michele, poi arrestato anche lui nell´aprile scorso. Quei dialoghi mimati non sono sfuggiti agli investigatori, in una inchiesta che conferma la pericolosità del personaggio pure se al carcere duro. Ma è anche una conferma che quello stesso regime riservato ai soggetti particolarmente pericolosi modificato nel tempo non ha più la stessa efficacia. Oggi senza vetro di separazione, in pratica con la possibilità di sussurrare. E le visite mensili anche con più familiari contemporaneamente.
Video e audio. Attrezzature di intercettazione separate. La cosa più difficile, per gli esperti della Direzione investigativa Antimafia diretta dal vice questore Maurizio Vallone, è stata far coincidere i filmati delle telecamere a circuito chiuso piazzate nella sala colloqui del carcere con le registrazioni audio. Perché il gesto, per interpretarlo, doveva coincidere perfettamente con la parola, aveva spiegato Anna Carrino. Lavoro lungo e delicato. Come il montaggio di un film. Così come quando la Carrino fa il gesto di un uomo con la barba. Si sa, parla di Sandokan. Ma non è così se contemporaneamente dice: il figlio. Allora parla di Nicola, il figlio di Francesco Schiavone. Altri gesti non hanno invece bisogno di parole. È il caso dello stragista Giuseppe Setola cui si allude mettendo una mano sull´occhio per indicare «quello che non ci vede». Fino ai gesti trasparenti, come indice e pollice a mo´ di pistola. Se poi la mano viene portata alla tempia da Anna Carrino oppure dal suo compagno boss, allora vuol dire che in quegli istanti nella sala colloqui del carcere si sta decidendo un omicidio. Del resto il pentito Luigi Diana l´aveva detto da tempo: «Bidognetti è un maestro nel far trapelare messaggi dal carcere».

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Tags: camorra

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