La morale e la politica

1 novembre 2009

(di Paolo Macry da il Corriere del Mezzogiorno)

Paolo Macry

Paolo Macry

Su una cosa Lucia Annun­ziata ha ragione. Sulla ba­nalità con cui spesso il di­scorso politico nazionale illustra il Mezzogiorno, denun­ciandone caratteri etno-culturali che, per definizione, sono privi di qualsivoglia fondamento posi­tivo. Ai sostenitori della teoria dell’Inferno andrebbe ricordato che, prima d’incamminarsi su una deriva poco meno che lom­brosiana, ci sono altri e più razio­nali modi per giudicare un terri­torio. Del resto, prendersela col patrimonio genetico non porta da nessuna parte. I pregiudizi pe­rò sono insidiosi e, alla fine, an­che una giornalista attenta come la Annunziata rischia di farsene coinvolgere. «Oggi Napoli è me­no scandalosa che nel passato», sostiene, perché è l’intero paese (la sua credibilità) a essere in ca­duta libera. Quasi che la forbice tra Nord e Sud possa restringersi soltanto se è il Nord a scendere dalle parti del Sud e che questo costituisca una forma di parados­sale riscatto del Sud. Ma quel che più colpisce, in un discorso non molto diverso dalla tesi della me­ridionalizzazione dell’Italia soste­nuta da Aldo Cazzullo, è l’insisten­za sulla questione morale. Non a caso, i riferimenti concreti che l’Annunziata fornisce sono il caso Noemi, la chiacchierata candida­tura di Nicola Cosentino, «i soliti coniugi Mastella». Una sequenza disorientante. Il meno che si pos­sa ricordarle è che, negli ultimi anni, la politica napoletana ha da­to al paese esempi estremi di ma­la amministrazione, i quali poco hanno a che fare con le minoren­ni di Casoria o con i cosiddetti «lupi famelici» del centrodestra.

Non meno opinabile l’idea di un’omologazione del paese sugli standard meridionali. Dalla ge­stione della sanità allo stato del­l’ordine pubblico, dalla qualità della legificazione alle politiche di sviluppo, sembra ben difficile equiparare le regioni meridiona­li, Campania in testa, alle setten­trionali. E tanto più al governo centrale. A meno che Palazzo Chi­gi venga giudicato non per le ri­forme di Maroni, Brunetta, Sacco­ni o Gelmini, bensì per i costumi privati del premier. Ma è questa l’ottica. La questione morale coin­cide con quella sessuale, non con l’inefficienza delle amministra­zioni meridionali, né con lo spre­co di risorse che le loro politiche hanno inflitto alle speranze di svi­luppo. Il problema di Napoli non sono i fondi Ue sperperati ma la festa di compleanno di Noemi.

Sul tema del Mezzogiorno, per quello che è stato concretamente nell’ultimo quindicennio, anche la migliore sinistra tradisce forti remore. Psicologiche, prima anco­ra che politiche. Sembra quasi che, perfino nel giudizio di un’os­servatrice tra le più intelligenti, sia impossibile tracciare bilanci, individuare gerarchie di rilevan­za, dire insomma cos’è successo e chi siano i responsabili. Significa­tivamente, di fronte all’emergen­za sessual-nazionale, il centrosini­stra campano finisce per essere assolto, o quanto meno dimenti­cato. Ed è inutile aggiungere che simili reticenze sono la premessa all’ennesimo scontro elettorale (da qui a pochi mesi) giocato sul­la contrapposizione buoni-catti­vi. E poco male se i buoni ne han­no fatto di tutti i colori.

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One Response to La morale e la politica

  1. liblab on 3 novembre 2009 at 00:28

    Condivido del tutto l’articolo e soprattutto le critiche alla “struzza” Annunziata che mette a’ capa sotto la rena e “fa finta” di non vedere l’abisso in cui sono precipitati Napoli e Campania nell’ultimo quindicennio, e non certo per colpa di Cosentino o Mastella (o almeno se non in piccola parte) ma per le cialtronesche e dissennate malamministrazioni di Jervolino e Bassolino

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