La morale e la politica
(di Paolo Macry da il Corriere del Mezzogiorno)
Su una cosa Lucia Annunziata ha ragione. Sulla banalità con cui spesso il discorso politico nazionale illustra il Mezzogiorno, denunciandone caratteri etno-culturali che, per definizione, sono privi di qualsivoglia fondamento positivo. Ai sostenitori della teoria dell’Inferno andrebbe ricordato che, prima d’incamminarsi su una deriva poco meno che lombrosiana, ci sono altri e più razionali modi per giudicare un territorio. Del resto, prendersela col patrimonio genetico non porta da nessuna parte. I pregiudizi però sono insidiosi e, alla fine, anche una giornalista attenta come la Annunziata rischia di farsene coinvolgere. «Oggi Napoli è meno scandalosa che nel passato», sostiene, perché è l’intero paese (la sua credibilità) a essere in caduta libera. Quasi che la forbice tra Nord e Sud possa restringersi soltanto se è il Nord a scendere dalle parti del Sud e che questo costituisca una forma di paradossale riscatto del Sud. Ma quel che più colpisce, in un discorso non molto diverso dalla tesi della meridionalizzazione dell’Italia sostenuta da Aldo Cazzullo, è l’insistenza sulla questione morale. Non a caso, i riferimenti concreti che l’Annunziata fornisce sono il caso Noemi, la chiacchierata candidatura di Nicola Cosentino, «i soliti coniugi Mastella». Una sequenza disorientante. Il meno che si possa ricordarle è che, negli ultimi anni, la politica napoletana ha dato al paese esempi estremi di mala amministrazione, i quali poco hanno a che fare con le minorenni di Casoria o con i cosiddetti «lupi famelici» del centrodestra.Non meno opinabile l’idea di un’omologazione del paese sugli standard meridionali. Dalla gestione della sanità allo stato dell’ordine pubblico, dalla qualità della legificazione alle politiche di sviluppo, sembra ben difficile equiparare le regioni meridionali, Campania in testa, alle settentrionali. E tanto più al governo centrale. A meno che Palazzo Chigi venga giudicato non per le riforme di Maroni, Brunetta, Sacconi o Gelmini, bensì per i costumi privati del premier. Ma è questa l’ottica. La questione morale coincide con quella sessuale, non con l’inefficienza delle amministrazioni meridionali, né con lo spreco di risorse che le loro politiche hanno inflitto alle speranze di sviluppo. Il problema di Napoli non sono i fondi Ue sperperati ma la festa di compleanno di Noemi.
Sul tema del Mezzogiorno, per quello che è stato concretamente nell’ultimo quindicennio, anche la migliore sinistra tradisce forti remore. Psicologiche, prima ancora che politiche. Sembra quasi che, perfino nel giudizio di un’osservatrice tra le più intelligenti, sia impossibile tracciare bilanci, individuare gerarchie di rilevanza, dire insomma cos’è successo e chi siano i responsabili. Significativamente, di fronte all’emergenza sessual-nazionale, il centrosinistra campano finisce per essere assolto, o quanto meno dimenticato. Ed è inutile aggiungere che simili reticenze sono la premessa all’ennesimo scontro elettorale (da qui a pochi mesi) giocato sulla contrapposizione buoni-cattivi. E poco male se i buoni ne hanno fatto di tutti i colori.



Condivido del tutto l’articolo e soprattutto le critiche alla “struzza” Annunziata che mette a’ capa sotto la rena e “fa finta” di non vedere l’abisso in cui sono precipitati Napoli e Campania nell’ultimo quindicennio, e non certo per colpa di Cosentino o Mastella (o almeno se non in piccola parte) ma per le cialtronesche e dissennate malamministrazioni di Jervolino e Bassolino