«Le carte, poi deciderò» La linea di difesa del sottosegretario

10 novembre 2009

(da il Corriere della Sera)

Adesso non è soltanto una questione di stra­tegia difensiva, di quella Nico­la Cosentino ha cominciato a parlare con il suo avvocato già da tempo, e continuerà a farlo oggi e ancora più detta­gliatamente quando potrà leg­gere le carte dell’accusa. La strategia che deve decidere in fretta, anche più in fretta del­­l’altra, è quella politica.

Quando le voci sull’inchie­sta che lo riguarda erano sol­tanto voci — boatos, come si dice quando ci sono di mezzo i politici — per dimostrare la sua assoluta certezza di avere la coscienza a posto, aveva an­nunciato che se fosse stato candidato alla carica di gover­natore si sarebbe immediata­mente dimesso da parlamen­tare, e avrebbe affrontato la campagna elettorale, ma an­che gli sviluppi della sua vi­cenda giudiziaria, senza lo scudo dell’immunità.

E adesso? Adesso che la candidatura non è ancora arri­vata ma la richiesta d’arresto sì? Il Pdl per ora si è limitato solo a una nota del partito in Campania, per dire che «non consentiremo alcuna stru­mentalizzazione politica del­l’iniziativa intrapresa dalla magistratura», ma da Roma non si è espresso nessuno, se­gno che si sta ancora ragio­nando. E Cosentino da solo una decisione non l’ha presa. Dice che anche per le scelte politiche vuole prima leggere le carte, capire bene di che co­sa lo si accusa, riferisce chi ha potuto cogliere le sue prime reazioni quando si è diffusa la notizia della richiesta d’ar­resto.

Lui che ha una storia politi­ca di seconda fila, e deve l’ascesa nel partito-azienda, fino all’incarico di governo, soprattutto al suo passato (e presente) di imprenditore tra i più grandi nel campo petro­lifero, ora deve trovare una via d’uscita politica, perché si è sbilanciato molto, nel passa­to più recente. Più le voci sul suo coinvolgimento in un’in­chiesta di camorra prendeva­no corpo, più lui alzava il tiro per rivendicare la propria in­nocenza. Nemmeno una setti­mana fa al «Corriere del Mez­zogiorno » diceva: «Mi provi­no una sola cosa e sarò pron­to non soltanto a dimettermi da parlamentare, ma lascerò definitivamente la politica».

Il gioco dei distinguo in questi casi può avere molte letture e interpretazioni. Le accuse si provano al proces­so, e per ora siamo lontani in ogni caso. Però la richiesta del gip inoltrata alla Camera allontana anche quella «ma­celleria mediatica» contro la quale finora Cosentino si era scagliato per respingere le ac­cuse. Non accuse giudiziarie — sosteneva in sintesi — ma veleni diffusi dalla sua stessa parte politica per farlo fuori dalla candidatura per la cari­ca di governatore della Cam­pania. Parlava di «clan dei perdenti», con espliciti riferi­menti agli ex democristiani ri­ciclati nel centrodestra Alfre­do Vito e Paolo Cirino Pomici­no. Ma diceva di essere certo che mai una vicenda giudizia­ria avrebbe potuto farlo fuori dalla politica. Ancora al Cor­riere del Mezzogiorno assicu­rava: «Ho piena fiducia nei magistrati. Spero nella giusti­zia. Non nell’ingiustizia che si serve delle scadenze eletto­rali per sopprimere dirigenti politici. È questa una pratica che non mi appartiene: per cultura, credo e formazione». Adesso però è arrivata la re­sa dei conti. La «macelleria mediatica», che magari ci sa­rà pure stata, adesso deve es­sere lasciata da parte e fare spazio alle accuse messe nero su bianco dai magistrati della procura di Napoli e accolte dal gip. Il pallino ora è nelle mani dei politici: quelli che devono decidere se la magi­stratura può andare avanti e sottoporre Cosentino alla mi­sura cautelare che i pm riten­gono necessaria per salva­guardare l’inchiesta, e a Co­sentino stesso. Lui ancora si rammarica: «Ho presentato ai magistrati una memoria, ho chiesto di essere ascolta­to ». Ancora ieri mattina lo sta­va chiedendo in tribunale il suo avvocato, proprio quan­do il gip stava firmando o for­se aveva già firmato la richie­sta di autorizzazione a proce­dere. «Vorrei che mi fosse contestato un fatto, un’accu­sa circostanziata», ripeteva Cosentino. I fatti circostanzia­ti e le accuse c’erano già, solo che lui effettivamente ne ave­va letto solo sui giornali. Adesso sono un atto giudizia­rio. Lui ripete agli amici che leggerà e deciderà. In realtà non ci vuole molto tempo: po­trebbe farlo anche oggi.

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