«Le carte, poi deciderò» La linea di difesa del sottosegretario
(da il Corriere della Sera)
Adesso non è soltanto una questione di strategia difensiva, di quella Nicola Cosentino ha cominciato a parlare con il suo avvocato già da tempo, e continuerà a farlo oggi e ancora più dettagliatamente quando potrà leggere le carte dell’accusa. La strategia che deve decidere in fretta, anche più in fretta dell’altra, è quella politica.
Quando le voci sull’inchiesta che lo riguarda erano soltanto voci — boatos, come si dice quando ci sono di mezzo i politici — per dimostrare la sua assoluta certezza di avere la coscienza a posto, aveva annunciato che se fosse stato candidato alla carica di governatore si sarebbe immediatamente dimesso da parlamentare, e avrebbe affrontato la campagna elettorale, ma anche gli sviluppi della sua vicenda giudiziaria, senza lo scudo dell’immunità.
E adesso? Adesso che la candidatura non è ancora arrivata ma la richiesta d’arresto sì? Il Pdl per ora si è limitato solo a una nota del partito in Campania, per dire che «non consentiremo alcuna strumentalizzazione politica dell’iniziativa intrapresa dalla magistratura», ma da Roma non si è espresso nessuno, segno che si sta ancora ragionando. E Cosentino da solo una decisione non l’ha presa. Dice che anche per le scelte politiche vuole prima leggere le carte, capire bene di che cosa lo si accusa, riferisce chi ha potuto cogliere le sue prime reazioni quando si è diffusa la notizia della richiesta d’arresto.
Lui che ha una storia politica di seconda fila, e deve l’ascesa nel partito-azienda, fino all’incarico di governo, soprattutto al suo passato (e presente) di imprenditore tra i più grandi nel campo petrolifero, ora deve trovare una via d’uscita politica, perché si è sbilanciato molto, nel passato più recente. Più le voci sul suo coinvolgimento in un’inchiesta di camorra prendevano corpo, più lui alzava il tiro per rivendicare la propria innocenza. Nemmeno una settimana fa al «Corriere del Mezzogiorno » diceva: «Mi provino una sola cosa e sarò pronto non soltanto a dimettermi da parlamentare, ma lascerò definitivamente la politica».
Il gioco dei distinguo in questi casi può avere molte letture e interpretazioni. Le accuse si provano al processo, e per ora siamo lontani in ogni caso. Però la richiesta del gip inoltrata alla Camera allontana anche quella «macelleria mediatica» contro la quale finora Cosentino si era scagliato per respingere le accuse. Non accuse giudiziarie — sosteneva in sintesi — ma veleni diffusi dalla sua stessa parte politica per farlo fuori dalla candidatura per la carica di governatore della Campania. Parlava di «clan dei perdenti», con espliciti riferimenti agli ex democristiani riciclati nel centrodestra Alfredo Vito e Paolo Cirino Pomicino. Ma diceva di essere certo che mai una vicenda giudiziaria avrebbe potuto farlo fuori dalla politica. Ancora al Corriere del Mezzogiorno assicurava: «Ho piena fiducia nei magistrati. Spero nella giustizia. Non nell’ingiustizia che si serve delle scadenze elettorali per sopprimere dirigenti politici. È questa una pratica che non mi appartiene: per cultura, credo e formazione». Adesso però è arrivata la resa dei conti. La «macelleria mediatica», che magari ci sarà pure stata, adesso deve essere lasciata da parte e fare spazio alle accuse messe nero su bianco dai magistrati della procura di Napoli e accolte dal gip. Il pallino ora è nelle mani dei politici: quelli che devono decidere se la magistratura può andare avanti e sottoporre Cosentino alla misura cautelare che i pm ritengono necessaria per salvaguardare l’inchiesta, e a Cosentino stesso. Lui ancora si rammarica: «Ho presentato ai magistrati una memoria, ho chiesto di essere ascoltato ». Ancora ieri mattina lo stava chiedendo in tribunale il suo avvocato, proprio quando il gip stava firmando o forse aveva già firmato la richiesta di autorizzazione a procedere. «Vorrei che mi fosse contestato un fatto, un’accusa circostanziata», ripeteva Cosentino. I fatti circostanziati e le accuse c’erano già, solo che lui effettivamente ne aveva letto solo sui giornali. Adesso sono un atto giudiziario. Lui ripete agli amici che leggerà e deciderà. In realtà non ci vuole molto tempo: potrebbe farlo anche oggi.

