Le città abusive costruite sui terreni della Regione
(di Stefano Piedimonte da il Corriere del Mezzogiorno)
I terreni della Regione Campania, sono il più grosso affare su cui gli specialisti dell’abusivismo edilizio abbiano messo le mani. Molti di quelli che si trovano a Varcaturo, una volta di proprietà dell’Opera Nazionale Combattenti, sono poi stati inseriti tra i beni di Palazzo Santa Lucia. I carabinieri di Giugliano, diretti dal capitano Alessandro Andrei, conducono una strenua lotta all’abusivismo edilizio nella città dove nel maggio del 2008 vennero arrestati 23 vigili urbani che del mattone selvaggio avevano fatto una mostruosa fonte di reddito.
Un complesso turistico chiamato Bella ’Mbriana , costruito abusivamente su 10 mila metri quadrati di proprietà della Regione, dotato di hotel con 31 camere, parcheggio, bar, ristorante, sala da ballo, sala da intrattenimento, del valore di circa 10 milioni di euro, non si «scopre » da un giorno all’altro. Però nessuno se n’era accorto, a parte i carabinieri: l’hanno sequestrato il 24 novembre. Un ippodromo di 200 mila metri quadri completamente abusivo, costruito su terreno di proprietà della Regione, fornito di parcheggio e pista per il trotto, regolarmente allacciato alla rete elettrica, idrica e fognaria. Anche in questo caso c’è stato bisogno che se ne accorgessero i carabinieri: sequestrato il 16 novembre scorso. Qualcuno aveva dimenticato che i proprietari, due coniugi di 45 e 47 annni titolari di un’associazione onlus, possedevano un’unica licenza: quella per l’ippocoltura.
Sulla Marina di Varcaturo, i militari dell’Arma hanno sequestrato 2 chilometri e mezzo di costa vittima di un’opera di edificazione abusiva, sfuggita anche stavolta agli occhi della Regione Campania che è proprietaria di buona parte dell’area. Non è raro il caso in cui gli investigatori si siano trovati davanti, all’atto della denuncia, i nomi di personaggi imparentati con elementi di spicco della criminalità organizzata.
Non era invece costruito su suoli pubblici il complesso immobiliare Parco Roberta, che però pure è stato sequestrato due giorni fa dalla compagnia di Giugliano: comprende 31 villette a schiera su una superficie di 8 mila metri quadri. Ogni villetta si innalza su 3 piani da 65 metri quadri più mansarda e cantina, è dotata di box auto, giardino da 55 metri quadri e posto auto esterno. Alcune quote della ditta di costruzioni appartengono a un pluripregiudicato ritenuto dagli investigatori un elemento di spicco della potente famiglia Mallardo. Delle 31 villette costruite abusivamente, 26 sono già state vendute al prezzo di 260 mila euro ciascuna dalla Ma.Ca. Servizi Immobiliari, di proprietà di Carlo Antonio Mallardo, figlio del capoclan Feliciano Mallardo. Con questa operazione, i Mallardo hanno guadagnato 6 milioni e 760 mila euro. Il valore dell’intero complesso, che insiste su un terreno di proprietà della Edil Pino, è di circa 15 milioni. Fra via Rannola e via Ficocelle, i militari hanno sequestrato 280 appartamenti. Il cemento veniva fornito da Bernardo Falco, verso il quale la Procura chiese l’applicazione dell’aggravante del metodo mafioso ritenendolo contiguo al clan Mallardo e a quello dei casalesi, ma il gip non ritenne sufficienti gli elementi forniti. Solo nell’ultimo anno, i carabinieri hanno sequestrato: 280 appartamenti, 14 hotel, 6 discoteche, 8 discopub, 78 ville, 11 lidi. Il capo della sezione Reati ambientali alla Procura di Napoli, Aldo De Chiara, in merito ai casi riguardanti proprietà della Regione osserva: «Non vi è dubbio che i clan abbiano messo le mani su quei terreni. Occorre capire cosa hanno fatto i dirigenti dell’ente pubblico per evitare tutto ciò, e quali azioni legali, ove fosse stato necessario esperirle, abbiano di fatto intrapreso. Queste cose non possono avvenire in completa assenza di connivenze: bisogna chiedersi se i controlli siano stati efficaci oppure no». Secondo De Chiara, infatti, «sicuramente ci sono negligenze e omissioni che possono essere rilevanti sul piano della responsabilità civile, e forse anche contabile. Laddove manca l’ente pubblico, la camorra avanza. Se lo Stato funzionasse in tutte le sue articolazioni, la camorra non avrebbe tanto spazio».

