Le città abusive costruite sui terreni della Regione

28 novembre 2009

(di Stefano Piedimonte da il Corriere del Mezzogiorno)

I terreni della Re­gione Campania, sono il più grosso affare su cui gli speciali­sti dell’abusivismo edilizio ab­biano messo le mani. Molti di quelli che si trovano a Varcatu­ro, una volta di proprietà del­l’Opera Nazionale Combattenti, sono poi stati inseriti tra i beni di Palazzo Santa Lucia. I carabi­nieri di Giugliano, diretti dal ca­pitano Alessandro Andrei, con­ducono una strenua lotta al­l’abusivismo edilizio nella città dove nel maggio del 2008 ven­nero arrestati 23 vigili urbani che del mattone selvaggio ave­vano fatto una mostruosa fonte di reddito.

Un complesso turistico chia­mato Bella ’Mbriana , costruito abusivamente su 10 mila metri quadrati di proprietà della Re­gione, dotato di hotel con 31 ca­mere, parcheggio, bar, ristoran­te, sala da ballo, sala da intratte­nimento, del valore di circa 10 milioni di euro, non si «sco­pre » da un giorno all’altro. Pe­rò nessuno se n’era accorto, a parte i carabinieri: l’hanno se­questrato il 24 novembre. Un ip­podromo di 200 mila metri qua­dri completamente abusivo, co­struito su terreno di proprietà della Regione, fornito di par­cheggio e pista per il trotto, re­golarmente allacciato alla rete elettrica, idrica e fognaria. An­che in questo caso c’è stato bi­sogno che se ne accorgessero i carabinieri: sequestrato il 16 no­vembre scorso. Qualcuno ave­va dimenticato che i proprieta­ri, due coniugi di 45 e 47 annni titolari di un’associazione onlus, possedevano un’unica li­cenza: quella per l’ippocoltura.

Sulla Marina di Varcaturo, i militari dell’Arma hanno seque­strato 2 chilometri e mezzo di costa vittima di un’opera di edi­ficazione abusiva, sfuggita an­che stavolta agli occhi della Re­gione Campania che è proprie­taria di buona parte dell’area. Non è raro il caso in cui gli inve­stigatori si siano trovati davan­ti, all’atto della denuncia, i no­mi di personaggi imparentati con elementi di spicco della cri­minalità organizzata.

Non era invece costruito su suoli pubblici il complesso im­mobiliare Parco Roberta, che però pure è stato sequestrato due giorni fa dalla compagnia di Giugliano: comprende 31 vil­lette a schiera su una superficie di 8 mila metri quadri. Ogni vil­letta si innalza su 3 piani da 65 metri quadri più mansarda e cantina, è dotata di box auto, giardino da 55 metri quadri e posto auto esterno. Alcune quo­te della ditta di costruzioni ap­partengono a un pluripregiudi­cato ritenuto dagli investigato­ri un elemento di spicco della potente famiglia Mallardo. Del­le 31 villette costruite abusiva­mente, 26 sono già state vendu­te al prezzo di 260 mila euro cia­scuna dalla Ma.Ca. Servizi Im­mobiliari, di proprietà di Carlo Antonio Mallardo, figlio del ca­poclan Feliciano Mallardo. Con questa operazione, i Mallardo hanno guadagnato 6 milioni e 760 mila euro. Il valore dell’inte­ro complesso, che insiste su un terreno di proprietà della Edil Pino, è di circa 15 milioni. Fra via Rannola e via Ficocelle, i mi­litari hanno sequestrato 280 ap­partamenti. Il cemento veniva fornito da Bernardo Falco, ver­so il quale la Procura chiese l’ap­plicazione dell’aggravante del metodo mafioso ritenendolo contiguo al clan Mallardo e a quello dei casalesi, ma il gip non ritenne sufficienti gli ele­menti forniti. Solo nell’ultimo anno, i cara­binieri hanno sequestrato: 280 appartamenti, 14 hotel, 6 disco­teche, 8 discopub, 78 ville, 11 li­di. Il capo della sezione Reati ambientali alla Procura di Napo­li, Aldo De Chiara, in merito ai casi riguardanti proprietà della Regione osserva: «Non vi è dub­bio che i clan abbiano messo le mani su quei terreni. Occorre capire cosa hanno fatto i diri­genti dell’ente pubblico per evi­tare tutto ciò, e quali azioni le­gali, ove fosse stato necessario esperirle, abbiano di fatto intra­preso. Queste cose non posso­no avvenire in completa assen­za di connivenze: bisogna chie­dersi se i controlli siano stati ef­ficaci oppure no». Secondo De Chiara, infatti, «sicuramente ci sono negligenze e omissioni che possono essere rilevanti sul piano della responsabilità ci­vile, e forse anche contabile. Laddove manca l’ente pubbli­co, la camorra avanza. Se lo Sta­to funzionasse in tutte le sue ar­ticolazioni, la camorra non avrebbe tanto spazio».

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