Nel nome di Saviano

11 novembre 2009

(di Fabio Ciaramelli da il Corriere del Mezzogiorno)

Roberto Saviano

Roberto Saviano

Di presentare Ro­berto Saviano co­me candidato governatore per il centrosinistra in alterna­tiva a Cosentino aveva par­lato un paio di giorni fa Claudio Fava, in un conve­gno organizzato da Luigi De Magistris per l’Italia dei Valori. Sembrava es­senzialmente una provoca­zione esterna al Pd, nata in ambienti sensibili al ri­chiamo dell’antipolitica. Senonché ieri l’idea della candidatura di Saviano è stata sottoscritta da Euge­nio Mazzarella e Gugliel­mo Vaccaro, in una lettera pubblicata dall’ Unità , in cui i due deputati campa­ni del Pd si rivolgono ai «nuovi responsabili» del proprio partito e li invita­no a «scrutinare nomi da proporre agli elettori cam­pani anche fuori dai circui­ti collaudati delle apparte­nenze di partito», lancian­do così «un messaggio di rinnovamento e di apertu­ra » di cui in modo partico­lare nella nostra Regione s’avverte «un evidente bi­sogno ». In quest’ottica, Mazzarella e Vaccaro, au­gurandosi che Saviano ac­cetti «la sfida di impegnar­si aiutando così il Pd a co­struire quel partito solido ma sempre aperto che vo­gliamo », concludono in maniera un po’ sibillina: «È tempo di mettere i pie­di sul sentiero forse in sali­ta, ma che ha innanzi oriz­zonti più ampi, della pro­bità e della competenza».

Io non so se l’esemplare probità — che sarebbe me­glio chiamare eroismo civi­le — e l’innegabile compe­tenza letteraria dell’autore d’un libro straordinario co­me Gomorra sarebbero o meno spendibili (e ben spese) nell’agone politico campano. So solo che chie­dere a lui, come persona e come simbolo, di prestar­si (per rilegittimarlo) a un gioco al quale finora è sta­to estraneo, ha tutta l’aria d’una trovata strumentale, che finisce soprattutto per mettere in mostra l’estre­mo disagio e l’estrema confusione che regnano oggi all’interno del Pd campano. La stagione del­la discontinuità, che fino a circa un anno fa sembrava un’esigenza imprescindibi­le per molti suoi esponen­ti e dirigenti, oggi è solo un vago ricordo. Gli equili­bri interni al partito han­no premiato chi dall’inter­no controlla le istituzioni, ma non hanno certo resti­tuito legittimazione e pre­stigio a un gruppo dirigen­te che ha al suo attivo solo una sfilza di fallimenti. Ep­pure è ancora all’interno di quel gruppo che l’attua­le maggioranza sembra in­tenzionata a scegliere il proprio candidato, conti­nuando ad alienarsi una parte significativa degli elettori di centrosinistra che vorrebbero voltare pa­gina. Ma le oligarchie al potere che mirano esclusi­vamente alla propria ripro­duzione, e che almeno fi­nora hanno potuto conta­re su un cospicuo elettora­to di aficionados e di clien­tes, non si curano di dar voce e rappresentanza a quei settori di opinione pubblica che esprimono scontento e critica ma che poi, alla resa dei conti, si sono dimostratati capaci di spostare ben pochi voti. Insomma, il problema posto dal consenso finora inossidabile di un appara­to di potere granitico e ra­mificato è un problema politico. Proporsi di scal­firlo appropriandosi del nome di Saviano e dell’im­magine vincente che veico­la il suo enorme successo di pubblico e di critica è solo una scorciatoia, desti­nata presto o tardi a rive­larsi illusoria.

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4 Responses to Nel nome di Saviano

  1. carmine on 11 novembre 2009 at 19:46

    A tutto c’è una misura. Saviano presidente significa esporre troppo la vita di Roberto. Sarebbe il bersaglio n.1 della camorra campana. Lo vedrei meglio assessore alla cultura in una giunta di natura nuova con ad esempio Vincenzo De Luca.

  2. clark kent on 12 novembre 2009 at 11:15

    Saviano assessore in una giunta presieduta da un indagato per corruzione!!!????

  3. Grazia on 13 novembre 2009 at 10:00

    Mi sembrerebbe un grave errore candidare Saviano seppur persona molto credibile al ruolo di Presidente della Campania. E non per la sua sicurezza (problema reale). La politica non si può mettere dietro il paravento della credibilità di un suo cittadino eccellente. La politica deve cambiare riuscendo a trovare al suo interno una persona onesta quanto preparata per questo ruolo di grande responsabilità. Dopo un Bassolino ce n’è un vero bisogno! Se Saviano accettase e venisse eletto, sarebbe il partito a governare non lui che resta un sano, credibile ed esperto giornalista-scrittore.

  4. bruno on 13 novembre 2009 at 12:19

    penso che saviano debba fare lo scrittore. il politico e una persona che dovrebbe andare fra le genti toccare con mano i problemi delle persone e non stare in un buncher anche se a parer mio penso che non ce ne sarebbe bisogno ci sono persone che tutti i giorni stanno in prima linea e non chiedono ne scorta ne altro anche perche ritengo che le cose dette da saviano le anno dette da cento anni, quindi il compito dello stato non e di mettere sotto scorta tutti i cittadini ma di proteggerli colpendo chi delinque

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