Nel nome di Saviano
(di Fabio Ciaramelli da il Corriere del Mezzogiorno)
Di presentare Roberto Saviano come candidato governatore per il centrosinistra in alternativa a Cosentino aveva parlato un paio di giorni fa Claudio Fava, in un convegno organizzato da Luigi De Magistris per l’Italia dei Valori. Sembrava essenzialmente una provocazione esterna al Pd, nata in ambienti sensibili al richiamo dell’antipolitica. Senonché ieri l’idea della candidatura di Saviano è stata sottoscritta da Eugenio Mazzarella e Guglielmo Vaccaro, in una lettera pubblicata dall’ Unità , in cui i due deputati campani del Pd si rivolgono ai «nuovi responsabili» del proprio partito e li invitano a «scrutinare nomi da proporre agli elettori campani anche fuori dai circuiti collaudati delle appartenenze di partito», lanciando così «un messaggio di rinnovamento e di apertura » di cui in modo particolare nella nostra Regione s’avverte «un evidente bisogno ». In quest’ottica, Mazzarella e Vaccaro, augurandosi che Saviano accetti «la sfida di impegnarsi aiutando così il Pd a costruire quel partito solido ma sempre aperto che vogliamo », concludono in maniera un po’ sibillina: «È tempo di mettere i piedi sul sentiero forse in salita, ma che ha innanzi orizzonti più ampi, della probità e della competenza».Io non so se l’esemplare probità — che sarebbe meglio chiamare eroismo civile — e l’innegabile competenza letteraria dell’autore d’un libro straordinario come Gomorra sarebbero o meno spendibili (e ben spese) nell’agone politico campano. So solo che chiedere a lui, come persona e come simbolo, di prestarsi (per rilegittimarlo) a un gioco al quale finora è stato estraneo, ha tutta l’aria d’una trovata strumentale, che finisce soprattutto per mettere in mostra l’estremo disagio e l’estrema confusione che regnano oggi all’interno del Pd campano. La stagione della discontinuità, che fino a circa un anno fa sembrava un’esigenza imprescindibile per molti suoi esponenti e dirigenti, oggi è solo un vago ricordo. Gli equilibri interni al partito hanno premiato chi dall’interno controlla le istituzioni, ma non hanno certo restituito legittimazione e prestigio a un gruppo dirigente che ha al suo attivo solo una sfilza di fallimenti. Eppure è ancora all’interno di quel gruppo che l’attuale maggioranza sembra intenzionata a scegliere il proprio candidato, continuando ad alienarsi una parte significativa degli elettori di centrosinistra che vorrebbero voltare pagina. Ma le oligarchie al potere che mirano esclusivamente alla propria riproduzione, e che almeno finora hanno potuto contare su un cospicuo elettorato di aficionados e di clientes, non si curano di dar voce e rappresentanza a quei settori di opinione pubblica che esprimono scontento e critica ma che poi, alla resa dei conti, si sono dimostratati capaci di spostare ben pochi voti. Insomma, il problema posto dal consenso finora inossidabile di un apparato di potere granitico e ramificato è un problema politico. Proporsi di scalfirlo appropriandosi del nome di Saviano e dell’immagine vincente che veicola il suo enorme successo di pubblico e di critica è solo una scorciatoia, destinata presto o tardi a rivelarsi illusoria.

Imparare dalla condanna
Bassolino pensa al dopo e sogna il correntone
Da sceriffo a cavaliere
L’effetto De Luca c’è ma la sinistra non più
Allo “sceriffo” restano solo i sogni
A tutto c’è una misura. Saviano presidente significa esporre troppo la vita di Roberto. Sarebbe il bersaglio n.1 della camorra campana. Lo vedrei meglio assessore alla cultura in una giunta di natura nuova con ad esempio Vincenzo De Luca.
Saviano assessore in una giunta presieduta da un indagato per corruzione!!!????
Mi sembrerebbe un grave errore candidare Saviano seppur persona molto credibile al ruolo di Presidente della Campania. E non per la sua sicurezza (problema reale). La politica non si può mettere dietro il paravento della credibilità di un suo cittadino eccellente. La politica deve cambiare riuscendo a trovare al suo interno una persona onesta quanto preparata per questo ruolo di grande responsabilità. Dopo un Bassolino ce n’è un vero bisogno! Se Saviano accettase e venisse eletto, sarebbe il partito a governare non lui che resta un sano, credibile ed esperto giornalista-scrittore.
penso che saviano debba fare lo scrittore. il politico e una persona che dovrebbe andare fra le genti toccare con mano i problemi delle persone e non stare in un buncher anche se a parer mio penso che non ce ne sarebbe bisogno ci sono persone che tutti i giorni stanno in prima linea e non chiedono ne scorta ne altro anche perche ritengo che le cose dette da saviano le anno dette da cento anni, quindi il compito dello stato non e di mettere sotto scorta tutti i cittadini ma di proteggerli colpendo chi delinque