Non ci resta che pagare

7 ottobre 2009

(di Umberto De Gregorio da la Repubblica Napoli)

Umberto De Gregorio

Umberto De Gregorio

Quanta demagogia sulla vicenda della Tarsu, la tassa dei rifiuti, a Napoli. L´aumento del 60% deliberato dalla giunta comunale, che ci pone in vetta alla classifica della città con la tassa per i rifiuti più elevata d´Italia (o d´Europa), s´inserisce in un contesto storico che non nasce ieri e non finirà domani. Era una scelta inevitabile, di cui certamente non ha colpa il governo Berlusconi (la norma nazionale che impone l´aumento al Comune è nata sotto il governo Prodi) e non ha responsabilità l´assessore comunale Riccardo Realfonzo (che ha ereditato una situazione dei conti drammatica e non aveva spazi e tempo per manovre alternative). Le casse comunali sono in bilico e l´aumento della Tarsu è una scelta ineluttabile. La cui responsabilità politica è tutta degli amministratori locali dell´ultimo decennio.
La responsabilità di gestire in modo efficiente e finanziariamente equilibrato il problema è dell´ente locale, al quale compete anche l´onere di dare impulso alla raccolta differenziata, con i suoi costi. Ma l´ente locale si trova ad agire in un contesto storico ed ambientale estremamente difficile. I trasferimenti statali si sono ridotti negli ultimi sette anni di oltre il 30%; in misura più che proporzionale sono aumentati i tributi locali. Occorre aver chiara coscienza che tra i tributi locali (che garantiscono circa il 50% delle entrate complessive del Comune di Napoli) il gettito maggiore lo garantiscono, storicamente a Napoli, due tributi: l´Ici (circa il 38%) e la Tarsu (circa il 28%). Con l´abolizione dell´Ici sulla prima casa (operata dal governo Berlusconi) il gettito dell´Ici si è signific ativamente impoverito. In questo contesto la scelta di aumentare la Tarsu, cosi come peraltro previsto da un decreto del governo Prodi del 2007, era tecnicamente inevitabile e politicamente opportuna.
I cittadini protestano: ma il rincaro di oggi è semplicemente il frutto dell´inefficienza di ieri. Paghiamo tutti ed in misura certamente non equa. Eppure non ci resta che pagare. La protesta sensata dunque non può essere contro il rincaro della tassa sui rifiuti di oggi (inevitabile conseguenza di una norma nazionale che impone di coprire il servizio della raccolta con entrate di origine comunale). Il problema della Tarsu dev´essere inquadrato in quello più ampio e serio dell´autonomia finanziaria del Comune di Napoli: che, non solo il federalismo previsto per domani ma anche le norme vigenti già oggi, pongono come un´emergenza. L´emergenza dei rifiuti è stata risolta grazie ad un intervento straordinario da parte dello Stato. Non si può certo pensare che lo Stato intervenga anche risolvere un problema “ordinario” qual è il costo della gestione e della raccolta dei rifiuti. L´ordinaria gestione della raccolta rifiuti, in un contesto storico come quello napoletano, si trasforma cosi in un´emergenza finanziaria e tributaria. I cittadini più poveri d´Italia sono chiamati a subire il prelievo fiscale più elevato (non solo in termini di Tarsu, ma anche in termini di addizionali Irpef ed Irap).La vera questione è dunque: cosa ci aspetta domani? La bancarotta, un prelievo sempre più esoso, o la capacità di compiere scelte più responsabili? E chi avrà la forza e la capacità persuasiva di compiere tali scelte senza scatenare una guerra sociale? Come tutte le proteste generiche e senza un bersaglio preciso (chi si attacca: gli amministratori che abbiamo democraticamente eletto?) la protesta contro la Tarsu appare demagogica e populista. Chi politicamente cavalca o aizza la protesta, per essere credibile, deve indicare strade alternative che consentano la riduzione progressiva di questa come delle altre imposte locali che stanno trasformando la nostra regione in un territorio con fiscalità di svantaggio.

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5 Responses to Non ci resta che pagare

  1. Beau on 7 ottobre 2009 at 08:38

    L’ abolizione dell ICI non ha colpito solo il comune di napoli.Mi chiedo come facciano gli altri grandi comuni a sopravvivere.Forse perchè hanno messo a reddito le partecipate e/o le aziende comunali.E senza fare demagogia.
    Inoltre da un lato si sostiene : “Le casse comunali sono in bilico e l´aumento della Tarsu è una scelta ineluttabile. La cui responsabilità politica è tutta degli amministratori locali dell´ultimo decennio.”
    e dall’altro :”Come tutte le proteste generiche e senza un bersaglio preciso (chi si attacca: gli amministratori che abbiamo democraticamente eletto?) la protesta contro la Tarsu appare demagogica e populista.”
    Affermare che le responsabilità sono degli amministratori locali dell’ultimo quindicennio individuati come i bersagli della protesta in quanto autori del disastro attuale, è demagogico e populista?Non capisco.
    Non solo, ma i “manovratori” non possono essere disturbati?Cioè una persona che li ha votati in buona fede ,non può criticarli?Par di capire che siccome li ha votati non può lamentarsi.Si ignora il potere “catartico” del pentimento…

  2. umberto on 7 ottobre 2009 at 09:49

    per beau: certo che si può critirare chi abbiamo eletto! ma le colpe delle scelte degli eletti cadono sugli elettori tutti. E quindi protestiamo ma paghiamo! incitare a non pagare è follia autodistruttiva! Protestiamo non contro la TARSU ma contro la gestione tutta del nostro territorio e proponiamo scenari alternativi, a cominciare dalle politiche tributarie e finanziarie dell’ente locale.

  3. pietro spina on 7 ottobre 2009 at 10:45

    Hai ragione Beau, questo articolo di De Gregorio è un esempio di giornalismo italiano da “commentatore”: non dà nessuna informazione, non si capisce dove vada a parare, indica in modo generico alcune responsabilità ma bacchetta le accuse esplicite, confonde le acque e non rinuncia ai toni spocchiosi da solone snob. Io aborro il populismo, il dipietrismo ecc. Ma questo non vuol dire che rinuncio a dire che una porcata è una porcata. Allora, in primo luogo, se uno dice che “La responsabilità politica è tutta degli amministratori locali dell´ultimo decennio”, non può dire che Realfonzo non c’entra, perchè lui con quegli amministratori (che si chiamano Jervolino, Bassolino, Oddati, Santangelo ec… vedi “tuttil gli uomini del vicerè” di Maugeri) ci sta insieme ad amministrare e quando è entrato lo sapeva che quel dissesto lo avevno creato loro e se la vede diversamente lo dicesse.
    In secondo luogo uno non può dire che l’aumento è stato imposto dall’eliminazione dell’ICI e poi dire che Berlusconi non c’entra niente, perchè l’ICI l’ha tolta Berlusconi per una precisa e sua scelta politica che adesso produce il FATTO che i costi del dissesto ricadono su tutti i cittadini che abitano a Napoli anzichè, in parte maggiore, su quelli che sono proprietari di casa e non mi pare che sia la stessa cosa.
    spero che gli italiani ci pensino quando torneranno a votare, come quegli abitanti di messina che votarono per il partito dei condoni edilizi…
    credo che la sinistra dovrebbe almeno aiutarli a ricordare (ma forse preferisce amministrare palazzo san giacomo).

  4. Beau on 7 ottobre 2009 at 10:57

    Vedi Pietro, il dissesto o se preferisci la situazione deficitaria del comune di napoli, si è determinata in costanza di pagamento dell’ ICI.La circostanza che sia stata abolita non ha fatto altro che peggiorare la situazione.Ma non è colpa solo e soltanto dell’ICI.Questa storia diventata un alibi assai comodo, comodissimo.Buono solo per l’anime belle .Ripeto, in altri comuni le partecipate sono state messe a reddito, producono profitti e introiti per le casse comunali.O nella peggiore delle ipotesi chiudono in pareggio o in lieve deficit.Qui no.
    Leggiti l’intervista a Oddati, è illuminante al proposito.
    P.S. Bentornato :-)

  5. Sciosciammocca on 9 ottobre 2009 at 11:12

    Gentile Beau, forse sarebbe stato meglio tenersi l’I.C.I. e abolire il Comune!

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