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Per quel video pagato un prezzo troppo alto

domenica, novembre 1, 2009

(di Marco De Marco da il Corriere del Mezzogiorno)

Marco Demarco

Marco Demarco

Procura e forze dell’ordine si servono di un giornale, Il Mattino , per diffondere il video di un delitto; per raccogliere notizie utili al prosieguo delle indagini; e, infine, per identificare il killer. Bene. Bravi.
Tutto risolto, allora? Non proprio. Tanto per cominciare, pare che subito dopo la diffusione di quelle immagini, il killer abbia preso il volo. Gli stessi inquirenti lo danno già all’estero, probabilmente in Spagna. Ma, si potrebbe obiettare, almeno ora sappiamo chi è, e senza questa premessa, non potrebbe esserci nessun epilogo. Siamo dunque passati dall’impossibile al possibile. Tuttavia, non è dimostrato che non si potesse riconoscere il killer senza necessariamente mettergli la neve in tasca.

Qual è stato, inoltre, il costo complessivo dell’operazione mediatica? Ieri il procuratore Lepore ha cercato di anticipare le molte obiezioni possibili. Ma le sue parole, piuttosto che fugare, rafforzano i dubbi. Napoli violenta, Napoli indifferente, Napoli cinica, Napoli in guerra, Napoli perduta, Napoli imbarbarita: ecco solo parte di quello che si è detto e scritto dopo la diffusione del video. Non sto insinuando che sarebbe stato meglio lavare i panni sporchi in casa. Dico, però, che la comunicazione è un cavallo difficile da domare. Che ragione c’era di diffondere tutti quei particolari? Se erano il killer e il «palo» gli obiettivi, perché mostrare il volto di tutti gli altri col rischio di esporli ad una estrema contromossa della camorra? La stessa vicenda del palo che si è affrettato a farsi identificare per stabilire che era lì per altre ragioni è ancora tutta da chiarire.

Ancora, quanto compiacimento c’è stato nel mostrare il cinismo di coloro i quali scavalcano il cadavere? Lepore parla di un prezzo inevitabile da pagare. Ma era davvero inevitabile? Saviano, giustamente, ha scritto che quelle scene decostruiscono il quotidiano. Si potrebbe aggiungere, però, che decostruiscono non il quotidiano ma la realtà, privandola di un prima e di un dopo. A proposito del cavallo indomabile, ad esempio, c’è un momento, nella corsa di un quadrupede, in cui nessuna delle quattro zampe tocca terra, e ciò nonostante la fotografia di quel momento non autorizza a dire che il cavallo vola.

Eppure, sono bastati pochi secondi di video per emettere sentenze senza appello, per condannare un intero quartiere e con esso tutta la città.

Né si può dire che il video sia servito a ricostruire il momento dell’assassinio, perché esso era già noto e ancora Saviano ne aveva parlato l’altro ieri. Infine, se bastava diffondere il video per individuare il killer, perché farlo dopo sei mesi, dando allo stesso assassino il tempo di confondere le tracce o, addirittura, di usare altre volte la pistola? Dubbi, perplessità. Il tutto giustificato dal fatto che, come era prevedibile, perché la realtà è diversa dalla sua proiezione romantica e utopica, la denuncia di massa non c’è stata. I posti di polizia e le caserme dei carabinieri non si sono affollati di testimoni pronti a denunciare il killer.

È stato invece un confidente, a quanto si dice, a dare le uniche informazioni utili. Un confidente, appunto. Non un eroe civile. E allora, non si può non tenere conto che l’attesa messianica per un eroismo che tarda a manifestarsi possa fiaccare più di quanto si immagini lo spirito di una città già profondamente ferita.

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Tags: camorra, Editoriali, Rione Sanita

Questo post e' stato inserito domenica, 1 novembre, 2009 ed e' archiviato nella/e categoria/e Editoriali, Rassegna Stampa. Puoi seguire la discussione sottoscrivendo il feed RSS 2.0 .

un commento a “Per quel video pagato un prezzo troppo alto”

  1. veelenio
    2 novembre 2009 alle 17:26

    perchè nascondere lo sporco sotto il tappeto? finchè non si prende coscienza di quello che siamo, di quello che si puù vivere in questa città, rimarresmo sempre affezionati alal napoli da cartolina.
    La cartolina non c’e più, è rimasta la carta bruciata che ha il retrogusto acre degli incendi di periferia.

    #3714
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