Pompei, sindaco Pd al matrimonio della nipote dell’ex padrino Alfieri
Claudio D’Alessio identificato dai carabinieri al banchetto nuziale Tra gli invitati 32 con precedenti e sospettati di affiliazione ai clan
(di T.B. da il Corriere del Mezzogiorno)
Il sindaco di Pompei, Claudio D’AlesÂsio, del Pd, è tra le persone che i carabinieri hanÂno identificato mercoledì sera a Lauro, in provinÂcia di Avellino, durante il banchetto di nozze di una parente di Carmine Alfieri. Circa 200 gli inviÂtati: 32 hanno precedenti penali piĂą o meno graÂvi, diversi sono affiliati ai clan camorristici TamaÂrisco e Gallo di Torre Annunziata. Uno degli inviÂtati è stato denunciato per violazione degli obbliÂghi della sorveglianza speciale: non poteva lasciaÂre Torre Annunziata. La sposa, Agnese P., è incenÂsurata, come il marito. Suo padre però fu assassiÂnato una quindicina di anni fa; sua madre, inveÂce, è la sorella della moglie di Salvatore Alfieri, a sua volta ammazzato, fratello del boss Carmine, pentito da molti anni e ormai lontano dalla scena criminale. Nel locale, a fine serata, sono entrati i carabinieri: un controllo prevedibile, viste le paÂrentele della sposa, per verificare se tra i parteciÂpanti al banchetto ci fossero latitanti o persone armate. Andò così, per esempio, lo scorso magÂgio a Trecase: a un ricevimento nuziale i militari sorpresero armati un fratello e un cugino dello sposo, Salvatore e Luigi Prinno, appartenenti alÂl’omonimo clan di rua Catalana. Tra gli invitati, quella sera, c’era anche Ciro Petrone, il «PiselliÂno » di «Gomorra».
Un controllo di routine, dunque, che stavolta si è concluso in maniera meno eclatante: niente arÂmi, niente droga, niente latitanti. C’era, però, il sindaco, presenza che stonava. Claudio D’Alessio ( v edi l’intervista ) trova curioso che i militari, in uniforme e in abiti civili, siano entrati nel ristoÂrante di Lauro pochi minuti dopo di lui. Fonti delÂl’Arma, però, chiariscono: è proprio alla fine di un ricevimento che bisogna intervenire. PerchĂ© se un ricercato vuol fare gli auguri agli sposi lo fa all’ultimo momento, quando è buio e c’è piĂą conÂfusione, perchĂ© gli ospiti ormai salutaÂno prima di andarsene. Lo zio di AgneÂse, Salvatore Alfieri, fratello maggiore di Carmine, fu ucciso in un agguato nel 1981, ai tempi dello scontro tra Nuova famiglia e Nuova camorra organizzata.
Gli assassini lo sorpresero nella trattoria che gestiÂva. Quindici anni dopo, nel 1996, fu ucciso un fiÂglio di Salvatore, Rosario, anche lui ristoratore a Pompei. L’elenco dei lutti che gli Alfieri hanno doÂvuto subire come ritorsione per il pentimento del potente boss, però, è assai piĂą lungo. Nel 2001, a Saviano, fu assassinato un altro nipote di CarmiÂne Alfieri, Gennaro, freddato mentre entrava in un bar. L’anno successivo i killer gli uccisero il fiÂglio Antonio, colpito mentre era in auto con la fiÂdanzata. Aveva trent’anni e aveva rifiutato il proÂgramma di protezione per i familiari dei collaboraÂtori di giustizia. Nel 2004, infine, fu ammazzato un altro fratello del boss, Francesco, giĂ sfuggito alla morte qualche anno prima.

