Pompei, sindaco Pd al matrimonio della nipote dell’ex padrino Alfieri

31 luglio 2009

Claudio D’Alessio identificato dai carabinieri al banchetto nuziale Tra gli invitati 32 con precedenti e sospettati di affiliazione ai clan

(di T.B. da il Corriere del Mezzogiorno)

Il sindaco di Pompei, Claudio D’Ales­sio, del Pd, è tra le persone che i carabinieri han­no identificato mercoledì sera a Lauro, in provin­cia di Avellino, durante il banchetto di nozze di una parente di Carmine Alfieri. Circa 200 gli invi­tati: 32 hanno precedenti penali più o meno gra­vi, diversi sono affiliati ai clan camorristici Tama­risco e Gallo di Torre Annunziata. Uno degli invi­tati è stato denunciato per violazione degli obbli­ghi della sorveglianza speciale: non poteva lascia­re Torre Annunziata. La sposa, Agnese P., è incen­surata, come il marito. Suo padre però fu assassi­nato una quindicina di anni fa; sua madre, inve­ce, è la sorella della moglie di Salvatore Alfieri, a sua volta ammazzato, fratello del boss Carmine, pentito da molti anni e ormai lontano dalla scena criminale. Nel locale, a fine serata, sono entrati i carabinieri: un controllo prevedibile, viste le pa­rentele della sposa, per verificare se tra i parteci­panti al banchetto ci fossero latitanti o persone armate. Andò così, per esempio, lo scorso mag­gio a Trecase: a un ricevimento nuziale i militari sorpresero armati un fratello e un cugino dello sposo, Salvatore e Luigi Prinno, appartenenti al­l’omonimo clan di rua Catalana. Tra gli invitati, quella sera, c’era anche Ciro Petrone, il «Piselli­no » di «Gomorra».

Un controllo di routine, dunque, che stavolta si è concluso in maniera meno eclatante: niente ar­mi, niente droga, niente latitanti. C’era, però, il sindaco, presenza che stonava. Claudio D’Alessio ( v edi l’intervista ) trova curioso che i militari, in uniforme e in abiti civili, siano entrati nel risto­rante di Lauro pochi minuti dopo di lui. Fonti del­l’Arma, però, chiariscono: è proprio alla fine di un ricevimento che bisogna intervenire. Perché se un ricercato vuol fare gli auguri agli sposi lo fa all’ultimo momento, quando è buio e c’è più con­fusione, perché gli ospiti ormai saluta­no prima di andarsene. Lo zio di Agne­se, Salvatore Alfieri, fratello maggiore di Carmine, fu ucciso in un agguato nel 1981, ai tempi dello scontro tra Nuova famiglia e Nuova camorra organizzata.

Gli assassini lo sorpresero nella trattoria che gesti­va. Quindici anni dopo, nel 1996, fu ucciso un fi­glio di Salvatore, Rosario, anche lui ristoratore a Pompei. L’elenco dei lutti che gli Alfieri hanno do­vuto subire come ritorsione per il pentimento del potente boss, però, è assai più lungo. Nel 2001, a Saviano, fu assassinato un altro nipote di Carmi­ne Alfieri, Gennaro, freddato mentre entrava in un bar. L’anno successivo i killer gli uccisero il fi­glio Antonio, colpito mentre era in auto con la fi­danzata. Aveva trent’anni e aveva rifiutato il pro­gramma di protezione per i familiari dei collabora­tori di giustizia. Nel 2004, infine, fu ammazzato un altro fratello del boss, Francesco, già sfuggito alla morte qualche anno prima.

Condividi:
  • Print
  • email
  • RSS
  • Facebook
  • Technorati
  • Diggita

Sullo stesso argomento

Tags: , ,

Comments are closed.

PODCAST

Link Sponsorizzati

Napolionline.org, prima di pubblicare foto, video o testi ricavati da Internet, compie tutte le verifiche possibili al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti d'autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare eventuali errori nell'uso di materiale riservato, scriveteci a info@napolionline.org : provvederemo all'immediata rimozione del materiale lesivo del diritto di terzi