Principi e giullari di corte nel centralismo di periferia

23 luglio 2009

(di Osvaldo Cammarota da la Repubblica Napoli)

Ragionando sulla «via del merito nella regione disastrata» (Repubblica del 21), Fulvio Tessitore mette il dito sulla piaga e induce a riflettere sui comportamenti pubblici che, avendola smarrita, generano disastri, in Campania e nel Mezzogiorno. Poiché tutti i maggiori responsabili della vita pubblica – nelle intenzioni dichiarate – sembrano condividere l´analisi, è forse utile interrogarsi sui motivi della clamorosa incoerenza di comportamento.
Dal mio punto di vista denuncio il localismo autoreferenziale che è cosa esattamente opposta al decentramento, alla sussidiarietà, alla responsabilità pubblica nella società globalizzata.
Mi spiego. Nel confuso e incompiuto processo di riforma del Titolo V della Costituzione, la centralità dei Comuni e delle Regioni è degenerata in centralismo di periferia.
Ad alimentare il neocentralismo regionale ha fortemente contribuito l´attribuzione di poteri e risorse comunitarie senza adeguati sistemi di valutazione e controllo sulla verifica dei risultati. Le alchimie contabili con cui miracolosamente si riesce a dimostrare l´avanzamento della spesa, non riescono a confutare la dura realtà rappresentata dal rapporto Svimez e dalla diffusa insoddisfazione che si registra tra gli operatori economici, sociali e imprenditoriali, a prescindere dalle contingenze della crisi. Sarebbe ingeneroso non vedere gli sforzi e i suggerimenti correttivi che vengono dalla Commissione europea e dagli stessi addetti regionali alla Valutazione e al Controllo, ma non c´è nulla da fare, nemmeno le “lezioni apprese” dai precedenti periodi di programmazione riescono a correggere gli errori.
Vi è dunque un esercizio di potere senza responsabilità che domina i comportamenti del sistema pubblico (politico e amministrativo).
Con queste premesse, chi volete che se ne importi del merito? Per chi governa appare più conveniente mantenere il sistema di potere che fare sistema per lo sviluppo.
C´è da dire che chi governa non sono solo i responsabili più visibili. Nel frantumato e frammentato sistema pubblico c´è un esercito di vassalli, valvassori e valvassini che trae vantaggi da questa situazione, vi sono persino giullari di corte (consulenti fedelissimi) che non esitano a scaricare tutte le colpe sui prìncipi per tentare di perpetuare sé stessi nell´incerto futuro che viene.

Osvaldo Cammarota

Osvaldo Cammarota

Ha ragione Tessitore: il problema è culturale, ma serve spingere più avanti la riflessione sul da farsi. Da questo punto di vista condivido l´analisi di Zoppoli (Repubblica del 17) sulla necessità di abbandonare l´illusione statalista e di praticare con più coraggio la via del policentrismo, dell´integrazione e della partecipazione. È l´unica praticabile per una democrazia moderna, matura e responsabile, se non si vuole scivolare sulla deriva della verticalizzazione del potere e dell´autoritarismo.
Riusciranno i partiti e la politica a innervare questa domanda di cambiamento?
Dalle cronache sui conflitti interni al sistema politico in entrambi gli schieramenti non si rilevano tracce di riflessioni sull´argomento. Il localismo autoreferenziale ha contaminato anche la funzione e la ragion d´essere dei partiti.

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2 Responses to Principi e giullari di corte nel centralismo di periferia

  1. Beau on 23 luglio 2009 at 12:53

    Portate pazienza, il signore è appena giunto da Zurigo.

  2. Nerone on 23 luglio 2009 at 13:14

    ma uno che ha un ottimamente retribuito incarico pubblico che gli lascia pure il tempo di scrivere editoriali è un vassallo, un valvassore, un valvassino o un giullare di corte?

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