«Schiavone e Bidognetti decidevano i candidati»

12 novembre 2009

(di Titti Beneduce da il Corriere del Mezzogiorno)

«Come accadde in tutti i casi in cui fu necessario sostenere un candidato per le elezioni, ci impegnammo affinché tut­te le maestranze della Gmc seguissero le no­stre indicazioni; posso dire che, attraverso il controllo della Gmc, disponevamo di un pacchetto voti pari alle 60 unità; forse il principale nostro sostegno era legato alla no­stra partecipazione attiva durante comizi, cene elettorali od incontri; faccio presente che in quel momento e prima del mio primo arresto io e mio fratello Sergio eravamo per­sone importantissime, io mi sentivo talvolta un dio» . Così nel luglio del 2007 l’imprendi­tore Michele Orsi, assassinato undici mesi dopo, descriveva il clima elettorale in pro­vincia di Caserta. Dall’ordinanza che il gip Raffaele Piccirillo ha chiesto di notificare al sottosegretario Cosentino, del resto, si evin­ce quanto forte fosse la mobilitazione dei ca­salesi in favore dei loro candidati. Già nel ’96, del resto, il pentito Dario De Simone ave­va raccontato nel dettaglio come il clan ra­strellava voti: per Cosentino, a suo dire.

«In occasione delle elezioni regionali del 1995 Cosentino mi chiese espressamente di aiutarlo nell’imminente campagna elettora­le. Mi pare che egli fosse candidato del Ccd e, a suo dire, puntava a diventare assessore alle Finanze. In effetti io mi diedi da fare per aiutarlo nella campagna elettorale. Ciò sempre durante la latitanza. Ho parlato an­che con Schiavone Walter, Zagaria Vincen­zo, Schiavone Vincenzo, tutte persone che peraltro ben conoscevano Cosentino… Solo in Trentola Ducenta Cosentino, in occasione delle elezioni, ha raccolto 700 preferenze… Un po’ tutta l’organizzazione si è occupata della sua elezione. Anche dopo le elezioni di Cosentino Nicola e fino al momento del mio arresto mi sono sempre incontrato con que­st’ultimo… In quelle occasioni con il Cosenti­no ho avuto vari colloqui nel corso dei quali, tra l’altro, discutevamo della situazione che si era venuta a creare dopo l’ordinanza di custodia cautelare relativa all’operazione Spartacus. Cosentino mi tranquillizzava di­cendo che la sola parola di Schiavone Car­mine non poteva consentire una mia con­danna definitiva e che, pertanto, nell’even­tualità di un mio arresto, dopo un periodo di carcerazione preventiva, sarei comun­que uscito».

Secondo l’accusa, il sottosegretario al­l’Economia scambiava voti con favori. Mol­tissime le persone fatte assumere per accon­tentare amici e persone potenti che sarebbe­ro potute tornare utili: anche due nipoti del­l’arcivescovo di Napoli, cardinale Crescen­zio Sepe, collocati nella società Eco4 dei fra­telli Orsi e di Bidognetti. Il porporato non ha voluto commentare, ma da Assisi, dove si trova, ha sottolineato la sua avversione per i camorristi: Dall’ordinanza, intanto, emergono altri dettagli sui rapporti tra clan dei casalesi e politica. La deci­sione di sostene­re un candidato, per esempio, era presa in comune dai boss France­sco Schiavone (Sandokan), e Francesco Bido­gnetti ( Cicciotto ’e mezanotte). Nella gestione degli affari po­litici, racconta il pentito Domenico Bido­gnetti, i due «si comportavano come una unica famiglia» . Il collaboratore si sofferma sul ruolo di Gaetano Vassallo, uno che «era uomo di fiducia di Cicciotto non per gli affa­ri di sangue, ma soprattutto per affari illeci­ti legati al traffico di rifiuti» . Anzi, per Vas­sallo «la casa di Cicciotto era sempre aper­ta, anche quando Cicciotto era latitante» . Secondo Domenico Bidognetti «rientrava tra i compiti di Vassallo quello di organizza­re il sostegno elettorale per i candidati pre­scelti dal clan che, quando si trattava di in­dividuare il politico da sponsorizzare, si comportava come una sola famiglia». Il giu­dice afferma che «scomparivano insomma al momento della scelta del referente istitu­zionale le tradizionali divisioni tra le fami­glie Schiavone e Bidognetti. La diffusione dell’ordine era capillare. Il messaggio parti­va dalla casa di Cicciotto o dei reggenti per diffondersi tra i capizona dei paesi controlla­ti dal gruppo: Cesa, Parete, Lusciano, Villa Literno. Identica diffusione aveva il messag­gio elettorale nei territori controllati dal gruppo Schiavone». Questo il racconto del pentito: «Il sistema per l’individuazione del candidato da sostenere era attuato sempre in accordo tra i due gruppi, Bidognetti e Schiavone, che nella gestione di questo affa­re si comportavano come una sola famiglia. Ciò avveniva sia quando essi erano liberi che quando erano detenuti. Per quanto ri­guarda il gruppo Bidognetti era Cicciotto a inviare emissari del clan a Cesa, Parete, Lu­sciano e Villa Literno al fine di comunicare ai rispettivi capizona le sue determinazioni in ordine al candidato da sostenere ed acqui­sirne il consenso. La stessa cosa accadeva per il gruppo Schiavone» .

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