«Schiavone e Bidognetti decidevano i candidati»
(di Titti Beneduce da il Corriere del Mezzogiorno)
«Come accadde in tutti i casi in cui fu necessario sostenere un candidato per le elezioni, ci impegnammo affinché tutte le maestranze della Gmc seguissero le nostre indicazioni; posso dire che, attraverso il controllo della Gmc, disponevamo di un pacchetto voti pari alle 60 unità; forse il principale nostro sostegno era legato alla nostra partecipazione attiva durante comizi, cene elettorali od incontri; faccio presente che in quel momento e prima del mio primo arresto io e mio fratello Sergio eravamo persone importantissime, io mi sentivo talvolta un dio» . Così nel luglio del 2007 l’imprenditore Michele Orsi, assassinato undici mesi dopo, descriveva il clima elettorale in provincia di Caserta. Dall’ordinanza che il gip Raffaele Piccirillo ha chiesto di notificare al sottosegretario Cosentino, del resto, si evince quanto forte fosse la mobilitazione dei casalesi in favore dei loro candidati. Già nel ’96, del resto, il pentito Dario De Simone aveva raccontato nel dettaglio come il clan rastrellava voti: per Cosentino, a suo dire.
«In occasione delle elezioni regionali del 1995 Cosentino mi chiese espressamente di aiutarlo nell’imminente campagna elettorale. Mi pare che egli fosse candidato del Ccd e, a suo dire, puntava a diventare assessore alle Finanze. In effetti io mi diedi da fare per aiutarlo nella campagna elettorale. Ciò sempre durante la latitanza. Ho parlato anche con Schiavone Walter, Zagaria Vincenzo, Schiavone Vincenzo, tutte persone che peraltro ben conoscevano Cosentino… Solo in Trentola Ducenta Cosentino, in occasione delle elezioni, ha raccolto 700 preferenze… Un po’ tutta l’organizzazione si è occupata della sua elezione. Anche dopo le elezioni di Cosentino Nicola e fino al momento del mio arresto mi sono sempre incontrato con quest’ultimo… In quelle occasioni con il Cosentino ho avuto vari colloqui nel corso dei quali, tra l’altro, discutevamo della situazione che si era venuta a creare dopo l’ordinanza di custodia cautelare relativa all’operazione Spartacus. Cosentino mi tranquillizzava dicendo che la sola parola di Schiavone Carmine non poteva consentire una mia condanna definitiva e che, pertanto, nell’eventualità di un mio arresto, dopo un periodo di carcerazione preventiva, sarei comunque uscito».
Secondo l’accusa, il sottosegretario all’Economia scambiava voti con favori. Moltissime le persone fatte assumere per accontentare amici e persone potenti che sarebbero potute tornare utili: anche due nipoti dell’arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe, collocati nella società Eco4 dei fratelli Orsi e di Bidognetti. Il porporato non ha voluto commentare, ma da Assisi, dove si trova, ha sottolineato la sua avversione per i camorristi: Dall’ordinanza, intanto, emergono altri dettagli sui rapporti tra clan dei casalesi e politica. La decisione di sostenere un candidato, per esempio, era presa in comune dai boss Francesco Schiavone (Sandokan), e Francesco Bidognetti ( Cicciotto ’e mezanotte). Nella gestione degli affari politici, racconta il pentito Domenico Bidognetti, i due «si comportavano come una unica famiglia» . Il collaboratore si sofferma sul ruolo di Gaetano Vassallo, uno che «era uomo di fiducia di Cicciotto non per gli affari di sangue, ma soprattutto per affari illeciti legati al traffico di rifiuti» . Anzi, per Vassallo «la casa di Cicciotto era sempre aperta, anche quando Cicciotto era latitante» . Secondo Domenico Bidognetti «rientrava tra i compiti di Vassallo quello di organizzare il sostegno elettorale per i candidati prescelti dal clan che, quando si trattava di individuare il politico da sponsorizzare, si comportava come una sola famiglia». Il giudice afferma che «scomparivano insomma al momento della scelta del referente istituzionale le tradizionali divisioni tra le famiglie Schiavone e Bidognetti. La diffusione dell’ordine era capillare. Il messaggio partiva dalla casa di Cicciotto o dei reggenti per diffondersi tra i capizona dei paesi controllati dal gruppo: Cesa, Parete, Lusciano, Villa Literno. Identica diffusione aveva il messaggio elettorale nei territori controllati dal gruppo Schiavone». Questo il racconto del pentito: «Il sistema per l’individuazione del candidato da sostenere era attuato sempre in accordo tra i due gruppi, Bidognetti e Schiavone, che nella gestione di questo affare si comportavano come una sola famiglia. Ciò avveniva sia quando essi erano liberi che quando erano detenuti. Per quanto riguarda il gruppo Bidognetti era Cicciotto a inviare emissari del clan a Cesa, Parete, Lusciano e Villa Literno al fine di comunicare ai rispettivi capizona le sue determinazioni in ordine al candidato da sostenere ed acquisirne il consenso. La stessa cosa accadeva per il gruppo Schiavone» .

