Serve un forum sulla giustizia
(di Salvatore Prisco da il Corriere del Mezzogiorno)
La puntata di Porta a Porta di cui è stato protagonista il sottosegretario al Tesoro Nicola Cosentino, sinora possibile candidato a presidente della Regione Campania, mi è parsa sconcertante. Non lo conosco, non ho mai votato per la sua parte, né l’avrei fatto alle prossime regionali. È evidente però che non potrà più correre: privo dell’immunità parlamentare, se eletto rischia l’arresto già domandato per lui. Auguro ai magistrati che lo inquisiscono — per un reato fumoso come il «concorso esterno in associazione di stampo mafioso» — di avere riscontri oggettivi alle parole dei pentiti che lo accusano: chi ha la mia età ha sempre presente la triste e molto emblematica vicenda di Enzo Tortora.
La magistratura napoletana è del resto percorsa da tensioni e proprio questo giornale ha raccolto un’esplosiva intervista in merito del Procuratore generale Vincenzo Galgano, seguita dalle solite censure dei sostituti procuratori della Repubblica, specialisti nell’invocare dal Consiglio Superiore della Magistratura l’esercizio di poteri autoattribuiti, che nessuna norma costituzionale in realtà autorizza.
È peraltro evidente che — se non si risolverà organicamente il conflitto pluriennale tra una politica che pretende di aver ricevuto dal suffragio elettorale il viatico per porsi al di sopra di ogni norma e pubblici accusatori che la pensano all’opposto — la legislatura andrà di nuovo a picco (nonostante la confortevolissima maggioranza iniziale), quando invece bisogna fronteggiare la crisi economica e decidersi ad approvare riforme costituzionali e istituzionali palesemente improrogabili.
Sia allora Napoli a organizzare e a ospitare una conferenza nazionale sulla giustizia. Ha ottime facoltà di giurisprudenza (da quella classica della Federico II alle nuove), un ceto forense di prestigio riconosciuto in Italia e all’estero, fior di magistrati (solo un dato: sono partenopei — al momento — il primo presidente della Cassazione, quello del Consiglio di Stato, quello della Corte Costituzionale). Si dispongano al confronto serio e serrato tutte le categorie coinvolte nella quotidiana vicenda processuale, senza dimenticare associazioni del personale amministrativo e di cittadini utenti del servizio giustizia, la voce dei consulenti e di altre professioni (ad esempio i commercialisti, interessati al tema societario e fallimentare), il Consiglio nazionale Forense e il notariato (altra gloria nostra). Si discutano approfonditamente i cahiers de doléances , quindi si consegnino i risultati alla necessaria sintesi politica riformatrice delle Camere, con lo sperabile incontro tra le voci più responsabili della maggioranza e dell’opposizione.
La situazione è gravissima e richiede un’assunzione di responsabilità alta e trasparente. La nostra città — per i motivi che ho sopra indicato — può (e secondo me deve) mettersi alla testa di un movimento che chieda riforme di settore non episodiche, che siano utili a tutti e non privilegio di qualcuno.


Concordo pienamente con l’articolo di Salvatore Prisco.
La cattedra di Diritto e Procedura Penale dell’Un. Federico II inizierà, a partire da dicembre, un ciclo di seminari/convegni sul tema: i rapporti fra giustizia penale e potere politico.
Inizieremo con l’analisi del “processo breve”.
Riteniamo che spiegare il momento storico che stiamo vivendo sia un preciso dovere dell’Accademia ed un impegno per garantire in futuro la reale separazione dei poteri
Cordialmente
Prof. Francesco Forzati