Sette ore senza energia, Napoli in tilt

23 luglio 2009

(Stefano Piedimonte da il Corriere del Mezzogiorno)

A vedersela peg­gio, forse sono stati i passegge­ri della linea 2, soccorsi dagli agenti di polizia che, torce alla mano, li hanno condotti sani e salvi all’esterno della stazione sotterranea di piazza Amedeo. Il convoglio si è fermato alle 8.50 nel buio totale di una gal­leria, diversi metri sotto il suo­lo, perché le batterie tampone installate da Trenitalia aveva­no esaurito il tempo di autono­mia. Ma il blackout che ieri mattina ha messo in ginoc­chio buona parte del capoluo­go campano, ha interessato praticamente tutti: oltre ai mezzi pubblici, ospedali, uffici delle forze dell’ordine, ban­che, uffici postali, negozi di ogni genere.

Quasi sette ore senza corren­te elettrica, con gli impiegati a bruciare sigarette su sigarette davanti all’ingresso degli stabi­li, un caldo asfissiante, condi­zionatori d’aria e frigoriferi spenti. Lo sanno bene baristi, gelatai e alimentari, che han­no dovuto buttare via monta­gne di torte e gelati completa­mente sciolti: qualcuno di loro lamenta anche 9 mila euro di danni, oltre alla mattinata la­vorativa persa. Lo sanno an­che le agenzie di viaggi, impos­sibilitate a effettuare prenota­zioni di qualsiasi tipo. Lo san­no soprattutto le persone coin­volte nei sette incidenti strada­li avvenuti durante la mattina, anche se, informa l’assessore al Traffico del Comune di Na­poli, Agostino Nuzzolo, «i sini­stri non sono apparentemente correlabili al mancato funzio­namenti dei semafori». L’incu­bo è finito alle 14, anche se, in­formano Enel e Terna (quest’ul­tima responsabile dei cavi del­l’alta tensione) parte del capo­luogo è tornato alla normalità già dopo un paio d’ore dall’ini­zio del blackout. Causa di tutto è stato un guato al cavo da 220 mila volt, che copre il tratto Astroni-Napoli Centro e ali­menta, oltre al centro cittadi­no, la zona della Doganella, e che interessa i residenti di Chiaia, Posillipo, Mergellina, Vomero, Porto, piazza Plebisci­to, centro storico e zona orien­tale. Gli ospedali compresi nel­la «zona buia», insieme alla Prefettura, hanno ricevuto l’energia elettrica da una linea alternativa già dopo 20 minuti dal distacco. Per l’ufficio cen­trale dell’università Federico II, e per le sedi di via Mezzocan­none e Porta di Massa, le com­plicazioni sono durate diverse ore.

Niente luce, niente ascenso­re, niente computer e soprat­tutto niente telefono a Palazzo San Giacomo. Il Comune di Na­poli si serve infatti di un gesto­re telefonico che sfruttala linea elettrica sia per il traffico voce che per quello dati. Un cartello avvisava i dipendenti disabili che, nell’impossibilità di usare gli elevatori, potevano conside­rarsi dispensati dal lavoro. Cir­ca 70 mila le utenze singole in­teressate, con un numero di persone enormemente più grande che, di fatto, ha subito disagi di vario genere e varia importanza. Per ripristinare l’erogazione dell’elettricità è occorso il lavoro di ben 110 operai, 50 appartenenti alla so­cietà Terna e 60 dell’Enel. Da parte sua, Enel chiarisce che il guasto non è dipeso dai propri impianti ma dalle line che, or­mai da tempo, sono date in affi­damento a Terna. Quest’ulti­ma società, che è anche pro­prietaria dei cavi, ipotizza che le cause del blackout siano im­putabili a terzi, dato che il trat­to stradale al di sotto del quale giace il cavo tranciato (viale Gramsci) è interessato — o lo è stato in tempi recenti — da diversi cantieri. I tecnici sono al lavoro per stabilire quali sia­no state le reali cause dell’inci­dente, al quale si è rimediato bypassando la linea interrotta.

Terna tiene a precisare, co­munque, che già alle 9 del mat­tino il 75% delle utenze coin­volte dal blackout era stato ri­pristinato. Disagi sono stati av­vertiti anche dagli utenti di Metronapoli, visto che le funi­colari hanno saltato diverse corse. Gli ascensori sono stati temporaneamente disattivati dalla società di trasporti poi­ché, seppur alimentati con si­stemi autonomi, i dirigenti hanno ritenuto necessario fer­marli in via precauzionale.

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