Sette ore senza energia, Napoli in tilt
(Stefano Piedimonte da il Corriere del Mezzogiorno)
A vedersela peggio, forse sono stati i passeggeri della linea 2, soccorsi dagli agenti di polizia che, torce alla mano, li hanno condotti sani e salvi all’esterno della stazione sotterranea di piazza Amedeo. Il convoglio si è fermato alle 8.50 nel buio totale di una galleria, diversi metri sotto il suolo, perché le batterie tampone installate da Trenitalia avevano esaurito il tempo di autonomia. Ma il blackout che ieri mattina ha messo in ginocchio buona parte del capoluogo campano, ha interessato praticamente tutti: oltre ai mezzi pubblici, ospedali, uffici delle forze dell’ordine, banche, uffici postali, negozi di ogni genere.
Quasi sette ore senza corrente elettrica, con gli impiegati a bruciare sigarette su sigarette davanti all’ingresso degli stabili, un caldo asfissiante, condizionatori d’aria e frigoriferi spenti. Lo sanno bene baristi, gelatai e alimentari, che hanno dovuto buttare via montagne di torte e gelati completamente sciolti: qualcuno di loro lamenta anche 9 mila euro di danni, oltre alla mattinata lavorativa persa. Lo sanno anche le agenzie di viaggi, impossibilitate a effettuare prenotazioni di qualsiasi tipo. Lo sanno soprattutto le persone coinvolte nei sette incidenti stradali avvenuti durante la mattina, anche se, informa l’assessore al Traffico del Comune di Napoli, Agostino Nuzzolo, «i sinistri non sono apparentemente correlabili al mancato funzionamenti dei semafori». L’incubo è finito alle 14, anche se, informano Enel e Terna (quest’ultima responsabile dei cavi dell’alta tensione) parte del capoluogo è tornato alla normalità già dopo un paio d’ore dall’inizio del blackout. Causa di tutto è stato un guato al cavo da 220 mila volt, che copre il tratto Astroni-Napoli Centro e alimenta, oltre al centro cittadino, la zona della Doganella, e che interessa i residenti di Chiaia, Posillipo, Mergellina, Vomero, Porto, piazza Plebiscito, centro storico e zona orientale. Gli ospedali compresi nella «zona buia», insieme alla Prefettura, hanno ricevuto l’energia elettrica da una linea alternativa già dopo 20 minuti dal distacco. Per l’ufficio centrale dell’università Federico II, e per le sedi di via Mezzocannone e Porta di Massa, le complicazioni sono durate diverse ore.
Niente luce, niente ascensore, niente computer e soprattutto niente telefono a Palazzo San Giacomo. Il Comune di Napoli si serve infatti di un gestore telefonico che sfruttala linea elettrica sia per il traffico voce che per quello dati. Un cartello avvisava i dipendenti disabili che, nell’impossibilità di usare gli elevatori, potevano considerarsi dispensati dal lavoro. Circa 70 mila le utenze singole interessate, con un numero di persone enormemente più grande che, di fatto, ha subito disagi di vario genere e varia importanza. Per ripristinare l’erogazione dell’elettricità è occorso il lavoro di ben 110 operai, 50 appartenenti alla società Terna e 60 dell’Enel. Da parte sua, Enel chiarisce che il guasto non è dipeso dai propri impianti ma dalle line che, ormai da tempo, sono date in affidamento a Terna. Quest’ultima società, che è anche proprietaria dei cavi, ipotizza che le cause del blackout siano imputabili a terzi, dato che il tratto stradale al di sotto del quale giace il cavo tranciato (viale Gramsci) è interessato — o lo è stato in tempi recenti — da diversi cantieri. I tecnici sono al lavoro per stabilire quali siano state le reali cause dell’incidente, al quale si è rimediato bypassando la linea interrotta.
Terna tiene a precisare, comunque, che già alle 9 del mattino il 75% delle utenze coinvolte dal blackout era stato ripristinato. Disagi sono stati avvertiti anche dagli utenti di Metronapoli, visto che le funicolari hanno saltato diverse corse. Gli ascensori sono stati temporaneamente disattivati dalla società di trasporti poiché, seppur alimentati con sistemi autonomi, i dirigenti hanno ritenuto necessario fermarli in via precauzionale.

