«Si stava meglio con Misso qui lo Stato non esiste»
(di Daniela De Crescenzo da il Mattino)
Più che indifferenti ora sono furiosi. La diffusione del video con la gente che scavalca il cadavere di Mariano Bacioterracino ha centrato due obiettivi: individuare il killer e far discutere la gente della Sanità. Dalle Fontanelle ai Vergini, dai Miracoli a Materdei, nei vicoli si passa al contrattacco. E sul banco degli accusati finiscono – come era prevedibile – le forze dell’ordine che si vedono solo dopo una sparatoria, i vigili urbani che qui non hanno nemmeno un drappello, l’amministrazione che lascia le strade bucate e non raccoglie la monnezza. Scuse? Può darsi. Ma alla Sanità lo Stato la sua occasione l’ha avuta, se l’è giocata, e ha perso. Armando è nato all’ospedale San Gennaro, quello dove ora finiscono i morti sparati nel rione, a scuola ci è andato poco ed è finito a fare le rapine. È stato in galera, ha scontato la pena, si è trovato un mestiere onesto. Ora che è passato dall’altra parte della barricata, vive nel costante timore che i figli possano ripercorrere la sua strada. Lui è uno di quelli che ora vorrebbero uno Stato presente e forte. Ma si deve arrabbattare a raccontare alle «creature» una legalità che non c’è. Lo fa come può e come sa. A noi la spiega più o meno così: «Un tempo alla Sanità comandava Giuseppe Misso. Se gli sbirri pigliavano uno spacciatore e quelli per uscire parlavano, poi dovevano cambiare casa con tutta la famiglia». Poi il boss è stato arrestato. E ha cominciato a parlare come e più degli altri. Il suo potere è svanito. In quel momento alla Sanità si è creato un vuoto. Ma lo Stato non è riuscito a riempirlo. Che cosa sia successo dopo, Armando non lo dice. Ma lo raccontano le cronache dei giornali: il rione, perso il suo sindaco, è diventato preda dei «foresti», dei clan di fuori. Per il resto non è cambiato niente. Su alle Fontanelle c’è una scuola che è perfino scontato dire di frontiera. La preside è Flavia Piro, una che per anni ha combattuto alla Levi di Scampia contro gli spacciatori che assediavano l’istituto. Ha creato un’orchestra, ha mandato i suoi ragazzi a Sanremo. Poi è arrivata alla Sanità e ha organizzato la scuola della cioccolata, i corsi di oreficeria per i genitori, la biblioteca. Ha ospitato il progetto Chance e ora vuole si propone per farne un presidio. Flavia è una che i ragazzi direbbero «tosta». Ma è anche una donna realista: «Oltre alla scuola, alla Parrocchia e alle associazioni di volontariato nel rione non c’è niente – racconta – qua l’illegalità è di casa. Le mamme si preoccupano molto dei figli, li seguono negli studi. Ma li accompagnano a scuola sui motorini e senza casco. Nessun vigile le ha mai fermate». Nel rione circola una leggenda: i boss non vogliono il casco perché devono riconoscere gli amici e i nemici. Sembra una di quelle esagerazioni inventate dai giornalisti a caccia di scoop. Ma alla Sanità ci credono. Ciro, proprietario di un negozio di alimentari, racconta: «A un agente ho chiesto: perché non fermi quelli senza casco? E lui ha risposto: i nostri capi hanno deciso che in questi rioni bisogna essere tolleranti». Forse è vero e forse no. Ma è certo che i caschi sono rarissimi. Ed è certo che la strada è tutta buche e rappezzi. Ed è certo che, come racconta Antonio Oliva della pizzeria, campane della differenziata sono merce rara: «E la strada si allaga ogni volta che piove». A pochi metri della pizzeria c’è un entrata per Napoli sotterranea, ma le visite si fanno solo su prenotazione. E poi ci sono chiese e monumenti e antichi opifici. Tutti serrati. «Se li aprissero e arrivassero i turisti diventeremo tutti ricchi», conclude Antonio. Ma non è così. Alla Sanità sono tutti precari, tutti a nero, tutti illegali. Li trattano da cittadini di serie B e loro si adeguano. Per salvarsi sono pronti a scavalcare i morti: «Perché se i poliziotti mi interrogano, anche se non dico niente e poi magari arrestano qualcuno, quelli comunque mi lasciano a terra», spiega Adele. E «quelli» sono evidentemente i nuovi boss, quelli che sono arrivati prima dello Stato.

