Strategia di un candidato
(di Umberto De Gregorio da la Repubblica)
Vincenzo De Luca ha troppi avversari: oltre a Berlusconi, si ritrova infatti contro De Mita, Mastella, Ferrero ed i tanti seguaci di Travaglio. E verosimilmente i fedelissimi di Bassolino. E’ probabile che non ce la faccia ad essere eletto Governatore della Campania. Ma la sua candidatura rappresenta comunque un sasso nello stagno della politica regionale. E forse anche in quella nazionale. Il suo modo di porsi sul piano della politica, infatti, costringe a schierarsi. Non tanto pro o contro di lui, quanto pro o contro un modo di fare politica che intende contrastare il centro destra, e quindi il berlusconismo ed il leghismo, con armi diverse rispetto a quelle utilizzate sino ad oggi (senza successo) dal centro sinistra. De Luca sembra volersi porre, sotto un certo aspetto, sullo stesso piano del suo avversario: il che non vuol dire affatto, necessariamente, essere la stessa cosa. La sinistra radicale parla apertamente di due destre che si presentano antagoniste alla competizione elettorale del 28 Marzo, sostanzialmente indifferenti. Caldoro e De Luca sarebbero, alla fin fine, fatti della stessa pasta. E quindi avverte l’insopprimibile necessità di avere un proprio candidato alla competizione elettorale: un candidato di livello nazionale, Ferrero, il quale non ha ovviamente alcuna possibilità di vittoria ma consente ai puri di mantenere alta l’eticità della propria scelta nell’urna e di salvare la propria coscienza. Poco importa che di questo si avvantaggi Berlusconi, perché tanto, in fondo, De Luca è un piccolo Berlusconi. Il che in parte è anche vero: De Luca usa un linguaggio e contenuti semplici e comprensibili, per certi versi populistici, esattamente come Berlusconi. Si presenta come un uomo del fare, proprio come Silvio. Ma non è un piccolo Berlusconi. Perché non è portatore di interessi “particolari” come Berlusconi, non ha un programma politico simile a quello di Berlusconi. De Luca semplicemente non demonizza il suo avversario politico ma cerca di usare alcuni (quelli leciti) mezzi usati dal Premier per arrivare al potere e gestirlo. De Luca non si contrappone nello stile e nel linguaggio al berlusconismo ma lo combatte, da sinistra, con gli stessi strumenti comunicativi e lo concilia per certi versi con il leghismo, inteso come un modo di fare politica attento alle esigenze concrete del territorio e strettamente connesso a tali esigenze. De Luca con tutti i suoi limiti, ci sembra, rappresenti comunque un interessante, forse inquietante, esperimento di conciliare la parte buona del leghismo, del berlusconismo e del socialismo. Certamente con un pizzico di populismo e non senza un larvato disprezzo per l’intellettualismo e l’assemblearismo tipico della sinistra.
De Luca può quindi rappresentare, forse, un modello diverso per combattere il centro destra, anche a livello nazionale. Alcuni ritengono ancora che per abbattere l’avversario occorre demonizzarlo; poco importa se questo modo di fare politica porta alla fine, statisticamente, solo acqua al mulino del mostro; anche perché, se muore il mostro, cessa anche il senso di esistere dell’anti-mostro. Altri pensano che il mostro non può essere soltanto un mostro se più della metà degli italiani lo amano; e quindi occorre capire perché in tanti lo amano ed imitarlo, nel limite del lecito, per essere amati.
De Luca dunque ci prova, a vincere imitando in parte il suo avversario ma senza trasformarsi in esso: perché il contenuto della sua proposta politica è diverso, come diversi sono i possibili beneficiari di una sua vittoria. I suoi avversari di oggi veramente insidiosi non sono tanto Berlusconi, Cosentino e Caldoro. Piuttosto il suo avversario è Casini, che non scegliendo De Luca evita di creare quel fronte moderato sempre invocato ed oggi in teoria compattabile e visibile proprio in presenza di un candidato alternativo della sinistra radicale: una scelta senza alcuna vera motivazione politica. E suoi avversari pericolosi sono alcuni compagni di squadra che è costretto a subire e che mal si conciliano con la sua proclamata ansia di rinnovamento. De Luca ha molti avversari, forse troppi per poter vincere. Ma il miracolo potrebbe riuscire se avesse il coraggio di continuare a parlar chiaro evitando il politichese sino in fondo. Dichiarando subito ad esempio quale sarebbe la sua squadra di assessori in caso di vittoria. De Luca divide la sinistra, non perché lui sia di “destra” (come sostiene Ferrero) ma perché rappresenta un nuovo modo, non ideologico, di combattere la destra del nostro paese. Ha ragione Diliberto: la Campania “è un banco di prova nazionale”. Quello che stupisce è che Casini stia a guardare, finga di non capire, guardi solo a piccoli interessi di bottega. Chi trarrebbe vantaggio da una vittoria di De Luca? Di certo non Cosentino e Berlusconi, non De Mita e Mastella, non Bassolino. Può piacere o non piacere Vincenzo De Luca ma la scelta oggi è tra il suo progetto “populista” e la vittoria di chi ha frequentazioni inquietanti e si accompagna ai potenti di ieri. Certo, poi ci si può anche lavare le mani e votare per il nulla.



Condivido articolo De Gregorio, e aggiungo dialettica vincente del De Luca: a casa i cafoni,incompetenti e raccomandati fannulloni,direi linguaggio nuovo in Campania!
Analisi molto condivisibile. La posizione della sinistra radicale è elitaria e rischia, di nuovo, di rivelarsi un boomerang contro gli stessi strati sociali che vuole rappresentare e difendere. La scelta di Casini si comprrende solo se la si inquadra nella politica dei due forni: con De Luca, però, non avreebbe potuto infornare alcunchè!
Un aggiunta sulla dialettica di De Luca, sulla privatizzazione delle acque: “Sono contrario alla privatizzazione, privatizzassero le loro sorelle”
Quelli di Repubblica si sono bevuti il cervello. De luca vuole conciliare leghismo, berlusconismo e socialismo? Ma li facesse a casa sua questi esperimenti!
Quelli di Repubblica fanno un tifo sfegatato per De Luca; suggeriscono di considerare positivo il tentativo di mettere insieme leghismo, berlusconismo e socialismo da parte di De Luca. Se condo me si sono bevuti il cervello.