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	<title>Napoli onLine &#187; lavoro</title>
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		<title>Lavoro, il 58 per cento delle imprese meridionali preferisce la «spintarella»</title>
		<link>http://www.napolionline.org/new/lavoro-il-58-per-cento-delle-imprese-meridionali-preferisce-la-spintarella</link>
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		<pubDate>Tue, 10 Aug 2010 07:53:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Raffaele Nespoli da il Corriere del Mezzogiorno) Altro che agenzie di lavoro interinale e società di selezione, al Sud i canali migliori per riuscire a trovare un impiego sono quelli informali: conoscenza diretta, segnalazioni di conoscenti o di fornitori. A rivelarlo è il sistema informativo Excelsior di Unioncamere e ministero del Lavoro, che evidenzia comunque come il fenomeno sia in calo rispetto al 2008. Ma andiamo con ordine. Nonostante la forte presenza sul territorio di agenzie di lavoro interinale e società di selezione specializzate, al Sud e nelle Isole, nel 2009, la principale modalità utilizzata per la ricerca del personale risulta essere quella dei canali informali che, in percentuale sul campione analizzato da Unioncamere, risulta del 57,8%. Questo significa che nel Mezzogiorno più di un lavoratore su due è stato assunto per conoscenza diretta o segnalazione di un conoscente. La quota, sempre nel 2009, si abbassa se ci si sposta nelle zone più settentrionali del Paese: Centro Italia 51,9%; Nordest 43,4% e Nordovest 44,9%. Va detto che nella scelta dei canali per l’impiego influisce in maniera deteminante la dimensione dell’azienda richiedente, infatti, sempre secondo i dati di Unioncamere le aziende che hanno utilizzato maggiormente canali informali sono le più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Raffaele Nespoli da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>Altro che agenzie di lavoro interinale e società di selezione, al Sud i canali migliori per riuscire a trovare un impiego sono quelli informali: conoscenza diretta, segnalazioni di conoscenti o di fornitori. A rivelarlo è il sistema informativo Excelsior di Unioncamere e ministero del Lavoro, che evidenzia comunque come il fenomeno sia in calo rispetto al 2008. Ma andiamo con ordine. Nonostante la forte presenza sul territorio di agenzie di lavoro interinale e società di selezione specializzate, al Sud e nelle Isole, nel 2009, la principale modalità utilizzata per la ricerca del personale risulta essere quella dei canali informali che, in percentuale sul campione analizzato da Unioncamere, risulta del 57,8%. Questo significa che nel Mezzogiorno più di un lavoratore su due è stato assunto per conoscenza diretta o segnalazione di un conoscente.</p>
<p>La quota, sempre nel 2009, si abbassa se ci si sposta nelle zone più settentrionali del Paese: Centro Italia 51,9%; Nordest 43,4% e Nordovest 44,9%. Va detto che nella scelta dei canali per l’impiego influisce in maniera deteminante la dimensione dell’azienda richiedente, infatti, sempre secondo i dati di Unioncamere le aziende che hanno utilizzato maggiormente canali informali sono le più piccole. Precisamente quelle da 1 a 9 dipendenti, che hanno fatto ricorso al questo sistema per il 53,3% dei propri lavoratori. La percentuale cala drasticamente per le aziende con 500 o più dipendenti (8,2%). Non è un caso dunque che nel Mezzogiorno il canale preferenziale per l’impiego sia quello informale. Colpisce però, sempre tra Sud e Isole, la percentuale relativa all’impiego di agenzie interinali per la selezione e l’assunzione di forza lavoro: un misero 5,4%. Dato sensibilmente più basso rispetto al resto d’Italia: Centro 8,7%; Nordest 13,4% e Nordovest 13,5%. Nel 2009, sempre rispetto all’anno precedente, risulta inferiore di quasi 3 punti percentuali la seconda modalità diffusa nel reperimento del personale, rappresentata prevalentemente dalle banche dati che le stesse imprese si sono costruite. Si passa in questo caso dal 24,7% delle imprese nel 2008 al 21,5%.</p>
<p>Anche nel caso di impiego di strumenti interni per l’assunzione del personale il dato più alto è quello registrabile nel Mezzogiorno: 22,9%, rispetto al Centro 20,5%; Nordest 21,7% e Nordovest 20,8%. Analizzando i dati di Unioncamere per macroaree si evidenzia insomma come Sud e Isole siano in sostanza l’eccezione che conferma la regola, o in questo caso il trend, inverso rispetto al 2008. Sebbene i cosiddetti «canali interni» siano stati utilizzati nel 2009 da quasi la metà delle imprese per la selezione dei candidati, rispetto all’anno precedente (a livello nazionale) questa modalità ha perso appeal rispetto alle altre, soprattutto rispetto a quelle che prevedono l’intervento di soggetti facilitatori dell’incontro domanda-offerta di lavoro. I canali di tipo informale sono stati utilizzati dal 49,7% delle aziende, il 4% in meno rispetto al 2008. Due anni fa il ricorso a questo canale era infatti pari al 53,7%. In buona parte ciò dipende dal fatto che le imprese che assumono sono soprattutto quelle più strutturate, che solitamente fanno meno affidamento alle segnalazioni per la selezione del personale e che anche quest’anno ricercano prevalentemente profili professionali qualificati. Sempre in controtendenza con quanto registrato tra Sud e Isole, su base nazionale, acquistano quindi appeal gli intermediari professionali, quali agenzie di somministrazione (di lavoro interinale), società di ricerca e selezione, associazioni di categoria e internet (dove questi operatori sono presenti). Nel 2009 vi ha fatto ricorso oltre il 10% delle imprese, quasi 2 punti in più rispetto al 2008 (anno nel quale il dato registarto era dell’8,2%). Addirittura oltre tre punti in più rispetto al 2006 (2,7%).</p>
<p>Inoltre, se quotidiani e stampa specializzata hanno registrato solo un minimo incremento, gli operatori istituzionali (centri per l’impiego) hanno invece messo a segno un contenuto ma significativo incremento di consultazioni da parte delle imprese alla ricerca di nuovo personale, coinvolgendo dal 4,4% al 6,3% delle imprese in cerca di personale. E proprio il canale degli operatori istituzionali è l’unico per il quale Sud e Isole non configurano uno stacco netto rispetto al resto del Paese. I dati di Unioncamere, infatti, fanno registrare al Mezzogiorno un 5,8% (nel 2009); il 5% nel Nordovest; 6,8% nel Nordest, e solo per il Centro Italia un più significativo 8,2%.</p>
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		<title>Caldoro avverte Tremonti “A rischio altri 10 mila posti”</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 04:54:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[bilancio regionale]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Caldoro]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Ottavio Lucarelli da la Repubblica Napoli) Rischio recessione in Campania. È l´allarme che il presidente della Regione Stefano Caldoro ha lanciato in un incontro a Roma con il ministro Giulio Tremonti. «Rischio &#8211; spiega il governatore &#8211; di avere diecimila nuovi disoccupati nei prossimi mesi perché abbiamo la cassa vuota e tetti di spesa che ci impediscono di saldare i debiti. Un effetto diretto del disastro dei conti che abbiamo ereditato. E se non riusciamo a pagare ditte e fornitori salteranno almeno diecimila posti di lavoro». Un nuovo Sos lanciato direttamente al ministro Tremonti: «Per noi in questo momento &#8211; spiega Caldoro &#8211; è impossibile pagare debiti con i fornitori e con le aziende che hanno realizzato opere pubbliche. Rispetto ai tetti di spesa fissati nel 2007, infatti, la precedente giunta ha preso impegni che superano il limite per un miliardo e cento milioni di euro. La nostra cassa è vuota dopo gli anticipi per gli stipendi della sanità per un miliardo e mezzo ma, anche se avessimo la cassa piena, con potremmo comunque pagare le ditte e le aziende proprio per lo sforamento del patto di stabilità da parte della giunta Bassolino. Un danno che va ad aggiungersi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Ottavio Lucarelli da la Repubblica Napoli)</strong></p>
<p>Rischio recessione in Campania. È l´allarme che il presidente della Regione Stefano Caldoro ha lanciato in un incontro a Roma con il ministro Giulio Tremonti. «Rischio &#8211; spiega il governatore &#8211; di avere diecimila nuovi disoccupati nei prossimi mesi perché abbiamo la cassa vuota e tetti di spesa che ci impediscono di saldare i debiti. Un effetto diretto del disastro dei conti che abbiamo ereditato. E se non riusciamo a pagare ditte e fornitori salteranno almeno diecimila posti di lavoro».<br />
Un nuovo Sos lanciato direttamente al ministro Tremonti: «Per noi in questo momento &#8211; spiega Caldoro &#8211; è impossibile pagare debiti con i fornitori e con le aziende che hanno realizzato opere pubbliche. Rispetto ai tetti di spesa fissati nel 2007, infatti, la precedente giunta ha preso impegni che superano il limite per un miliardo e cento milioni di euro. La nostra cassa è vuota dopo gli anticipi per gli stipendi della sanità per un miliardo e mezzo ma, anche se avessimo la cassa piena, con potremmo comunque pagare le ditte e le aziende proprio per lo sforamento del patto di stabilità da parte della giunta Bassolino. Un danno che va ad aggiungersi agli effetti negativi complessivi dell´economia nazionale».<br />
Caldoro lancia l´allarme recessione, ma al ministro Tremonti ha proposto anche una soluzione che lui aveva disegnato già in campagna elettorale: «Per avere un effetto positivo sull´economia bisogna cambiare il meccanismo di spesa dei fondi europei investendo su pochi progetti strategici interregionali con la cabina di regia affidata al governo. Al momento nel Sud ci sono almeno tre miliardi di euro di fondi europei non spesi e, solo in Campania, migliaia di progetti con una polverizzazione di interventi che non portano alcun beneficio. Serve, dunque, il modello utilizzato già da altri paesi che prevede grandi interventi. In questo modo, come è avvenuto all´estero, crescerà anche il prodotto interno lordo in Campania. Penso all´alta velocità Napoli-Bari e anche ad altro. Penso ad una regia nazionale ma anche a intese tra le regioni per infrastrutture e formazione. Il punto vero è che dobbiamo lavorare in modo creativo e non limitarci a fare i ragionieri».<br />
Il Consiglio regionale, intanto, ha varato in aula la commissione anticamorra. Una commissione di inchiesta per la vigilanza e la difesa contro la criminalità organizzata per contrastare le infiltrazioni nel tessuto istituzionale regionale. Sarà composta da un rappresentante per ogni gruppo consiliare ed è equiparata alle commissioni permanenti, ma dovrà concludere i lavori entro sei mesi dall´insediamento. L´assemblea ha costituito anche una commissione d´inchiesta per accertare il lavoro di Hydrogest Campania che, durante il periodo di amministrazione emergenziale, è stata concessionaria della gestione delle infrastrutture per il sistema depurativo di Napoli nord, Marcianise, Acerra, Cuma e foce Regi Lagni, tutti di proprietà della Regione.<br />
Il Consiglio ha cambiato il nome della &#8220;Seconda Università degli studi di Napoli&#8221; in &#8220;Università degli studi di Caserta-Terra di Lavoro&#8221;. E ha approvato la legge per l´anagrafe pubblica degli eletti promossa dal consigliere Pd Nicola Caputo, presidente della commissione trasparenza. La Campania diventa così la prima regione in Italia a dotarsi di una legge sull´anagrafe degli eletti. La legge prevede la pubblicazione on line delle proprietà immobiliari della Regione e degli incarichi esterni attribuiti e rende pubblici i lavori consiliari con resoconti stenografici audio video liberamente fruibili.<br />
Una seduta vivacizzata dallo scontro tra l´assessore al personale Pasquale Sommese dell´Udc e Sandra Lonardo, consigliere dell´Udeur. È accaduto durante la discussione della proposta di legge &#8220;Norme per garantire l´efficienza e l´efficacia dell´organizzazione della giunta regionale e delle nomine di competenza del Consiglio regionale&#8221; composta di due soli articoli. L´articolo 2 riguarda le nomine dei dirigenti della giunta e prevedeva il passaggio obbligatorio in commissione. Sommese ha presentato un emendamento, poi approvato, che elimina questo passaggio, ma la Lonardo è insorta: «È inammissibile che un esponente di Giunta non spieghi in cosa consiste il suo emendamento». E Sommese che non ha perso tempo: «Stia zitta e legga le carte». Con la Lonardo che ha replicato: «Fuori da questa aula ci sono tanti cittadini che aspettano risposte serie dal Consiglio regionale, gente che non arriva alla seconda settimana». Nel merito della legge viene reintrodotta la rieleggibilità dei componenti del Corecom e dei garanti dell´infanzia e dei detenuti mentre decadono gli amministratori unici delle aziende partecipate regionali le cui nomine sono di competenza della giunta. </p>
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		<title>Per ridurre la disoccupazione, almeno politiche attive del lavoro</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 05:03:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Mariano D'Antonio]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Mariano D’Antonio e Patrizia Di Monte) A Napoli e in Campania la disoccupazione è da lungo tempo un flagello che non si riesce a combattere. Perché mai? Se ponete la domanda agli imprenditori, vi rispondono che la responsabilità è dei sindacati che pretendono d’imporre alle imprese costi del lavoro insostenibili. I sindacati replicano che invece responsabili sono gli imprenditori locali perchè investono poco, quindi non espandono le produzioni e le occasioni d’impiego. Imprese e sindacati talvolta concordano nell’assegnare la responsabilità della disoccupazione al governo centrale e a quello locale, che non utilizzano bene la spesa pubblica per rimuovere gli ostacoli allo sviluppo, le cosiddette diseconomie ambientali come la carenza d’infrastrutture, la burocrazia lenta ed eccessiva, e così via. Qui ci occupiamo solo di un tassello dell’intricata questione della mancanza di lavoro, il tassello delle politiche attive del lavoro, che finora sono state in Campania assenti o insufficienti. Le politiche del lavoro si possono distinguere in politiche attive e politiche passive. Le politiche attive del lavoro sono quell’insieme di azioni mirate alla formazione ed al sostegno delle persone, in modo da aumentare la loro possibilità di trovare il primo impiego o un nuovo impiego. I principali strumenti di tale politica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Mariano D’Antonio e Patrizia Di Monte)</strong></p>
<p>A Napoli e in Campania la disoccupazione è da lungo tempo un flagello che non si riesce a combattere. Perché mai? Se ponete la domanda agli imprenditori, vi rispondono che la responsabilità è dei sindacati che pretendono d’imporre alle imprese costi del lavoro insostenibili. I sindacati replicano che invece responsabili sono gli imprenditori locali perchè investono poco, quindi non espandono le produzioni e le occasioni d’impiego. Imprese e sindacati talvolta concordano nell’assegnare la responsabilità della disoccupazione al governo centrale e a quello locale, che non utilizzano bene la spesa pubblica per rimuovere gli ostacoli allo sviluppo, le cosiddette diseconomie ambientali come la carenza d’infrastrutture, la burocrazia lenta ed eccessiva, e così via.<br />
Qui ci occupiamo solo di un tassello dell’intricata questione della mancanza di lavoro, il tassello delle politiche attive del lavoro, che finora sono state in Campania assenti o insufficienti.<br />
Le politiche del lavoro si possono distinguere in politiche attive e politiche passive. Le politiche attive del lavoro sono quell’insieme di azioni mirate alla formazione ed al sostegno delle persone, in modo da aumentare la loro possibilità di trovare il primo impiego o un nuovo impiego. I principali strumenti di tale politica sono la formazione, la riqualificazione, l’orientamento, l’alternanza scuola/lavoro, i tirocini, le work experiences. Le politiche passive puntano invece a sostenere il reddito di coloro che stanno per perdere o hanno perduto il lavoro e includono misure come il prepensionamento, la cassa integrazione guadagni, l’indennità di disoccupazione, l’indennità di mobilità e i contratti di solidarietà.<br />
Gli orientamenti della strategia europea per l’occupazione considerano le politiche attive del lavoro uno strumento efficace per combattere la disoccupazione e suggeriscono di contenere gli interventi e le spese pubbliche nel sostegno al reddito.<br />
Il cambio di rotta rispetto alle tradizionali politiche di sostegno al reddito consiste nell’affermare il principio di accountability ovvero di responsabilità dei soggetti destinatari di tali provvedimenti ma anche, con la riforma dei servizi all’impiego e delle funzioni conferite ai livelli più prossimi ai cittadini, cioè alle Regioni e alle Province, il principio dell’accountability di tali istituzioni decentrate.<br />
Si tratta di un primo passo verso l’affermazione di principi virtuosi di finanza pubblica, che dovrebbero guidare la riforma del federalismo, con l’attuazione della quale dovremo fare i conti.<br />
In Italia, a partire dalla seconda metà degli anni novanta c’è stato un impegno a sostenere la spesa pubblica in politiche attive e a contenere la spesa per le politiche passive. Ma a partire dal 2003 la tendenza si è invertita sia per effetto della debole congiuntura economica (che induceva a sostenere il reddito dei disoccupati) sia per l’emergere di contraddizioni nell’impianto complessivo della politica del lavoro. Si veda il Grafico 1.<br />
<div id="attachment_9525" class="wp-caption alignleft" style="width: 710px"><a href="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2010/07/grafico_1.png"><img src="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2010/07/grafico_1.png" alt="grafico 1" title="grafico 1" width="700" height="448" class="size-full wp-image-9525" /></a><p class="wp-caption-text">grafico 1</p></div><br />
Il convitato di pietra è in primo luogo la riforma degli ammortizzatori sociali (cassa integrazione e indennità di disoccupazione), dapprima annunciata in Italia ma poi mai realizzata. Ci si è illusi che favorendo forme più flessibili nei contratti di lavoro si potesse aumentare l’occupazione riducendo la spesa in politiche attive e per questa via la spesa complessiva.<br />
La spesa pubblica per le politiche del lavoro (attive e passive) ha riguardato in Italia, negli ultimi 15 anni, una quota in percentuale del Pil sempre al di sotto dell’1,5% e decrescente nel tempo. In molti paesi europei, al contrario, tale percentuale tocca alle sole politiche attive, che invece in Italia si aggirano appena intorno allo 0,5% del PIL. Nel Mezzogiorno e in particolare in Campania l’intervento in politiche attive del lavoro negli ultimi anni nonostante l’elevata disoccupazione è rimasto stabile in termini relativi, come dimostrano i dati di fonte INPS rappresentati nel Grafico 2.<br />
<div id="attachment_9526" class="wp-caption alignnone" style="width: 710px"><a href="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2010/07/grafico_2.png"><img src="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2010/07/grafico_2.png" alt="grafico 2" title="grafico 2" width="700" height="455" class="size-full wp-image-9526" /></a><p class="wp-caption-text">grafico 2</p></div><br />
<div id="attachment_9527" class="wp-caption alignnone" style="width: 655px"><a href="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2010/07/tabella_1.png"><img src="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2010/07/tabella_1.png" alt="tabella 1" title="tabella 1" width="645" height="232" class="size-full wp-image-9527" /></a><p class="wp-caption-text">tabella 1</p></div><br />
Ancora più eloquenti sono le cifre riportate nella Tabella 1 con le quali abbiamo calcolato l’incidenza dell’intervento sui potenziali beneficiari, vale a dire sulle persone in cerca di lavoro nell’anno precedente.<br />
Le politiche attive del lavoro si sono concentrate prevalentemente negli incentivi all’assunzione, una pluralità di istituti come il credito di imposta, gli sgravi della legge n. 448, i contratti a causa mista, gli sgravi territoriali che nel corso del tempo hanno subìto un forte ridimensionamento se non un vero e proprio annullamento. L’azzeramento dei contratti di formazione lavoro ha lasciato poi di fatto a disposizione dei giovani solo l’istituto dell’apprendistato la cui crescita e diffusione, avvenuta gradualmente anche a causa di ritardi attuativi nelle normative regionali e nella contrattazione collettiva, non ha tuttavia controbilanciato la contrazione dei contratti di formazione. Il contratto di inserimento è stato inoltre da molti considerato l’erede del contratto di formazione lavoro, a torto più che a ragione visto che esso non prevede sgravi per i giovani. A fronte di un contenuto formativo ‘eventuale’, il contratto d’inserimento con un possibile sottoinquadramento di due livelli inferiori alla mansione, ha riguardato anche i giovani ma in misura prevalente le donne.<br />
Le spese in formazione professionale risultano a loro volta anch’esse ridotte e qui entrano in campo le Regioni, con le loro scelte di bilancio ma anche con la qualità della spesa che destinano alla formazione. La spesa per la formazione professionale, considerata da molti la principale politica attiva del lavoro, dal 2001 al 2006 non ha superato il 6% di tutta la spesa in politiche del lavoro e nel 2006 si è attestata al 3,9%.<br />
Con l’orientamento a favorire forme di lavoro flessibile, si sono verificati effetti di retroazione che hanno sospinto la spesa in politiche passive del lavoro. I contratti di lavoro a tempo determinato cresciuti negli ultimi anni raramente si trasformano in contratti di lavoro più stabile: a differenza che in altri Paesi europei dove permettono un primo accesso al lavoro, in Italia i contratti a tempo determinato persistono nel tempo e consentono di approdare ad un contratto stabile solo al 16% dei lavoratori interessati e a meno del 9% dei collaboratori provocando fenomeni di scoraggiamento e di ritito dal mercato del lavoro. La maggiore incidenza dei contratti a tempo determinato sul complesso dell’occupazione dipendente si registra nel Mezzogiorno (17%), anche se nel Centro Nord si concentra il 63% dei contratti a termine. In Campania l’incidenza dei contratti a tempo determinato ha raggiunto il 14% degli occupati.<br />
Nonostante che il sistema di protezione sociale dalla disoccupazione sia in Italia ad accesso limitato, il diffondersi di lavoro a tempo determinato e l’aumento del turnover provocano inevitabilmente un drenaggio di risorse verso le politiche passive, man mano che nel tempo maturano i diritti di sostegno al reddito.<br />
Il Mezzogiorno, venuti meno tutti gli incentivi per ridurre gli squilibri territoriali e le altre misure di stimolo all’assunzione, utilizza in modo massiccio gli incentivi per l’assunzione a tempo indeterminato per i disoccupati di lunga durata, che sono concentrati per più dell’80% appunto nel Sud. Le risorse che il Sud assorbe nelle politiche attive del lavoro riguardano per più del 60% questa tipologia di incentivo, che per le imprese presenta rilevanti convenienze in termini di contenimento dei costi. In Campania la percentuale è del 67,4%. Una quota significativa, intorno al 69%, dei contratti di inserimento riguarda il Mezzogiorno ma, come sappiamo, essi favoriscono solo marginalmente i giovani, per i quali non sono previsti altri incentivi specifici. Per i giovani di fatto c’è solo il contratto di apprendistato che assorbe nel Sud poco meno del 20% delle risorse destinate in Italia a questo istituto. In Campania il contratto d’apprendistato assorbe il 19% delle risorse mentre il contratto di inserimento il 6,7%.<br />
In sintesi, nel mercato del lavoro del Mezzogiorno agiscono solo tre strumenti di politica attiva el lavoro (per l’assunzione dei disoccupati di lunga durata; per l’inserimento; per l’apprendistato) che da soli coprono il 90% di tutte le politiche attive. In Campania questi tre strumenti messi insieme assorbono il 94% delle risorse. Quanto queste politiche siano in grado di incidere,  intercettare e accompagnare  i meccanismi di funzionamento del mercato del lavoro, si comprende facilmente: parlano i numeri, e non sono numeri soddisfacenti, sulla condizione del lavoro meridionale.<br />
Il ruolo che le politiche del lavoro possono svolgere in un mercato del lavoro come quello del Mezzogiorno, non è risolutivo ma neanche marginale. Molto dipende dalle modalità con le quali tali politiche sono gestite e dal ruolo che le istituzioni sono in grado di svolgere per rimuovere i circuiti viziosi della scarsa partecipazione, del depauperamento del capitale umano e della crescente segmentazione del mercato del lavoro, circuiti che innalzano i rischi di permanenza nella disoccupazione e di esclusione sociale.<br />
Perché il problema dell’occupazione e del lavoro nel Mezzogiorno rientri nell’agenda politica nazionale, non basta investire in risorse aggiuntive. Le risorse, la spesa pubblica, sono certamente indispensabili, ma vanno ben utilizzate. Adeguati programmi di formazione professionale oggi sono ancora più necessari, vista la crescente fuoriuscita dal mercato del lavoro, per favorire la ricollocazione dei lavoratori scoraggiati, per evitare che i giovani siano respinti nelle non forze di lavoro, per offrire alle imprese competenze professionali adeguate, per innalzare la qualità del lavoro nelle stesse imprese e favorire per questa via investimenti su frontiere tecnologicamente più avanzate.<br />
Per fare ciò è tuttavia necessario che le istituzioni di governo del mercato del lavoro siano attrezzate ad offrire servizi di qualità ai lavoratori e alle imprese, svolgano un ruolo di coordinamento tra gli operatori del mercato del lavoro, facilitino lo scambio di informazioni riducendo l’incertezza degli attori, di lavoratori e imprenditori. I servizi all’impiego, i servizi e le agenzie di orientamento e formazione devono essere concretamente ancorati al territorio, fungere da raccordo tra imprese e lavoratori in modo trasparente per soddisfare i reali fabbisogni formativi delle imprese e innalzare le competenze di quanti possono essere occupati.<br />
Tutte le Regioni del Mezzogiorno hanno legiferato in materia proponendo più delle altre Regioni un ruolo centrale e forte dell’apparato amministrativo pubblico, investendo risorse dei fondi europei nelle strutture e nelle azioni di sistema ma il divario esistente nella qualità e nei livelli raggiunti in altre Regioni d’Italia appare ancora troppo elevato. In Campania, in particolare, così come in altre realtà meridionali, le istituzioni locali di governo del mercato del lavoro appaiono poco aperte agli interlocutori delle reti sociali e imprenditoriali che invece altrove sono molto più attivi e concorrenti sia nella fornitura di servizi che nell’attuazione di politiche di inserimento lavorativo e di intermediazione tra domanda e offerta.<br />
La  trasparenza delle informazioni, la presa in carico dei soggetti, politiche ben progettate e attuate di orientamento e formazione, la certificazione dei percorsi e dei curricula dei soggetti possono realmente incidere nel favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, nella riduzione dei costi a ciò connessi a carico sia dei lavoratori che delle imprese e per questa via rendere più appetibile per le imprese anche l’investimento in formazione continua. Le distorsioni nella spesa per le politiche formative nel Mezzogiorno ne hanno compromesso l’efficacia e la rilevanza, alimentando comportamenti opportunistici degli operatori e dei soggetti. Bisogna restituire ai lavoratori e specie ai giovani del Mezzogiorno il diritto ad una opportunità, alle imprese la riduzione delle incertezze e alle istituzioni quella reputazione necessaria per realizzare un corretto impiego delle politiche e per rimuovere i vincoli al migliore funzionamento del mercato del lavoro.</p>
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		<title>L&#8217;anatema del cardinale &#8220;Questa festa è una beffa&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 03 May 2010 12:13:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[cardinale Sepe]]></category>
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		<description><![CDATA[(di Cristina Zagaria da la Repubblica Napoli) «DOBBIAMO avere il coraggio di dirlo, e magari di gridarlo, perché qualcuno finalmente ascolti: nel calendario di Napoli, la festa del Lavoro più che una ricorrenza appare una beffa». E’ duro il cardinale Crescenzio Sepe, nell&#8217; omelia per il miracolo di San Gennaro che quest&#8217;anno si è ripetuto (il sangue si è sciolto alle 20.15 dopo una lunga attesa) ed è coinciso con la festa del Lavoro. Le parole dell&#8217;arcivescovo sono forti, incalzanti: «Non esiste, sul nostro tormentato territorio, un&#8217;urgenza più grave. Chi vuole davvero salvare Napoli e la Campania non può che mettere mano, prima di tutto, a questa emergenza, fonte di tante altre». Perciò, prosegue, «è difficile, e anche triste, far festa per qualcosa che manca, o che continua a venir meno». L&#8217;analisi è dura quanto le parole: «A Napoli non solo si svuotano le aziende, ma continuano ad abbassarsi le saracinesche di molti esercizi commerciali e si assottiglia perfino, come inevitabile conseguenza, anche l&#8217;esile filo di quell&#8217;economia del vicolo o della piazzetta che ha rappresentato, da sempre, il vero ammortizzatore naturale durante ogni ondata di crisi». E come al solito il cardinale non fotografa solo la realtà, ma cerca di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Cristina Zagaria da la Repubblica Napoli)</strong></p>
<p>«DOBBIAMO avere il coraggio di dirlo, e magari di gridarlo, perché qualcuno finalmente ascolti: nel calendario di Napoli, la festa del Lavoro più che una ricorrenza appare una beffa». E’ duro il cardinale Crescenzio Sepe, nell&#8217; omelia per il miracolo di San Gennaro che quest&#8217;anno si è ripetuto (il sangue si è sciolto alle 20.15 dopo una lunga attesa) ed è coinciso con la festa del Lavoro.<br />
Le parole dell&#8217;arcivescovo sono forti, incalzanti: «Non esiste, sul nostro tormentato territorio, un&#8217;urgenza più grave. Chi vuole davvero salvare Napoli e la Campania non può che mettere mano, prima di tutto, a questa emergenza, fonte di tante altre». Perciò, prosegue, «è difficile, e anche triste, far festa per qualcosa che manca, o che continua a venir meno».<br />
L&#8217;analisi è dura quanto le parole: «A Napoli non solo si svuotano le aziende, ma continuano ad abbassarsi le saracinesche di molti esercizi commerciali e si assottiglia perfino, come inevitabile conseguenza, anche l&#8217;esile filo di quell&#8217;economia del vicolo o della piazzetta che ha rappresentato, da sempre, il vero ammortizzatore naturale durante ogni ondata di crisi». E come al solito il cardinale non fotografa solo la realtà, ma cerca di dare l&#8217; avvio a una svolta. Il sindaco Rosa Russo Iervolino e il neo-governatore Stefano Caldoro sono in chiesa. Ed ecco l&#8217;appello a Comune e Regione: «Se esiste un programma, o un qualsiasi piano di sviluppo,non c&#8217;è che un capitolo da mettere a capo di tutto; e questo capitolo è il lavoro».</p>
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		<title>In soli tre mesi persi 64 mila posti</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Mar 2010 06:13:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Patrizio Mannu da il Corriere del Mezzogiorno) Da ottobre a dicembre del 2009 i posti di lavoro persi in Campania sono stati 64 mila (erano un milione 586 mila nel IV trimestre, rispetto al milione 650 mila del trimestre precedente). Se, invece, si mettono a confronto gli ultimi tre mesi dell’anno passato, con lo stesso periodo del 2008 si scopre che gli occupati sono scesi di 73 mila unità, superando addirittura quelli andati in fumo nell’intero anno (69 mila). Le cifre di una disfatta sono state contabilizzate dall’Istat nell’ultimo rapporto sulla forza lavoro. «Ancora una volta — commenta Lina Lucci, segretario regionale della Cisl — continuiamo a pagare, in termini di lavoro, il prezzo più alto a causa della cattiva gestione della politica locale». Il IV trimestre 2009 Nel periodo, con riferimento alla popolazione in età lavorativa (15-64 anni), il tasso di occupazione in regione si attesta al 40,1%, perdendo 1,8 punti percentuali rispetto al medesimo trimestre del 2008. Se si dà uno sguardo al Mezzogiorno nel suo insieme, si il tasso di occupazione (fra lavoratori dipendenti e indipendenti) scende del 3%, in misura maggiore gli uomini (2,2%), rispetto all donne (0,7). A pagare dazio più pesante è il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Patrizio Mannu da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>Da ottobre a dicembre del 2009 i posti di lavoro persi in Campania sono stati 64 mila (erano un milione 586 mila nel IV trimestre, rispetto al milione 650 mila del trimestre precedente). Se, invece, si mettono a confronto gli ultimi tre mesi dell’anno passato, con lo stesso periodo del 2008 si scopre che gli occupati sono scesi di 73 mila unità, superando addirittura quelli andati in fumo nell’intero anno (69 mila). Le cifre di una disfatta sono state contabilizzate dall’Istat nell’ultimo rapporto sulla forza lavoro. «Ancora una volta — commenta Lina Lucci, segretario regionale della Cisl — continuiamo a pagare, in termini di lavoro, il prezzo più alto a causa della cattiva gestione della politica locale».</p>
<p>Il IV trimestre 2009</p>
<p>Nel periodo, con riferimento alla popolazione in età lavorativa (15-64 anni), il tasso di occupazione in regione si attesta al 40,1%, perdendo 1,8 punti percentuali rispetto al medesimo trimestre del 2008. Se si dà uno sguardo al Mezzogiorno nel suo insieme, si il tasso di occupazione (fra lavoratori dipendenti e indipendenti) scende del 3%, in misura maggiore gli uomini (2,2%), rispetto all donne (0,7). A pagare dazio più pesante è il comparto dell’industria in senso stretto, con un decermento del 5,7%; seguono l’industria più in generale (-4,8%), costruzioni (-3,6%), servizi (-2,5) e agricoltura (-2,4). In uno sguardo più nazionale il protarsi del calo tendenziale delle posizioni lavorative indipendenti nel quarto trimestre 2009 (-3,0%, pari a -175 mila unità) è accompagnato da una nuova flessione di quelle dipendenti (-1,4% pari a -253 mila unità). L’agricoltura registra un’ulteriore contrazione del numero di occupati (-2,3%, pari a -22 mila unità), concentrata nel Nord e nel Mezzogiorno. La forte riduzione tendenziale dell’occupazione nell’industria in senso stretto (-5,5%, pari a -270 mila unità) riguarda soprattutto i dipendenti e gli autonomi delle regioni settentrionali. Sotto il profilo di genere, il calo complessivo è equidistribuito tra uomini e donne, mentre il ritmo di discesa tendenziale dell’occupazione femminile (-9,8%) è più che doppio rispetto a quello maschile (-3,8%). Le costruzioni attenuano la riduzione tendenziale dell’occupazione, con un calo contenuto (-0,7%, pari a -15 mila unità) localizzato nel Nord e nel Mezzogiorno. Il terziario manifesta nuovamente una contrazione dell’occupazione (-0,8%), a sintesi della persistente diminuzione del numero dei lavoratori autonomi e della sostanziale stabilità dei dipendenti. La dinamica differenziata interessa il Nord e il Centro, mentre nel Mezzogiorno il calo riguarda entrambe le posizioni lavorative. Il calo registrato nel terziario si concentra nel commercio e nei trasporti, ma tocca anche l’istruzione, la sanità e la Pubblica amministrazione, dove vengono penalizzati sia il lavoro temporaneo sia quello standard,presumibilmente a motivo dei mancati rimpiazzi delle uscite per pensionamento. Nell’industria e nei servizi 334.000 occupati (115.000 nel quarto trimestre 2008) dichiarano di non avere lavorato, nella settimana di riferimento dell’indagine, o di avere svolto un numero di ore inferiore alla norma, perché in Cassa integrazione guadagni.</p>
<p>I commenti</p>
<p>«Subito dopo le amministrative chiediamo— annuncia Lucci— la designazione di un commissario ad acta per sbloccare le infrastrutture immediatamente cantierabili e rilanciare l’occupazione e l’economia». Per Marco Esposito, responsabile Mezzogiorno di Italia dei valori, «in Campania hanno un posto, anche precario, appena 40 persone su 100 in età da lavoro. Siamo ventesimi su venti regioni. In Calabria e in Sicilia le persone con un lavoro sono 43 su cento. Per raggiungerle bisognerebbe qui creare 134 mila posti di lavoro». Infine Sergio D’Antoni (Pd), vicepresidente della commissione Finanze della Camera: «I dati Istat sul lavoro mettono in evidenza l&#8217;incapacità del Governo di dare risposte in grado di fronteggiare gli effetti della crisi, specialmente nelle aree deboli del Sud».</p>
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		<title>Metronapoli Spa assume 15 operatori di stazione al disotto dei 30 anni</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 13:30:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[concorso comune]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Metronapoli S.p.A., società che, attraverso la gestione di treni metropolitani e funicolari, garantisce alla città di Napoli un servizio di trasporto pubblico su ferro, ci ha incaricati di selezionare 15 OPERATORI DI STAZIONE I candidati alla posizione dovranno possedere i seguenti requisiti: * L&#8217;aver compiuto il 21° anno di età e non aver compiuto il 30° anno di età al 25 febbraio 2010; il possesso di un diploma di scuola media superiore conseguito con votazione non inferiore a 70/100; * L&#8217;assenza di condanne penali passate in giudicato certificata dal casellario giudiziale e assenza di procedimenti penali in corso risultanti dal certificato dei carichi pendenti; * Il possesso della patente di categoria B; * L&#8217;idoneità fisica alla mansione ai sensi del decreto Min.Trasp. n.88 del 23 febbraio 1999. In caso di ex aequo costituiranno titolo preferenziale nella graduatoria finale (in ordine di priorità): * 1) L&#8217;iscrizione alle liste di mobilità; * 2) L&#8217;iscrizione alla Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS); * 3) L&#8217;appartenenza alla categoria di disoccupato di lunga durata; * 4) L&#8217;appartenenza a categorie protette, fatta salva l&#8217;idoneità fisica alla mansione. L&#8217;iter di selezione prevederà test psicoattitudinali e di cultura generale, esercizi di gruppo, test di inglese, questionario motivazionale e colloqui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Metronapoli S.p.A., società che, attraverso la gestione di treni metropolitani e funicolari, garantisce alla città di Napoli un servizio di trasporto pubblico su ferro, ci ha incaricati di selezionare</p>
<p>15 OPERATORI DI STAZIONE</p>
<p>I candidati alla posizione dovranno possedere i seguenti requisiti:</p>
<p>    *  L&#8217;aver compiuto il 21° anno di età e non aver compiuto il 30° anno di età al 25 febbraio 2010; il possesso di un diploma di scuola media superiore conseguito con votazione non inferiore a 70/100;<br />
    *  L&#8217;assenza di condanne penali passate in giudicato certificata dal casellario giudiziale e assenza di procedimenti penali in corso risultanti dal certificato dei carichi pendenti;<br />
    * Il possesso della patente di categoria B;<br />
    * L&#8217;idoneità fisica alla mansione ai sensi del decreto Min.Trasp. n.88 del 23 febbraio 1999.</p>
<p>In caso di ex aequo costituiranno titolo preferenziale nella graduatoria finale (in ordine di priorità):</p>
<p>    * 1) L&#8217;iscrizione alle liste di mobilità;<br />
    * 2) L&#8217;iscrizione alla Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS);<br />
    * 3) L&#8217;appartenenza alla categoria di disoccupato di lunga durata;<br />
    * 4) L&#8217;appartenenza a categorie protette, fatta salva l&#8217;idoneità fisica alla mansione.</p>
<p>L&#8217;iter di selezione prevederà test psicoattitudinali e di cultura generale, esercizi di gruppo, test di inglese, questionario motivazionale e colloqui individuali.<br />
L&#8217;assunzione avverrà secondo quanto previsto dal CCNL -Autoferrotranvieri- di riferimento.<br />
Per tutte le posizioni -da intendersi per ambo i sessi- è possibile candidarsi esclusivamente su questo sito internet previa consultazione della informativa sulla privacy ai sensi dell&#8217;art.13 della legge 196/2003 qui presente.<br />
Inoltre, è possibile consultare il bando di selezione sul sito www.metro.na.it.<br />
Le candidature dovranno pervenire entro e non oltre le ore 12:00 del 22 marzo 2010</p>
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		<title>Caan, esplode la rabbia dei precari. Blocco stradale in centro dei 145 dipendenti delle ditte appaltatrici</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 12:47:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[caan]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Ciro Crescentini da Cronache di Napoli) Sul piede di guerra i 145 lavoratori dipendenti precari delle imprese di subappaltatrici del Caan, la società che gestisce il centro agro-alimentare di Volla di cui il Comune di Napoli è socio al 56 per cento. Ieri mattina i dipendenti della società &#8216;Euroservizi&#8217; hanno promosso un blocco stradale davanti al cantiere della metropolitana in Piazza del Municipio, rovesciando e dando fuoco a un paio di cassonetti della spazzatura. L&#8217;amministrazione comunale di Palazzo San Giacomo, invece, di assumersi le proprie responsabilità istituzionali chiede al prefetto di Napoli Alessandro Pansa di &#8216;stemperare&#8217; la tensione sociale. I responsabili del Comune hanno inviato una nota a Pansa chiedendo la &#8220;convocazione delle parti&#8221;. Eppure, il compito di promuovere la riunione spetterebbe al Comune in qualità di socio di maggioranza del Caan. L&#8217;assessore comunale che detiene la delega del Caan è il notaio Sabatino Santangelo. I 145 precari effettuano servizi di facchinaggio e di trasporto. Domani potrebbero rimanere senza lavoro. Scade il contratto di subappalto stipulato tra il Caan e la società Euroservizi. Una prassi. Da anni il Caan, continua a non fare chiarezza sui contratti di appalto, sull&#8217;affidabilità delle imprese e sulla tutela dei diritti dei lavoratori addetti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Ciro Crescentini da Cronache di Napoli)</strong></p>
<p>Sul piede di guerra i 145 lavoratori dipendenti precari delle imprese di subappaltatrici del Caan, la società che gestisce il centro agro-alimentare di Volla di cui il Comune di Napoli è socio al 56 per cento. Ieri mattina i dipendenti della società &#8216;Euroservizi&#8217; hanno promosso un blocco stradale davanti al cantiere della metropolitana in Piazza del Municipio, rovesciando e dando fuoco a un paio di cassonetti della spazzatura. L&#8217;amministrazione comunale di Palazzo San Giacomo, invece, di assumersi le proprie responsabilità istituzionali chiede al prefetto di Napoli Alessandro Pansa di &#8216;stemperare&#8217; la tensione sociale. I responsabili del Comune hanno inviato una nota a Pansa chiedendo la &#8220;convocazione delle parti&#8221;. Eppure, il compito di promuovere la riunione spetterebbe al Comune in qualità di socio di maggioranza del Caan. L&#8217;assessore comunale che detiene la delega del Caan è il notaio Sabatino Santangelo. I 145 precari effettuano servizi di facchinaggio e di trasporto. Domani potrebbero rimanere senza lavoro. Scade il contratto di subappalto stipulato tra il Caan e la società Euroservizi. Una prassi. Da anni il Caan, continua a non fare chiarezza sui contratti di appalto, sull&#8217;affidabilità delle imprese e sulla tutela dei diritti dei lavoratori addetti al facchinaggio, alle pulizie e ai trasporti. Qualche hanno fa, la task force per la lotta al lavoro nero e la sicurezza sui luoghi di lavoro voluta dal prefetto di Napoli Alessandro Pansa nell&#8217; effettuare controlli presso le aziende operanti nel centro agroalimentare di Volla elevò sanzioni per oltre 240 mila euro. Furono denunciati dieci titolari di aziende per violazioni delle norme in materia di sicurezza, igiene e impiego di mano d&#8217;opera extra comunitaria clandestina. Dal 1989 per realizzare la struttura sono stati investiti 110 milioni di euro, provenienti dalle casse dello stato, dai fondi comunitari e privato. E continua a macinare risorse tra ricapitalizzazioni e contributi regionali. Gli operatori economici denunciano la perdita di affari. Per ogni giorno di mancata attività il Caan perde circa novemila euro ogni giorno. A questa cifra va aggiunto il danno, non quantificabile, arrecato agli operatori commerciali che hanno sottoscritto il contratto con il Caan ma che continuano a lavorare nei mercati partenopei e dalle mancate performance che avrebbero potuto realizzare nel mercato di Volla. La gestione della struttura è stata attmata aa una society di gestione con il sistema del `global service&#8217;. Una società che si trova in difficoltà finanziarie, nonostante i continui aumenti del capitale sociale e le risorse provenienti dalla regione Campania. Due fa, l&#8217;assessorato regionale alle Attività Produttive ha assegnato al Comune un contributo di 1,8 milioni di euro per l&#8217;avvio delle attività mercatali del Caan. Si trattava di fondi a valere, per l&#8217;importo di 1.250.000 euro, sulle dotazioni della linea d&#8217;azione 2 del Piano d&#8217;Azione per lo Sviluppo Economico Regionale e 550 mila euro per ulteriori dotazioni previste dalla stessa linea d&#8217;azione 2 per l&#8217;aggiornamento del Piano. I soldi furono impiegati per &#8220;l&#8217;accompagnamento all&#8217;esodo&#8221; di 4550 dei 160 dipendenti della coop &#8220;La Fedelissima&#8221;. Gli altri furono riassorbiti in parte dal consorzio affidatario della gestione del Global service del Caan.</p>
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		<title>Mazzette sul lavoro nero, presi due ispettori</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 06:39:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di T.B. da il Corriere del Mezzogiorno) Soldi, buoni ben­zina, contributi ad associazio­ni sportive, assunzioni di pa­renti, telefoni cellulari: per al­cuni ispettori del lavoro le ve­rifiche erano solo pretesti per ottenere vantaggi economici. Due di loro sono da ieri agli ar­resti domiciliari, accusati di concussione, corruzione, fal­so in atto pubblico, occulta­mento di atti veri, omissione di atti d’ufficio e minacce; si tratta di Nunzio Petrone, di 51 anni, e di Michele Aliberti, di 58. Altre cinque persone sono indagate. L’ordinanza è stata emessa dal gip Paola Russo su richie­sta del pm Giancarlo Novelli. L’inchiesta ha preso il via da alcune telefonate intercettate nell’ambito delle indagini sul­la Fire Controll, la società al centro dello scandalo per gli appalti di Comune e Regione. Anche la Fire Controll, infatti, era stata presa di mira. Le indagini sono state dele­gate al nucleo di polizia tribu­taria della Guardia di Finanza e hanno consentito di accerta­re un malcostume diffuso quanto preoccupante. Alcuni ispettori, infatti, grazie alla fa­coltà del «controllo a vista», cioè di iniziativa e lasciato alla loro discrezionalità, si presen­tavano in negozi e sedi di im­prese, dove molto spesso ri­scontravano la presenza di la­voratori non in regola. A quel punto, mettevano i titolari di fronte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di T.B. da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>Soldi, buoni ben­zina, contributi ad associazio­ni sportive, assunzioni di pa­renti, telefoni cellulari: per al­cuni ispettori del lavoro le ve­rifiche erano solo pretesti per ottenere vantaggi economici. Due di loro sono da ieri agli ar­resti domiciliari, accusati di concussione, corruzione, fal­so in atto pubblico, occulta­mento di atti veri, omissione di atti d’ufficio e minacce; si tratta di Nunzio Petrone, di 51 anni, e di Michele Aliberti, di 58. Altre cinque persone sono indagate.</p>
<p>L’ordinanza è stata emessa dal gip Paola Russo su richie­sta del pm Giancarlo Novelli. L’inchiesta ha preso il via da alcune telefonate intercettate nell’ambito delle indagini sul­la Fire Controll, la società al centro dello scandalo per gli appalti di Comune e Regione. Anche la Fire Controll, infatti, era stata presa di mira.</p>
<p>Le indagini sono state dele­gate al nucleo di polizia tribu­taria della Guardia di Finanza e hanno consentito di accerta­re un malcostume diffuso quanto preoccupante. Alcuni ispettori, infatti, grazie alla fa­coltà del «controllo a vista», cioè di iniziativa e lasciato alla loro discrezionalità, si presen­tavano in negozi e sedi di im­prese, dove molto spesso ri­scontravano la presenza di la­voratori non in regola. A quel punto, mettevano i titolari di fronte all’aut aut: o ricevere sa­latissime multe o pagare.</p>
<p>Ovviamente, i documenti relativi a queste verifiche non venivano inseriti nel sistema meccanizzato di controllo del­la direzione provinciale del la­voro; li hanno trovati i milita­ri nel corso della perquisizio­ne in casa di Aliberti. Molto spesso i datori di lavoro non in regola si sentivano chiede­re somme di denaro, ma in un paio di casi sono stati costretti a elargire contributi alla socie­tà di pallavolo nella quale è in­serita la figlia di Aliberti o a ce­dere telefonini e buoni benzi­na.</p>
<p>In un caso, per evitare la multa, una persona è stata co­stretta a sottoporsi ad esami clinici in un centro privato di Casalnuovo. Secondo la Procu­ra, il sistema ha funzionato per molti anni; nel corso della perquisizione in casa di Petro­ne, per esempio, sono stati tro­vati denaro, buoni postali, li­bretti di deposito e polizze per un valore di 700.000 euro: il pm ne ha disposto il seque­stro, assieme a beni immobili dal valore di 600.000 euro, per­ché li ritiene il frutto dei reati commessi.</p>
<p>Lo stipendio medio di un ispettore del lavoro, infatti, è di 1400 euro al mese. Nell’ordi­nanza, il gip parla di «fatti per­meati da un’assoluta gravità ed attualità», di «uso distorto della funzione pubblica, dime­stichezza e/o malcelata sfron­tatezza » di Petrone e Aliberti.</p>
<p>I due ispettori visitavano so­cietà e negozi di ogni tipo: dai distributori di benzina ai can­tieri edili, dai saloni da barbie­re ai lidi balneari (c’è anche il Riez, il cui titolare è tra gli in­dagati). Numerose intercetta­zioni li incastrano. Alcune ri­guardano il telefonino Nokia N95 che un datore di lavoro ha dato a Petrone e quest’ulti­mo ha girato a suo figlio Anto­nio (che un altro commercian­te aveva dovuto assumere fitti­ziamente perché percepisse i contributi) come regalo di Na­tale 2008. Il ragazzo non sape­va quale regalo il padre avesse scelto per lui, ma era molto seccato dal fatto che non si trattasse di quello che aveva in mente. Racconta alla fidan­zata: «Io ho detto, papà, no, non esiste. Ogni anno deve es­sere così, noi facciamo la ri­chiesta e Babbo Natale lo deve portare a casa… Vabbe’, da guaglioni viziati proprio».</p>
<p>Tra i due avviene un litigio violento. Alla fine si scopre che in realtà il telefonino è proprio il regalo che il ragazzo desiderava. In un’altra conver­sazione l’ispettore del lavoro si mette d’accordo con il com­merciante che gli ha dato il te­lefonino: è arrivata la Guardia di Finanza e vuole spiegazio­ni, meglio dire che si è tratta­to di un regalo di Natale fatto da un amico di vecchia data.</p>
<p>In serata, sull’arresto dei due ispettori è intervenuta l’Ugl parlando di «episodio grave che vanifica il lavoro di chi si batte per l’incremento degli organici degli ispettori del lavoro». Mentre «disprez­zo verso chi si macchia di tali crimini» è stato espresso dal consigliere regionale Pd Anto­nio Amato. </p>
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		<title>Tute blu Fiat, esplode la rabbia Occupati fabbrica e Comune</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 06:37:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Paolo Picone da il Corriere del Mezzogiorno) Com’era prevedibile da giorni la protesta nello stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco dei lavoratori con contratto a termine è scoppiata ieri e nelle forme più esaspe­rate e drammatiche. Nel primo pomerig­gio un centinaio di tute blu prima ha manifestato all&#8217;interno della fabbrica au­tomobilistica contro l&#8217;annunciato man­cato rinnovo dei contratti a termine. Gli operai hanno dapprima bloccato le catene di montaggio dei modelli Alfa 147 e Alfa 159, poi hanno sfilato all&#8217;in­terno dell&#8217;area industriale. Poi hanno oc­cupato l’ingresso per le merci, il nume­ro 1 ed un gruppo di una ventina di ope­rai sono saliti sul tetto del capannone del reparto di verniciatura, sostandovi per quasi tre ore. Infine si sono recati tutti in Municipio e qui dopo un incon­tro con il sindaco Della Ratta ed il consi­gliere regionale del Pd, Michele Caiazzo hanno deciso di occupare l’Aula consi­liare ad oltranza. Hanno infatti annun­ciato che non si muoveranno da lì, fino a quando la dirigenza aziendale non rin­noverà i contratti. A manifestare le tute blu con contratto in scadenza tra fine di­cembre e marzo, che l’azienda ha annun­ciato non rinnoverà. «Se necessario – di­cono i manifestanti – trascorreremo an­che il Natale qui, perché per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Paolo Picone da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>Com’era prevedibile da giorni la protesta nello stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco dei lavoratori con contratto a termine è scoppiata ieri e nelle forme più esaspe­rate e drammatiche. Nel primo pomerig­gio un centinaio di tute blu prima ha manifestato all&#8217;interno della fabbrica au­tomobilistica contro l&#8217;annunciato man­cato rinnovo dei contratti a termine.</p>
<p>Gli operai hanno dapprima bloccato le catene di montaggio dei modelli Alfa 147 e Alfa 159, poi hanno sfilato all&#8217;in­terno dell&#8217;area industriale. Poi hanno oc­cupato l’ingresso per le merci, il nume­ro 1 ed un gruppo di una ventina di ope­rai sono saliti sul tetto del capannone del reparto di verniciatura, sostandovi per quasi tre ore. Infine si sono recati tutti in Municipio e qui dopo un incon­tro con il sindaco Della Ratta ed il consi­gliere regionale del Pd, Michele Caiazzo hanno deciso di occupare l’Aula consi­liare ad oltranza. Hanno infatti annun­ciato che non si muoveranno da lì, fino a quando la dirigenza aziendale non rin­noverà i contratti. A manifestare le tute blu con contratto in scadenza tra fine di­cembre e marzo, che l’azienda ha annun­ciato non rinnoverà. «Se necessario – di­cono i manifestanti – trascorreremo an­che il Natale qui, perché per noi con fi­gli da sfamare e famiglie a carico non c’è granché da festeggiare ad un passo dalla disoccupazione».</p>
<p>Per amara ironia della sorte, la prote­sta è scattata proprio in questi giorni in cui finalmente dopo tanta cassa integra­zione si era ritornati per pochi giorni sulle linee di produzione. «Ma il fatto di assoluta importanza – spiega il consi­gliere regionale ed ex sindaco di Pomi­gliano, Michele Caiazzo – che questi cen­to lavoratori abbiano ricevuto la solida­rietà concreta di tutto lo stabilimento. Tutte le tute blu della fabbrica si sono mobilitate per loro». Per i lavoratori, in cassa integrazione straordinaria dallo scorso 16 novembre la dirigenza della Fiat aveva programmato cinque giorni di rientro per gli addetti al modello Alfa 159 (dal 14 al 18 dicembre), e tre per gli addetti al modello Alfa 147 (da oggi fi­no al 18 dicembre). «Avevamo solleva­to il problema da diversi giorni – affer­ma il leader della Uilm Campania, Gio­vanni Sgambati — auspichiamo che si trovi una soluzione adeguata per i lavo­ratori che da parte loro dovrebbero evi­tare azioni eclatanti». «E’ un segnale ne­gativo – commenta il segretario provin­ciale Ugl Metalmeccanici, Ciro Esposito – soprattutto perché abbiamo constata­to una netta chiusura dell’azienda ri­spetto alla possibilità di trovare spiragli provvisori per questi giovani». «La Fiat non intende onorare – il j’accuse di Mas­simo Brancato, segretario generale Fiom Napoli — un accordo sindacale sottoscritto liberamente tra le parti che prevedeva la stabilizzazione di questi la­voratori ». «La situazione dei lavoratori con contratto in scadenza alla Fiat di Po­migliano d&#8217;Arco, e&#8217; davvero intollerabi­le » commentano Paolo Ferrero, segreta­rio nazionale del Prc, e Tommaso Soda­no, consigliere provinciale di Napoli del Prc.</p>
<p>Una situazione di certo incandescen­te e che va a gettare ulteriore benzina sul fuoco, visto che qui da decine di me­si le 5 mila tute blu sono in cassa inte­grazione, prima ordinaria, da un mese invece straordinaria e sarà così per tut­to il 2010. In questi giorni in pre­visione dell’incontro del prossi­mo 22 dicembre a Roma, tra Go­verno, azienda e parti sociali, c’è un gran fermento tra gli ope­rai. Sono tantissimi gli autobus che partiranno dai cancelli della fabbrica il giorno 22 per portare a Roma almeno un migliaio di lavoratori, sindaci ed anche rap­presentanti della chiesa a presidiare la zona dove si terrà il vertice con l’ad Ser­gio Marchionne. In quella sede gli ope­rai si aspettano di conoscere finalmente il futuro dello stabilimento di Pomiglia­no, la mission produttiva. La speranza è che qui dal 2011 il Lingotto decida di far produrre la Nuova Panda, un’auto cioè che possa garantire gli attuali livelli oc­cupazionali. Perciò più che un presidio quello del 22 dicembre nella Capitale per le tute blu di Pomigliano dovrà esse­re una “veglia” non funebre ma di atte­sa. </p>
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		<title>Assunzioni al Comune, scoppia il caso Formez</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 13:03:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di al. Mancini da Cronache di Napoli) Il Comune assume e le polemiche montano. Il concorso per il reclutamento di 534 unità a Palazzo San Giacomo continua a far discutere dopo che la Giunta ha approvato la delibera per l&#8217;indizione del bando. A finire questa volta sotto la lente d&#8217;ingrandimento dell&#8217;opposizione in via Verdi è il corso di formazione previsto per i neo arruolati nei ranghi del Municipio. &#8220;No al Formez per la selezione del concorso comunale &#8211; ha gridato il consigliere comunale del Pdl, Salvatore Varriale &#8211; Ricorrerò contro la delibera di Giunta che gli affida la selezione e i primi sei mesi di formazione per le nuove assunzioni&#8221;. Ci sarebbero in ballo, secondo l&#8217;esponente del centrodestra, circa 3 milioni e 250mila euro che il Comune spenderebbe per l&#8217;incarico. E non mancano i veleni. &#8220;L&#8217;Amministrazione ricorra al mercato per individuare a quale agenzia di selezione e formazione affidare le procedure di assunzione -ha affermato Varriale &#8211; Il Formez è legato a doppio filo al centrosinistra ed a questi quindici anni di governo campano, il suo Coordinatore Tecnico Scientifico è Valeria Spagnuolo, l&#8217;ex moglie di Bassolino, e l&#8217;istituto è da un anno al centro di indagini del Ministro Renato Brunetta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di al. Mancini da Cronache di Napoli)</strong></p>
<p>Il Comune assume e le polemiche montano. Il concorso per il reclutamento di 534 unità a Palazzo San Giacomo continua a far discutere dopo che la Giunta ha approvato la delibera per l&#8217;indizione del bando. A finire questa volta sotto la lente d&#8217;ingrandimento dell&#8217;opposizione in via Verdi è il corso di formazione previsto per i neo arruolati nei ranghi del Municipio. &#8220;No al Formez per la selezione del concorso comunale &#8211; ha gridato il consigliere comunale del Pdl, Salvatore Varriale &#8211; Ricorrerò contro la delibera di Giunta che gli affida la selezione e i primi sei mesi di formazione per le nuove assunzioni&#8221;. Ci sarebbero in ballo, secondo l&#8217;esponente del centrodestra, circa 3 milioni e 250mila euro che il Comune spenderebbe per l&#8217;incarico. E non mancano i veleni. &#8220;L&#8217;Amministrazione ricorra al mercato per individuare a quale agenzia di selezione e formazione affidare le procedure di assunzione -ha affermato Varriale &#8211; Il Formez è legato a doppio filo al<br />
centrosinistra ed a questi quindici anni di governo campano, il suo Coordinatore Tecnico Scientifico è Valeria Spagnuolo, l&#8217;ex moglie di Bassolino, e l&#8217;istituto è da un anno al centro di indagini del Ministro Renato Brunetta per i suoi bilanci poco trasparenti&#8221;. E non è finita qua: il concorso rischia oltretutto di trasformarsi in una grande cambiale pre elettorale secondo il consigliere Pdl. &#8220;Questo perchè le assunzioni vere e proprie potranno avvenire soltanto dopo la formazione &#8211; ha spiegato &#8211; se il Bilancio comunale lo consentirà e non varierà in peggio nel corso dei prossimi due anni rompendo il patto di stabilità, cosa che mi pare al momento francamente impossibile&#8221;. Eppure l&#8217;assessore al personale, Enrica Amaturo, continua ad assicurare che è tutto regolare, tutto fatto &#8220;nella massima trasparenza&#8221; e chi dice il contrario è in malafede. Rispondendo venerdì scorso ad un&#8217;altra osservazione maliziosa rivoltale dall&#8217;opposizione, circa una &#8220;corsia preferenziale&#8221; studiata ad hoc per &#8220;favorire gli stagisti di sociologia che operano in Comune&#8221;, la Amaturo si era detta &#8220;stupita&#8221;. &#8220;Non capisco come si possa dar credito a informazioni erronee e fuorvianti &#8211; aveva replicato &#8211; dopo che ho dato piena e puntuale descrizione della normativa vigente relativa agli stage presso gli enti pubblici&#8221;. La Amaturo si riferiva ad un&#8217;interrogazione del consigliere dell&#8217;Udeur, Ciro Monaco il quale ieri ha prontamente replicato. &#8220;Mi lascia del tutto indifferente lo stupore manifestato dall&#8217;assessore &#8211; ha detto &#8211; in ordine al fatto di aver messo in dubbio quanto da lei comunicatomi in una nota. La dichiarazione fornita &#8211; ha aggiunto &#8211; è incompleta in quanto non vengono menzionati i propositi in ordine all&#8217;attribuzione di titoli e punteggi preferenziali a favore di staffisti e contrattisti a tempo determinato finora utilizzati, per i quali lo stesso assessore ha dichiarato pubblicamente di volerli privilegiare in quanto dotati di alto profilo professionale, trascurando il fatto che nell&#8217;organico del Comune oltre mille dipendenti rivestono tali alti profili, ma sono invece destinati a mansioni inferiori&#8221;.</p>
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		<title>Assunzioni al Comune disponibili 534 posti</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Dec 2009 06:41:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Patrizia Capua da la Repubblica Napoli) La Giunta Comunale di Napoli ha approvato la delibera che dà il via al concorso per l´assunzione al Comune di 534 tra impiegati e funzionari amministrativi e tecnici. Servono 23 istruttori amministrativi, 60 ragionieri, 25 istruttori direttivi economico-finanziari, 23 funzionari economico-finanziari, 25 ingegneri, 25 architetti, 18 informatici, 165 assistenti sociali, 170 agenti di polizia municipale. I primi 200 lavoratori saranno assunti entro la fine del 2010 e gli altri entro la primavera successiva. Il bando è riservato solo a profili professionali elevati, perché le qualifiche basse in organico sono già troppe. Ma a Palazzo San Giacomo assicurano che «si terrà in debita considerazione l´esperienza maturata dagli Lsu nell´amministrazione». Il bando sarà pubblicato entro la fine dell´anno e le prove preselettive e tecniche si svolgeranno nei sei mesi successivi. L´assessore al Personale, Enrica Amaturo, spiega: «Abbiamo deciso di puntare sull´inserimento di nuove risorse qualificate, indispensabili per una moderna pubblica amministrazione. Ciò costituisce anche una risposta alla grave disoccupazione di Napoli». Il concorso è affidato alla Commissione interministeriale per l´attuazione del progetto Ripam (Riqualificazione delle pubbliche amministrazioni), con i rappresentanti dei ministeri della Pubblica amministrazione, Tesoro e Interno. Una scelta che garantisce la trasparenza e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Patrizia Capua da la Repubblica Napoli)</strong></p>
<p>La Giunta Comunale di Napoli ha approvato la delibera che dà il via al concorso per l´assunzione al Comune di 534 tra impiegati e funzionari amministrativi e tecnici. Servono 23 istruttori amministrativi, 60 ragionieri, 25 istruttori direttivi economico-finanziari, 23 funzionari economico-finanziari, 25 ingegneri, 25 architetti, 18 informatici, 165 assistenti sociali, 170 agenti di polizia municipale. I primi 200 lavoratori saranno assunti entro la fine del 2010 e gli altri entro la primavera successiva.<br />
Il bando è riservato solo a profili professionali elevati, perché le qualifiche basse in organico sono già troppe. Ma a Palazzo San Giacomo assicurano che «si terrà in debita considerazione l´esperienza maturata dagli Lsu nell´amministrazione». Il bando sarà pubblicato entro la fine dell´anno e le prove preselettive e tecniche si svolgeranno nei sei mesi successivi.<br />
L´assessore al Personale, Enrica Amaturo, spiega: «Abbiamo deciso di puntare sull´inserimento di nuove risorse qualificate, indispensabili per una moderna pubblica amministrazione. Ciò costituisce anche una risposta alla grave disoccupazione di Napoli».<br />
Il concorso è affidato alla Commissione interministeriale per l´attuazione del progetto Ripam (Riqualificazione delle pubbliche amministrazioni), con i rappresentanti dei ministeri della Pubblica amministrazione, Tesoro e Interno. Una scelta che garantisce la trasparenza e la possibilità di usufruire dell´esperienza del Formez. Inoltre, accorcia i tempi del reclutamento.</p>
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		<title>A voce alta – 7a puntata</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 17:47:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Parliamo di futuro. I giovani in cerca di lavoro sono costretti ad emigrare. Quale la soluzione?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Parliamo di futuro. I giovani in cerca di lavoro sono costretti ad emigrare. Quale la soluzione?</p>
<div><object width="512" height="322"><param name="movie" value="http://d.yimg.com/static.video.yahoo.com/yep/YV_YEP.swf?ver=2.2.46" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="AllowScriptAccess" VALUE="always" /><param name="bgcolor" value="#000000" /><param name="flashVars" value="id=16940543&#038;vid=6526668&#038;lang=it-it&#038;intl=it&#038;thumbUrl=http%3A//l.yimg.com/a/p/i/bcst/videosearch/3513/98045005.jpeg&#038;embed=1" /><embed src="http://d.yimg.com/static.video.yahoo.com/yep/YV_YEP.swf?ver=2.2.46" type="application/x-shockwave-flash" width="512" height="322" allowFullScreen="true" AllowScriptAccess="always" bgcolor="#000000" flashVars="id=16940543&#038;vid=6526668&#038;lang=it-it&#038;intl=it&#038;thumbUrl=http%3A//l.yimg.com/a/p/i/bcst/videosearch/3513/98045005.jpeg&#038;embed=1" ></embed></object></div>
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		<title>Sondaggio in Campania: per metà residenti non si vive male</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 15:46:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(ANSA) Nei Comuni della Campania non si vive affatto male: così dichiara la metà dei cittadini campani ai ricercatori di Axis Research che su incarico di GMP hanno effettuato un&#8217;indagine sulla qualità della vita. I cittadini della regione, in base a questo sondaggio, dichiarano (il 49%) di vivere bene nel loro comune. &#8220;E se resta gravemente insufficiente &#8211; si sottolinea &#8211; il giudizio sulle politiche del lavoro (solo l&#8217;8,4% dà la sufficienza), decisamente migliore il giudizio sui rifiuti che raccoglie il 37% dei giudizi positivi e via a salire con le politiche culturali e dei trasporti&#8221;. In particolare, sui trasporti, i cittadini campani mostrano di gradire soprattutto il biglietto unico con un 73% di gradimento e il lavoro svolto su metropolitane e stazioni (il 63,8%).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(ANSA)</strong></p>
<p> Nei Comuni della Campania non si vive affatto male: così dichiara la metà dei cittadini campani ai ricercatori di Axis Research che su incarico di GMP hanno effettuato un&#8217;indagine sulla qualità della vita.<br />
   I cittadini della regione, in base a questo sondaggio, dichiarano (il 49%) di vivere bene nel loro comune. &#8220;E se resta gravemente insufficiente &#8211; si sottolinea &#8211; il giudizio sulle politiche del lavoro (solo l&#8217;8,4% dà la sufficienza), decisamente migliore il giudizio sui rifiuti che raccoglie il 37% dei giudizi positivi e via a salire con le politiche culturali e dei trasporti&#8221;. In particolare, sui trasporti, i cittadini campani mostrano di gradire soprattutto il biglietto  unico con un 73% di gradimento e il lavoro svolto su metropolitane e stazioni (il 63,8%).</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Occupazione, tracollo in Campania</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 06:15:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Patrizia Capua da la Repubblica Napoli) Campania al tracollo per l´occupazione, in frenata gli investimenti, lieve ripresa degli ordinativi alle imprese. La crisi si attenua nel Paese e in Campania se ne avvertono deboli segnali. Ma non c´è un´altra regione italiana che abbia un mercato del lavoro tanto disastrato. Dal profilo di Bankitalia dell´economia regionale per il primo semestre 2009, redatto da Giovanni Iuzzolino, responsabile del nucleo di ricerca economica di Napoli, emergono dati poco rassicuranti. A fronte di 1.800 persone occupate, 800 mila in età da lavoro (e disponibili al lavoro) sono senza occupazione. In prevalenza giovani e donne. Il numero di occupati è calato di 70 mila unità rispetto al 2008 (meno 4,2 per cento). La Campania è l´unica regione in cui l´occupazione si riduce in 15 degli ultimi 18 trimestri. La crisi campana, secondo Iuzzolino, «viene da lontano, ancor prima di questa recessione». Per il direttore della sede di Napoli, Sergio Cagnazzo, «la ripresa non sortirà effetti immediati e non si sa quanto potrà essere consistente». La produzione industriale ha smesso di calare, le prospettive di ripresa potrebbero rafforzarsi nei prossimi sei mesi, compensando, però, solo in piccola parte il deficit accumulato. Il 26 per cento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Patrizia Capua da la Repubblica Napoli)</strong></p>
<p>Campania al tracollo per l´occupazione, in frenata gli investimenti, lieve ripresa degli ordinativi alle imprese. La crisi si attenua nel Paese e in Campania se ne avvertono deboli segnali. Ma non c´è un´altra regione italiana che abbia un mercato del lavoro tanto disastrato. Dal profilo di Bankitalia dell´economia regionale per il primo semestre 2009, redatto da Giovanni Iuzzolino, responsabile del nucleo di ricerca economica di Napoli, emergono dati poco rassicuranti. A fronte di 1.800 persone occupate, 800 mila in età da lavoro (e disponibili al lavoro) sono senza occupazione. In prevalenza giovani e donne. Il numero di occupati è calato di 70 mila unità rispetto al 2008 (meno 4,2 per cento). La Campania è l´unica regione in cui l´occupazione si riduce in 15 degli ultimi 18 trimestri. La crisi campana, secondo Iuzzolino, «viene da lontano, ancor prima di questa recessione». Per il direttore della sede di Napoli, Sergio Cagnazzo, «la ripresa non sortirà effetti immediati e non si sa quanto potrà essere consistente».<br />
La produzione industriale ha smesso di calare, le prospettive di ripresa potrebbero rafforzarsi nei prossimi sei mesi, compensando, però, solo in piccola parte il deficit accumulato. Il 26 per cento delle aziende, infatti, prevede di chiudere in perdita il bilancio 2009. Le grandi aziende non intendono investire in Campania, e le aziende locali hanno ridotto questa attività. Gli occupati in cassa integrazione sono sei volte di più che nel 2008. Circa 5 mila addetti hanno usufruito della cassa integrazione in deroga, (quella concessa a imprese che di norma non ne hanno diritto, o che ne avevano usufruito in precedenza), anche grazie al contributo regionale.<br />
Bankitalia esamina poi l´impatto della crisi sul sistema del credito. Decelerano i prestiti e peggiora la qualità, soprattutto verso le imprese ma «anche verso le famiglie, cosa forse ancora più grave», spiega Iuzzolino.<br />
Gli scambi con l´estero non segnano un´inversione di tendenza. Tra gennaio e giugno 2009 l´export è sceso del 20,7 per cento. Calo nell´aerospazio e nella cantieristica, ma soprattutto nel comparto dell´auto dove la riduzione dell´export, meno 74,8 per cento, è stata quasi doppia che nelle altre regioni. La Fiat di Pomigliano D´Arco è in cassa integrazione quasi permanente da oltre un anno. In sensibile flessione anche le esportazioni di apparecchiature per le telecomunicazioni (meno 44,5) di gomma e materie plastiche e cuoio. Bene, invece, gli alimentari che incidono per il 10,6 per cento sul totale nazionale.<br />
La Campania, con il 21 per centro di famiglie al sotto della soglia di povertà, si attesta al vertice delle regioni italiane per disuguaglianza dei redditi.</p>
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		<title>Liste all’assalto, la Provincia: basta dialogo</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 13:49:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[disoccupati organizzati]]></category>
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		<category><![CDATA[Provincia di Napoli]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Daniela De Crescenzo da il Mattino) Protesta dopo protesta, resta bollente il fronte del lavoro. Martedì i corsisti del progetto Isola hanno occupato gli uffici dell&#8217;assessorato regionale, ieri gli Lsu aderenti alla sigla Sll (sindacato lavoratori in lotta) hanno bloccato l&#8217;ufficio del lavoro. I quattrocento «socialmente utili» che prestano servizio in uffici diversi che fanno capo alla Provincia chiedevano un incontro immediato con l&#8217;assessore Marilù Galdieri. Per ottenerlo sono saliti sul tetto e dai cornicioni hanno sventolato le loro bandiere. L&#8217;occupazione è andata avanti per tutta la mattinata ed è terminata intorno alle 13. Contemporaneamente i disoccupati dell&#8217;Anida hanno protestato per chiedere il rispetto delle quote riservate da enti ed aziende ai disabili. «Gli lsu aspettano da oltre quindici anni la stabilizzazione – spiega il segretario del Sll, Luigi Sito – da quindici anni continuano a lavorare da precari. Con la passata amministrazione si era concordato sulla possibilità di stabilizzarli. Ma con la nuova giunta non c&#8217;è stato ancora alcun confronto. Da quindici giorni chiediamo un incontro che non ci è stato ancora concesso». Poi Sito rincara la dose: «Ieri abbiamo fatto un&#8217;occupazione simbolica, ma non abbiamo ottenuto risposte. La situazione si aggrava, troveremo il modo di rompere i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Daniela De Crescenzo da il Mattino)</strong></p>
<p>Protesta dopo protesta, resta bollente il fronte del lavoro. Martedì i corsisti del progetto Isola hanno occupato gli uffici dell&#8217;assessorato regionale, ieri gli Lsu aderenti alla sigla Sll (sindacato lavoratori in lotta) hanno bloccato l&#8217;ufficio del lavoro. I quattrocento «socialmente utili» che prestano servizio in uffici diversi che fanno capo alla Provincia chiedevano un incontro immediato con l&#8217;assessore Marilù Galdieri. Per ottenerlo sono saliti sul tetto e dai cornicioni hanno sventolato le loro bandiere. L&#8217;occupazione è andata avanti per tutta la mattinata ed è terminata intorno alle 13. Contemporaneamente i disoccupati dell&#8217;Anida hanno protestato per chiedere il rispetto delle quote riservate da enti ed aziende ai disabili. «Gli lsu aspettano da oltre quindici anni la stabilizzazione – spiega il segretario del Sll, Luigi Sito – da quindici anni continuano a lavorare da precari. Con la passata amministrazione si era concordato sulla possibilità di stabilizzarli. Ma con la nuova giunta non c&#8217;è stato ancora alcun confronto. Da quindici giorni chiediamo un incontro che non ci è stato ancora concesso». Poi Sito rincara la dose: «Ieri abbiamo fatto un&#8217;occupazione simbolica, ma non abbiamo ottenuto risposte. La situazione si aggrava, troveremo il modo di rompere i timpani di chi non vuol sentire. Già lunedì torneremo tutti in piazza». Parole inquietanti dopo l&#8217;incendio dei bus e le violenze dei giorni scorsi. Pronta la replica dell&#8217;assessore Galdieri: «Gli lsu hanno ”occupato” interrompendo il servizio pubblico. Ma non si discute con chi utilizza questi sistemi. In ogni caso la prima richiesta diretta alla Provincia era arrivata il giorno 16, quella precedente era diretta alla Regione». Dopo lo stop all&#8217;occupazione, l&#8217;assessore spiega che le possibilità di andare verso una stabilizzazione sono al momento praticamente nulle: c&#8217;è una legge nazionale che blocca le assunzioni negli enti pubblici. Il sindacato lavoratori in lotta, però, contesta anche i due recentissimi bandi della Provincia sulla formazione. Il primo si rivolge ai chi ha perso il posto di lavoro, il secondo ai disoccupati di lunga durata. sindacato Sll chiede che sia dato spazio a quelli che stanno in piazza ed esprimono un bisogno vero – sostiene Sito &#8211; noi non ci fidiamo di chi esaminerà le domande, vogliamo essere parte attiva nella selezione. La formazione, che serve per avviare al lavoro, deve essere destinata a chi è pronto a protestare». In sostanza le liste dei disoccupati, che sono ormai una ventina, chiedono una corsia preferenziale per accedere alla formazione. E i posti disponibili sono solo duemila.</p>
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		<title>Concorso nel Comune, stagisti favoriti</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 06:52:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Ciro Crescentini da Cronache di Napoli) Sui concorsi indetti dal comune di Napoli fioccano le interrogazioni consiliari. Il consigliere dell&#8217;Udeur Ciro Monaco annuncia un&#8217;iniziativa nell&#8217;assise cittadina esigendo chiarezza sul ruolo assunto da trenta stagisti, impegnati nella task force inviati da Palazzo San Giacomo come controllori dei dipendenti comunali impegnati nella municipalità. &#8220;Sulle sedi decentrate del Comune, gli stagisti stanno procedendo a veri e propri interrogatori &#8211; spiega Monaco &#8211; Un &#8216;lavoro&#8217; che a quanto pare potrebbe tramutarsi in punteggi e titoli preferenziali nella selezione di personale dirigenziale e amministrativo previsto dal prossimo concorso&#8221;. Secondo il consigliere dell&#8217;Udeur gli stagisti partirebbe favoriti nel momento in cui sarà indetto il concorso. &#8220;Alcuni stagisti sono stati formati presso la partecipata Stoà &#8211; sottolinea Ciro Monaco &#8211; A questo punto mi chiedo: il concorso servirà a legittimare queste persone?&#8221;. Un concorso nell&#8217;occhio del ciclone. E&#8217; prevista l&#8217;assunzione di centosettanta agenti di polizia municipale, 20 istruttori amministrativi, 60 ragionieri, 25 istruttori direttivi economico finanziari, 165 assistenti sociali, 18 funzionari informatici, 23 funzionari economico finanziari, 23 ingegneri, 25 architetti. &#8220;Dalle dichiarazioni rese dall&#8217;Assessore Enrica Amaturo &#8211; dice Monaco &#8211; sembra che il progetto sia frutto di una sinergia fra Comune di Napoli e le Università [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Ciro Crescentini da Cronache di Napoli)</strong></p>
<p>Sui concorsi indetti dal comune di Napoli fioccano le interrogazioni consiliari. Il consigliere dell&#8217;Udeur Ciro Monaco annuncia un&#8217;iniziativa nell&#8217;assise cittadina esigendo chiarezza sul ruolo assunto da trenta stagisti, impegnati nella task force inviati da Palazzo San Giacomo come controllori dei dipendenti comunali impegnati nella municipalità. &#8220;Sulle sedi decentrate del Comune, gli stagisti stanno procedendo a veri e propri interrogatori &#8211; spiega Monaco &#8211; Un &#8216;lavoro&#8217; che a quanto pare potrebbe tramutarsi in punteggi e titoli preferenziali nella selezione di personale dirigenziale e amministrativo previsto dal prossimo concorso&#8221;. Secondo il consigliere dell&#8217;Udeur gli stagisti partirebbe favoriti nel momento in cui sarà indetto il concorso. &#8220;Alcuni stagisti sono stati formati presso la partecipata Stoà &#8211; sottolinea Ciro Monaco &#8211; A questo punto mi chiedo: il concorso servirà a legittimare queste persone?&#8221;. Un concorso nell&#8217;occhio del ciclone. E&#8217; prevista l&#8217;assunzione di centosettanta agenti di polizia municipale, 20 istruttori amministrativi, 60 ragionieri, 25 istruttori direttivi economico finanziari, 165 assistenti sociali, 18 funzionari informatici, 23 funzionari economico finanziari, 23 ingegneri, 25 architetti. &#8220;Dalle dichiarazioni rese dall&#8217;Assessore Enrica Amaturo &#8211; dice Monaco &#8211; sembra che il progetto sia frutto di una sinergia fra Comune di Napoli e le Università e preveda l&#8217;utilizzo di giovani laureandi delle facoltà di economia aziendale, sociologia, ingegneria gestionale e giurisprudenza, affiancati da dirigenti e funzionari della Direzione Generale, il tutto per esperire un&#8217;analisi approfondita sul funzionamento degli Uffici Comunali&#8221;. Secondo il consigliere dell&#8217;Udeur una iniziativa del genere sarebbe stata più opportuna intraprenderla anni fa, quando ancora la macchina comunale dava segni di efficienza, in quanto allo stato appare superfluo impiantare un progetto simile, ben conoscendo l&#8217;attuale pessima funzionalità degli uffici comunali, che peraltro scarseggiano di risorse umane e strumentali. &#8220;E&#8217; opportuno approfondire la conoscenza di questo progetto anche in ragione di possibili conflitti di interesse, che potrebbero sorgere in proposito&#8221; &#8211; aggiunge Monaco. Il consigliere comunale dell&#8217;Udeur ha chiesto all&#8217;assessore Amaturo informazioni specifiche sul progetto relativo alla costituzione della proclamata task force per il controllo degli uffici comunali ; quante unità è composta e con quali criteri sono stati individuati i laureandi, i docenti ed i funzionari comunali all&#8217;uopo impegnati ;quali spese comporta l&#8217;attuazione di detto progetto ;se la partecipazione a detto stage formativo comporta future agevolazioni concorsuali ; se è stato valutato l&#8217;operato del Direttore Generale, visto che il suo compito era proprio quello di garantire l&#8217;efficienza della macchina comunale. &#8220;Nel frattempo, non sono state introdotte norme vincolanti per le vedove e i familiari dei lavoratori morti sul lavoro &#8211; spiega Anna De Biase presidente dell&#8217;associazione &#8216;Il Mosaico&#8217;</p>
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		<title>Esultano gli operatori socio-sanitari: corsia preferenziale per il posto nelle Asl</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 06:31:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(da il Corriere del Mezzogiorno) Sul loro sito internet gli operatori socio-sanitari di Napoli esultano. La delibera regionale con la quale si stanziano sei milioni di eu­ro per fare work experience è passa­ta. Dopo anni di lotta e di piazza San­ta Lucia ha detto sì. Raccontata così la storia direbbe poco a chiunque, ef­fettivamente. Altri soldi, altra assi­stenza? Bisogna inquadrare prima il problema. Chi sono gli Oss? Operato­ri sociosanitari, un esercito, pare. Si parla di 20 mila, altri dicono 14 mila disoccupati formati per fare mestieri che gli infermieri non svolgono più. Reduci da corsi di formazione di so­cietà private accreditate dalla Regio­ne Campania. Di questi 6 o 7 mila continuano ad essere senzalavoro. In 1500 o duemila stanno trattando, dal 2007, con Santa Lucia. E dal 2007 sono in piazza ogni santo giorno, ve­nerdì scorso sotto il palazzo regiona­le mentre, però, la giunta approvava una delibera a loro molto cara. «L’associazione non intravedendo nessuno sbocco alla vertenza — si legge sul loro sito —, nel mese di aprile 2008 propone per la prima vol­ta una soluzione ponte di una work-experience finanziata con le uniche risorse disponibili che pone gli Oss in una situazione lavorativa in cui si incrementa la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>Sul loro sito internet gli operatori socio-sanitari di Napoli esultano. La delibera regionale con la quale si stanziano sei milioni di eu­ro per fare work experience è passa­ta. Dopo anni di lotta e di piazza San­ta Lucia ha detto sì. Raccontata così la storia direbbe poco a chiunque, ef­fettivamente. Altri soldi, altra assi­stenza? Bisogna inquadrare prima il problema. Chi sono gli Oss? Operato­ri sociosanitari, un esercito, pare. Si parla di 20 mila, altri dicono 14 mila disoccupati formati per fare mestieri che gli infermieri non svolgono più. Reduci da corsi di formazione di so­cietà private accreditate dalla Regio­ne Campania. Di questi 6 o 7 mila continuano ad essere senzalavoro. In 1500 o duemila stanno trattando, dal 2007, con Santa Lucia. E dal 2007 sono in piazza ogni santo giorno, ve­nerdì scorso sotto il palazzo regiona­le mentre, però, la giunta approvava una delibera a loro molto cara.</p>
<p>«L’associazione non intravedendo nessuno sbocco alla vertenza — si legge sul loro sito —, nel mese di aprile 2008 propone per la prima vol­ta una soluzione ponte di una work-experience finanziata con le uniche risorse disponibili che pone gli Oss in una situazione lavorativa in cui si incrementa la propria pro­fessionalità in attesa del piano di rientro con la certezza matematica di assunzione a tempo indetermina­to nelle strutture sanitarie superan­do così qualsiasi tipo di lavoro attra­verso agenzie interinali e cooperati­ve ». Assunzione a tempo indetermi­nato matematica nelle Asl, avete ca­pito bene. Cioé una corsia preferen­ziale. Su proposta dell’assessore al Lavoro, Corrado Gabriele, verranno stanziati 6 milioni che copriranno circa 6 mesi di work-experience (400-500 euro a cranio). La partita ha due rischi veri. Il primo potrebbe essere che gli Oss a fine esperienza diventino più «formati» degli opera­tori già assunti dalle strutture sanita­rie pubbliche e che quindi dovranno essere spesi altri soldi per bilanciare il gap. Secondo e più serio pericolo è nel lungo periodo. La sanità è com­missariata, c’è un blocco del turn over, tra pochi mesi ci saranno le re­gionali e scadranno le esperienze la­vorative degli operatori sociosanita­ri. La prossima giunta, di centrode­stra o centrosinistra, si troverà un bacino enorme «superformato» or­mai e che deve essere assunto.</p>
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		<title>Soldi a Bidognetti jr, stop di Invitalia</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Oct 2009 07:49:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Patrizia Capua da la Repubblica Napoli) Svolta nella clamorosa vicenda del finanziamento di 22 mila euro per un prestito d´onore erogato da Sviluppo Italia Campania, a Gianluca Bidognetti, figlio del boss di Gomorra, Francesco, detto &#8220;Cicciotto&#8221;. Domenico Arcuri, amministratore delegato della capogruppo Invitalia, l´Agenzia nazionale per l´attrazione degli investimenti (100 per cento del ministero del Tesoro), è indignato, la definisce «una brutta storia». E prende provvedimenti. Anzitutto sospende l´erogazione del contributo agevolato. E avvia da domani l´ispezione del Nucleo di controllo interno. Insomma, è pronto a revocare il contributo. La pratica formalmente è in regola. Quando da Sviluppo Italia arriva il nulla osta per il contributo, nel settembre 2008, infatti il giovane che voleva aprire un negozio a Casal di Principe, è incensurato. Non solo: ha la partita Iva, è iscritto alla Camera di Commercio di Caserta, ha avuto la licenza di esercizio dal Comune. Arcuri spiega che l´ispezione è «tesa a verificare la permanenza dei requisiti soggettivi e oggettivi del beneficiario dell´agevolazione. Sulla base di queste verifiche &#8211; dice &#8211; Invitalia potrà valutare la revoca del finanziamento». Arcuri, tuttavia, aggiunge che è una storia «nella quale si sarebbe dovuto separare il profilo della legittimità da quello dell´opportunità. Non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Patrizia Capua da la Repubblica Napoli)</strong></p>
<p>Svolta nella clamorosa vicenda del finanziamento di 22 mila euro per un prestito d´onore erogato da Sviluppo Italia Campania, a Gianluca Bidognetti, figlio del boss di Gomorra, Francesco, detto &#8220;Cicciotto&#8221;. Domenico Arcuri, amministratore delegato della capogruppo Invitalia, l´Agenzia nazionale per l´attrazione degli investimenti (100 per cento del ministero del Tesoro), è indignato, la definisce «una brutta storia». E prende provvedimenti. Anzitutto sospende l´erogazione del contributo agevolato. E avvia da domani l´ispezione del Nucleo di controllo interno. Insomma, è pronto a revocare il contributo.<br />
La pratica formalmente è in regola. Quando da Sviluppo Italia arriva il nulla osta per il contributo, nel settembre 2008, infatti il giovane che voleva aprire un negozio a Casal di Principe, è incensurato. Non solo: ha la partita Iva, è iscritto alla Camera di Commercio di Caserta, ha avuto la licenza di esercizio dal Comune.<br />
Arcuri spiega che l´ispezione è «tesa a verificare la permanenza dei requisiti soggettivi e oggettivi del beneficiario dell´agevolazione. Sulla base di queste verifiche &#8211; dice &#8211; Invitalia potrà valutare la revoca del finanziamento». Arcuri, tuttavia, aggiunge che è una storia «nella quale si sarebbe dovuto separare il profilo della legittimità da quello dell´opportunità. Non sempre &#8211; afferma &#8211; i cittadini che hanno i requisiti soggettivi per chiedere delle agevolazioni pubbliche hanno le caratteristiche intrinseche per ottenerle». Poi, una domanda secca: «Il problema è come sia possibile che Invitalia non abbia alcuna notizia di questo fatto e lo debba apprendere da un giornale?». Una critica aperta all´operato della controllata Sviluppo Italia Campania, per legge in via di cessione all´amministrazione regionale, come è già successo in altre regioni d´Italia. Perché, si chiede l´ad, quando nel febbraio 2009 Sviluppo Italia Campania riceve una richiesta di informativa dalla Dia di Napoli sulla questione, non solo fornisce la documentazione e sospende le successive erogazioni, non avverte anche la capogruppo?<br />
Bidognetti junior risultava, dunque, incensurato e la misura agevolativa non prevede l´esibizione di una certificazione antimafia fino a una richiesta di contributo per 50 mila euro. «Non c´erano motivi ostativi, né comunicazioni specifiche da parte dell´autorità giudiziaria», continua Arcuri, «Sviluppo Italia Campania ha perciò sottoscritto il contratto per un ammontare di 27.265,57 euro il 7 dicembre 2007».<br />
Il prestito d´onore ha ricevuto finora circa 280 mila domande di finanziamento (circa 23 mila l´anno), soprattutto in Campania, che ha permesso l´avvio di 90.000 nuove iniziative di lavoro autonomo e microimprese e la creazione di 145 mila nuovi posti di lavoro. Resta, però, il limite di discrezionalità. Arcuri sottolinea: «Non sempre i cittadini che hanno i requisiti soggettivi per chiedere delle agevolazioni pubbliche hanno le caratteristiche intrinseche per ottenerle. Su questo principio abbiamo ispirato il nostro lavoro negli ultimi due anni. E lo applicheremo anche a questa fattispecie già dai prossimi giorni, prendendo gli opportuni provvedimenti».</p>
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		<title>Soldi pubblici al figlio del boss per fare l´imprenditore</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Oct 2009 05:07:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Dario Del Porto da la Repubblica Napoli) Il padre era al carcere duro da un pezzo e la madre collaborava con la giustizia da mesi quando Gianluca Bidognetti, figlio poco più che ventenne del padrino del clan dei Casalesi, Francesco, detto &#8220;Cicciotto&#8221;, otteneva da Sviluppo Italia il nulla osta per un finanziamento di oltre 22 mila euro erogato in base alle norme sugli incentivi all´imprenditoria giovanile. Era il 26 settembre 2008. In quegli stessi giorni la cosca raccontata da &#8220;Gomorra&#8221; si trovava sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo per la tambureggiante strategia del terrore scatenata dal gruppo capeggiato da Giuseppe Setola. Una campagna di delitti e vendette trasversali organizzata, secondo la Procura, dal gruppo Setola con il tacito consenso di Bidognetti senior e, almeno in un´occasione, anche con la partecipazione del figlio di &#8220;Cicciotto&#8221;: il 21 novembre 2008, dunque meno di due mesi dopo l´erogazione del contributo, Gianluca Bidognetti viene infatti arrestato con l´accusa di tentato omicidio per aver attirato nella trappola del commando di Setola una cugina, ferita a colpi d´arma da fuoco con l´obiettivo di mandare un messaggio alla collaboratrice di giustizia Anna Carrino, zia della vittima dell´agguato ma soprattutto ex convivente di Bidognetti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Dario Del Porto da la Repubblica Napoli)</strong></p>
<p>Il padre era al carcere duro da un pezzo e la madre collaborava con la giustizia da mesi quando Gianluca Bidognetti, figlio poco più che ventenne del padrino del clan dei Casalesi, Francesco, detto &#8220;Cicciotto&#8221;, otteneva da Sviluppo Italia il nulla osta per un finanziamento di oltre 22 mila euro erogato in base alle norme sugli incentivi all´imprenditoria giovanile. Era il 26 settembre 2008. In quegli stessi giorni la cosca raccontata da &#8220;Gomorra&#8221; si trovava sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo per la tambureggiante strategia del terrore scatenata dal gruppo capeggiato da Giuseppe Setola.<br />
Una campagna di delitti e vendette trasversali organizzata, secondo la Procura, dal gruppo Setola con il tacito consenso di Bidognetti senior e, almeno in un´occasione, anche con la partecipazione del figlio di &#8220;Cicciotto&#8221;: il 21 novembre 2008, dunque meno di due mesi dopo l´erogazione del contributo, Gianluca Bidognetti viene infatti arrestato con l´accusa di tentato omicidio per aver attirato nella trappola del commando di Setola una cugina, ferita a colpi d´arma da fuoco con l´obiettivo di mandare un messaggio alla collaboratrice di giustizia Anna Carrino, zia della vittima dell´agguato ma soprattutto ex convivente di Bidognetti senior e madre di Gianluca.<br />
Nonostante questo quadro esterno così complesso e allarmante, negli uffici la pratica per il finanziamento segue il suo corso e la documentazione risulta in regola anche al successivo controllo dei magistrati. Carte a posto, insomma, anche perché l´iter previsto per l´agevolazione chiesta da Bidognetti junior, relativa a una misura di lavoro autonomo e riservata a maggiorenni privi di occupazione, non prevede il rilascio di una certificazione antimafia, che invece è imposta per ottenere altri contributi, ad esempio quelli riservati alla costituzione di micro imprese, e per importi superiori a quello erogato in questa circostanza. E comunque, parentele e sviluppi investigativi a parte, in quel momento il giovane risultava completamente incensurato.<br />
È stata proprio Anna Carrino a fare riferimento nei giorni scorsi al finanziamento chiesto dal figlio rispondendo alle domande del pm del pool anticamorra Antonello Ardituro durante un processo celebrato davanti ai giudici di Santa Maria Capua Vetere. La circostanza ha destato immediatamente l´interesse degli inquirenti. Così sono scattati gli accertamenti, delegati dal pm Ardituro agli investigatori della Dia guidata dal vicequestore Maurizio Vallone, e sono stati raccolti gli atti. Gianluca Bidognetti aveva presentato nel dicembre 2006 la domanda a Sviluppo Italia Campania, che gestisce in via esclusiva per conto di Invitalia, società interamente controllata dal ministero del Tesoro, l´accesso alle agevolazioni previste da un decreto del 2000. Il contratto di finanziamento viene stipulato un anno dopo e a settembre 2008 arriva il nulla osta all´erogazione dei 22 mila euro, destinati nelle intenzioni del figlio di &#8220;Cicciotto&#8221; alla realizzazione di un´attività commerciale nel centro di Casal di Principe. La domanda è stata ritenuta completa di tutti i requisiti. A giugno del 2008, Bidognetti junior deposita le autocertificazioni nelle quali attesta di non essere sottoposto a procedure cautelari o esecutive. Pochi giorni prima, il 31 maggio, avrebbe partecipato all´agguato nei confronti della cugina. Episodio per il quale Gianluca si trova tuttora in cella ed è in corso il giudizio abbreviato con le accuse di associazione camorristica e tentato omicidio.</p>
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		<title>Morti sul lavoro, polemica istituzionale</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Oct 2009 14:05:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Corrado Gabriele]]></category>
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		<category><![CDATA[Rosa Russo Iervolino]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Ciro Crescentini da Cronache di Napoli) Assunzioni obbligatorie delle vedove e dei figli dei lavoratori morti sul lavoro: le norme di legge sono disattese a Napoli e in Campania. L&#8217;allarme è stato lanciato dal prefetto di Napoli. &#8220;Il collocamento obbligatorio di parenti delle vittime a Napoli è gestito malissimo&#8221; &#8211; ha detto Alessandro Pansa. Il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino e l&#8217;assessore regionale al lavoro Corrado Gabriele giocano a scaricabarile. &#8220;Scriverò al prefetto chiedendo controlli a tappeto in tutte le aziende pubbliche e private&#8221; &#8211; ha risposto stizzita Rosetta. Ieri mattina, nel corso di una conferenza stampa, i due esponenti istituzionali hanno illustrato la campagna di comunicazione e l&#8217;osservatorio sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che costa 100 mila euro alle casse comunali. Una campagna tutta impostata su manifesti, spot , video, convegni, mostre fotografiche e premiazioni di &#8216;aziende virtuose&#8217; appaltata ad una nota società di comunicazione. Il primo cittadino di Napoli e l&#8217;assessore regionale al lavoro, hanno preferito enfatizzare la campagna pubblicitaria sulla sicurezza, rispondendo in maniera generica in merito alle violazioni delle normative che prevedono l&#8217;assunzione dei familiari dei lavoratori morti sul lavoro, commesse sistematicamente dalle partecipate comunali e regionali. Iervolino non sapeva quanti familiari sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Ciro Crescentini da Cronache di Napoli)</strong></p>
<p>Assunzioni obbligatorie delle vedove e dei figli dei lavoratori morti sul lavoro: le norme di legge sono disattese a Napoli e in Campania. L&#8217;allarme è stato lanciato dal prefetto di Napoli. &#8220;Il collocamento obbligatorio di parenti delle vittime a Napoli è gestito malissimo&#8221; &#8211; ha detto Alessandro Pansa. Il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino e l&#8217;assessore regionale al lavoro Corrado Gabriele giocano a scaricabarile. &#8220;Scriverò al prefetto chiedendo controlli a tappeto in tutte le aziende pubbliche e private&#8221; &#8211; ha risposto stizzita Rosetta. Ieri mattina, nel corso di una conferenza stampa, i due esponenti istituzionali hanno illustrato la campagna di comunicazione e l&#8217;osservatorio sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che costa 100 mila euro alle casse comunali.<br />
Una campagna tutta impostata su manifesti, spot , video, convegni, mostre fotografiche e premiazioni di &#8216;aziende virtuose&#8217; appaltata ad una nota società di comunicazione. Il primo cittadino di Napoli e l&#8217;assessore regionale al lavoro, hanno preferito enfatizzare la campagna pubblicitaria sulla sicurezza, rispondendo in maniera generica in merito alle violazioni delle normative che prevedono l&#8217;assunzione dei familiari dei lavoratori morti sul lavoro, commesse sistematicamente dalle partecipate comunali e regionali. Iervolino non sapeva quanti familiari sono stati assunti dalle aziende controllate da Palazzo San Giacomo. Gabriele ha sostenuto, invece, che non hanno potuto procedere alle assunzioni in quanto si è preferito dare priorità ai lavoratori impegnati nei lavori socialmente utili. Risposte generiche. Eppure, tutte le pubbliche amministrazioni dovrebbero rendere attuativo il comma 123 dell&#8217;articolo 3 della legge finanziaria 2008, che prevede l&#8217;estensione delle disposizioni relative al diritto al collocamento obbligatorie figli e al coniuge superstiti dei lavoratori deceduti a seguito di infortunio sul lavoro o che siano morti a causa dell&#8217;aggravarsi delle mutilazioni e infermità. Le aziende partecipate del Comune di Napoli e della Regione Campania hanno totalmente ignorato la legge. Invece, un discreto numero di assunzioni, sono state effettuate nelle aziende associate all&#8217;Unione degli Industriali e della Confesercenti. Anzi, sono state effettuate assunzioni nominative di consulenti e dirigenti valutando le &#8216;casacche politiche&#8217; provocando forti polemiche e costringendo la magistratura ad aprire un&#8217;inchiesta. Sull&#8217;applicazione della legge, dovrebbero vigilare gli organismi di vigilanza ovvero l&#8217;ispettorato del lavoro che a quanto pare è &#8216;coordinato&#8217; proprio dall&#8217;assessore regionale al lavoro Corrado Gabriele. Il prefetto di Napoli, raccogliendo le sollecitazioni delle associazioni delle famiglie superstiti dei lavoratori deceduti sul lavoro, ha convocato le istituzioni comunali, regionali e provinciali, i sindacati, l&#8217;Inail, l&#8217;Unione degli Industriali, stipulando un protocollo d&#8217;intesa per il rispetto del collocamento obbligatorio e la tutela effettiva delle famiglie superstiti. Pansa, ha annunciato che &#8220;saranno effettuate ispezioni e controlli a tappeto nelle aziende pubbliche e private&#8221;. Tl presidente del Civ Inail, Giovanni Guerisoli: &#8220;Ho sollecitato il ministero della Funzione Pubblica a indirizzare a tutte le pubbliche amministrazione una circolare applicativa che renda attuativo il comma 123 dell&#8217;articolo 3 della Finanziaria 2008&#8243;.</p>
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		<title>Centomila euro per l&#8217;Osservatorio &#8216;cieco&#8217;</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 07:19:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[bilancio comunale]]></category>
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		<description><![CDATA[(di Ciro Crescentini da Cronache di Napoli) La giunta comunale di Napoli spende centomila euro per l&#8217;istituzione di un &#8216;Osservatorio sulla sicurezza sul lavoro&#8217;, la promozione di un concorso per &#8216;fotografare la sicurezza&#8217;, premiando le aziende &#8216;virtuose&#8217;, ma non si accorge che davanti alla sede del consiglio comunale, i lavoratori operano senza casco. Le foto si commentano da sole. Gli operai edili, dipendenti di una società subappaltatrice che esegue i lavori di scavo, in un cantiere del metrò in via Verdi, eseguono i lavori senza utilizzare le attrezzature di sicurezza. La concessionaria dei lavori, la Metropolitana Napoletana, è stata premiata come &#8216;azienda virtuosa&#8217; dal Comune di Napoli. Emergono, invece, gravi responsabilità dei direttori dei lavori, dei coordinatori della sicurezza, nominati dall&#8217;ente di piazza Municipio, i quali in base alle leggi vigenti, dovrebbero assolvere il ruolo di vigilanza e di controllo sulla corretta attuazione dei piani di sorveglianza sanitaria. Documenti che spesso rimangono chiusi nei cassetti o esibiti in caso di ispezioni. Eppure, il 4 scorso, alla Sala dei Baroni del Maschio Angioino, tutti i consiglieri comunali, il sindaco Rosa Russo Iervolino, la giunta, l&#8217;assessore regionale Corrado Gabriele, avevano illustrato con enfasi, la &#8220;campagna per la sicurezza sui luoghi di lavoro&#8221;. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Ciro Crescentini da Cronache di Napoli)</strong></p>
<p>La giunta comunale di Napoli spende centomila euro per l&#8217;istituzione di un &#8216;Osservatorio sulla sicurezza sul lavoro&#8217;, la promozione di un concorso per &#8216;fotografare la sicurezza&#8217;, premiando le aziende &#8216;virtuose&#8217;, ma non si accorge che davanti alla sede del consiglio comunale, i lavoratori operano senza casco. Le foto si commentano da sole. Gli operai edili, dipendenti di una società subappaltatrice che esegue i lavori di scavo, in un cantiere del metrò in via Verdi, eseguono i lavori senza utilizzare le attrezzature di sicurezza.<br />
La concessionaria dei lavori, la Metropolitana Napoletana, è stata premiata come &#8216;azienda virtuosa&#8217; dal Comune di Napoli. Emergono, invece, gravi responsabilità dei direttori dei lavori, dei coordinatori della sicurezza, nominati dall&#8217;ente di piazza Municipio, i quali in base alle leggi vigenti, dovrebbero assolvere il ruolo di vigilanza e di controllo sulla corretta attuazione dei piani di sorveglianza sanitaria. Documenti   che spesso rimangono chiusi nei cassetti o esibiti in caso di ispezioni. Eppure, il 4 scorso, alla Sala dei Baroni del Maschio Angioino, tutti i consiglieri comunali, il sindaco Rosa Russo Iervolino, la giunta, l&#8217;assessore regionale Corrado Gabriele, avevano illustrato con enfasi, la &#8220;campagna per la sicurezza sui luoghi di lavoro&#8221;. Un centinaio di caschi erano stati posti sugli scranni del consiglio. &#8220;Napoli è la prima città europea capofila contro le morti sul lavoro&#8221; &#8211; disse il sindaco. L&#8217;osservatorio permanente sulla sicurezza &#8211; composto da esponenti istituzionali, società civile, intellettuali, organizzazioni sindacali dei lavoratori, associazioni delle piccole e grandi imprese &#8211; doveva promuovere &#8220;studi, ricerca e indagini e monito-raggi sul lavoro sommerso&#8221; e &#8220;campagne di informazione&#8221;. L&#8217;organismo è stato istituito in base ad un protocollo d&#8217;intesa che prevedeva la &#8220;promozione di campagne di informazione&#8221; sugli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. L&#8217;accordo, inoltre, istituiva un gruppo di studio e di lavoro sulla materia. Un&#8217;iniziativa che sarà finanziata ogni anno. Costerà alle casse comunali oltre centomila euro. Intanto, nel capoluogo partenopeo aumentano le malattie professionali, la precarietà, il lavoro grigio e sommerso. Aumentano nei cantieri in cui il comune di Napoli riveste il ruolo di ente appaltante dei lavori. &#8220;I servizi di vigilanza sono completamente assenti&#8221;-afferma Medicina Democratica. Aumentano i casi di silicosi che colpiscono i lavoratori impegnati nel rifacimento delle reti idriche, fognarie o nelle gallerie. &#8220;La silicosi &#8211; continua Medicina Democratica &#8211; viene male diagnosticata perché il medico aziendale non è a conoscenza del lavoro svolto dal paziente e non conosce i sintomi legati a questa malattia professionale&#8221;. Data la mancanza di diagnosi e documentazione precise, i lavoratori non ottengono le cure e i consigli medici adeguati. Nel frattempo, il comune di Napoli stanzia centomila euro per istituire un carrozzone o affiggendo centinaia di manifesti sulla salute e la sicurezza dei lavoratori mentre I direttori dei lavori, i responsabili del procedimento, i coordinatori della sicurezza, tutti nominati dall&#8217;ente di piazza Municipio, sono completamente assenti, non controllano scrupolosamente i piani di sorveglianza sanitaria e i documenti di valutazione dei rischi. Assenti i medici competenti aziendali che si limitano a generiche visite mediche e non si preoccupano della tutela psicofisica dei lavoratori.</p>
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		<title>Dossier sul commercio Maddaloni: persi 150mila occupati</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 06:38:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Anna Paola Merone da il Corriere del Mezzogiorno) «L’Ego di Napoli», ovvero come riprendersi la città attraverso il turismo, la cultura, il commercio. Ieri, al teatro delle Palme, debutto ufficiale dell’associazione Ego con un incontro sul tema «Napoli impresa di tutti noi» e la presentazione del progetto del waterfront sul tratto di litora­le che va da Castel dell’Ovo a Mergellina. Fra gli interventi in scaletta quello del vice presidente nazionale di Confcommer­cio, Maurizio Maddaloni, che ha auspicato l’adozione di una strategia unitaria di intenti e di programmazione per i settori turismo e commercio e presentato il quadro economico re­gionale sintetizzato dai valori Istat. Numeri che sono poco confortanti, soprattutto se messi a confronto con i dati nazionali. In Campania, nel secondo tri­mestre del 2009, c’è stata una contrazione della forza lavoro pari ad un meno 7.6 per cento, ovvero 150mila unità in me­no. A fronte di una riduzione a livello nazionale dell’1 per cen­to. Gli occupati risultano essere 1.603.000, in calo su base annua del &#8211; 6.3 per cento, a fronte del­l’ 1.6 per cento riferito all’intera penisola. Le persone in cerca di lavoro diminuiscono su base annua del 15.8 per cento, contraddicendo la tendenza nazionale ad aumen­to che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Anna Paola Merone da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>«L’Ego di Napoli», ovvero come riprendersi la città attraverso il turismo, la cultura, il commercio. Ieri, al teatro delle Palme, debutto ufficiale dell’associazione Ego con un incontro sul tema «Napoli impresa di tutti noi» e la presentazione del progetto del waterfront sul tratto di litora­le che va da Castel dell’Ovo a Mergellina. Fra gli interventi in scaletta quello del vice presidente nazionale di Confcommer­cio, Maurizio Maddaloni, che ha auspicato l’adozione di una strategia unitaria di intenti e di programmazione per i settori turismo e commercio e presentato il quadro economico re­gionale sintetizzato dai valori Istat.</p>
<p>Numeri che sono poco confortanti, soprattutto se messi a confronto con i dati nazionali. In Campania, nel secondo tri­mestre del 2009, c’è stata una contrazione della forza lavoro pari ad un meno 7.6 per cento, ovvero 150mila unità in me­no. A fronte di una riduzione a livello nazionale dell’1 per cen­to. Gli occupati risultano essere 1.603.000, in calo su base annua del &#8211; 6.3 per cento, a fronte del­l’ 1.6 per cento riferito all’intera penisola.</p>
<p>Le persone in cerca di lavoro diminuiscono su base annua del 15.8 per cento, contraddicendo la tendenza nazionale ad aumen­to che risulta essere dell’8 per cento.</p>
<p>Il tasso di attività sprofonda al 46.2 per cento, allontanando­si del 5 per cento dai valori me­di del Mezzogiorno e di oltre il 15 per cento da quelli dell’Ita­lia. «Risultati che sintetizzano il protrarsi della caduta dell’oc­cupazione autonoma delle piccole imprese — osserva Mad­daloni —, l’accentuarsi del calo dei dipendenti a termine e la nuova riduzione del numero dei collaboratori in un contesto contrassegnato da una preoccupante contrazione della base produttiva».</p>
<p>Ma c’è un dato che, ancora di più, definisce la situazione come critica. L’intero Mezzogiorno nel 1951 aveva prodotto il 23.9 per cento del Pil nazionale. Sessant’anni dopo la quota è rimasta immutata. «Ciò significa — avverte Maddaloni — che il Sud non riesce a recuperare l’antico divario di sviluppo e che la Campania corre il rischio di occupare la posizione di fanalino di coda». Gli strumenti finanziari e strategici ci so­no ma, secondo gli addetti ai lavori, sono stati utilizzati sen­za le giuste finalità. Disperdendo in rivoli aiuti preziosi per il mantenimento di posti di lavori e per la vita stessa di azien­de impegnate nel settore del turismo e del commercio. Il ter­ziario in Campania raggiunge circa l’80 per cento delle impre­se e supera il 65 per centro degli occupati complessivi. </p>
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		<title>Ex consorzi, è rivolta: sciopero a oltranza</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Sep 2009 09:34:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[rifiuti]]></category>

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		<description><![CDATA[(di ad. pa. da il Mattino) SCIOPERO e presidio ad oltranza da domattina davanti la sede del commissariato rifiuti. Esplode la rabbia dei lavoratori degli ex consorzi di bacino dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha annullato le due ordinanze del 2001 con cui sono stati assunti duemila di loro. Comunicazioni di fine rapporto sono partite per 221 di loro ma si teme che, alla luce della sentenza dei giudici amministrativi di secondo grado, possano scattare altri licenziamenti. Da qui il presidio ad oltranza in piazza del Plebiscito, davanti a palazzo Salerno, e lo sciopero. Si fermeranno i lavoratori delle discariche di Terzigno, di Serre, nel Salernitano e di Maruzzella, nel Casertano. Si rischiano forti ritardi nei conferimenti dell&#8217;immondizia, a macchia d&#8217;olio, in tutta la regione. Un&#8217;emergenza che si teme possa sfociare in problemi di ordine pubblico. È questo l&#8217;allarme. Tanto che dal commissariato per i rifiuti è partita la proposta di un&#8217;ordinanza della presidenza del Consiglio dei ministri per garantire ai 220 lavoratori un salario sino alla fine dell&#8217;anno. Solo un assaggio di quello che potrebbe accadere nelle prossime settimane. «I nodi verranno al pettine in autunno», aveva spiegato il sottosegretario Guido Bertolaso in audizione presso la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di ad. pa. da il Mattino)</strong></p>
<p>SCIOPERO e presidio ad oltranza da domattina davanti la sede del commissariato rifiuti. Esplode la rabbia dei lavoratori degli ex consorzi di bacino dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha annullato le due ordinanze del 2001 con cui sono stati assunti duemila di loro. Comunicazioni di fine rapporto sono partite per 221 di loro ma si teme che, alla luce della sentenza dei giudici amministrativi di secondo grado, possano scattare altri licenziamenti. Da qui il presidio ad oltranza in piazza del Plebiscito, davanti a palazzo Salerno, e lo sciopero. Si fermeranno i lavoratori delle discariche di Terzigno, di Serre, nel Salernitano e di Maruzzella, nel Casertano. Si rischiano forti ritardi nei conferimenti dell&#8217;immondizia, a macchia d&#8217;olio, in tutta la regione. Un&#8217;emergenza che si teme possa sfociare in problemi di ordine pubblico. È questo l&#8217;allarme. Tanto che dal commissariato per i rifiuti è partita la proposta di un&#8217;ordinanza della presidenza del Consiglio dei ministri per garantire ai 220 lavoratori un salario sino alla fine dell&#8217;anno.<br />
Solo un assaggio di quello che potrebbe accadere nelle prossime settimane. «I nodi verranno al pettine in autunno», aveva spiegato il sottosegretario Guido Bertolaso in audizione presso la commissione per l&#8217;emergenzaTifiuti, riferendosi ai lavoratori degli ex consorzi di bacino. L&#8217;ultima ordinanza della presidenza del Consiglio dei ministri (28 agosto) intima ai comuni e alle rispettive municipalizzate, in vista della cessazione dei poteri commissariali, di prendersi in carico tutti i lavoratori dei disciolti consorzi di bacino. Tranne l&#8217;Asia (che ne ha assunto 350), quasi nessuno dei comuni di Napoli e Caserta, che sono confluiti come ambito nel bacino unico Napoli-Caserta, sinora l&#8217;ha fatto. E con l&#8217;inizio dell&#8217;anno si ritroveranno senza lavoro e senza stipendi. Un&#8217;emergenza ulteriore se il prefetto di Napoli Alessandro Pansa ha scritto una missiva urgente a 18 comuni del Napoletano perché il termine fissato dall&#8217;ordinanza è scaduto agli inizi di settembre ma quasi nessuna amministrazione ha provveduto (l&#8217;ha fatto solo Melito due giorni fa e prima Capua, Curti e Macerata Campania) a prendersi in carico i lavoratori. «I comuni che s&#8217;avvalgono della consorzio unico di Napoli e Caserta per la raccolta differenziata &#8211; scrive il prefetto in un lettera ai comuni protocollata il 10 settembre scorso &#8211; devono affidare il servizio alla società che svolge la raccolta mediante estensione del contratto con il contestuale trasferimento del personale dipendente del consorzio unico. Per questo facciano pervenire presso l&#8217;apposita commissione in Prefettura gli atti per verificare la legittimità dei contratti». Lettera morta sinora e appesi a un filo ci sono 1100 lavoratori (3700 in tutta la Regione nella stessa situazione). «Alcuni comuni &#8211; accusa Mimo Merolla segretario della Filas-Confsall &#8211; stanno varando le società di raccolta ma assumono dipendenti all&#8217;esterno senza prenderli dagli ex consorzi come vuole l&#8217;ultima ordinanza. A breve scoppieranno grossi problemi».<br />
Non occorrerà attendere tanto. Un assaggio domani mattina: sette sigle di sindacati autonomi hanno annunciato sciopero e presidio. Contro la sentenza del Consiglio di stato che, di fatto, ha reso nulla circa duemila contratti di lavoro, prima di tutto. Ma anche contro «la strategia per eliminare i lavoratori dei consorzi per assumerne altri mediante altre ditte», scrivono i sette sindacati in un volantino. In fondo al documento la minaccia, di cui da giorni sono al corrente anche gli uffici del ministero dell&#8217;Intemo: «Il resto sarà determinato solo dagli esiti dell&#8217;ordine pubblico».</p>
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		<title>Crisi, anno nero: persi 108mila posti di lavoro</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 18:07:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[(di Emanuele Imperiali da il Mattino) Più di un terzo dei posti di lavoro persi nel Mezzogiorno riguarda la Campania, che, in base alle stime dell’Istat, indossa la casacca nera della disoccupazione italiana. I numeri non ammettono repliche. Sono 378mila, secondo l’istituto di statistica, gli occupati in meno nel nostro Paese nel secondo semestre del 2009: si tratta di un calo pari all’1,6% rispetto allo stesso periodo del 2008. Di questi 378mila, 271mila risiedono al Sud. E 108mila solo in Campania, dove da 1711mila di giugno dell’anno scorso sono adesso diminuiti a un milione 603mila. Come sono articolati tra le diverse attività economiche regionali? Un milione 156mila sono dipendenti, 447mila lavorano in proprio. La parte del leone la fanno i servizi, il cosiddetto terziario che, però, in molti caso è povero, a scarso valore aggiunto: ben mille e 156mila sono gli addetti. Mentre l’industria offre uno sbocco ad appena 389mila persone e l’agricoltura è ormai un comparto residuale, dando lavoro a 64mila unità. Il dato oltremodo preoccupante è che non è contestualmente cresciuta la cifra di coloro che sono in cerca di occupazione, anzi è ulteriormente calata, da 265mila del secondo trimestre 2008 a 223mila di quest’anno. A leggere i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Emanuele Imperiali da il Mattino)</strong></p>
<p>Più di un terzo dei posti di lavoro persi nel Mezzogiorno riguarda la Campania, che, in base alle stime dell’Istat, indossa la casacca nera della disoccupazione italiana. I numeri non ammettono repliche. Sono 378mila, secondo l’istituto di statistica, gli occupati in meno nel nostro Paese nel secondo semestre del 2009: si tratta di un calo pari all’1,6% rispetto allo stesso periodo del 2008. Di questi 378mila, 271mila risiedono al Sud. E 108mila solo in Campania, dove da 1711mila di giugno dell’anno scorso sono adesso diminuiti a un milione 603mila. Come sono articolati tra le diverse attività economiche regionali? Un milione 156mila sono dipendenti, 447mila lavorano in proprio. La parte del leone la fanno i servizi, il cosiddetto terziario che, però, in molti caso è povero, a scarso valore aggiunto: ben mille e 156mila sono gli addetti. Mentre l’industria offre uno sbocco ad appena 389mila persone e l’agricoltura è ormai un comparto residuale, dando lavoro a 64mila unità. Il dato oltremodo preoccupante è che non è contestualmente cresciuta la cifra di coloro che sono in cerca di occupazione, anzi è ulteriormente calata, da 265mila del secondo trimestre 2008 a 223mila di quest’anno. A leggere i dati pare che domini la sfiducia per cui molti adulti disoccupati pensano di non riuscire più a trovare alcun tipo di impiego e si rifugiano nel sommerso. Lo stesso discorso vale per i giovani e in particolare per le donne che, scoraggiate dalla crisi economica, preferiscono tornare a fare le casalinghe. Segnali preoccupanti, spia di un malessere non certo passeggero: tanto più se si vanno ad analizzare le statistiche Istat in base ai tassi di attività e di occupazione. A fronte di una media nazionale del 62,6% di lavoro alla fine del secondo trimestre di quest’anno, che al Nord sale al 69,7% e nel Mezzogiorno cala drasticamente ad appena il 51,2%, la Campania addirittura precipita al 46,2%. La peggior percentuale italiana, inferiore di due punti e mezzo perfino alla Calabria. Non solo, il tasso di occupazione è oggi pari al 57,9% in Italia, con punte al Nord del 66,1% e nel Sud del 45%: ancora una volta la Regione conquista la maglia nera, segnando un modestissimo 40,5%, peggior risultato dell&#8217;intero Paese. La Svimez ha una sua spiegazione a questo crollo dell’occupazione campana che persiste ormai da tre o quattro anni: «La Regione sconta un evidente effetto depressivo conseguente soprattutto all’area napoletana dove la crisi è molto acuta». È vero che il 2008 è stato l’anno in cui la crisi dei rifiuti ha toccato il proprio apice e di conseguenza il turismo ha subìto una pesante battuta d’arresto, mentre alcune produzioni tipiche del «made in Campania» come la mozzarella scontavano l’allarme diossina sui mercati d&#8217;esportazione. «A tutto ciò &#8211; ribadisce ancora l’associazione per lo sviluppo del Mezzogiorno nel recente report redatto qualche settimana fa &#8211; si sono sommati gli effetti della crisi globale che nell’economia regionale hanno pesato maggiormente rispetto ad altri territori, per i colpi inferti all’apparato produttivo, dalla Fiat di Pomigliano alle tante fabbriche medie e piccole le cui vertenze sono in corso in questi giorni». È evidente che in un contesto così drammatico le politiche anticicliche pubbliche, messe in campo dalla Regione utilizzando le risorse europee, non sono state sufficienti a invertire la tendenza</p>
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		<title>Burocrati, i nuovi ricchi</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 05:14:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Simona Brandolini e Paolo Grassi da il Corriere del Mezzogiorno) Alla Provincia di Napoli — e per verificarlo basta semplice­mente cliccare sul sito internet del­l’ente di Palazzo Matteotti — ci sono 48 dirigenti a tempo indeterminato. Tutti guadagnano sopra i centomila euro annui lordi, per una media-re­cord (dalle nostre parti) di 127.392 euro. E non se la passano male nep­pure i colleghi «a contratto»: sono 9 (di cui uno è sopra i centomila) e la media di retribuzione — relativa sempre al 2008 — è di 82.681 euro lordi annui. Spostando l’obiettivo di pochi metri, su piazza Bovio, i diri­genti della Camera di commercio par­tenopea (quattro, di cui tre sopra i centomila euro di retribuzione lorda annua) guadagnano mediamente 111.063 euro (118 mila il top). Alla Regione, e qui ci informa il sito di Palazzo Santa Lu­cia, i dirigenti fissi sono 275 (9 supe­rano la fatidica ci­fra dei 100 mila eu­ro) per una media retributiva lorda di 82.963 euro. Trentaquattro, in­vece, i manager a contratto, di cui 5 sopra i centomila euro: in questo caso, a differenza di quanto avviene alla Provincia, questi ultimi vantano una media retributi­va più alta dei colleghi a tempo inde­terminato: 93.100 euro. Chiude il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Simona Brandolini e Paolo Grassi da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>Alla Provincia di Napoli — e per verificarlo basta semplice­mente cliccare sul sito internet del­l’ente di Palazzo Matteotti — ci sono 48 dirigenti a tempo indeterminato. Tutti guadagnano sopra i centomila euro annui lordi, per una media-re­cord (dalle nostre parti) di 127.392 euro. E non se la passano male nep­pure i colleghi «a contratto»: sono 9 (di cui uno è sopra i centomila) e la media di retribuzione — relativa sempre al 2008 — è di 82.681 euro lordi annui. Spostando l’obiettivo di pochi metri, su piazza Bovio, i diri­genti della Camera di commercio par­tenopea (quattro, di cui tre sopra i centomila euro di retribuzione lorda annua) guadagnano mediamente 111.063 euro (118 mila il top). Alla Regione, e qui ci informa il sito di Palazzo Santa Lu­cia, i dirigenti fissi sono 275 (9 supe­rano la fatidica ci­fra dei 100 mila eu­ro) per una media retributiva lorda di 82.963 euro.</p>
<p>Trentaquattro, in­vece, i manager a contratto, di cui 5 sopra i centomila euro: in questo caso, a differenza di quanto avviene alla Provincia, questi ultimi vantano una media retributi­va più alta dei colleghi a tempo inde­terminato: 93.100 euro. Chiude il gi­ro, l’amministrazione comunale di Napoli: 211 i dirigenti, di cui 22 so­pra i centomila euro di retribuzione e una media di 80.970. Quasi tutti, praticamente, guadagnano più o me­no quanto la sindaca Rosa Russo Ier­volino (84.223 euro), che è il primo inquilino di Palazzo San Giacomo. E scusate se è poco.</p>
<p>Su quattro enti presi in esame, a ogni modo, sono ben 88 i burocrati che superano l’asticella dei centomila euro lordi annui. E gli altri stanno be­ne. Anzi benone. Molti anche meglio di un docente universitario con buo­na carriera alle spalle o di un magi­strato che ha affrontato già gran par­te del proprio percorso professionale. Per una volta, quindi, sarebbe il ca­so di cambare ritornello: «Meno ma­le che Brunetta c’è». Al di là delle ulti­me colorite esternazioni, è sicura­mente un merito indiscusso del mi­nistro della Pubblica amministrazio­ne (secondo un sondaggio di Mezzo­giorno Economia è risultato il rappre­sentante del governo Berlusconi più amato dalle imprese meridionali pro­prio per la sua battaglia pro-traspa­renza) l’aver costretto tutta la mac­china pubblico-amministrativa ita­liana a svelarsi alla collettività. Su quasi tutti i siti istituzionali è ormai possibile rintracciare — anche se in taluni casi ancora molto difficilmen­te — il link che rimanda alla cosid­detta operazione trasparenza : il «ca­pitolo » dove si possono consultare gli stipendi (e dove dovrebbero es­serci anche i curricula) percepiti dai dirigenti.</p>
<p>Ebbene, care mamme, non ripone­te più le vostre aspettative in mestie­ri un tempo ritenuti privilegiati. Per i vostri pargoli sognate alla grande. Al Sud, dove gli scheletri delle fabbri­che raccontano un passato che non c’è più, conviene fare i burocrati. O meglio, i dirigenti pubblici.</p>
<p>Sergio Rizzo sul Corsera di domeni­ca questo fenomeno l’ha inquadrato bene. I super ricchi italiani (cioé chi guadagna dai 200 mila euro in su), in base alle dichiarazioni dei redditi 2008, sono pochissimi e la maggio­ranza è composta da lavoratori dipen­denti. Tra cui i burocrati, appunto.</p>
<p>A Napoli, ed è solo un primo esem­pio, ci sono due dei super ricchi di cui prima, uno per ente: Luigi Mas­sa, direttore generale del Comune, con 241.153 euro annuiM; e il segre­tario generale della Provincia, Fran­co Nardone, con 233.377 euro. Il co­ordinatore dell’area Fondi europei della Regione, Carlo Neri, invece, è a un passo dall’essere super con i suoi 196.126 euro.</p>
<p>Massa governa la macchina comu­nale più pesante dello Stivale con i suoi 11 mila e passa dipendenti. Ed è ben ricompensato. A livello naziona­le è tra i top, precisamente al secon­do posto, a scorrere i siti degli altri comuni capoluogo che si sono attrez­zati per l’operazione trasparenza. Il primo è il meneghino Giuseppe Sala. Il direttore generale del comune di Milano, nei cui uffici sono state tro­vate delle cimici pochi giorni fa, è un manager da 289 mila euro l’anno. Al­le sue strette dipendenze ci sono pe­rò solo 155 dirigenti. Massa che ne guadagna poco meno governa inve­ce 211 dirigenti. Seguono Palermo dove Gaetano Lo Cicero ha uno sti­pendio da 240 mila euro e Roma (An­tonino Turicchi supera comunque quota 200 mila anche se solo di 10 mila euro). </p>
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		<title>La Campania è sempre più «infelix» Il Sole 24 Ore: ultima per benessere</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Sep 2009 07:48:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Simona Brandolini da il Corriere del Mezzogiorno) Ultima per Quars-index, penultima per Pil, nelle retrovie anche in ba­se al Bil. Non c’è parametro che tenga, si tratti del Prodot­to interno lordo, dell’indice di Qualità di sviluppo regiona­le o del metodo Sarkozy, la Campania nel suo complesso è povera e anche malaticcia. Si vive male. Per il livello dei servizi, per l’ambiente, per l’insicurezza. Domenica scorsa il diretto­re del Corriere del Mezzogior­no , Marco Demarco, si è soffer­mato sulle anticipazioni della classifica 2009 elaborata dagli economisti «alternativi» del­l’associazione «Sbilanciamoci» sulla base del Quars-index. La graduatoria si basa sul presup­posto che il Pil non basti più a quantificare e qualificare lo sta­to di salute di un Paese, di una regione o di una città. E quindi si utilizza il Quars, ovvero l’in­dice di Qualità di sviluppo re­gionale, mix di ben 40 indicato­ri. Questa idea non è solo italia­na. In Francia il presidente Sarkozy ha addirittura messo su una commissione di esperti per superare il parametro Pil. E utilizzando gli otto indicatori d’Oltralpe, il Sole 24Ore con il centro studi Sintesi ha stilato la classifica di 103 province in base al Benessere interno lor­do, ovvero ai criteri del rappor­to Stiglitz (l’economista che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Simona Brandolini da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>Ultima per Quars-index, penultima per Pil, nelle retrovie anche in ba­se al Bil. Non c’è parametro che tenga, si tratti del Prodot­to interno lordo, dell’indice di Qualità di sviluppo regiona­le o del metodo Sarkozy, la Campania nel suo complesso è povera e anche malaticcia. Si vive male. Per il livello dei servizi, per l’ambiente, per l’insicurezza.</p>
<p>Domenica scorsa il diretto­re del Corriere del Mezzogior­no , Marco Demarco, si è soffer­mato sulle anticipazioni della classifica 2009 elaborata dagli economisti «alternativi» del­l’associazione «Sbilanciamoci» sulla base del Quars-index. La graduatoria si basa sul presup­posto che il Pil non basti più a quantificare e qualificare lo sta­to di salute di un Paese, di una regione o di una città. E quindi si utilizza il Quars, ovvero l’in­dice di Qualità di sviluppo re­gionale, mix di ben 40 indicato­ri. Questa idea non è solo italia­na. In Francia il presidente Sarkozy ha addirittura messo su una commissione di esperti per superare il parametro Pil. E utilizzando gli otto indicatori d’Oltralpe, il Sole 24Ore con il centro studi Sintesi ha stilato la classifica di 103 province in base al Benessere interno lor­do, ovvero ai criteri del rappor­to Stiglitz (l’economista che presiede la commissione fran­cese). La filosofia è simile a quella degli italiani di Sbilan­ciamoci: si può essere più ric­chi ma se si è affetti da asma bronchiale si produce meno e si pesa di più sulla sanità.</p>
<p>Stando alla classifica del giornale di Confindustria in Campania chi sta messa malis­simo è Napoli. La metropoli, ri­spetto ad un livello medio di 100, ha un punteggio finale che non raggiunge quota 50. Napoli è terzultima, seguono solo Caltanissetta e Siracusa, e rispetto al Pil procapite perde 13 posizioni. Un disastro. Au­menta di una posizione rispet­to alla classifica sul Pil Caserta che però è novantanovesima con 51,9 punti. La città del sin­daco sceriffo Vincenzo De Lu­ca, Salerno, è settantaquattresi­ma con 88,6 punti, ma racimo­la 15 posizioni in più rispetto al Pil. Come al solito (accade ogni anno anche per le gradua­torie sulla qualità della vita) le reginette campane sono Avelli­no e Benevento. Il capoluogo irpino si attesta al numero 69 con un punteggio di 92,9 e una variazione sul Pil di ben 18 posizioni. Benevento fa an­cora meglio: è a quota 66, si becca 94,5 punti e 29 scatti in avanti rispetto alla classifica stilata sul Prodotto interno lor­do. Sia ben chiaro, è una ma­gra consolazione, visto che nessuna delle cinque città cam­pane raggiunge la media di 100 punti e nessuna ovviamen­te la supera attestandosi su un livello di benessere soddisfa­cente come Potenza, Frosino­ne o l’internazionale Milano.</p>
<p>La presidente del consiglio regionale, orgogliosamente sannita, Sandra Mastella ha esultato dinanzi al risultato della sua terra e di quella irpi­na, dicendo che lo sviluppo della Campania deve passare per le aree interne. Certo, si vi­ve meglio nei piccoli centri, succede anche al Nord e al Centro.</p>
<p>Il problema però è che men­tre le classifiche Quars e del So­le 24Ore ribaltano altrove i ri­sultati delle graduatorie stilate sul Pil (succede per l’Emilia Ro­magna o le Marche), sovver­tendo dunque l’idea che pro­durre ad ogni costo faccia be­ne, in Campania e in parte del Sud questo non vale. La Cam­pania è ultima per Quars, pe­nultima per Pil e fanalino di co­da per Bil. Non c’è parametro che tenga. </p>
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		<title>Assunzioni al Comune, concorso contestato</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Sep 2009 07:16:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Ciro Crescentini da Cronache di Napoli) Sul piede di guerra gli 800 lavoratori impegnati nei lavori socialmente utili del comune di Napoli. Ieri mattina una delegazione di precari si è recata negli uffici del presidente del consiglio comunale Leonardo Impegno chiedendo di essere ricevuti. L&#8217;esponente istituzionale non era presente. I lavoratori hanno consegnato una nota proponendo la convocazione di un consiglio comunale monotematico. &#8220;L&#8217;amministrazione comunale ha tracciato il piano di fabbisogno 2008-2011 ed ha annunciato nuove assunzioni &#8211; spiegano i precari &#8211; ma degli lsu non ne parla nessuno. Eppure la legge prevede una quota riservata del trenta per cento del tutto disattesa dall &#8216;amministrazione di Palazzo San Giacomo. Per poter approfondire tali temi aspettiamo un cenno per poterci confrontare con lei&#8221; &#8211; conclude la nota. Gli 800 precari Lsu comunali contestano il concorso per 561 assunzioni che porterà nello specifico ad assumere nell&#8217;arco di tre anni 170 agenti di polizia municipale; 50 amministrativi; 60 ragionieri; 50 impiegati economico finanziari; 165 assistenti sociali; 18 funzionari informatici; 25 funzionari ingegnere; 25 funzionari architetti. L&#8217;amministrazione comunale non ha ancora definito un piano organico per la stabilizzazione. Né ha provveduto ad effettuare un monitoraggio per verificare i vuoti di organico nelle ventuno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Ciro Crescentini da Cronache di Napoli)</strong></p>
<p>Sul piede di guerra gli 800 lavoratori impegnati nei lavori socialmente utili del comune di Napoli. Ieri mattina una delegazione di precari si è recata negli uffici del presidente del consiglio comunale Leonardo Impegno chiedendo di essere ricevuti. L&#8217;esponente istituzionale non era presente. I lavoratori hanno consegnato una nota proponendo la convocazione di un consiglio comunale monotematico. &#8220;L&#8217;amministrazione comunale ha tracciato il piano di fabbisogno 2008-2011 ed ha annunciato nuove assunzioni &#8211; spiegano i precari &#8211; ma degli lsu non ne parla nessuno. Eppure la legge prevede una quota riservata del trenta per cento del tutto disattesa dall &#8216;amministrazione di Palazzo San Giacomo. Per poter approfondire tali temi aspettiamo un cenno per poterci confrontare con lei&#8221; &#8211; conclude la nota. Gli 800 precari Lsu comunali contestano il concorso per 561 assunzioni che porterà nello specifico ad assumere nell&#8217;arco di tre anni 170 agenti di polizia municipale; 50 amministrativi; 60 ragionieri; 50 impiegati economico finanziari; 165 assistenti sociali; 18 funzionari informatici; 25 funzionari ingegnere; 25 funzionari architetti. L&#8217;amministrazione comunale non ha ancora definito un piano organico per la stabilizzazione. Né ha provveduto ad effettuare un monitoraggio per verificare i vuoti di organico nelle ventuno partecipate comunali. Eppure, la giunta regionale della Campania ha stanziato 24 milioni di euro per consentire agli Lsu del Comune di Napoli di usufruire di azioni di sostegno per la stabilizza zione entro tre anni. Come saranno utilizzate queste risorse? I 24 milioni di euro saranno trasformati in incentivi per consorzi privati che non danno garanzie sul piano occupazionale? I precari precisano che negli ultimi cinque anni hanno garantito la funzionalità della macchina organizzativa e amministrativa comunale. &#8220;Noi rifiutiamo l&#8217;assistenza &#8211; spiegano in una nota gli Lsu del Comune di Napoli &#8211; Tra l&#8217;altro sia tutti ex lavoratori che hanno subito i processi di ristrutturazione industriali avvenuti a Napoli e Provincia &#8211; sottolineano &#8211; Siamo quelli che la politica degli anni 80 e 90 ha lasciato fuori da aziende produttive e dai cantieri di infrastrutture determinando una notevole perdita di posti di lavoro e un impoverimento del tessuto sociale. Dall&#8217;ottobre del 1995 siamo impegnati nei progetti del Comune di Napoli. In origine eravamo 5600; 4800 stabilizzati durante questi interminabili anni nelle varie partecipate Asia, Napoli Servizi, Napoli Park, Napoli Sociale e Sederna. Siamo quelli &#8211; continua la nota &#8211; che hanno maggiormente contribuito a migliorare l&#8217;efficienza dei servizi comunali con una prestazione settimanale di venticinque ore, percependo settecento euro, senza copertura previdenziale e con il recupero delle assenze per malattia&#8221;. Con un verbale d&#8217;intesa siglato nell&#8217;agosto 2008, il Comune si impegnava a stabilizzare gli 873 Lsu restanti con tre &#8220;assi d&#8217;intervento&#8221;: esodo volontario, privato e pubblico.</p>
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		<title>Maggioni: Imprese inefficienti per questo Napoli è la città più cara</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Sep 2009 05:58:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Emanuele Imperiali da il Mattino) «CERTO al primo impatto appare un dato contraddittorio quello che proprio Napoli dove la disoccupazione è ai massimi storici e i segnali della crisi sono drammatici, risulti in base ai dati forniti dall&#8217;Istat il capoluogo italiano più caro dove si registra infatti un&#8217;impennata dei prezzi del 1,9%. Impennata che si giustifica, comunque, in due modi». Il professore Vincenzo Maggioni è il preside della facoltà di Economia della Seconda Università di Napoli e spiega come mai la città partenopea registri l&#8217;aumento tendenziale del costo della vita pi alto in Italia. L&#8217;uomo della strada resta sorpreso: ma è possibile che proprio a Napoli, la città dove la povertà dilaga, la disoccupazione cresce, l&#8217;inflazione alza la testa più che altrove? «Penso, innanzitutto, ed è il primo dei due motivi ai quali accennavo, che i flussi di reddito siano un po&#8217; più elevati di quelli ufficialmente dichiarati, e ciò a causa delle attività in nero. Per cui alla fin fine non sono molto distanti dal resto del Paese». E la seconda giustificazione? «Il mercato napoletano è inefficiente perché qui mancano alcuni requisiti: una distribuzione organizzata in modo moderno, una razionalizzazione delle attività. E poiché tale inefficienza riduce la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Emanuele Imperiali da il Mattino)</strong></p>
<p>«CERTO al primo impatto appare un dato contraddittorio quello che proprio Napoli dove la disoccupazione è ai massimi storici e i segnali della crisi sono drammatici, risulti in base ai dati forniti dall&#8217;Istat il capoluogo italiano più caro dove si registra infatti un&#8217;impennata dei prezzi del 1,9%. Impennata che si giustifica, comunque, in due modi». Il professore Vincenzo Maggioni è il preside della facoltà di Economia della Seconda Università di Napoli e spiega come mai la città partenopea registri l&#8217;aumento tendenziale del costo della vita pi alto in Italia. L&#8217;uomo della strada resta sorpreso: ma è possibile che proprio a Napoli, la città dove la povertà dilaga, la disoccupazione cresce, l&#8217;inflazione alza la testa più che altrove? «Penso, innanzitutto, ed è il primo dei due motivi ai quali accennavo, che i flussi di reddito siano un po&#8217; più elevati di quelli ufficialmente dichiarati, e ciò a causa delle attività in nero. Per cui alla fin fine non sono molto distanti dal resto del Paese».<br />
E la seconda giustificazione? «Il mercato napoletano è inefficiente perché qui mancano alcuni requisiti: una distribuzione organizzata in modo moderno, una razionalizzazione delle attività. E poiché tale inefficienza riduce la competitività, ci genera spazi nei quali le condizioni di prezzo migliori per i consumatori si riducono».<br />
Quindi, le imprese meno efficienti finirebbero per lucrare sui prezzi praticati. Eppure, non credo che possa dirsi lo stesso per&#8217; una città come Trieste dove il carovita è salito dell&#8217;1,8%. «In quella città gioca l&#8217;effetto drogato dai mercato della ex Jugoslavia, che produce una capacità di spesa superiore a quella dei redditi dei cittadini».<br />
Quindi a Napoli convivono gomito a gomito un più alto costo della vita e una diffusa condizione di emarginazione? «Nel tessuto sociale napoletano ci sono grandi differenze interne alla città. Alcuni spendono poco, acquistano solo nei mercati rionali, risparmiano al massimo, in particolare sui beni alimentari. Altri, invece, hanno il denaro facile».<br />
Si riferisce ai redditi frutto delle attività camorristiche? «Anche, ma non solo. Basta guardare la sera tanti giovani, spesso senza lavoro, che trascorrono ore davanti ai bar del lungomare, parcheggiando auto di gran lusso. anno certamente atteggiamenti di consumo più elevati rispetto alle loro origini».<br />
E ciò da che deriva? «Sono anche soldi frutto della microcriminalità. In definitiva è come se vivessimo in una città con due livelli di vita che si incrociano e si sovrappongono».</p>
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		<title>Cai se ne va, scoppia la protesta</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Sep 2009 06:10:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Simona Ricciardi da il Denaro) I lavoratori incassano la solidarietà del sindaco di Napoli Rosa Russo Ierviilino: &#8220;Il diritto al lavoro &#8211; afferma il primo cittadino &#8211; va tutelato in modo sostanziale e non soltanto formalmente. Pretendere che lavoratori, molti dei quali sono l&#8217;unico sostegno della propria famiglia, si trasferiscano a Roma, significa in sostanza licenziarli. Con gli stipendi che hanno riuscirebbero a malapena a coprire le spese di viaggio. Quindi piena la solidarietà del Comune di Napoli nei confronti dei dipendenti Alitalia Cai del Centro direzionale e anche nei passaggi futuri l&#8217;Amministrazione continuerà a essere al loro fianco. Mi auguro vivamente &#8211; conclude Iervolino &#8211; che la Cai si renda conto della situazione e non procuri questo ulteriore gravissimo danno alla città&#8221;. Intanto oggi il caso approda in Regione: il consigliere regionale Stefano Buono (ldv) fa sapere in una nota di aver deciso, dopo un incontro con una delegazione dei dipendenti, di portare la questione dei lavoratori Alitalia Cai di Napoli nel Consiglio regionale di oggi pomeriggio, quando, nel corso del question time, proporrà un&#8217;interrogazione al governatore Antonio Bassolino e agli assessori ai Trasporti, al Lavoro e alle Attività produttive, rispettivamente Ennio Cascetta, Corrado Gabriele e Riccardo Marone. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Simona Ricciardi da il Denaro)</strong></p>
<p>I lavoratori incassano la solidarietà del sindaco di Napoli Rosa Russo Ierviilino: &#8220;Il diritto al lavoro &#8211; afferma il primo cittadino &#8211; va tutelato in modo sostanziale e non soltanto formalmente. Pretendere che lavoratori, molti dei quali sono l&#8217;unico sostegno della propria famiglia, si trasferiscano a Roma, significa in sostanza licenziarli. Con gli stipendi che hanno riuscirebbero a malapena a coprire le spese di viaggio. Quindi piena la solidarietà del Comune di Napoli nei confronti dei dipendenti Alitalia Cai del Centro direzionale e anche nei passaggi futuri l&#8217;Amministrazione continuerà a essere al loro fianco. Mi auguro vivamente &#8211; conclude Iervolino &#8211; che la Cai si renda conto della situazione e non procuri questo ulteriore gravissimo danno alla città&#8221;.<br />
Intanto oggi il caso approda in Regione: il consigliere regionale Stefano Buono (ldv) fa sapere in una nota di aver deciso, dopo un incontro con una delegazione dei dipendenti, di portare la questione dei lavoratori Alitalia Cai di Napoli nel Consiglio regionale di oggi pomeriggio, quando, nel corso del question time, proporrà un&#8217;interrogazione al governatore Antonio Bassolino e agli assessori ai Trasporti, al Lavoro e alle Attività produttive, rispettivamente Ennio Cascetta, Corrado Gabriele e Riccardo Marone.<br />
&#8220;La battaglia dei dipendenti di Alitalia Cai del Centro direzionale è sacrosanta&#8221;, spiega Buono ricordando che &#8220;nella sede napoletana, fino a131 dicembre 2008 c&#8217;erano 69 dipendenti, ora ne sono rimasti solo go e rischiano di perdere anche loro il posto di lavoro, perché c&#8217;è il progetto di spostare la sede a Roma. Sarà praticamente impossibile per i dipendenti trasferirsi a Roma &#8211; fa notare il consigliere regionate dell&#8217;Idv &#8211; e quindi siamo di fronte a un licenziamento che porterà altre famiglie sulla strada visto che a rischiare di perdere il lavoro sono persone che hanno più di quaranta anni e, quindi, con pochissime possibilità di trovare un altro impiego&#8221;<br />
Buono sottolinea inoltre che &#8220;le continue richieste di affiancare e istruire altri dipendenti della sede di Roma sono un&#8217;ulteriore prova che il vero obiettivo è il licenziamento. E&#8217; necessario un impegno comune per impedire che, ancora una volta, la Campania sia danneggiata dalla nascita di Cai&#8221;, aggiunge l&#8217;esponente del partito di Antonio Di Pietro. Buono ricorda infine che &#8220;finora sono stati disattesi tutti gli accordi presi dal Governo con la società che ha acquisito Alitalia, come dimostrano le settanta assunzioni fatte invece delle ceritonove previste e il rischio di perdere altri posti di lavoro&#8221;.</p>
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		<title>Gabriele: così la Regione «sostiene» più di 90 mila campani</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Sep 2009 06:09:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Corrado Gabriele]]></category>
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		<description><![CDATA[(di Paolo Grassi da il Corriere del Mezzogiorno) Si va dall’indennità mensile per 7.500 lavoratori social­mente utili ancora in attesa di sta­bilizzazione («l’amministrazione di Palazzo Santa Lucia spende diret­tamente o versa ad altri enti locali una somma annuale di 45 milio­ni ») ai contributi per qualcosa co­me 20 mila percettori del reddito di cittadinanza («80 milioni la vo­ce specifica in bilancio»); dal costo per i tirocini di 5000 tra disoccupa­ti, inoccupati e corsisti («25 milio­ni ») alle «borse per work experien­ce » destinate a 500 ex detenuti in­dultati («2 milioni»). Poi ci sono da considerare «la quota del 30% che la Regione versa a copertura delle casse integrazioni in dero­ga », il sostegno — «attraverso cor­si di formazione specifici» — per 14.500 addetti anch’essi in cig, e le indennità aggiuntive da poco an­nunciate per 4 mila precari della scuola. In gergo si chiamano politiche sociali e occupazionali passive. Ma non si sbaglia troppo a parlare di assistenza. «La Regione integra a vario titolo i redditi di oltre di 90 mila persone — dai senzalavoro agli operai espulsi dal ciclo produt­tico — per una spesa annuale supe­riore a 657 milioni di euro». Parola di Corrado Gabriele, assessore al Lavoro della giunta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Paolo Grassi da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>Si va dall’indennità mensile per 7.500 lavoratori social­mente utili ancora in attesa di sta­bilizzazione («l’amministrazione di Palazzo Santa Lucia spende diret­tamente o versa ad altri enti locali una somma annuale di 45 milio­ni ») ai contributi per qualcosa co­me 20 mila percettori del reddito di cittadinanza («80 milioni la vo­ce specifica in bilancio»); dal costo per i tirocini di 5000 tra disoccupa­ti, inoccupati e corsisti («25 milio­ni ») alle «borse per work experien­ce » destinate a 500 ex detenuti in­dultati («2 milioni»). Poi ci sono da considerare «la quota del 30% che la Regione versa a copertura delle casse integrazioni in dero­ga », il sostegno — «attraverso cor­si di formazione specifici» — per 14.500 addetti anch’essi in cig, e le indennità aggiuntive da poco an­nunciate per 4 mila precari della scuola.</p>
<p>In gergo si chiamano politiche sociali e occupazionali passive. Ma non si sbaglia troppo a parlare di assistenza. «La Regione integra a vario titolo i redditi di oltre di 90 mila persone — dai senzalavoro agli operai espulsi dal ciclo produt­tico — per una spesa annuale supe­riore a 657 milioni di euro». Parola di Corrado Gabriele, assessore al Lavoro della giunta guidata da An­tonio Bassolino. Uno che di solito dice quello che pensa. Anche quan­do si varca la soglia del politica­mente corretto. «Voi immaginate che io, da co­munista, sia ben contento di un in­tervento pubblico così sostenuto? Invece non è così. A me piacerebbe una Campania fatta di tante fabbri­che (con tantissimi operai impiega­ti) e non solo una regione piena di ristoranti e pizzerie. E mi piacereb­be vivere in una realtà in cui il Pil non fosse composto per tre quarti da risorse messe in circuito dalla nostra amministrazione (soprattut­to) e dal governo centrale». E pro­prio alle aziende «sono dedicati» i successivi dati forniti dall’assesso­re: «Su 465mila imprese censite so­lo 17 mila hanno un fatturato supe­riore a 700 mila euro (3,7%); di que­ste solo 2.300 superano i 2,5 milio­ni di fatturato e i 15 addetti; poco meno di mille, infine, hanno una si­tuazione di buona affidabilità eco­nomico- finanziaria».</p>
<p>Secondo Gabriele vista la crisi e l’impatto della stessa sul tessuto produttivo «oggi non si può fare diversamente dalle azioni attivate con il presidente Bassolino. Biso­gna drenare la perdita di posti di lavoro e puntare sempre più su po­litiche di sostegno sociale». Ma «in prospettiva c’è necessità di mette­re insieme le imprese, quelle vere, e la politica. Per capire dove orien­tare la nave». L’esponente di Rifon­dazione non ha dubbi: «Se qualcu­no pensa che sia possibile riavvia­re la macchina dello sviluppo trala­sciando l’industria si sbaglia di grosso. Perché solo con le aziende manifatturiere, ormai è provato an­che scientificamente, si possono porre le basi per una crescita dura­tura ». </p>
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