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	<title>Napoli onLine &#187; Mastella</title>
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	<description>...ma Napoli non è una cartolina!</description>
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		<title>Mastella: «Ci sono anch’io Senza intesa mi candido»</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Aug 2010 08:37:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Roberto Russo da il Corriere del Mezzogiorno) Onorevole Mastella, lei è in vacanza all’estero e nel Pdl campano si litiga per il candidato sindaco di Napoli. Caldoro sembra aprire all’Udc di De Mita, Cosentino gli risponde a muso duro che bisogna guardare nel Pdl. «No, fermi tutti». Mi sembra di capire che non è d’accordo. «A Caldoro voglio spiegare che non si deve scegliere un partito ma una persona, un nome adatto e condiviso che abbia le qualità giuste per affrontare la questione Napoli. A Cosentino replico che se il Pdl è in grado di suggerire un candidato con caratteristiche riconosciute da tutti gli alleati, allora va bene. Ma la pura rivendicazione della serie ’’io sono il re della foresta e io decido’’, beh, mi sembra un po’ disdicevole». Insomma, devono tener conto di De Mita ma anche del peso di Mastella, che non è poca cosa. «Non si tratta di porre un veto o un peso, ma il Pdl deve prendere atto che in Campania, come nel resto d’Italia, in questo periodo non registra il massimo dei consensi. Quindi se è naturale che il governatore debba stare attento al rapporto con l’Udc, non dimentichi che esistono anche altri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Roberto Russo da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>Onorevole Mastella, lei è in vacanza all’estero e nel Pdl campano si litiga per il candidato sindaco di Napoli. Caldoro sembra aprire all’Udc di De Mita, Cosentino gli risponde a muso duro che bisogna guardare nel Pdl. «No, fermi tutti». Mi sembra di capire che non è d’accordo. «A Caldoro voglio spiegare che non si deve scegliere un partito ma una persona, un nome adatto e condiviso che abbia le qualità giuste per affrontare la questione Napoli. A Cosentino replico che se il Pdl è in grado di suggerire un candidato con caratteristiche riconosciute da tutti gli alleati, allora va bene. Ma la pura rivendicazione della serie ’’io sono il re della foresta e io decido’’, beh, mi sembra un po’ disdicevole».</p>
<p>Insomma, devono tener conto di De Mita ma anche del peso di Mastella, che non è poca cosa.</p>
<p>«Non si tratta di porre un veto o un peso, ma il Pdl deve prendere atto che in Campania, come nel resto d’Italia, in questo periodo non registra il massimo dei consensi. Quindi se è naturale che il governatore debba stare attento al rapporto con l’Udc, non dimentichi che esistono anche altri partiti che compongono la maggioranza». Come i Popolari per il Sud. «Esattamente. Caldoro sappia che non stiamo votando il sostegno alla sua giunta, qui si deve cercare un candidato. Se l’Udc ha un nome che va bene a tutti ben venga, altrimenti&#8230;» Altrimenti? «Se non ci fosse convergenza allora sarebbe meglio andare alle primarie. A quel punto è chiaro che mi candiderei io, oppure una persona del nostro partito. Oltre all’Udc ci siamo anche noi, su questo non si discute».</p>
<p>Mastella che si candida e chiede le primarie, come i fianiani. Non è strano?</p>
<p>«Viviamo un momento di profondo cambiamento, il berlusconismo sta finendo anche se Berlusconi rimane in piedi. È evidente che è terminata una stagione, quella dell’alleanza tra lui e Fini. Non è più tutto come prima nel Pdl ed è chiaro</p>
<p>che anche in Campania ne avvertiremo gli effetti».</p>
<p>Al di là delle divisioni su Napoli, nel Pdl comincia ad affiorare qualche preoccupazione sul progetto politico della giunta Caldoro, appare frenato dalle necessità contingenti e dai problemi di bilancio.</p>
<p>«Se io fossi Caldoro chiamerei subito a raccolta i presidenti delle regioni del Sud, non per un semplice rivendicazionismo rispetto alla Lega, né per elemosinare risorse, ma per superare insieme i problemi che paralizzano il Mezzogiorno. Non si può restare fermi e ripetere che si è trovata una situazione disastrosa in Regione. Bassolino ormai non c’è più, ora tocca al nuovo presidente dimostrare efficienza e capacità di governo».</p>
<p>Torniamo al Comune di Napoli. Il centrosinistra è in difficoltà. Tra Oddati e Ranieri ci sono scintille, per non parlare dell’ipotesi De Magistris che divide sinistra e democratici. La vittoria del centrodestra è scontata?</p>
<p>«Niente affatto. Napoli per ragioni storiche e anche clientelari rimane molto legata al Pd e ai partiti della sinistra. Ci sono serbatoi come gli Lsu, i corsistiti e così via. Non dimentichiamo che alle regionali il Pd ha presentato Vincenzo De Luca, un candidato salernitano, e comunque nel capoluogo Caldoro ha conquistato appena due punti in più del rivale. Perciò nessuno si illuda, non sarà una passeggiata ma uno scontro elettorale vero».</p>
<p>Mastella, oltre se stesso, chi ritiene miglior candidato per il Comune di Napoli. Meglio un politico o, ad esempio, un prof universitario, il presidente degli industriali di Napoli, insomma qualcuno della società civile?</p>
<p>«Non è un problema di categoria, politico di professione o no. È invece tutta una questione di capacità amministrative. Ripeto quello che ho detto all’inizio: mai come in questo caso conta l’uomo. E poi non credo che la società civile sia necessariamente migliore di noi politici».</p>
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		<title>Mastella: presidente più forte, ma adesso deve fare il leader</title>
		<link>http://www.napolionline.org/new/mastella-presidente-piu-forte-ma-adesso-deve-fare-il-leader</link>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 06:12:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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		<category><![CDATA[complotto caldoro]]></category>
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		<description><![CDATA[(di Angelo Lomonaco da il Corriere del Mezzogiorno) «La mia opinione è che, al punto in cui sono le cose, a Berlusconi non restava che questa via, stretta, realistica, anche perché da un po’ di tempo non esiste una maggioranza su cui contare». Dal buen retiro di Ceppaloni, Clemente Mastella guarda alle vicende della maggioranza della quale fa parte, a Roma come in Campania, con una tranquilla freddezza che fa da contraltare all’agitazione e al caldo soffocante di questi giorni. E spiega: «Per Cosentino si è seguito lo schema Brancher, con le dimissioni da sottosegretario per evitare di arrivare al voto sulla sfiducia in Parlamento con un nodo politico irrisolto. La questione Fini-Berlusconi ha messo con le spalle al muro il Governo come tale». Poi c’è la questione locale… «Dove resta il rischio. Anche qui, al momento — ripeto: al momento— la cosa migliore è attenersi alla visione più realistica. Non si poteva sciogliere subito il nodo di Gordio e risolvere contemporaneamente l’aspetto istituzionale e quello di natura politica, non si poteva eliminare Cosentino dalla scena politica». Ricapitoliamo. Cosentino ha lasciato il Governo ed è restato coordinatore del Pdl campano affermando di essere estraneo al complotto contro Caldoro. Berlusconi ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Angelo Lomonaco da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>«La mia opinione è che, al punto in cui sono le cose, a Berlusconi non restava che questa via, stretta, realistica, anche perché da un po’ di tempo non esiste una maggioranza su cui contare». Dal buen retiro di Ceppaloni, Clemente Mastella guarda alle vicende della maggioranza della quale fa parte, a Roma come in Campania, con una tranquilla freddezza che fa da contraltare all’agitazione e al caldo soffocante di questi giorni. E spiega: «Per Cosentino si è seguito lo schema Brancher, con le dimissioni da sottosegretario per evitare di arrivare al voto sulla sfiducia in Parlamento con un nodo politico irrisolto. La questione Fini-Berlusconi ha messo con le spalle al muro il Governo come tale». Poi c’è la questione locale… «Dove resta il rischio. Anche qui, al momento — ripeto: al momento— la cosa migliore è attenersi alla visione più realistica. Non si poteva sciogliere subito il nodo di Gordio e risolvere contemporaneamente l’aspetto istituzionale e quello di natura politica, non si poteva eliminare Cosentino dalla scena politica».</p>
<p>Ricapitoliamo. Cosentino ha lasciato il Governo ed è restato coordinatore del Pdl campano affermando di essere estraneo al complotto contro Caldoro. Berlusconi ha affermato di essere «certo che la sua condotta durante la campagna elettorale per la Regione Campania è stata improntata alla massima lealtà e al massimo impegno per ottenere la vittoria di Stefano Caldoro». Lo stesso governatore ha detto che il complotto è nato all’esterno al Pdl. Eppure proprio lui si è chiesto chi comanda in Campania. «Il problema rimarrà in piedi — dice Mastella — finché non ci sarà una chiarificazione vera tra loro, se non c’è già stata. Se resta il dubbio, la situazione rimarrà delicata e difficile. E tutto questo è paradossale dopo straordinari successi elettorali. Tra l’altro il problema a Roma si è manifestato due anni dopo il voto, qui subito. La Campania è lo specchio dell’usura e della consunzione della maggioranza, soprattutto della situazione interna al Pdl. Chi immaginava una tempesta simile? La tempesta era fuori, economica e sociale, non politica. Tra Fini e Berlusconi ci sarà un’intesa o una rottura, spero e credo un’intesa. In Campania tra Caldoro e Cosentino il rischio è più grave perché se continua la guerra a Roma, qui ci sarà sempre precarietà». Però le parti in causa sono diverse. «Sarà così anche se sono attori diversi. L’equivoco non può essere permanente. Devono chiarirsi, con freddezza. A caldo magari si fa finta, e va bene così anche se non si crede fino in fondo a ciò che si dice. Ma è indispensabile un chiarimento definitivo entro l’autunno inoltrato». La considera una scadenza? «Sì». Altrimenti? «Non c’è ancora uno scenario alternativo. Ma la Campania è importante, ciò che accade qui ha ricadute nazionali».</p>
<p>Torniamo al presente. Quando il Parlamento votò contro la richiesta di arresto, Cosentino ne uscì rafforzato. E questa volta?</p>
<p>«Questa volta è più debole. Allora la maggioranza fece quadrato intorno a lui perché la querelle era con la magistratura. Ora c’è una lotta interna al Pdl e, per come sono emersi i fatti, sono rimasti loro stessi sconcertati. E non so che spiegazioni abbia dato Cosentino a Berlusconi». Quindi Caldoro è più forte? «Sì, e deve approfittarne. Deve innanzitutto superare il contraccolpo psicologico. Certe vicende, io lo so bene perché le ho vissute in prima persona, hanno conseguenze sulle famiglie e soprattutto sui figli. Caldoro parla spesso della figlia, infatti. Però deve superare l’angoscia esistenziale, il broncio, giusto, considerata la vicenda triste e drammatica che lo ha coinvolto. Messe al riparo figlia e famiglia e consapevole del fatto che oggi è più forte, deve utilizzare questa forza, deve comandare, nel senso latino del termine: come andare. I cittadini hanno investito su di lui, si aspettano una svolta copernicana. Dobbiamo uscire dall’emergenza, magari lavorando anche con l’opposizione. Poi deve dare un colpo d’ala». Voi gli darete una mano? «Certamente sì, per quel tanto di spazio di azione che è stato riservato a noi Popolari per il Sud, nell’interesse della Campania. Lo avremmo fatto anche se fossimo stati opposizione. È un dovere».</p>
<p>Molti dei protagonisti della vicenda che ha coinvolto Consentino sono campani: li conosce?</p>
<p>«Martino no. Ho conosciuto Lombardi, che è di Cervinara. Mi ha anche invitato a sue iniziative ma non ci sono mai andato».</p>
<p>Cosa ne pensa del fatto che magistrati e politici partecipassero alle iniziative promosse dal Centro di studi giuridici creato dal geometra Lombardi? In un’occasione avrebbe addirittura fittato un aereo per portare Bassolino in Sardegna.</p>
<p>«Certi convegni sono come i congressi medici e i premi letterari: si tengono sempre in bei posti. Ma questo non significa nulla e poi io credo nella buona fede di tutti. Comunque per fortuna non mi hanno tirato in ballo: se fossi stato io, mi troverei con un altro capo d’accusa». In questi giorni ha parlato con Caldoro o con Cosentino?</p>
<p>«No, mi tengo defilato, faccio un po’ il politologo, mi interesso di Mezzogiorno. E poi si è anche sposato mio figlio».</p>
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		<title>Minacce aMastella e Nappi L’ombra della rivolta sociale</title>
		<link>http://www.napolionline.org/new/minacce-amastella-e-nappi-l%e2%80%99ombra-della-rivolta-sociale</link>
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		<pubDate>Sat, 05 Jun 2010 07:09:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[disoccupati organizzati]]></category>
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		<description><![CDATA[(di Roberto Russo da il Corriere del Mezzogiorno) Cinque proiettili (due dei quali esplosi) e una lettera di minacce contro Clemente Mastella e Sandra Lonardo firmata Nuove Brigate rosse. Ma il plico conteneva mincacce pure all’indirizzo del governatore Stefano Caldoro, l’assessore regionale al lavoro Severino Nappi e il sottosegretario Nicola Cosentino. La busta è stata lasciata nella cassetta delle lettere della villa di Ceppaloni. Nei giorni scorsi, ai Mastella erano arrivate una serie di telefonate minatorie. Severino Nappi «È il risultato di quando si semina odio— commenta la Lonardo— ma io resto serena e continuerò a lavorare per la gente che mi ha dato fiducia nella mia regione». Gli investigatori (indagano i carabinieri) non si sbilanciano. Ma la circostanza dei due proiettili esplosi, la scelta dei destinatari e dei termini usati, preoccupano e fanno ritenere che non si tratti affatto del gesto di un mitomane o di un estremista isolato. Il sospetto, fortissimo, è che dietro quell’avvertimento ci siano settori vicini alle frange più esagitate dei disoccupati. La nuova linea «di rigore» a proposito della formazione professionale e dei fondi, proclamata da Caldoro, potrebbe non piacere a molti. È vero che la Regione ha finanziato per i prossimi mesi i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Roberto Russo da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>Cinque proiettili (due dei quali esplosi) e una lettera di minacce contro Clemente Mastella e Sandra Lonardo firmata Nuove Brigate rosse. Ma il plico conteneva mincacce pure all’indirizzo del governatore Stefano Caldoro, l’assessore regionale al lavoro Severino Nappi e il sottosegretario Nicola Cosentino. La busta è stata lasciata nella cassetta delle lettere della villa di Ceppaloni. Nei giorni scorsi, ai Mastella erano arrivate una serie di telefonate minatorie.<br />
Severino Nappi</p>
<p>«È il risultato di quando si semina odio— commenta la Lonardo— ma io resto serena e continuerò a lavorare per la gente che mi ha dato fiducia nella mia regione». Gli investigatori (indagano i carabinieri) non si sbilanciano. Ma la circostanza dei due proiettili esplosi, la scelta dei destinatari e dei termini usati, preoccupano e fanno ritenere che non si tratti affatto del gesto di un mitomane o di un estremista isolato.</p>
<p>Il sospetto, fortissimo, è che dietro quell’avvertimento ci siano settori vicini alle frange più esagitate dei disoccupati. La nuova linea «di rigore» a proposito della formazione professionale e dei fondi, proclamata da Caldoro, potrebbe non piacere a molti. È vero che la Regione ha finanziato per i prossimi mesi i senzalavoro del progetto Bros, ma è vero pure che si tratta, come hanno ripetuto da Palazzo Santa Lucia, dell’ultima volta. Poi, come ha anticipato al Corriere il generale Giancane, assessore al bilancio, «saranno finanziati quei progetti che creano occupazione». Insomma, niente più soldi a pioggia per i corsisti. I segnali che la tensione sociale in Campania è aumentata a dismisura ci sono tutti. La lettera di minacce e i proiettili di ieri potrebbero costituire una drammatica conferma. Anche perché proprio ieri a Napoli gruppi di disoccupati hanno rovesciato cassonetti della Nu in via Foria. Lamentavano di non essere stati ricevuti dall’assessore al lavoro Nappi. Solidarietà ai Mastella, a Caldoro e agli altri politici oggetto minacce è arrivata da più parti. Per il protavoce nazionale del Pdl, Daniele Capezzone, si tratta di «un segnale inquietante». Preoccupazione viene espressa da Giulio Di Donato «Occorre tutelare gli esponenti ma anche la sede dei Popolari Udeur»; da paolo Russo (Pdl) «vogliono fermare il cambiamento»; dal consigliere regionale Pdl Fulvio Martusciello «confido che siano individuati i responsabili»; ma anche da Antonio Amato (Pd): «Non bisogna sottovalutare questi segnali, nei momenti di crisi c’è sempre il rischio eversivo».</p>
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		<title>Mastella in trincea per la visibilità incassa un documento anti-giunta</title>
		<link>http://www.napolionline.org/new/mastella-in-trincea-per-la-visibilita-incassa-un-documento-anti-giunta</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 06:29:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[bilancio comunale]]></category>
		<category><![CDATA[Marcello Taglialatela]]></category>
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		<description><![CDATA[(di lu. ro. da il Mattino) «Serve una linea comune nel Pdl, se non c&#8217;è la linea comune i miei sono fuori dal partito». Clemente Mastella &#8211; leader dell&#8217;Udeur &#8211; usa il bilancino come è costume degli ex dc cavalli di razza, per invitare gli alleati ad aprirsi al partito del Campanile e a rispettarlo. E a rispettare i suoi quattro consiglieri che ieri hanno preferito sostenere la Iervolino mantenendo il numero legale per tutta la seduta per evidenziare appunto che nel centrodestra non c&#8217;è una regia politica precisa. Nella sostanza quello di Mastella è il secondo gruppo del centrodestra. Quindi non si può non parlare con l&#8217;Udeur se si vuole stabilire cosa fare nel Pdl. E questo vale per le strategie in aula e quelle future quando si andranno a individuare candidati alla successione della Iervolino e agli attuali consiglieri. Solo un caso &#8211; per esempio &#8211; che l&#8217;Udeur appoggi la Iervolino dopo che il coordinatore provinciale del Pdl Marcello Taglialatela ha confessato il suo sogno di candidarsi alla guida di Palazzo San Giacomo? Difficile rispondere a questo interrogativo. Melina e pretattica sono gli arnesi che meglio utilizza l&#8217;Udeur. Certo è che Mastella ha centrato un primo importante risultato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di lu. ro. da il Mattino)</strong></p>
<p>«Serve una linea comune nel Pdl, se non c&#8217;è la linea comune i miei sono fuori dal partito». Clemente Mastella &#8211; leader dell&#8217;Udeur &#8211; usa il bilancino come è costume degli ex dc cavalli di razza, per invitare gli alleati ad aprirsi al partito del Campanile e a rispettarlo. E a rispettare i suoi quattro consiglieri che ieri hanno preferito sostenere la Iervolino mantenendo il numero legale per tutta la seduta per evidenziare appunto che nel centrodestra non c&#8217;è una regia politica precisa. Nella sostanza quello di Mastella è il secondo gruppo del centrodestra. Quindi non si può non parlare con l&#8217;Udeur se si vuole stabilire cosa fare nel Pdl. E questo vale per le strategie in aula e quelle future quando si andranno a individuare candidati alla successione della Iervolino e agli attuali consiglieri. Solo un caso &#8211; per esempio &#8211; che l&#8217;Udeur appoggi la Iervolino dopo che il coordinatore provinciale del Pdl Marcello Taglialatela ha confessato il suo sogno di candidarsi alla guida di Palazzo San Giacomo? Difficile rispondere a questo interrogativo. Melina e pretattica sono gli arnesi che meglio utilizza l&#8217;Udeur. Certo è che Mastella ha centrato un primo importante risultato politico. Per la prima volta da quando il Pdl si è costituito in Comune c&#8217;è un documento unitario dove si invoca il conclave per stabilire una «linea comune» da mantenere nella sala di via Verdi. Appare chiaro che quello sollevato dall&#8217;Udeur nel Palazzo della Politica non è stato solo un polverone. Il documento lo firmano appunto Taglialatela, Ciro Alfano (Udc), Giulio Di Donato (Udeur), Ugo Grippo (Nuova Dc), Riccardo Villari (Mpa) e Francesco Zuccaro (Nuovo Psi): in pratica i rappresentanti delle segreterie provinciali e regionali.<br />
«La discussione sul bilancio di Previsione del Comune di Napoli &#8211; si legge nella nota &#8211; costituisce una occasione decisiva per impedire che la città sia condannata ad un ulteriore anno di lenta agonia. Le opposizioni hanno deciso congiuntamente di sviluppare, attraverso la piena sintonia dei consiglieri comunali, un&#8217;azione politica che costringa il sindaco Iervolino alle dimissioni, puntando decisamente alla mancata approvazione del bilancio». E ancora: «Il popolo napoletano chiede sempre con maggiore forza di liberarsi dalla fallimentare esperienza amministrativa del centrosinistra e avviare da subito una nuova stagione di sviluppo economico-sociale e occupazionale, in piena sintonia con il nuovo governo regionale». Riposizionata sulla carta la strategia del centro &#8211; destra, cosa accadrà domani in aula? Lo slittamento di un giorno della seduta del Consiglio comunale favorirà l&#8217;invocato faccia a faccia fra tutti i livelli del centrodestra. Taglialatela si sta impegnando per portare intorno allo stesso tavolo i consiglieri comunali, i segretari e anche i parlamentari napoletani. Una sorta di conclave che si dovrà tenere oggi o nella mattinata di domani prima che cominci la seduta. Da quella sede dovrebbe uscire &#8211; se si trova un accordo unitario &#8211; la strategia per affrontare la seduta di bilancio di domani. Dove il Pdl tenterà di mettere lo sgambetto al sindaco Rosa Russo Iervolino e a tutta la maggioranza di centrosinistra.</p>
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		<title>Carfagna: no a lady Mastella in lista Bocchino: sì a Sandra, è perseguitata</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2010 08:20:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Italo Bocchino]]></category>
		<category><![CDATA[Mara Carfagna]]></category>
		<category><![CDATA[Mastella]]></category>
		<category><![CDATA[Sandra Lonardo]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Caldoro]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Angelo Agrippa da il Corriere del Mezzogiorno) È la ministra per le pari opportunità e capolista del Pdl a Napoli, Mara Carfagna, a scuotere il Pdl, dicendosi «contraria alla candidatura di persone compromesse con la giustizia» e sostenendo «l’idea che chi vuole rappresentare i cittadini, non debba avere su di sé nessuna ombra», ma «essere al di sopra di ogni sospetto». La Carfagna, poi, sulla candidatura di Sandra Lonardo, precisa comunque di non voler parlare di casi particolari. «Personalmente da questo punto di vista sono assolutamente rigida e intransigente», spiega, «ma naturalmente deciderà il partito e dovrò accettarne la linea. Di casi che purtoppo fanno discutere ce ne sono tanti, sia a Napoli sia a Salerno sia a Caserta». Il candidato a governatore della Regione Campania, Stefano Caldoro, ama far riferimento a quelle che chiama «eccezioni». E sottolinea: «Abbiamo detto che applicheremo il codice etico in maniera diffusa. Poi valuteremo caso per caso per capire se queste persone abbiano ragione a presentarsi. Non saranno cose che nasconderemo, le motiveremo politicamente. Ma non ci sono esclusioni di persone». Un primo, secco distinguo con quanto, invece, proclama la ministra delle pari opportunità. Distinguo che viene richiamato anche in una nota di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Angelo Agrippa da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>È la ministra per le pari opportunità e capolista del Pdl a Napoli, Mara Carfagna, a scuotere il Pdl, dicendosi «contraria alla candidatura di persone compromesse con la giustizia» e sostenendo «l’idea che chi vuole rappresentare i cittadini, non debba avere su di sé nessuna ombra», ma «essere al di sopra di ogni sospetto». La Carfagna, poi, sulla candidatura di Sandra Lonardo, precisa comunque di non voler parlare di casi particolari. «Personalmente da questo punto di vista sono assolutamente rigida e intransigente», spiega, «ma naturalmente deciderà il partito e dovrò accettarne la linea. Di casi che purtoppo fanno discutere ce ne sono tanti, sia a Napoli sia a Salerno sia a Caserta». Il candidato a governatore della Regione Campania, Stefano Caldoro, ama far riferimento a quelle che chiama «eccezioni». E sottolinea: «Abbiamo detto che applicheremo il codice etico in maniera diffusa. Poi valuteremo caso per caso per capire se queste persone abbiano ragione a presentarsi. Non saranno cose che nasconderemo, le motiveremo politicamente. Ma non ci sono esclusioni di persone».</p>
<p>Un primo, secco distinguo con quanto, invece, proclama la ministra delle pari opportunità. Distinguo che viene richiamato anche in una nota di smentita ufficiale del coordinamento regionale del Pdl, nella quale ci si affretta a negare fondamento a «indiscrezioni su alcune presunte esclusioni di candidati dalle proprie liste o da quelle degli alleati alle prossime elezioni regionali. Come è noto», si aggiunge, «si chiederà alla coalizione di condividere un codice etico per la determinazione delle candidature. Allo stesso tempo si è deciso, per motivi di trasparenza, di motivare politicamente le candidature che faranno eccezione, ma che rappresentano un segnale di scelta politica». Dal canto suo, la Lonardo, dopo aver dichiarato che «il codice etico riguarda il Pdl, non l’Udeur», preferisce non commentare le dichiarazioni della Carfagna. Italo Bocchino, vicecapogruppo alla Camera del Pdl, fa, invece, chiarezza: «Dobbiamo darci un codice etico con delle regole precise e rigide che mostri una differenza marcata tra noi e il centrosinistra. In questo contesto occorre, poi, fare le opportune valutazioni politiche. Ci può essere anche qualcuno che ha problemi giudiziari sorti nell’ambito dello scontro politico e altri per i quali si pone una questione di opportunità. Per esempio: uno che fa il sindaco da dieci anni e dopo aver prodotto diecimila atti risulta indagato per abuso di ufficio è come la rottura del menisco per un calciatore. Avrà pure trovato due persone che l’hanno denunciato perché si sono sentite danneggiate. Io penso che bisogna essere rigorosi dal rinvio a giudizio in poi. Ma l’ultima parola deve spettare alla politica. Insomma, liste trasparenti», precisa Bocchino, «ma senza fare del giustizialismo alla Di Pietro. La Lonardo? Io parlo del codice etico del Pdl. Poi, se Caldoro vorrà chiedere un impegno alle altre liste, ci rimettiamo all’autonomia del candidato presidente. Su Lonardo», conclude il vicecapogruppo alla Camera, «non avrei alcun dubbio a candidarla. Lei ha problemi con la Giustizia per via di una raccomandazione: rispetto a quello che è stato fatto in Regione negli ultimi dieci anni mi sembra vi sia un evidente atto di persecuzione nei suoi confronti. È l’unico presidente di un’assemblea legislativa in carica e in esilio. Quindi, di che parliamo?». In casa Pdl, la scure, come è noto, potrebbe tagliare fuori rilevanti portatori di voti: dal sindaco di Pagani, Alberico Gambino, condannato in primo grado per peculato e in attesa dell’appello, a Umberto Minopoli e Pietro Mastanzo, coinvolti nell’inchiesta sul piano regolatore di Napoli, fino ai consiglieri regionali Pietro Diodato e Luciano Passariello, indagati per i presunti rimborsi gonfiati relativi alle residenze fuori regione. Ma, per altri motivi, anche il prefetto Franco Malvano, se deciderà di concorrere senza dimettersi da assessore provinciale di Napoli. È accaduto che nel corso della riunione dell’altro giorno dell’Ufficio politico la ministra Carfagna pare abbia chiesto di sbarrare la strada alla candidatura a chi si ritrova condannato o con un rinvio a giudizio sulle spalle. E il coordinatore Nicola Cosentino abbia alzato l’asticella del veto a tutti gli indagati. Da qui, la necessità di un aggiornamento e l’incarico fornito ai coordinatori provinciali di raccogliere, entro martedì mattina, i nomi dei possibili candidati al consiglio regionale e sottoporli ai vertici del Pdl. Oggi, alle 17, si comincia con il coordinamento di Napoli e provincia che raccoglierà le adesioni dei suoi 32 aspiranti consiglieri, di cui almeno 11 donne.</p>
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		<title>Arpac, chiesto il giudizio per lady Mastella: 15 marzo la prima udienza</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Feb 2010 18:19:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Leandro Del Gaudio da il Mattino) La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per i coniugi Sandra Lonardo e Clemente Mastella e di altri cinquantuno imputati, al termine delle indagini sulla gestione dell’Arpac. Quattro mesi dopo il terremoto sulle presunte ramificazioni politiche nell’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, la Procura non ha rinunciato ad esercitare l’azione penale. Tanto da chiedere alla sezione gip guidata da Giustino Gatti e da Bruno D’Urso di fissare una data per l’inizio dell’udienza preliminare a carico dei vertici Udeur. Primo appuntamento il prossimo 15 marzo, quando saranno valutate in aula le accuse mosse dal pool mani pulite dell’aggiunto Francesco Greco e del pm Francesco Curcio. Quello di marzo è il secondo procedimento a carico del presunto sistema Udeur, dal momento che lunedì prossimo dinanzi alla undicesima sezione penale partirà il processo a carico degli ex vertici del partito, in una lista di nomi tra cui spicca anche la stessa Sandra Lonardo. Ma lo scenario a carico di lady Mastella, nella vicenda Arpac, risulta cambiato rispetto a quattro mesi fa. Difesa dai penalisti Alfonso Furgiuele e Severino Nappi, la Lonardo si è difesa in un interrogatorio reso al pm Curcio: a leggere la richiesta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Leandro Del Gaudio da il Mattino)</strong></p>
<p>La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per i coniugi Sandra Lonardo e Clemente Mastella e di altri cinquantuno imputati, al termine delle indagini sulla gestione dell’Arpac. Quattro mesi dopo il terremoto sulle presunte ramificazioni politiche nell’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, la Procura non ha rinunciato ad esercitare l’azione penale.<br />
Tanto da chiedere alla sezione gip guidata da Giustino Gatti e da Bruno D’Urso di fissare una data per l’inizio dell’udienza preliminare a carico dei vertici Udeur. Primo appuntamento il prossimo 15 marzo, quando saranno valutate in aula le accuse mosse dal pool mani pulite dell’aggiunto Francesco Greco e del pm Francesco Curcio.</p>
<p>Quello di marzo è il secondo procedimento a carico del presunto sistema Udeur, dal momento che lunedì prossimo dinanzi alla undicesima sezione penale partirà il processo a carico degli ex vertici del partito, in una lista di nomi tra cui spicca anche la stessa Sandra Lonardo. Ma lo scenario a carico di lady Mastella, nella vicenda Arpac, risulta cambiato rispetto a quattro mesi fa. Difesa dai penalisti Alfonso Furgiuele e Severino Nappi, la Lonardo si è difesa in un interrogatorio reso al pm Curcio: a leggere la richiesta di processo, risultano archiviati due reati, vale a dire due ipotesi di concussione avanzate in un primo momento.</p>
<p>Ma di cosa dovrà rispondere lady Mastella a marzo? Associazione per delinquere e abuso d’ufficio, i due capi d’imputazione rimasti in piedi. Al vaglio del giudice, dunque, l’ipotesi dell’esistenza di un sistema riconducibile al partito Udeur: «Una associazione finalizzata alla commissione di una serie di delitti contro la pubblica amministrazione, al controllo delle attività di concorso per il reclutamento di personale e di gare pubbliche per appalti». Un’accusa mossa a carico dei coniugi Sandra Leonardo e Clemente Mastella, ma anche di Antonio Fantini e Carlo Camilleri.</p>
<p>Inchiesta complessa, fondata su robuste acquisizioni di documenti, ma anche su intercettazioni telefoniche. Al presidente Lonardo, in particolare, viene rivolta l’accusa di essere ispiratrice della violazione del regolamento interno all’agenzia regionale, in materia di reclutamento di consulenti e professionisti esterni. Diverso l’impianto a carico di Mastella. Oltre all’accusa di associazione per delinquere, l’ex guardasigilli deve rispondere anche di un’ipotesi di tentata concussione, in relazione a presunte pressioni al direttore generale dell’ospedale Santobono Nicola Mininni per nominare primario il medico Rolando Bruno (quest’ultimo indagato come potenziale beneficiario e istigatore morale); e di un’ipotesi di abuso d’ufficio in una vicenda di presunte segnalazioni per un incarico esterno all’Arpac. Vicende da accertare, mentre ieri al Riesame il presidente Lonardo ha chiesto ai giudici la revoca dell’obbligo di dimora fuori dalla Campania per poter presiedere alle sedute del Consiglio regionale.</p>
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		<title>Lady Mastella torna in video &#8220;Mi candido anche dall´esilio&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Dec 2009 07:58:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Dario Del Porto da la Repubblica Napoli) L´albero di Natale sullo sfondo, Sandra in primo piano. «È il partito che decide ma io non arretro. Se il partito lo vorrà sono pronta a fare la campagna elettorale anche dall´esilio. Se il partito decide che c´è bisogno di me, io ci sono», dice lady Mastella collegata in diretta dalla capitale con la sala di un albergo napoletano dove hanno appena finito di cantare &#8220;Vacanze romane&#8221; (e chissà se è solo un caso) mentre sul tavolo, circondata da bottiglie di spumante, è già pronta una torta gigante con il Campanile dell´Udeur disegnato proprio al centro. La presidente del Consiglio regionale non può raggiungere la Campania in forza del divieto di dimora imposto il 21 ottobre nell´ambito dell´inchiesta sul partito guidato dal marito, l´ex ministro della Giustizia ed europarlamentare Clemente Mastella. Così partecipa in videoconferenza all´incontro promosso presso l´hotel Tiberio dal neocapogruppo in Regione Pietro Mastanzo. Gli occhi della platea sono tutti per lei. Prima di cominciare l´attore Tommaso Bianco le dedica una poesia di Eduardo De Filippo. E chi si aspettava di trovare una Sandra Lonardo provata dai perduranti grattacapi giudiziari, resterà deluso. Lady Mastella sembra aver ritrovato lo smalto. «Ho [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Dario Del Porto da la Repubblica Napoli)</strong></p>
<p>L´albero di Natale sullo sfondo, Sandra in primo piano. «È il partito che decide ma io non arretro. Se il partito lo vorrà sono pronta a fare la campagna elettorale anche dall´esilio. Se il partito decide che c´è bisogno di me, io ci sono», dice lady Mastella collegata in diretta dalla capitale con la sala di un albergo napoletano dove hanno appena finito di cantare &#8220;Vacanze romane&#8221; (e chissà se è solo un caso) mentre sul tavolo, circondata da bottiglie di spumante, è già pronta una torta gigante con il Campanile dell´Udeur disegnato proprio al centro.<br />
La presidente del Consiglio regionale non può raggiungere la Campania in forza del divieto di dimora imposto il 21 ottobre nell´ambito dell´inchiesta sul partito guidato dal marito, l´ex ministro della Giustizia ed europarlamentare Clemente Mastella. Così partecipa in videoconferenza all´incontro promosso presso l´hotel Tiberio dal neocapogruppo in Regione Pietro Mastanzo. Gli occhi della platea sono tutti per lei. Prima di cominciare l´attore Tommaso Bianco le dedica una poesia di Eduardo De Filippo.<br />
E chi si aspettava di trovare una Sandra Lonardo provata dai perduranti grattacapi giudiziari, resterà deluso. Lady Mastella sembra aver ritrovato lo smalto. «Ho la coscienza tranquilla &#8211; dice &#8211; mi chiedo però perché sono qui. Sto espiando una pena e non so per quali reati. Mi faccio forza. Ho avuto momenti negativi e mi sforzo di non pensarci. Perché se ci penso, mi sento male. Invece mi faccio coraggio e vado avanti». Quindi si rivolge ai presenti. «Nessuno ci dice quale reato abbiamo commesso però ci accusano di associazione per delinquere. Voi che siete qui e tutte le persone che fanno parte del partito potete provare che non abbiamo mai stretto alcun &#8220;patto scellerato&#8221;». Poi Sandra Lonardo affonda: «Mi chiedo se questo sia ancora un Paese libero. Sembra che la presunzione di innocenza debba accompagnare qualsiasi persona fino a quando non ne viene accertata la colpevolezza, però io sono qui. Mi viene in mente &#8211; prosegue &#8211; una frase di Einstein. Il mondo è pericoloso, diceva, non a causa di quelli che fanno male, ma a causa di quelli che guardano e lasciano fare. Ecco, mi sono detta che tanti guardano e lasciano fare. Invece dobbiamo riflettere sul perché ciò avvenga».<br />
Nessuna intenzione di lasciare la presidenza del Consiglio regionale, e la disponibilità a ricandidarsi. «Non decido io, ma il partito». Lei però è pronta a fare la sua parte anche perché «l´esilio è un istituto del regime fascista, ma grazie alla tecnologia posso essere ugualmente in tutte le piazze della regione», sottolinea. Clemente Mastella annuisce. Ma non nasconde che gli effetti dell´inchiesta lo lasciano «certamente amareggiato». Anche l´ex ministro sembra determinato a non alzare bandiera bianca. E annuncia: «Ho dato mandato ai miei legali di presentare una richiesta di risarcimento danni sul piano civile allo Stato per la vicenda di Catanzaro (l´inchiesta Why not condotta dall´allora pm di Catanzaro, oggi europarlamentare dell´Italia dei Valori, Luigi De Magistris, ndr) che mi ha esposto al pubblico ludibrio, ha smontato un partito ed è stata archiviata &#8211; aggiunge mostrando il provvedimento del giudice &#8211; perché la notizia di reato è risultata infondata. Devolverò tutto in beneficenza, naturalmente». Mastella annuncia inoltre «testimonianze autorevolissime dalle quali emergerà che c´erano state anticipazioni già a novembre della vicenda che sarebbe scoppiata a gennaio» del 2008, quando l´indagine della Procura di Santa Maria Capua Vetere, successivamente trasmessa a Napoli, avrebbe assestato la spallata definitiva al governo Prodi del quale Mastella era Guardasigilli. «Comunque se qualcuno vuole anche levarsi lo sfizio di vedermi in galera, nessun problema, non ho paura. Vorrà dire che scriverò anche lì. Però suggerirei a chi vuole utilizzare le inchieste per fregare chi ha vinto democraticamente di cambiare metodo. È accaduto nel ‘94 e nel 2008, dopo ha vinto sempre Berlusconi».</p>
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		<title>A voce alta – 5a puntata</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 21:48:47 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Antonio Di Pietro a Napoli per discutere di fondi europei. Come sono stati spesi, il giudizio di Di Pietro sulla classe dirigente campana in questi anni, il futuro politico della Campania e le posizioni di Italia dei Valori.</p>
<div><object width="512" height="322"><param name="movie" value="http://d.yimg.com/static.video.yahoo.com/yep/YV_YEP.swf?ver=2.2.46" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="AllowScriptAccess" VALUE="always" /><param name="bgcolor" value="#000000" /><param name="flashVars" value="id=16553786&#038;vid=6383476&#038;lang=en-us&#038;intl=us&#038;thumbUrl=http%3A//l.yimg.com/a/p/i/bcst/videosearch/12458/96717447.jpeg&#038;embed=1" /><embed src="http://d.yimg.com/static.video.yahoo.com/yep/YV_YEP.swf?ver=2.2.46" type="application/x-shockwave-flash" width="512" height="322" allowFullScreen="true" AllowScriptAccess="always" bgcolor="#000000" flashVars="id=16553786&#038;vid=6383476&#038;lang=en-us&#038;intl=us&#038;thumbUrl=http%3A//l.yimg.com/a/p/i/bcst/videosearch/12458/96717447.jpeg&#038;embed=1" ></embed></object></div>
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		<title>Udeur, lento esodo dal Campanile Mastella: zelo investigativo su di me</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 06:09:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Antonio Tricomi da la Repubblica Napoli) Continua la diaspora nell´Udeur, mentre Clemente Mastella ribadisce «di non essersi mai occupato di appalti e di non aver mai preso una lira». E afferma che, dal giorno del suo insediamento a ministro della Giustizia (secondo governo Prodi) si può notare «nei miei confronti, in quelli della mia famiglia, del mio partito, dei miei amici, uno zelo investigativo, a puntate, che giudico encomiabile. E non mi pare &#8211; insiste il segretario Udeur ed europarlamentare Pdl &#8211; che si abbia lo stesso riguardo per altri». Intanto, negli ultimi giorni, nell´Udeur sembra essersi avviata una diaspora: per effetto dell´inchiesta Arpac che vede coinvolta la presidente del Consiglio regionale, Sandra Mastella, e pezzi significativi di quel partito. Martedì Fernando Errico, implicato nell´inchiesta, ha lasciato il partito e si è dimesso dalla sua carica di capogruppo in consiglio regionale, aderendo al gruppo misto. Ieri è toccato ad Angelo Capobianco, consigliere provinciale di Benevento. Anche Capobianco, che come Ferdinando Errico è di San Nicola Manfredi, ha lasciato l´Udeur per dichiararsi indipendente. «La decisione è maturata in questi giorni di intima sofferenza, in piena sintonia e solidarietà con l´amico Errico», dice Capobianco. Intanto Mastella annuncia «che si difenderà in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Antonio Tricomi da la Repubblica Napoli)</strong></p>
<p>Continua la diaspora nell´Udeur, mentre Clemente Mastella ribadisce «di non essersi mai occupato di appalti e di non aver mai preso una lira». E afferma che, dal giorno del suo insediamento a ministro della Giustizia (secondo governo Prodi) si può notare «nei miei confronti, in quelli della mia famiglia, del mio partito, dei miei amici, uno zelo investigativo, a puntate, che giudico encomiabile. E non mi pare &#8211; insiste il segretario Udeur ed europarlamentare Pdl &#8211; che si abbia lo stesso riguardo per altri».<br />
Intanto, negli ultimi giorni, nell´Udeur sembra essersi avviata una diaspora: per effetto dell´inchiesta Arpac che vede coinvolta la presidente del Consiglio regionale, Sandra Mastella, e pezzi significativi di quel partito. Martedì Fernando Errico, implicato nell´inchiesta, ha lasciato il partito e si è dimesso dalla sua carica di capogruppo in consiglio regionale, aderendo al gruppo misto. Ieri è toccato ad Angelo Capobianco, consigliere provinciale di Benevento. Anche Capobianco, che come Ferdinando Errico è di San Nicola Manfredi, ha lasciato l´Udeur per dichiararsi indipendente. «La decisione è maturata in questi giorni di intima sofferenza, in piena sintonia e solidarietà con l´amico Errico», dice Capobianco.<br />
Intanto Mastella annuncia «che si difenderà in tutte le sedi con dignità e determinazione, perché non posso consentire che ci sia una mia debilitazione morale, un precostituito affondamento del mio partito. Ma soprattutto &#8211; insiste Mastella &#8211; mi difenderò perché gli italiani, i giudici, l´organizzazione giudiziaria, dal 2006 al 16 gennaio 2008 hanno avuto come ministro della Giustizia una persona perbene».<br />
Sottolineando di non essersi mai occupato di appalti e che la raccolta pubblicitaria per &#8220;Il Campanile&#8221;, quotidiano dell´Udeur, «è fatturata e trasparente e di gran lunga inferiore a quella di altri giornali di partito». Quanto a Sandra Mastella, presidente del consiglio regionale a cui però è stato impedito di risiedere in Campania, viene in questi giorni sostituita in tutte le funzioni dal vicepresidente vicario Gennaro Mucciolo. Il capogruppo del Pd, Pietro Ciarlo, ha chiesto di rivedere i criteri di quorum per il numero legale: visto che i consiglieri, dopo l´interdizione dei rappresentanti Udeur, sono di fatto 57 e non più 60. </p>
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		<title>«Tangenti mascherate da pubblicità»</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 06:19:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Titti Beneduce da il Corriere del Mezzogiorno) Come ai tempi della prima Repubblica, le tangenti per gli appalti sarebbero state ma­scherate da pubblicità su un gior­nale. Il giornale, secondo la Procu­ra, è «Il Campanile», quotidiano dell’Udeur. Al partito di Mastella, ipotizzano il pm Francesco Cur­cio e l’aggiunto Francesco Greco, gli imprenditori che si aggiudica­vano appalti pubblici versavano consistenti somme di denaro fa­cendole passare per pubblicità. Per sostenere questa tesi, il pm ha depositato nuovi atti al Riesame, che dovrà pronunciarsi sui ricorsi degli indagati nell’inchiesta su Ar­pac e vertici dell’Udeur. Tra i documenti che i giudici dovranno valutare prima di deci­dere sulla revoca delle ordinanze c’è, in particolare, materiale con­tabile acquisito nella sede roma­na del giornale. Il nuovo spunto investigativo è scaturito da una delle perquisizione disposte nel corso dell’inchiesta: a un impren­ditore fu sequestrata una fattura relativa all’acquisto di pubblicità sul «Campanile». Successivamen­te, la Guardia di Finanza è stata nella sede del giornale, prelevan­do bilanci, appunti e altri docu­menti. Non si giustifica, ritiene il pm, il pagamento di migliaia di euro per la pubblicità su un gior­nale letto da pochissime persone. Al Riesame, la Procura ha inol­tre depositato le testimonianze di altri medici che, come il dottor Giuseppe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Titti Beneduce da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>Come ai tempi della prima Repubblica, le tangenti per gli appalti sarebbero state ma­scherate da pubblicità su un gior­nale. Il giornale, secondo la Procu­ra, è «Il Campanile», quotidiano dell’Udeur. Al partito di Mastella, ipotizzano il pm Francesco Cur­cio e l’aggiunto Francesco Greco, gli imprenditori che si aggiudica­vano appalti pubblici versavano consistenti somme di denaro fa­cendole passare per pubblicità. Per sostenere questa tesi, il pm ha depositato nuovi atti al Riesame, che dovrà pronunciarsi sui ricorsi degli indagati nell’inchiesta su Ar­pac e vertici dell’Udeur.</p>
<p>Tra i documenti che i giudici dovranno valutare prima di deci­dere sulla revoca delle ordinanze c’è, in particolare, materiale con­tabile acquisito nella sede roma­na del giornale. Il nuovo spunto investigativo è scaturito da una delle perquisizione disposte nel corso dell’inchiesta: a un impren­ditore fu sequestrata una fattura relativa all’acquisto di pubblicità sul «Campanile». Successivamen­te, la Guardia di Finanza è stata nella sede del giornale, prelevan­do bilanci, appunti e altri docu­menti. Non si giustifica, ritiene il pm, il pagamento di migliaia di euro per la pubblicità su un gior­nale letto da pochissime persone. Al Riesame, la Procura ha inol­tre depositato le testimonianze di altri medici che, come il dottor Giuseppe De Lorenzo, hanno di­chiarato di aver subito umiliazio­ni e vessazioni per non essersi alli­neati alla volontà dei vertici del­l’Udeur. De Lorenzo, dirigente del servizio psichiatrico di diagnosi e cura dell’Asl Benevento 1, ha de­nunciato di essere stato rimosso dall’incarico con un pretesto dai suoi superiori perché i suoi rap­porti con la famiglia Mastella si erano deteriorati.</p>
<p>Il blitz di Guardia di Finanza e carabinieri scattò il 21 ottobre scorso. Venticinque le ordinanze di misura cautelare emesse dal gip Anna Laura Alfano, una sola delle quali — per Luciano Capo­bianco, direttore dell’Arpac — agli arresti domiciliari. Sessanta­trè, complessivamente, gli indaga­ti. I reati ipotizzati sono associa­zione per delinquere, truffa ai danni dello Stato, turbativa d’asta, falso in atto pubblico conti­nuato e concussione. L’inchiesta nasceva da una costola di quella nata a Santa Maria Capua Vetere e conclusasi pochi giorni fa con il rinvio a giudizio di Sandra Lonar­do Mastella per tentativo di con­cussione nei confronti del dottor Luigi Annunziata. </p>
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		<title>Sandra Lonardo: «Solo millanterie, lo dimostrerò in aula»</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 13:21:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Leandro Del Gaudio da il Mattino) Gira e rigira tra le mani quelle novecento e passa pagine firmate dal gip Alfano. In «esilio» a Roma, alle prese con il divieto di dimora in Campania e nelle province limitrofe, il presidente del consiglio regionale Sandra Lonardo Mastella non ha perso la grinta dei tempi migliori nel commentare la notizia in arrivo da Napoli sul primo filone investigativo targato Udeur. Incassato il rinvio a giudizio per un’ipotesi di tentata concussione, la replica è immediata: «Il Giudice ha evidentemente sentito l’esigenza che sulla vicenda del dottor Annunziata &#8211; l’unica che mi riguarda &#8211; si compisse un più approfondito accertamento nella sede naturale che è quella del processo». E a distanza di due anni dalla telefonata in cui, parlando con il consuocero Carlo Camilleri, additava Annunziata come «un uomo morto», ribadisce la certezza di poter uscire a testa alta dal processo: «Sono assolutamente certa che la mia completa estraneità troverà piena dimostrazione nel dibattimento. Dagli atti emergono solo millanterie ed episodi riferiti da terze persone. Soprattutto, nessuno ha mai riferito che io abbia chiesto alcunché al dottor Annunziata». In attesa delle scadenze politiche &#8211; oggi il Consiglio regionale dalle 15 per il Question [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Leandro Del Gaudio da il Mattino)</strong></p>
<p>Gira e rigira tra le mani quelle novecento e passa pagine firmate dal gip Alfano. In «esilio» a Roma, alle prese con il divieto di dimora in Campania e nelle province limitrofe, il presidente del consiglio regionale Sandra Lonardo Mastella non ha perso la grinta dei tempi migliori nel commentare la notizia in arrivo da Napoli sul primo filone investigativo targato Udeur. Incassato il rinvio a giudizio per un’ipotesi di tentata concussione, la replica è immediata: «Il Giudice ha evidentemente sentito l’esigenza che sulla vicenda del dottor Annunziata &#8211; l’unica che mi riguarda &#8211; si compisse un più approfondito accertamento nella sede naturale che è quella del processo». E a distanza di due anni dalla telefonata in cui, parlando con il consuocero Carlo Camilleri, additava Annunziata come «un uomo morto», ribadisce la certezza di poter uscire a testa alta dal processo: «Sono assolutamente certa che la mia completa estraneità troverà piena dimostrazione nel dibattimento. Dagli atti emergono solo millanterie ed episodi riferiti da terze persone. Soprattutto, nessuno ha mai riferito che io abbia chiesto alcunché al dottor Annunziata». In attesa delle scadenze politiche &#8211; oggi il Consiglio regionale dalle 15 per il Question time e domani dalle 11 per il Piano-casa &#8211; ci sono soprattutto questioni giudiziarie in agenda. E l’apertura del processo fissato per febbraio 2010 (undicesima penale collegio c) non è l’unica preoccupazione per Sandra Lonardo. Giovedì scorso, infatti, Lady Mastella non ha risposto al gip Anna Laura Alfano, pur manifestando piena disponibilità ad entrare nel merito delle accuse dopo aver letto le singole contestazioni. Difesa dai penalisti Alfonso Furgiuele e Severino Nappi, la Lonardo potrebbe chiedere di fissare un nuovo interrogatorio, nel corso del quale chiarire la sua posizione. Qualcosa l’ha già affidato ai comunicati stampa ieri pomeriggio, così, tanto per chiarire che lei, con appalti e turbative d’asta, non ha nulla a che spartire. Nella prima, come nella seconda tranche dell’inchiesta Udeur, il presidente Lonardo «si dice infatti completamente estranea ad ogni inchiesta riguardante presunte irregolarità sugli appalti». La sua storia giudiziaria inizia con il tentativo di imporre la nomina di primario ospedaliero dei dottori Raffaele De Falco e Miguel Viscusi, attraverso il pressing sul direttore generale dell’ospedale San Sebastiano di Caserta Luigi Annunziata: intimidazione, isolamento politico, discredito personale attraverso interpellanze in Consiglio regionale sarebbero stati i metodi usati dal gruppo Udeur, in una vicenda che ruota attorno ad alcune telefonate e a una serie di testimonianze. Tra queste quella dell’ex assessore alla Sanità Angelo Montemarano, che al pm Curcio confermò di «aver ricevuto richieste dalla Lonardo di revocare all’Annunziata l’incarico». Anche questa testimonianza è destinata ad entrare nel processo di metà febbraio su Lonardo e presunto sistema Udeur.</p>
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		<title>In nove a giudizio con Lady Mastella</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 08:40:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Dario Del Porto da la Repubblica Napoli) Con dieci rinvii a giudizio, alcuni proscioglimenti &#8220;parziali&#8221; e la trasmissione degli atti a Salerno e Benevento per otto capi d´imputazione il giudice Sergio Marotta ha chiuso l´udienza preliminare sul primo filone dell´inchiesta Udeur, quello che nel 2008 mandò in crisi il governo Prodi. Processo il 15 febbraio 2010, davanti alla undicesima sezione penale, per Sandra Lonardo, presidente del Consiglio regionale e moglie dell´ex ministro della Giustizia Clemente Mastella: dovrà difendersi dall´accusa di tentata concussione per presunte pressioni sul manager dell´azienda ospedaliera Sant´Anna e Sebastiano di Caserta, Luigi Annunziata, con l´obiettivo (non conseguito) di ottenere la nomina di tre primari. Per lo stesso episodio vanno a giudizio anche l´ex assessore regionale Andrea Abbamonte, i consiglieri regionali Nicola Ferraro e Ferdinando Errico e l´ex consulente legale della Lonardo, Felice Casucci. Abbamonte va a giudizio insieme al consuocero di Mastella Carlo Camilleri e all´ex assessore regionale Luigi Nocera, anche per l´ipotesi di tentata concussione ai danni del governatore Antonio Bassolino (che non si è costituito parte civile) per la nomina di un commissario all´Asi di Benevento. Rinviati a giudizio infine l´ex segretario del Tar Vincenzo Lucariello, il giudice amministrativo Ugo De Maio e Francesco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Dario Del Porto da la Repubblica Napoli)</strong></p>
<p>Con dieci rinvii a giudizio, alcuni proscioglimenti &#8220;parziali&#8221; e la trasmissione degli atti a Salerno e Benevento per otto capi d´imputazione il giudice Sergio Marotta ha chiuso l´udienza preliminare sul primo filone dell´inchiesta Udeur, quello che nel 2008 mandò in crisi il governo Prodi. Processo il 15 febbraio 2010, davanti alla undicesima sezione penale, per Sandra Lonardo, presidente del Consiglio regionale e moglie dell´ex ministro della Giustizia Clemente Mastella: dovrà difendersi dall´accusa di tentata concussione per presunte pressioni sul manager dell´azienda ospedaliera Sant´Anna e Sebastiano di Caserta, Luigi Annunziata, con l´obiettivo (non conseguito) di ottenere la nomina di tre primari. Per lo stesso episodio vanno a giudizio anche l´ex assessore regionale Andrea Abbamonte, i consiglieri regionali Nicola Ferraro e Ferdinando Errico e l´ex consulente legale della Lonardo, Felice Casucci.<br />
Abbamonte va a giudizio insieme al consuocero di Mastella Carlo Camilleri e all´ex assessore regionale Luigi Nocera, anche per l´ipotesi di tentata concussione ai danni del governatore Antonio Bassolino (che non si è costituito parte civile) per la nomina di un commissario all´Asi di Benevento. Rinviati a giudizio infine l´ex segretario del Tar Vincenzo Lucariello, il giudice amministrativo Ugo De Maio e Francesco Trusio per una rivelazione del segreto d´ufficio riguardante il contenuto di una camera di consiglio su un ricorso amministrativo. Lucariello, Trusio e De Maio sono stati invece prosciolti dall´accusa di abuso d´ufficio. Prosciolti da un altro capo di abuso d´ufficio Camilleri, Abbamonte, Lucariello e Domenico Umberto Principe mentre Camilleri, Carlo Banco e Erminia Florenzano sono stati prosciolti da un episodio di falso. I proscioglimenti sono stati disposti con la formula &#8220;perché il fatto non sussiste&#8221;. Per Florenzano il caso si chiude qui perché non rispondeva di altre vicende. Il gup Marotta ha poi trasmesso per competenza territoriale gli atti riguardanti altri otto capi d´imputazione: quattro vanno a Salerno (si tratta di una gara e di un concorso banditi nel 2006 da due diverse autorità di bacino) e quattro (riferite a vicende riguardanti una comunità montana e il comune di Cerreto Sannita) a Benevento. Era stata già stralciata la posizione di Mastella per la questione riguardante l´utilizzabilità delle telefonate di parlamentari.<br />
Il gup Marotta, che a luglio aveva denunciato di aver subito da una collega presunte pressioni per &#8220;alleggerire&#8221; la posizione dell´ex ministro, ha dunque portato a termine l´udienza nonostante la richiesta di astensione avanzata da alcuni difensori. La circostanza della presunta interferenza è riportata agli atti del secondo filone d´inchiesta, sfociato mercoledì scorso nel divieto di dimora applicato, fra gli altri, a Sandra Lonardo. La presidente del Consiglio regionale, dopo il rinvio a giudizio, ha commentato: «Il giudice ha evidentemente sentito l´esigenza che sulla vicenda del dottor Annunziata, l´unica che mi riguarda, si compisse un più approfondito accertamento nella sede naturale che è il processo. Sono assolutamente certa che la mia completa estraneità troverà piena dimostrazione nel dibattimento. Dagli atti emergono solo millanterie o episodi riferiti da terze persone. Soprattutto, nessuno ha mai riferito che io abbia chiesto alcunché al dottor Annunziata». Il giudice Marotta ha letto il dispositivo conclusivo dell´udienza preliminare mentre, al quattordicesimo piano del Palazzo di Giustizia, il gip Anna Laura Alfano proseguiva gli interrogatori degli indagati del secondo capitolo dell´indagine avviata nel 2007 dai pm di Santa Maria Capua Vetere Alessandro Cimmino e Maurizio Giordano e ora affidata dal pm Francesco Curcio, del pool coordinato dal procuratore aggiunto Francesco Greco. Intanto si mobilitano i lavoratori dell´Arpac, l´agenzia finita al centro dell´inchiesta che, si legge in una nota dei sindacati, «sta trascinando nel fango, oltre a pezzi delle istituzioni, centinaia di lavoratori dell´Arpac: storici, vincitori di concorso, ex co.co.co i quali &#8211; aggiungono Cgil, Uil, Cisl, Confedir e Snabi &#8211; nonostante le difficoltà hanno garantito e stanno garantendo le attività di controllo territoriale e di laboratorio». I sindacati affermano di aver denunciato per anni, senza essere ascoltati, come l´Arpac fosse stata «per anni un &#8220;carrozzino&#8221; povero di risorse e capacità gestionale, ma zeppo di precarietà e clientelismo».</p>
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		<title>Il punto della settimana – 26 ottobre 2009</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 23:08:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I risultati delle primarie, l&#8217;analisi dei pochi risultati ufficiali, il caso Mastella, l&#8217;inceneritore di Acerra ed i problemi incontrati nel collaudo. La candidatura di De Luca alla regione campania. La jacorossi e le bonifiche mancate.il piano parcheggi e la discussione nata sul Corriere del Mezzogiorno. Il nuovo piano per Bagnoli, con 700 alloggi in più.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/10/mastella_mobile.jpg"><img src="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/10/mastella_mobile-150x150.jpg" alt="mastella_mobile" title="mastella_mobile" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-3927" /></a> I risultati delle primarie, l&#8217;analisi dei pochi risultati ufficiali, il caso Mastella, l&#8217;inceneritore di Acerra ed i problemi incontrati nel collaudo. La candidatura di De Luca alla regione campania. La jacorossi e le bonifiche mancate.il piano parcheggi e la discussione nata sul Corriere del Mezzogiorno. Il nuovo piano per Bagnoli, con 700 alloggi in più.</p>
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		<title>Inchiesta Udeur: Sandra Mastella rinviata a giudizio</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 13:27:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(AGI) Il gup di Napoli Sergio Marotta ha rinviato a giudizio Sandra Lonardo Mastella e altri 22 imputati nell&#8217;ambito del procedimento su una presunta &#8216;cupola&#8217; dell&#8217;Udeur che pilotava appalti e assunzioni in Campania. Si tratta del primo filone dell&#8217;inchiesta che a gennaio 2008 porto&#8217; ai domiciliari la stessa Sandra Lonardo Mastella e che vedeva tra gli indagati l&#8217;allora Guardasigilli Clemente Mastella, poi dimessosi. Nella seconda tranche dell&#8217;indagine, la scorsa settimana alla Lonardo e&#8217; stata applicata la misura interdittiva del divieto di dimora in Campania e nelle province limitrofe. Il processo sara&#8217; celebrato dall&#8217;11esima sezione penale a partire dal 15 febbraio 2010. Martedi&#8217; scorso, il difensore di uno degli imputati, l&#8217;ex segretario del Tar Vincenzo Lucariello, aveva chiesto al gup Marotta di astenersi perche&#8217; aveva riferito di pressioni su di lui da parte di una collega a favore dei coniugi Mastella. A Sandra Lonardo viene contestata una tentata concussione in danno di un dirigente ospedaliero, Luigi Annunziata, in servizio presso l&#8217;ospedale Sant&#8217;Anna e San Sebastiano di Caserta. La posizione di Clemente Mastella, invece, e&#8217; oggetto di uno stralcio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(AGI)</strong></p>
<p>Il gup di Napoli Sergio Marotta ha rinviato a giudizio Sandra Lonardo Mastella e altri 22 imputati nell&#8217;ambito del procedimento su una presunta &#8216;cupola&#8217; dell&#8217;Udeur che pilotava appalti e assunzioni in Campania. Si tratta del primo filone dell&#8217;inchiesta che a gennaio 2008 porto&#8217; ai domiciliari la stessa Sandra Lonardo Mastella e che vedeva tra gli indagati l&#8217;allora Guardasigilli Clemente Mastella, poi dimessosi. Nella seconda tranche dell&#8217;indagine, la scorsa settimana alla Lonardo e&#8217; stata applicata la misura interdittiva del divieto di dimora in Campania e nelle province limitrofe. Il processo sara&#8217; celebrato dall&#8217;11esima sezione penale a partire dal 15 febbraio 2010. Martedi&#8217; scorso, il difensore di uno degli imputati, l&#8217;ex segretario del Tar Vincenzo Lucariello, aveva chiesto al gup Marotta di astenersi perche&#8217; aveva riferito di pressioni su di lui da parte di una collega a favore dei coniugi Mastella. A Sandra Lonardo viene contestata una tentata concussione in danno di un dirigente ospedaliero, Luigi Annunziata, in servizio presso l&#8217;ospedale Sant&#8217;Anna e San Sebastiano di Caserta. La posizione di Clemente Mastella, invece, e&#8217; oggetto di uno stralcio.</p>
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		<title>Don Antonio da record: assunti in anni 2300 raccomandati</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Oct 2009 14:15:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
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		<description><![CDATA[(di Gian Marco Chiocci da il Giornale) Ci sono raccomandati e raccomandati. Ma per Mastella ogni persona segnalata vale cinque volte di più di quella assunta, per chiamata diretta, da Bassolino e compagni. Il ciclone politico-giudiziario che si è abbattuto sui coniugi di Ceppaloni per la gestione dell&#8217;Agenzia per l&#8217;ambiente campana, rischia di far cadere nel dimenticatoio precedenti illustri che hanno coinvolto pezzi da novanta de] Pd e non solo. Primo fra tutti Antonio Bassolino, che a proposito della nuova inchiesta sui Mastella parlato di «quadro inquietante» quando d&#8217;inquietante c&#8217;è ben altro. Per esempio le clientele à gogò nell&#8217;intera gestione dell&#8217;emergenza rifiuti che il governatore della Campania, in qualità di Commissario straordinario, ha avuto in mano dal 2000 al 2004 e per il quale ora rischia il rinvio a giudizio per presunte irregolarità nelle consulenze. Un quadriennio «spettacolare» che passerà agli annali per le 2300 assunzioni, a tempo indeterminato e senza concorso, di lavoratori socialmente utili che Bassolino, nel 2001, ha piazzato per realizzare una fantomatica raccolta differenziata che non c&#8217;è mai stata. Centinaia di milioni di euro spesi per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti senza che né l&#8217;una nè l&#8217;altro vedessero mai la luce fino all&#8217;arrivo del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Gian Marco Chiocci da il Giornale)</strong></p>
<p>Ci sono raccomandati e raccomandati. Ma per Mastella ogni persona segnalata vale cinque volte di più di quella assunta, per chiamata diretta, da Bassolino e compagni. Il ciclone politico-giudiziario che si è abbattuto sui coniugi di Ceppaloni per la gestione dell&#8217;Agenzia per l&#8217;ambiente campana, rischia di far cadere nel dimenticatoio precedenti illustri che hanno coinvolto pezzi da novanta de] Pd e non solo. Primo fra tutti Antonio Bassolino, che a proposito della nuova inchiesta sui Mastella parlato di «quadro inquietante» quando d&#8217;inquietante c&#8217;è ben altro. Per esempio le clientele à gogò nell&#8217;intera gestione dell&#8217;emergenza rifiuti che il governatore della Campania, in qualità di Commissario straordinario, ha avuto in mano dal 2000 al 2004 e per il quale ora rischia il rinvio a giudizio per presunte irregolarità nelle consulenze. Un quadriennio «spettacolare» che passerà agli annali per le 2300 assunzioni, a tempo indeterminato e senza concorso, di lavoratori socialmente utili che Bassolino, nel 2001, ha piazzato per realizzare una fantomatica raccolta differenziata che non c&#8217;è mai stata. Centinaia di milioni di euro spesi per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti senza che né l&#8217;una nè l&#8217;altro vedessero mai la luce fino all&#8217;arrivo del governo di Berlusconi. Operazioni scellerate che al governatore hanno causato una serie di guai politici e giudiziari e che hanno lasciato una scia di clientele, favori e raccomandazioni mai viste in precedenza.<br />
I numeri sono da primato. In quattro anni il «clan bassoliniano» ha collezionato una quantità di assunzioni paria 144 milioni di euro. Per il solo impiego dei 2.300 lavoratori per la raccolta differenziata l&#8217;ammontare certificato è di 55 milioni di euro all&#8217;anno. Secondo un dossier del successore di Bassolino all&#8217;emergenza rifiuti, il prefetto Corrado Catenacci, i neo impiegati godevano di uno stipendio di 3 milioni di lire al mese e senza lavorare, visto che la raccolta differenziata, per cui erano stati stanziati 170 Milioni di curo comprensivi dell&#8217;acquisto di automezzi, non è mai partita. Ed e lo stesso Catenacci a dire che furono «raccomandati anche i camorristi» e che venne preso anche «chi aveva una fedina penale non certo immacolata». Oltre 2mila persone assunte, spesso per favorire l&#8217;amico, o l&#8217;amico dell&#8217;amico. «Questi lavoratori &#8211; osserva l&#8217;ex successore di Bassolino &#8211; sono stati suddivisi o, come si dice, &#8220;spalmati&#8221; in 18 consorzi che molto spesso sono nati per comodità di qualcuno, per trovare posto a personaggi &#8220;trombati&#8221; in precedenti incarichi politici».<br />
Sfruttando poi il grimaldello della «urgenza bell&#8217;emergenza», il commissario Bassolino ha offerto ai fedelissimi 2 consulenze a settimana per 5 anni, che fanno 500 incarichi per 9 milioni di euro. Bassolino ha sempre negato ogni addebito: «Non sono mai intervenuto per far assumere chicchessia». Chicchessia sono spazzini, centralinisti, autisti, impiegati amministrativi, tecnici, portieri, esperti vari e variegati. A goderne anche piccoli e grandi camorristi, a volte segnalati dai sindaci dell&#8217;hinterland partenopeo.<br />
Di «sistemazioni» di amici s&#8217;intende anche il sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, che due anni fa nomina presidente dell’«Asia»- l&#8217;azienda pubblica che gestisce i rifiuti &#8211; l&#8217;ex capo della sua segreteria politica nonché ex assessore comunale, Pasquale Losa. Sentito dalla Commissione per l&#8217;emergenza rifiuti l&#8217;8 marzo 2005, Catenacci osserva: «Abbiamo cercato in ogni modo di fronteggiare l&#8217;ingresso della criminalità organizzata all&#8217;interno della nostra struttura, tenuto conto che prestavano servizio presso di noi addirittura alcuni operai abusivamente richiamati dai consorzi e ammessi presso di noi. Tra questi – aggiunge &#8211; ricordo che prestava servizio anche un certo Agostino &#8216;o pazzo, famoso piccolo camorrista e delinquente degli anni &#8217;70».<br />
Affari di famiglia e raccomandazioni di partito anche a Caserta, dove l&#8217;ex presidente pd Sandro De Franciscis ha fatto «di meglio» con assunzioni per chiamata diretta, senza concorso o selezione pubblica. E’ così che sono stati impiegati figli, cugini, nipoti, parenti, segretari di esponenti di primo piano del Partito democratico. In mancanza di monnezza, per raggiungere l&#8217;obiettivo si e fatto ricorso a una società a capitale pubblico, «Terra di Lavoro», creata nel 1999 per stabilizzare quarantatré «lavoratori socialmente utili» in attività di manutenzione stradale, poi convertita in società che si occupa, fra l&#8217;altro, anche di scuola e verifica d&#8217;idoneità delle caldaie. Il caso è stato portato alla luce un anno fa da un ex consigliere d&#8217;opposizione, Giorgio Magliocca, che ha notato l&#8217;impressionante numero di neo impiegati statali riconducibili a uomini del Pd casertano, in prima linea negli attacchi a Mastella per l&#8217;inchiesta e le polemiche sul clientelismo in Campania.<br />
L&#8217;elenco dei beneficiari è lungo: Valerio Ruggiero, segretario, guarda caso, dell&#8217;ex presidente De Franciscis; Giovanni Rossano, all&#8217;epoca consigliere comunale dei Ds a Marcianise; il figlio di Felice Del Monaco, storico tesoriere della Margherita e del Pd; il figlio di Nicola Pacifico, già nella segreteria dell&#8217;ex senatore Geppino Santonastaso; Nicola Bernardo di San Felice a Cancello, imparentato con l&#8217;ex presidente del Consiglio provinciale, Pasquale De Lucia; il cugino dell&#8217;ex consigliere provinciale pd, Pietro Paolo Ciardiello, la figlia dell&#8217;allora consigliere provinciale pd, Francesco Papa, il figlio di un altro consigliere provinciale pd, Vincenzo Di Franco, Cosimo Cecere, ex consigliere di Marcianise e fedelissimo di De Franciscis, e il figlio di un impiegato alla Provincia, e via discorrendo&#8230;<br />
(ha collaborato Luca Rocca)</p>
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		<title>Il nostro e il loro</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Oct 2009 05:20:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Mastella]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Geo Nocchetti da il Corriere del Mezzogiorno) A leggere con attenzione le oltre novecento pagine dell’ordinan­za del gip Anna Lau­ra Alfano si capisce bene che le raccomandazioni e il famoso fi­le con i 650 nomi non sono il fulcro di un’inchiesta molto più articolata. Né tantomeno che i magistrati, inquirenti e non, contestino dazioni impro­prie di danaro ai coniugi Ma­stella, né l’aver assegnato ap­palti o incarichi ad alcuno. A leggere le cronache, invece, tut­ti i discorsi sono incentrati pro­prio sui raccomandati e i loro sponsor che, rappresentando tutto l’arco costituzionale, di­mostrerebbero che «così fan tutti» e dunque o tutti colpevo­li o tutti innocenti. Nella sua or­dinanza, il gip Alfano delinea con chiarezza una lezione di di­ritto amministrativo, marcan­doi i confini tra politica e am­ministrazione, giacché il vero nodo è proprio questo: il confi­ne tra discrezionalità ammini­­strativa e illecito penale. È illecito penale raccoman­dare qualcuno? No, a patto che chi riceva la segnalazionesi comporti come prescrive l’arti­colo 97 della Costituzione, ov­vero con imparzialità e legali­tà. Il problema, dunque, non sta nelle segnalazioni, ma nelle attività che sono state fatte suc­cessivamente per affidare inca­richi o effettuare assunzioni. E qui, spiega il gip, la legge è sta­ta piegata a interessi personali, cioè [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Geo Nocchetti da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p><a href="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/10/mastella_sbadiglio.jpg"><img src="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/10/mastella_sbadiglio-150x150.jpg" alt="mastella_sbadiglio" title="mastella_sbadiglio" width="150" height="150" class="alignnone size-thumbnail wp-image-3837" /></a> A leggere con attenzione le oltre novecento pagine dell’ordinan­za del gip Anna Lau­ra Alfano si capisce bene che le raccomandazioni e il famoso fi­le con i 650 nomi non sono il fulcro di un’inchiesta molto più articolata. Né tantomeno che i magistrati, inquirenti e non, contestino dazioni impro­prie di danaro ai coniugi Ma­stella, né l’aver assegnato ap­palti o incarichi ad alcuno. A leggere le cronache, invece, tut­ti i discorsi sono incentrati pro­prio sui raccomandati e i loro sponsor che, rappresentando tutto l’arco costituzionale, di­mostrerebbero che «così fan tutti» e dunque o tutti colpevo­li o tutti innocenti. Nella sua or­dinanza, il gip Alfano delinea con chiarezza una lezione di di­ritto amministrativo, marcan­doi i confini tra politica e am­ministrazione, giacché il vero nodo è proprio questo: il confi­ne tra discrezionalità ammini­­strativa e illecito penale.</p>
<p>È illecito penale raccoman­dare qualcuno? No, a patto che chi riceva la segnalazionesi comporti come prescrive l’arti­colo 97 della Costituzione, ov­vero con imparzialità e legali­tà. Il problema, dunque, non sta nelle segnalazioni, ma nelle attività che sono state fatte suc­cessivamente per affidare inca­richi o effettuare assunzioni. E qui, spiega il gip, la legge è sta­ta piegata a interessi personali, cioè di partito e le assunzioni e gli incarichi sono il frutto di procedure alterate, così come la vicenda del palazzo da ri­strutturare e adibire a sede del­l’Arpac.</p>
<p>I soldi. Mai preso una lira, né io né la mia famiglia, ripete Mastella. Perché non creder­gli? Ma il punto è un altro. «L’utilità», di cui parla l’artico­lo del codice, non deve neces­sariamente consistere nel dana­ro, ma anche in vantaggi di ti­po personale e tout court politi­co. Anche qui sarà il processo a stabilire come sono andate le cose. Politica e amministrazio­ne, allora. Nell’ habitus menta­le dei politici della cosiddetta Seconda Repubblica si è radica­ta una convinzione che ha con­fuso la legittimità dell’azione politica con l’obbligo di legali­tà di quella amministrativa. L’ossessione di avere «uno no­stro » nei posti chiave della pubblica amministrazione è l’applicazione pratica di questa commistione. Soprattutto per­ché, e questo è il problema, l’es­sere «nostro» prevale sull’esse­re bravo e competente.</p>
<p>Nella Prima Repubblica, i grand commis , a livello centra­le, e i segretari comunali, a li­vello locale, non cambiavano col mutare del colore politico di chi governava perché quei politici, a tutti i livelli, avevano un minimo di cultura ammini­­strativa che li portava a stressa­re, più che a violare le procedu­re. Cultura che i politici odier­ni non hanno, nel senso che non contemplano affatto, nel loro paradigma politico, che «nostro» non coincide con «di tutti» e con «meglio».</p>
<p>La politica attuale, invece, ha rinunciato al meglio per ot­tenere «il nostro» e per farlo, torniamo per un attimo all’in­chiesta, ha forzato, secondo i magistrati, la legge con l’aiuto di chi quelle regole avrebbe do­vuto far rispettare e che, in molti casi, era proprio «uno no­stro ». Trasferendoci dall’in­chiesta alla realtà amministrati­va cittadina e regionale, se scor­riamo i nomi di coloro che rico­prono posti chiave scopriamo che, a rotazione, sono sempre gli stessi, scelti, checché se ne dica, con quei criteri, «nostro» piuttosto che «meglio».</p>
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		<title>Mastella: Bassolino si preoccupi delle sue vicende</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 05:40:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Bassolino]]></category>
		<category><![CDATA[Mastella]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Angelo Agrippa da il Corriere del Mezzogiorno) In una stanza angusta della se­de dell’Udeur e gremita fino all’inverosimile, le parole-inno di Clemente Mastella riecheg­giano con fragore, sovrastando persino il fra­stuono del temporale: «Io e la mia famiglia siamo persone perbene e dalle mani pulite! Bassolino si dice preoccupato? Si preoccupi delle sue vicende che sono ben più eclatanti. Vedo che continua a fare il presidente. Ciò che accade a Castellammare non ha responsa­bili, mentre a me contestano responsabilità di quando l’Udeur non esisteva ancora». Affiancato dal segretario regionale, l’ex so­cialista Giulio Di Donato (con tanto di sigaro acceso nella calca della conferenza stampa), da quello napoletano, Ugo De Flaviis e da Pi­no Maccauro, segretario di Caserta, il leader del Campanile ha promesso che non dichiare­rà «guerra ai giudici, anche se i miei guai so­no iniziati da quando ho fatto il ministro del­la Giustizia: forse per aver trasferito il palazzo di Giustizia da Castelcapuano?». Mastella si è proclamato «serenissimo come la repubblica di Venezia». Ha promesso che riemergerà dal­l’abisso «come san Clemente: il santo che nel­l’iconografia religiosa viene rappresentato con un sasso al collo mentre viene gettato in acqua, ma lui riemerge ogni volta». Ha respin­to l’insinuazione di «essere diventato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Angelo Agrippa da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>In una stanza angusta della se­de dell’Udeur e gremita fino all’inverosimile, le parole-inno di Clemente Mastella riecheg­giano con fragore, sovrastando persino il fra­stuono del temporale: «Io e la mia famiglia siamo persone perbene e dalle mani pulite! Bassolino si dice preoccupato? Si preoccupi delle sue vicende che sono ben più eclatanti. Vedo che continua a fare il presidente. Ciò che accade a Castellammare non ha responsa­bili, mentre a me contestano responsabilità di quando l’Udeur non esisteva ancora».</p>
<p>Affiancato dal segretario regionale, l’ex so­cialista Giulio Di Donato (con tanto di sigaro acceso nella calca della conferenza stampa), da quello napoletano, Ugo De Flaviis e da Pi­no Maccauro, segretario di Caserta, il leader del Campanile ha promesso che non dichiare­rà «guerra ai giudici, anche se i miei guai so­no iniziati da quando ho fatto il ministro del­la Giustizia: forse per aver trasferito il palazzo di Giustizia da Castelcapuano?». Mastella si è proclamato «serenissimo come la repubblica di Venezia». Ha promesso che riemergerà dal­l’abisso «come san Clemente: il santo che nel­l’iconografia religiosa viene rappresentato con un sasso al collo mentre viene gettato in acqua, ma lui riemerge ogni volta». Ha respin­to l’insinuazione di «essere diventato il Pro­venzano della Campania». Insomma, non ac­cetta l’idea che l’Udeur passi per essere «un’as­sociazione a delinquere». No: «Io ho fatto me­no segnalazioni dell’Idv e vedremo se ho se­gnalato persone bisognose o ricche». Persino sulla presunta raccomandazione di un prima­rio al Santobono ha avuto un aneddoto da rac­contare: «A quell’ospedale sono legato: mio fi­glio, appena nato, ebbe un problema. Lo bat­tezzai qui a Napoli perché temetti il peggio. Ma fu salvato dall’équipe di medici del Santo­bono. Io, questo Rolando che avrei raccoman­dato non lo conosco». Mastella ha annuncia­to che sfiderà in tribunale «il dottor De Loren­zo, uno psichiatra di Benevento, il quale nel dicembre del 2008 dichiarava che gli manca­vano ‘‘le serate a casa mia, in un’atmosfera di vera goliardia’’; mentre adesso mi accusa di averlo mortificato professionalmente». Ma è sui sospetti di collusione con i clan che il lea­der di Ceppaloni si è infervorato: «Forse sono l’unico politico ad aver risarcito con 150 mila euro una persona che esclusi dalle liste del La­zio perché ritenuto sospetto». Poi, incalzato sulla storia della Porsche Cayenne del figlio che sarebbe stata acquisita attraverso un boss del Casertano, ha ironizzato: «Sì, sono andato io a parlare col boss e gli ho detto: sa, siccome sono un ministro della Giustizia un po’ super­ficiale, mi regalerebbe la macchina? E lui me l’ha regalata&#8230;». L’europarlamentare ha con­fessato di essere stato avvertito dell’inchiesta il giorno prima: «Ho saputo di quello che sta­va per succedermi da un giornalista de Il Fat­to che mi ha chiamato pensando di parlare col mio avvocato. Io, da credente, accetto di pagare anche qui. Qualcun altro pagherà nel­l’altro mondo».</p>
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		<title>E il dirigente protestò per i raccomandati «O malati o incapaci»</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 05:38:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
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		<category><![CDATA[Mastella]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Fulvio Bufi da il Corriere della Sera) Spartizioni sì, raccomandazio­ni pure, ma ognuno a casa sua. Il potere se­condo i Mastella ha regole precise, e l’appar­tenenza territoriale conta anche più di quel­la al partito. L’ordinanza del gip di Napoli che ha disposto il divieto di dimora in Cam­pania e zone limitrofe per Sandra Lonardo e per altri ventiquattro dei sessantatré indaga­ti è utile anche per capire le logiche secondo le quali si muovevano le persone coinvolte nell’inchiesta. Come Fernando Errico, consi­gliere regionale nato a Apice, provincia di Benevento, e quindi anche «provincia» di Ceppaloni. Si offende perché l’Arpac — l’Agenzia regionale per l’ambiente che dal­l’indagine esce come un feudo dell’Udeur— ha stipulato un contratto con un docente universitario di Benevento, ma lui non ne sa niente. Telefona al direttore dell’Agenzia, Lu­ciano Capobianco e gli dice: «La segnalazio­ne di questa persona, perché volevo capi­re&#8230; ». Capobianco gli spiega chi sono gli sponsor del professore: «È roba vecchia, No­cera e Fantini (rispettivamente ex assessore regionale e ex segretario regionale Udeur, entrambi napoletani, ndr)». «E va buo’», re­plica Errico. «Però insomma Luciano, pure ’sta cosa. Mò non decidiamo nulla su Bene­vento? Almeno io». Subito dopo Capobian­co telefona a Fantini e gli racconta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Fulvio Bufi da il Corriere della Sera)</strong></p>
<p>Spartizioni sì, raccomandazio­ni pure, ma ognuno a casa sua. Il potere se­condo i Mastella ha regole precise, e l’appar­tenenza territoriale conta anche più di quel­la al partito. L’ordinanza del gip di Napoli che ha disposto il divieto di dimora in Cam­pania e zone limitrofe per Sandra Lonardo e per altri ventiquattro dei sessantatré indaga­ti è utile anche per capire le logiche secondo le quali si muovevano le persone coinvolte nell’inchiesta. Come Fernando Errico, consi­gliere regionale nato a Apice, provincia di Benevento, e quindi anche «provincia» di Ceppaloni. Si offende perché l’Arpac — l’Agenzia regionale per l’ambiente che dal­l’indagine esce come un feudo dell’Udeur— ha stipulato un contratto con un docente universitario di Benevento, ma lui non ne sa niente. Telefona al direttore dell’Agenzia, Lu­ciano Capobianco e gli dice: «La segnalazio­ne di questa persona, perché volevo capi­re&#8230; ». Capobianco gli spiega chi sono gli sponsor del professore: «È roba vecchia, No­cera e Fantini (rispettivamente ex assessore regionale e ex segretario regionale Udeur, entrambi napoletani, ndr)». «E va buo’», re­plica Errico. «Però insomma Luciano, pure ’sta cosa. Mò non decidiamo nulla su Bene­vento?</p>
<p>Almeno io». Subito dopo Capobian­co telefona a Fantini e gli racconta la cosa. «Io ti volevo avvertire», gli dice. E l’altro: «Sì ho capito&#8230;vabbè sono stronzate».</p>
<p>Insulti al direttore</p>
<p>Di Luciano Capobianco va ricordato che è l’unico per il quale il gip ha ritenuto necessa­rio il ricorso agli arresti, seppure domicilia­ri. Il suo ruolo è quindi ritenuto centrale e la sua posizione grave. Ma ecco come parlano di lui i notabili dell’Udeur, che evidentemen­te si sentono i veri padroni dell’Arpac. La conversazione telefonica è tra Carlo Camille­ri, consuocero dei Mastella e Andrea Abba­monte, ex assessore regionale. Camilleri: «Ma questo non si rende conto&#8230; guarda ti dico la verità, ne ho avuto una delusione&#8230; ritengo che sia soltanto un grande superfi­cialone ». Abbamonte: «Bravo». Camilleri: «Bum bum e non capisce nu c&#8230;». Abbamon­te: «Gli ho detto tu sei str&#8230; tre volte&#8230; e rump ’o c&#8230; r’a matina a sera. Tu, tuo fratel­lo, la tua famiglia&#8230; a destra e a sinistra». Poi i due passano a parlare del Piano operativo nazionale per la sicurezza, che loro chiama­no «ponz». Camilleri: «Senti Andrè ma co­m’è che ci stavano tante macchine blu oggi davanti a questo convegno di Clemente&#8230; due file intere&#8230; chi erano, magistrati?». Ab­bamonte (scherzando sull’eventualità che la conversazione sia intercettata): «No no&#8230; io non rispondo&#8230; anzi questa la possiamo dire per telefono perché il maresciallo sente. Cle­mente si è fatto portare in un agguato per­ché questi del ponz sicurezza sono quelli che spendono dieci milioni di euro per for­mazione dei servizi di supporto dei beni confiscati alla camorra&#8230; E questa è la presentazione del programma per il recupero dei carcerati&#8230;Altri dieci milio­ni&#8230; Il ministero dell’Interno e questi qua del ponz sono una banda di onesti, per non dire altro».</p>
<p>Voglia di lavorare&#8230;</p>
<p>Ma i raccomandati almeno funzionavano? Non tanto, a leggere le parole del dirigente Arpac Carme­lo Lomazzo in una conversazione telefonica con un’amica intercettata dagli investigato­ri della guardia di Finanza. Parla di uno e di­ce: «’Ncoppa a dieci cose nove nun le sape fa». Di un altro: «Non viene mai». Di un al­tro ancora: «Sta ammalato». E di un certo Renzo T.: «È nu demente». Chiude avvilito: «Dimmi tu come posso portarla avanti ’na struttura che gestisce ciento milioni di euro co’ ’sta gente qua».</p>
<p>L’emergenza rifiuti</p>
<p>C’è pure un riferimento all’emergenza ri­fiuti in Campania nell’ordinanza. È quando il gip parla delle assunzioni a tempo deter­minato che l’Arpac fece nel 2004 per creare una struttura che lavorasse in supporto al commissariato straordinario di governo. Nella delibera firmata dal direttore Capo­bianco si stabiliva che i contratti sarebbero rimasti in vigore finché non fosse stata supe­rata la crisi, e così i beneficiati, scrive il gip, «lucravano sulla persistente durata del­l’emergenza rifiuti, conseguendo continue proroghe contrattuali e illeciti profitti». </p>
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		<title>Mastella: &#8220;Non sono il padrino, io resisto&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 05:29:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Mastella]]></category>
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		<description><![CDATA[(di Conchita Sannino da la Repubblica) Dimissioni? Basta la sola parola a provocare la levata di scudi. Lui, l´europarlamentare Clemente Mastella, per il quale si attende il pronunciamento di Bruxelles sul divieto di dimora richiesto dai magistrati napoletani, solleva le mani e le agita. «Ho le mani pulite. &#8211; dice &#8211; E ho già dato una volta, con le dimissioni da ministro di Prodi. Sono un caso unico nella storia patria. Basta. Non defletto. Siamo persone perbene io e la mia famiglia. Ho segnalato delle persone? E va bene, ho segnalato povera gente. Io non mi dimentico da dove vengo. Sono nato in questa terra, con tanti problemi». Lei, la presidente del Consiglio regionale Sandra Lonardo, esce dal Palazzo di Giustizia dopo un interrogatorio aperto e subito rinviato. Non rinuncia al suo piglio combattivo: «Ho lavorato bene. Non sarebbe proprio giusto dimettermi. Intendo portare a termine il mio mandato: ho rilanciato l´assemblea regionale, voglio andare avanti». L´inchiesta segna intanto la fase degli interrogatori dinanzi al gip. Respinge ogni accusa Nicola Ferraro, il consigliere regionale Udeur (difeso dall´avvocato Giovanni Cantelli) che, secondo i pm, avrebbe partecipato all´associazione per delinquere. Ferraro è anche il politico che avrebbe acquistato con 77mila euro in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Conchita Sannino da la Repubblica)</strong></p>
<p>Dimissioni? Basta la sola parola a provocare la levata di scudi. Lui, l´europarlamentare Clemente Mastella, per il quale si attende il pronunciamento di Bruxelles sul divieto di dimora richiesto dai magistrati napoletani, solleva le mani e le agita.<br />
«Ho le mani pulite. &#8211; dice &#8211; E ho già dato una volta, con le dimissioni da ministro di Prodi. Sono un caso unico nella storia patria. Basta. Non defletto. Siamo persone perbene io e la mia famiglia. Ho segnalato delle persone? E va bene, ho segnalato povera gente. Io non mi dimentico da dove vengo. Sono nato in questa terra, con tanti problemi».<br />
Lei, la presidente del Consiglio regionale Sandra Lonardo, esce dal Palazzo di Giustizia dopo un interrogatorio aperto e subito rinviato. Non rinuncia al suo piglio combattivo: «Ho lavorato bene. Non sarebbe proprio giusto dimettermi. Intendo portare a termine il mio mandato: ho rilanciato l´assemblea regionale, voglio andare avanti».<br />
L´inchiesta segna intanto la fase degli interrogatori dinanzi al gip. Respinge ogni accusa Nicola Ferraro, il consigliere regionale Udeur (difeso dall´avvocato Giovanni Cantelli) che, secondo i pm, avrebbe partecipato all´associazione per delinquere. Ferraro è anche il politico che avrebbe acquistato con 77mila euro in contanti, da personaggi in odore di camorra, vicini al clan dei casalesi, la Porsche destinata al figlio del ministro Pellegrino Mastella. Ma dice: «Non conosco nessuno di quei personaggi citati dal pentito, sono cose completamente inventate».<br />
Negli atti giudiziari figura anche un eccellente nato a Casal di Principe: è il coordinatore regionale del Pdl, Nicola Cosentino, già al centro del caso politico-giudiziario che blocca la sua corsa alle regionali di marzo. Il nome di Cosentino spunta infatti, con quello di altri politici dei due poli, tra gli sponsor che avrebbero affidato un proprio raccomandato al sistema-Ceppaloni.<br />
È già tempo del contrattacco, per i Mastella. L´ex Guardasigilli parla in un´affollatissima sede dell´Udeur, in via Melisurgo, a pochi metri dal porto, affiancato dall´ex ministro socialista Giulio Di Donato, oggi suo braccio destro, e dai residui esponenti di partito sfuggiti a vecchi arresti o ai recentissimi divieti di dimora.<br />
«Non sono il padrino di nessuna cupola, non ho conti all´estero e non ho mai preso soldi», dice. Poi racconta delle «numerose telefonate di solidarietà», dice che «anche l´ex presidente Cossiga ha trovato assurda, ingenerosa la misura di espulsione dalla Campania contro mia moglie», e a una domanda specifica aggiunge: «No, Berlusconi non mi ha chiamato». Poco dopo, sarà il deputato Niccolò Ghedini a parlare in sua difesa: «Conosco e apprezzo Mastella. Le accuse che gli vengono mosse appaiono del tutto incongrue ed inconsistenti e non potranno che concludersi con un pieno riconoscimento della sua estraneità».<br />
L´ex ministro riporta l´impianto accusatorio a «qualche segnalazione di persone povere». Ma il giudice Anna Laura Alfano precisa che il metodo sistematico della lottizzazione degli enti configura «una vera e propria occupazione» delle istituzioni. E, di quella associazione per delinquere, annota la «pervicace e continua violazione delle norme di trasparenza sugli appalti pubblici: impedendo ad altre imprese di aggiudicarsi le opere e orientando le scelte sulla impresa &#8220;amica&#8221; del partito».<br />
Ieri, chiamati a rispondere delle contestazioni dinanzi al gip, sia la presidente Lonardo, sia l´ex direttore generale Arpac Luciano Capobianco (difeso dall´avvocato Bruno Von Arx), hanno chiesto «più tempo per leggere le quasi mille pagine dell´ordinanza». L´ennesimo frammento del sistema Ceppaloni accompagna lady Mastella persino davanti alla giustizia: a difenderla, insieme con l´avvocato Alfonso Furgiele, c´è l´avvocato Severino Nappi, già suo consulente alla Regione, e ora attuale assessore provinciale, in quota Udeur, della giunta provinciale di Napoli.</p>
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		<title>Esiste ancora la Regione Campania?</title>
		<link>http://www.napolionline.org/new/esiste-ancora-la-regione-campania</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 14:16:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Mastella]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Marco Palombi da Liberal) L&#8217;inizio del 2008 fu un periodo difficile per Clemente Mastella, eppure i travagli innalzarono a non più raggiunte vette espressive e poetiche l&#8217;eloquio dell&#8217;allora Guardasigilli. A metà gennaio dell&#8217;anno scorso &#8211; a seguito degli arresti domiciliari comminati a sua moglie Sandra Lonardo dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere per una faccenda di concussione riguardante l&#8217;ospedale di Caserta &#8211; affidò le sue dimissioni dal governo Prodi ad una nota assai toccante: «Di fronte agli attacchi a mia moglie getto la spugna. Mi dimetto perché tra l&#8217;amore della mia famiglia e il potere scelgo il primo. (&#8230;) Mi dimetto per senso dello Stato. Lo faccio senza tentennamenti. Mi dimetto per riaprire una grande questione democratica. Anche perché, come ha detto Fedro: &#8220;gli umili soffrono quando i potenti si combattono&#8221;. Mi dimetto per essere più libero alto in quell&#8217;occasione: «È l&#8217;amaro prezzo che insieme a mio marito siamo pagando per la difesa dei valori cattolici in politica», scrisse in una nota. Nel febbraio successivo, poi, Mastella decise di votare contro la fiducia al suo ex presidente del Consiglio condannandolo alle dimissioni. In quell&#8217;occasione l&#8217;attuale eurodeputato del Pdl affidò il suo intervento in Aula addirittura ad una poesia: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Marco Palombi da Liberal)</strong></p>
<p><div id="attachment_420" class="wp-caption alignnone" style="width: 160px"><a href="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/07/mastella.jpg"><img src="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/07/mastella-150x150.jpg" alt="Clemente Mastella" title="mastella" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-420" /></a><p class="wp-caption-text">Clemente Mastella</p></div> L&#8217;inizio del 2008 fu un periodo difficile per Clemente Mastella, eppure i travagli innalzarono a non più raggiunte vette espressive e poetiche l&#8217;eloquio dell&#8217;allora Guardasigilli. A metà gennaio dell&#8217;anno scorso &#8211; a seguito degli arresti domiciliari comminati a sua moglie Sandra Lonardo dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere per una faccenda di concussione riguardante l&#8217;ospedale di Caserta &#8211; affidò le sue dimissioni dal governo Prodi ad una nota assai toccante: «Di fronte agli attacchi a mia moglie getto la spugna. Mi dimetto perché tra l&#8217;amore della mia famiglia e il potere scelgo il primo. (&#8230;) Mi dimetto per senso dello Stato. Lo faccio senza tentennamenti. Mi dimetto per riaprire una grande questione democratica. Anche perché, come ha detto Fedro: &#8220;gli umili soffrono quando i potenti si combattono&#8221;. Mi dimetto per essere più libero alto in quell&#8217;occasione: «È l&#8217;amaro prezzo che insieme a mio marito siamo pagando per la difesa dei valori cattolici in politica», scrisse in una nota. Nel febbraio successivo, poi, Mastella decise di votare contro la fiducia al suo ex presidente del Consiglio condannandolo alle dimissioni. In quell&#8217;occasione l&#8217;attuale eurodeputato del Pdl affidò il suo intervento in Aula addirittura ad una poesia: «Lentamente muore chi diventa schiavo dell&#8217;abitudine / ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi / chi non cambia la marea / chi non rischia e chi non cambia colore dei vestiti &#8230;». Il nostro, in verità, sporcò un po&#8217; la performance attribuendo l&#8217;opera a Pablo Neruda anziché alla vera autrice, la scrittice brasiliana Martha Medeiros. Si dirà: perché ricordare oggi tutto questo? Semplice: perché ci risiamo, anche se il ruolo politico del più intraprendente e scaltro tra gli eredi democristiani del dopo-Tangentopoli è assai ridimensionato rispetto ai tempi d&#8217;oro. Accade che la Procura di Napoli ha ieri emesso per un&#8217;unica inchiesta un&#8217;ordinanza di custodia cautelare (ai domiciliari), 18 divieti di dimora e 6 misure interdittive e comunicato di indagare complessivamente 63 persone. Fatto interessante è che tra i colpiti dal divieto di dimora -in Campania e nelle province limitrofe &#8211; ci sia anche la signora Mastella, che di mestiere fa il presidente del Consiglio regionale (a suo marito è stato notificato solo l&#8217;avviso di conclusione delle indagini preliminari), senza contare che nel mirino delle toghe è finita pure una bella fetta dell&#8217;Udeur campano. L&#8217;ipotesi d&#8217;accusa è parecchio pesante: in sostanza, secondo i magistrati, i Mastella sarebbero il vertice di una associazione per delinquere &#8211; politici, imprenditori, funzionari, liberi professionisti &#8211; di qualche decina di persone finalizzata alla truffa ai danni dello Stato, alla turbativa d&#8217;asta, al falso in atto pubblico continuato e alla concussione in relazione ad una serie di appalti e assunzioni all&#8217;Arpac, vale a dire l&#8217;Agenzia regionale campana per la protezione dell&#8217;ambiente. Sandra Lonardo ha affidato il suo commento ad una lettera pubblica ai «carissimi cittadini di Benevento e provincia e della Campania tutta»: alle 7 del mattino, racconta, nella famosa casa di Ceppaloni sono arrivati alcuni carabinieri. «Sono tornata con la mente a quel 16 gennaio &#8211; scrive &#8211; cosa vorranno ancora da me? Mi sono fatta forza, ma non ce l&#8217;ho fatta. Sono quasi svenuta. Mi è crollato il mondo addosso. Mi chiedono di dimorare fuori dalla Campania. Ancora non riesco a crederci. Non sono nemmeno riuscita a capire di cosa mi accusano, mi hanno consegnato pagine e pagine. Stavolta con mio marito sarei a capo di una cupola affaristica. Senza spiegarci quali affari avremmo fatto». L&#8217;inchiesta che oggi manda di nuovo in fibrillazione la politica campana, e la famiglia Mastella, è frutto dell&#8217;unione tra uno stralcio di quella di Santa Maria Capua Vetere &#8211; passata alla Procura di Napoli per competenza territoriale &#8211; che sancì la fine del governo Prodi e alcuni filoni investigativi precedenti, come ad esempio quello in mano dal 2007 al Nucleo di Polizia Tributaria della Gdf di Napoli. I fatti contestati riguardano il periodo 2005-2008, con Antonio Bassolino alla guida della regione e Clemente Mastella, da metà 2006, ministro della Giustizia: al centro dell&#8217;inchiesta, la gestione dell&#8217;Arpac, il cui &#8220;effettivo organo decisionale non era il suo direttore generale, come per legge, ma piuttosto i vertici della struttura di partito cui quest&#8217;ultimo apparteneva e di cui lo stesso non era che mero terminale&#8221;. Trattasi dell&#8217;ex dg Luciano Capobianco, da ieri agli arresti domiciliari, considerato uomo dell&#8217;Udeur per tramite dell&#8217;ex coordinatore regionale Antonio Fantini (indagato a sua volta, come già gli capitò per la ricostruzione del dopo-terremoto, insieme al consigliere regionale Nicola Ferraro). Capo-bianco, è l&#8217;accusa, avrebbe effettuato assunzioni e assegnato appalti e consulenze secondo le indicazioni della &#8220;cupola&#8221; mastelliana: gli inquirenti, secondo indiscrezioni, avrebbero trovato nel pc della sua segretaria centinaia di nomi (sembra 655) a fianco dei quali erano segnati nomi di politici o dirigenti pubblici. È la famiglia dell&#8217;ex Guardasigilli, però, il cuore delle indagini: oltre ai due &#8220;capostipite&#8221;, infatti, sono indagati il figlio Pellegrino e Carlo Camilleri, consuocero dei Mastella nonché segretario generale dell&#8217;Autorità di bacino Sinistra Sele. Peraltro i guai per la famiglia reale di Ceppaloni non sono nemmeno finiti qui. Il 26 ottobre il gup Sergio Marotta deciderà cosa fare dell&#8217;inchiesta &#8211; più di venti indagati, tra cui i Mastella &#8211; sulla presunta lobby che avrebbe favorito nomine in quota Udeur in organi politici, società partecipate e enti pubblici regionali. Un altro filone dell&#8217;inchiesta è poi stato stralciato e passato, per competenza, alla Direzione distrettuale antimafia: l&#8217;ipotesi è che l&#8217;Udeur avrebbe ricevuto l&#8217;appoggio elettorale di un clan di Marcianise, una cittadina in provincia di Caserta. Il rampollo Pellegrino, tra l&#8217;altro, risultava l&#8217;utilizzatore finale di una Porche Cayenne procuratagli dal proprietario di un&#8217;autosalone, proprio di Marcianise, attualmente detenuto per associazione di stampo mafioso.</p>
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		<title>Appalti truccati e raccomandazioni Oltre 60 indagati</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 14:13:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Carmine Spadafora da il Giornale) Falciata da una inchiesta giudiziaria, la famiglia Mastella. Clemente, leader dell&#8217;Udeur ed europarlamentare, Lady Sandrina, presidente del Consiglio regionale della Campania e il loro figlio primogenito, Pellegrino, sono rimasti impigliati in una inchiesta condotta dalla Procura di Napoli, sezione reati contro la pubblica amministrazione. Il quadretto familiare viene completato dal consuocero della coppia di Ceppaloni, l&#8217;ingegnere Carlo Camilleri. L&#8217;indagine nasce da una costola dell&#8217;inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere, culminata il 16 gennaio dello scorso anno, con l&#8217;arresto di Lady Mastella e di un&#8217;altra decina di personaggi, in parte legati alpartito del Campanile. Il filone di indagine napoletano ha provocato l&#8217;emissione di 25 misure cautelati (gip Laura Alfano), poste in esecuzione dai carabinieri del Comando provinciale di Caserta e dalla Guardia di finanza di Napoli. Gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere, truffa ai danni dello Stato, turbativa d&#8217;asta, falso in atto pubblico continuato e concussione. Al centro dell&#8217;inchiesta, appalti, assunzioni, nomine e sostituzioni dei vertici amministrativi locali. Diverse le misure adottate nei confronti dei 25 indagati: Sandrina Lonardo, nel primo pomeriggio di ieri, è «fuggita» dalla «sua» Ceppaloni, in quanto colpita dal divieto di dimora in Campania [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Carmine Spadafora da il Giornale)</strong></p>
<p>Falciata da una inchiesta giudiziaria, la famiglia Mastella. Clemente, leader dell&#8217;Udeur ed europarlamentare, Lady Sandrina, presidente del Consiglio regionale della Campania e il loro figlio primogenito, Pellegrino, sono rimasti impigliati in una inchiesta condotta dalla Procura di Napoli, sezione reati contro la pubblica amministrazione. Il quadretto familiare viene completato dal consuocero della coppia di Ceppaloni, l&#8217;ingegnere Carlo Camilleri.<br />
L&#8217;indagine nasce da una costola dell&#8217;inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere, culminata il 16 gennaio dello scorso anno, con l&#8217;arresto di Lady Mastella e di un&#8217;altra decina di personaggi, in parte legati alpartito del Campanile. Il filone di indagine napoletano ha provocato l&#8217;emissione di 25 misure cautelati (gip Laura Alfano), poste in esecuzione dai carabinieri del Comando provinciale di Caserta e dalla Guardia di finanza di Napoli. Gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere, truffa ai danni dello Stato, turbativa d&#8217;asta, falso in atto pubblico continuato e concussione. Al centro dell&#8217;inchiesta, appalti, assunzioni, nomine e sostituzioni dei vertici amministrativi locali. Diverse le misure adottate nei confronti dei 25 indagati: Sandrina Lonardo, nel primo pomeriggio di ieri, è «fuggita» dalla «sua» Ceppaloni, in quanto colpita dal divieto di dimora in Campania e in altre città limitrofe, tra cui Foggia, Frosinone e Isernia. La presidente del Consiglio regionale della Campania si è trasferita nella sua casa romana, dove ha trovato il marito Clemente, raggiunto da un avviso di chiusura di indagine, nell&#8217;ambito dello stesso procedimentoll loro figliolo, Pellegrino, ha ricevuto (con altri 38 indagati) una informazione di garanzia per abuso d&#8217;ufficio mentre il consuocero della coppia di Ceppaloni, Camilleri ha ricevuto l&#8217;identica misura della Lonardo. Divieto di dimora anche per Bartolomeo Piccolo, l&#8217;imprenditore amico di politici importanti di centrosinistra e centrodestra. Gli inquirenti della Procura napoletana hanno esaminato il triennio 2005-2008, relativo al &#8211; la gestione dell&#8217;Agenzia regionale per l&#8217;ambiente della Campania (Arpac), il cui presidente Capobianco, è finito ai clomiciliari. Gli investigatori hanno ficcato il naso nei sistemi di assunzione del personale e nel sistema degli appalti. Spiegano in Procura che l&#8217;«effettivo organo decisionale dell&#8217;Agenzia non era come per legge il direttore generale ma piuttosto i vertici della struttura di partito (Udeur, ndr) cui quest&#8217;ultimo apparteneva e di cui lo stesso altro non era che un mero terminale». Più di una confessione, il file trovato e sequestrato dalla Guardia di finanza napoletana, nel pc di Capobianco. Un file contenente 655 nomi di presunti raccomandati: accanto ad ogni segnalato, lo sponsor di riferimento. La speciale classifica del raccomandato vede al primo posto, l&#8217;ex assessore regionale della Campania Nocera, poi, l&#8217;ex presidente della giunta regionale campana, ex potente democristiano degli anni d&#8217;oro dello scudocrociato, Antonio Fantini (Udeur fino a poco tempo fa), lo stesso Mastella, con «appena» 26 segnalazioni. Ma, nell&#8217;elenco, guarda guarda, anche se con poche segnalazioni, ci sono anche il governatore campano, Antonio Bassolino, l&#8217;ex ministro per l&#8217;Ambiente, supercampione della legalità, Alfonso Pecoraro Scanio e Ciriaco De Mita.<br />
Ieri, l&#8217;imputato nello scandalo dei rifiuti Bassolino, è sceso in campo con una sua dichiarazione sull&#8217;inchiesta della Procura di Napoli, sostenendo che, «se il quadro che appare dall&#8217;inchiesta sull&#8217;Arpac, fosse confermato sarebbe un fatto grave e preoccupante». A stretto giro gli ha risposto il portavoce della Lonardo, Alberto Borrelli, che ha ricordato al governatore che «nel quadro, nel caso fosse confermato, c&#8217;è anche il presidente Bassolino, come si legge nell&#8217;ordinanza dell&#8217;ufficio del Gip».<br />
Pellegrino Mastella è rimasto coinvolto in un&#8217;altra vicenda, ritenuta penalmente non rilevante ma definito dal gip Laura Alfano un «episodio di estrema gravità». Si tratta dell&#8217;acquisto da parte del figlio dell&#8217;ex ministro di una Porsche Cayenne pagata 77mila euro in contanti e comprata da<br />
Tommaso Statone, cognato del boss Domenico Belforte, uno dei capi della camorra casertana. Il Gip parla di «dato anomalo» riguardo le modalità di pagamento. «Non vi era &#8211; è scritto nell&#8217;ordinanza &#8211; alcuna traccia contabile e bancaria della pur cospicua somma che sarebbe stata necessaria per acquistare la vettura».<br />
Un collaboratore di giustizia, Michele Froncillo, avrebbe dichiarato di essere stato in rapporti di conoscenza con il consigliere regionale IIdeur Nicola Ferraro (divieto di dimora in Campania). A detta di Froncillo sarebbe stato Ferraro a pagare la Porsche. Il pentito ha sostenuto anche che «l&#8217;intero clan di Marcianise si era messo a disposizione delle esigenze elettorali dell&#8217;Udeur e di Ferraro. Mandavamo affiliati a fare attacchinaggio, anche nottetempo, facevamo propaganda in favore dell&#8217;Udeur perché lo stesso Ferraro ci aveva detto che non appena eletto avrebbe ricambiato il nostro appoggio cercando di farci avere la nostra fetta di torta,</p>
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		<title>Appalti, Mastella: &#8220;Noi abbiamo le mani pulite&#8221;. Il video della conferenza stampa</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 13:38:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(da il Giornale) &#8220;Sono sereno, anzi serenissimo, come la Repubblica di Venezia&#8221;. Inizia con queste parole, Clemente Mastella, la sua difesa nella sede napoletana dell’Udeur, dove ha tenuto una conferenza stampa. L’ex Guardasigilli, coinvolto con la moglie Sandra nell’inchiesta della procura partenopea sulla gestione dell’agenzia regionale per l’ambiente, stamani ha incontrato i suoi legali. &#8220;Non ho mai preso una lira in vita mia. Siamo persone pulite, siamo persone perbene&#8221;, assicura il parlamentare europeo. &#8220;Chi si attende da me oggi una dichiarazione di guerra contro la magistratura sbaglia perché non è nel mio stile. Io e la mia famiglia abbiamo le mani pulite&#8221;. &#8220;E&#8217; una vendetta&#8221; I Mastella, marito e moglie, si difendono con gli artigli. &#8220;L’inchiesta della procura di Napoli è contro tutto e tutti, è una vendetta perché sono stato rieletto. Io non ho mai preso una tangente in vita mia, la camorra è una cosa che non mi appartiene; come cristiano, ripugna alla mia coscienza. Un conto è segnalare, altro è essere assunti&#8230; all’Arpac non ci sono 600 dipendenti. Perché l’avviso a me e non a Bassolino?&#8221;. Così Mastella replica alle accuse dei magistrati. &#8220;È un complotto contro di me, i miei amici, i militanti dell’Udeur, che come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(da il Giornale)</strong></p>
<p><div id="attachment_420" class="wp-caption alignnone" style="width: 160px"><a href="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/07/mastella.jpg"><img src="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/07/mastella-150x150.jpg" alt="Clemente Mastella" title="mastella" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-420" /></a><p class="wp-caption-text">Clemente Mastella</p></div> &#8220;Sono sereno, anzi serenissimo, come la Repubblica di Venezia&#8221;. Inizia con queste parole, Clemente Mastella, la sua difesa nella sede napoletana dell’Udeur, dove ha tenuto una conferenza stampa. L’ex Guardasigilli, coinvolto con la moglie Sandra nell’inchiesta della procura partenopea sulla gestione dell’agenzia regionale per l’ambiente, stamani ha incontrato i suoi legali. &#8220;Non ho mai preso una lira in vita mia. Siamo persone pulite, siamo persone perbene&#8221;, assicura il parlamentare europeo. &#8220;Chi si attende da me oggi una dichiarazione di guerra contro la magistratura sbaglia perché non è nel mio stile. Io e la mia famiglia abbiamo le mani pulite&#8221;.</p>
<p>&#8220;E&#8217; una vendetta&#8221; I Mastella, marito e moglie, si difendono con gli artigli. &#8220;L’inchiesta della procura di Napoli è contro tutto e tutti, è una vendetta perché sono stato rieletto. Io non ho mai preso una tangente in vita mia, la camorra è una cosa che non mi appartiene; come cristiano, ripugna alla mia coscienza. Un conto è segnalare, altro è essere assunti&#8230; all’Arpac non ci sono 600 dipendenti. Perché l’avviso a me e non a Bassolino?&#8221;. Così Mastella replica alle accuse dei magistrati. &#8220;È un complotto contro di me, i miei amici, i militanti dell’Udeur, che come l’Araba fenice stava risorgendo dalle ceneri della prima guerra giudiziaria contro la famiglia Mastella&#8221;, sostiene l’ex ministro delle Giustizia.</p>
<p>L&#8217;inchiesta Il gip di Napoli, Anna Laura Alfano, fisserà a giorni il calendario degli interrogatori a carico delle 25 persone destinatarie di misure cautelari, tra cui Sandra Lonardo, presidente del consiglio regionale, e l’ex direttore generale dell’Arpac Luciano Capobianco, l’unico agli arresti domiciliari. Sul fronte delle indagini i pm titolari dell’inchiesta, il procuratore aggiunto Francesco Greco e il pm Francesco Curcio, attendono di esaminare il materiale acquisito ieri dai carabinieri nel corso delle perquisizioni effettuate in consiglio regionale negli uffici del gruppo dell’Udeur e in quello del presidente del consiglio regionale.</p>
<p>Non sono un corruttore &#8220;Con tutti i guai che ci sono a Castellammare, a Bari, a Pescara, vuoi vedere che l’unico segretario colpevole sono io? Mi rifiuto di pensare che sono un corruttore delle coscienze. La responsabilità penale è individuale, qui si vuole processare un partito. Dov’è finito lo Stato di diritto?&#8221; prosegue Mastella. &#8220;Io, da segretario dell’Udeur, non potevo non sapere. Ma che c’entro io con gli ipotetici reati commessi dai dirigenti dell’Arpac?&#8221;. Sulle raccomandazioni &#8220;rivendico che un politico si occupi dei bisogni dei cittadini. Sono solo segnalazioni, le fanno tutti. Forse non ero attento quando il parlamento ha deciso che la raccomandazione è diventata un reato?. Se non ricordo male &#8211; aggiunge Mastella &#8211; anche il figlio di Antonio di Pietro, Cristiano, è indagato dalla procura di Napoli per le raccomandazioni o forse per qualcosa di peggio. E poi mi chiedo: perché l’avviso l’hanno mandato a me e non a Bassolino?&#8221;.</p>
<p>Violazione di domicilio Mastella denuncia &#8220;la gravità della visita dei carabinieri a casa mia, a Roma, senza alcun permesso. È una violazione di domicilio. E se hanno piazzato delle cimici? Sono un parlamentare&#8230;&#8221;. Il divieto di dimora deciso dal gip per la moglie Sandra Leonardo &#8220;è allucinante. Sandra che non può mettere piede a Ceppaloni, che non può presiedere il Consiglio regionale. È una cattiveria che rasenta l’incostituzionalità&#8221;.</p>
<hr />
<hr />
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/5sGuQS6_6ss&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/5sGuQS6_6ss&#038;hl=it&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
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		<title>Politica e affari di famiglia la crisi del modello Ceppaloni</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 05:41:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Sandra Lonardo]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Filippo Ceccarelli da la Repubblica) Può sempre essere una persecuzione. Ma se non lo è, se il Pm ha le sue buone ragioni e i suoi provvedimenti sono adeguati al caso, in che modo bisogna guardare alla famiglia Mastella? Famiglia bella, famiglia unita, famiglia perfetta, centinaia di servizi sui rotocalchi e in tv, foto di famiglia, lui e lei, i figli, la figlia, i divani di casa, atmosfera calda, cordiale, cornici d´argento sul comò, altre foto, Clemente da giovane, Sandra bellissima, il matrimonio, quello è Elio piccolino, quell´altro che gioca è Pellegrino. Il lettore si accomodi, il telespettatore è già stato accolto al cancello da un festoso abbaiare, ha attraversato il parco e ora è seduto in poltrona: la cucina è là in fondo, a casa c´è da tanto tempo una simpatica tata che sta cucinando cose meravigliose, pare di sentirne l´odore, cose di questa terra bellissima, i paccheri, i cucitielli, il pane cafone&#8230; Ecco. Per anni, con un´intensità e un´insistenza che implicavano una qualche forma di collaborazione da parte dei protagonisti, in questo modo il sistema mediatico e quindi politico ha venduto la Famiglia Mastella, che per la seconda volta adesso si ritrova nei guai, sempre di tipo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Filippo Ceccarelli da la Repubblica)</strong></p>
<p><div id="attachment_159" class="wp-caption alignnone" style="width: 160px"><a href="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/07/lonardo.jpg"><img src="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/07/lonardo-150x150.jpg" alt="Sandra Lonardo Mastella" title="lonardo" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-159" /></a><p class="wp-caption-text">Sandra Lonardo Mastella</p></div> Può sempre essere una persecuzione. Ma se non lo è, se il Pm ha le sue buone ragioni e i suoi provvedimenti sono adeguati al caso, in che modo bisogna guardare alla famiglia Mastella?<br />
Famiglia bella, famiglia unita, famiglia perfetta, centinaia di servizi sui rotocalchi e in tv, foto di famiglia, lui e lei, i figli, la figlia, i divani di casa, atmosfera calda, cordiale, cornici d´argento sul comò, altre foto, Clemente da giovane, Sandra bellissima, il matrimonio, quello è Elio piccolino, quell´altro che gioca è Pellegrino. Il lettore si accomodi, il telespettatore è già stato accolto al cancello da un festoso abbaiare, ha attraversato il parco e ora è seduto in poltrona: la cucina è là in fondo, a casa c´è da tanto tempo una simpatica tata che sta cucinando cose meravigliose, pare di sentirne l´odore, cose di questa terra bellissima, i paccheri, i cucitielli, il pane cafone&#8230;<br />
Ecco. Per anni, con un´intensità e un´insistenza che implicavano una qualche forma di collaborazione da parte dei protagonisti, in questo modo il sistema mediatico e quindi politico ha venduto la Famiglia Mastella, che per la seconda volta adesso si ritrova nei guai, sempre di tipo giudiziario.<br />
Nel marzo del 2007 la battaglia del ministro Mastella contro le unioni civili, condotta ovviamente in nome della famiglia, «elemento cardine dell´economia e della società», valse all´allora Guardasigilli la gratitudine e l´incoraggiamento del Santo Padre: «È stato affettuosissimo, avete visto?» commentò con i lucciconi agli occhi dopo un incontro in un carcere minorile: «Mi ha chiesto dei miei figli, gli ho detto che erano anche loro qui con Sandra, è stato molto cordiale e paterno».<br />
Nel gennaio dell´anno seguente, al momento di dimettersi colando a picco il secondo governo Prodi dopo l´arresto della moglie, Mastella pronunciò una frase a effetto: «Tra l´amore per la famiglia e il potere scelgo il primo». Il dubbio è che per nessuno come per i Mastella le due entità fin troppo hanno marciato a lungo insieme e insieme hanno colpito, anche l´immaginazione, al punto che i colpi sono ritornati addosso alla villa di Ceppaloni, dove a suo tempo, per le nozze di Pellegrino, agente di calciatori, giunse mezzo governo: Prodi, D´Alema, Rutelli, Fassino, Amato, Parisi e altri 600, tutti a cena, tutti seduti ai tavoli, l´abito-monstre della sposa valutato intorno ai 50 mila euro, l´installazione floreale, ricca di 10 mila roselline, dai 20 ai 30 mila, sempre euro. Mamma Sandra, sempre bellissima, ballò fino a tardi &#8211; e siccome il mondo post-democristiano rimane pur sempre un po´ democristiano fece moderato scalpore la leggenda che in quelle ultime danze era a piedi nudi.<br />
Nei giorni lieti del potere Clemente Mastella ebbe il cuore di proclamare: «Siamo una coppia da Guinness dei primati, io Guardasigilli, lei presidente del Consiglio regionale della Campania». Due o tre anni prima il marito già aveva imposto la moglie in un collegio elettorale, ma lei non ce l´aveva fatta, così la promozione aveva anche il senso della rivincita. Il motto del partito di casa, l´Udeur, era &#8211; contro ogni facile ironia &#8211; «la famiglia prima di tutto»; e il suo spessore progettuale s´incentra ancora sui valori della famiglia. Al Family day Clemente si presentò con Sandra e i tre ragazzi, due dei quali avevano qualcosa a che fare con il quotidiano del partito, Il Campanile, la cui redazione era ospitata in un palazzo di via Arenula, già sede del movimento giovanile della Dc e ora denominato &#8220;Palazzo Mastella&#8221; perché alcune società di famiglia vi hanno acquistato appartamenti al secondo e al quarto piano.<br />
Al partito aderiscono anche il consuocero di Mastella, presidente dei probiviri; poi il cognato di Mastella, che però l´anno scorso ha attribuito ai capricci della cognata il naufragio dell´Udeur; e infine la fidanzata di uno dei figli, Elio, ingegnere, che accompagnò il padre sull´aereo di Stato al Gran Premio di Monza e che con fiero cipiglio respinse un´invasione delle Iene guadagnandosi, oltre a un effimero successo tv, anche una proposta di candidatura alle scorse elezioni politiche, ma non si sa da parte di chi. Lo si deduce dalla risposta di Mastella a un affondo di De Mita, originario scopritore e antico patrono di Clemente, che deprecava la caparbia volontà del suo ex pupillo di continuare a fare politica «moglie e figli compresi».<br />
Per completare il quadro e il retroterra psico-attitudinale che lo determina, varrà giusto la pena di far presente che dopo il primo arresto tanto Clemente che Sandra Lonardo Mastella attribuirono i conseguenti impicci giudiziari alla loro comune e costante difesa dei valori cattolici, tra cui spicca quello della famiglia.<br />
E di nuovo: può sempre essere una persecuzione. Non sarebbe la prima né l´ultima. Ma se non lo è, anzi se sono proprio i vincoli di parentela a creare certe situazioni, ecco, viene il sospetto che il partito-famiglia ad alta densità clientelare e il turbo familismo autopromozionale nascondano dietro il family-day o il family-glamour qualcosa di più antico e insieme di evoluto. Un riemergere di tribù, di clan, di spezzoni politici fondati sulla terra e sul sangue, ma pure sull´immagine patinata e il sogno televisivo. Un bel salto all´indietro, però anche un brutto ritorno al futuro.</p>
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		<title>Mastella: Non ho paura, finirà in un nulla di fatto</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 05:40:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Claudio Tito da la Repubblica) Fugge via dall´Europarlamento non appena gli comunicano la notizia. Destinazione Roma e poi Ceppaloni. Per abbracciare la moglie, perché «i sentimenti vengono prima di tutto». Nega Clemente Mastella. Nega di essere invischiato in questa storia di posti regalati e abuso d´ufficio, di favori e di appalti. Perfino di sostegni elettorali dai clan. Ma non esclude che, come per l´inchiesta che lo ha costretto nel gennaio 2008 a dimettersi, anche sua moglie Sandra possa decidere di farsi da parte. Tutto resterà sospeso fino ad oggi. L´ex Guardasigilli, oggi deputato europeo del Pdl, è convinto che si risolverà tutto come due anni fa: «In un nulla di fatto». E avverte: «Noi non ci arrenderemo». Viene raggiunto al telefono un paio d´ore dopo che la notizia rimbalza dal capoluogo campano. Clemente Mastella come si sente? L´inchiesta colpisce duro sua moglie ma tocca anche lei. «Sono sereno. Non ho paura di niente». Dove si trova? È tornato a Roma? «Sto rientrando dalla sessione dei lavori parlamentari a Strasburgo, mi trovo a Parigi in transito ma sto tornando di corsa a Roma per raggiungere mia moglie. Perché prima di ogni cosa ci sono i sentimenti e poi tutto il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Claudio Tito da la Repubblica)</strong></p>
<p>Fugge via dall´Europarlamento non appena gli comunicano la notizia. Destinazione Roma e poi Ceppaloni. Per abbracciare la moglie, perché «i sentimenti vengono prima di tutto». Nega Clemente Mastella. Nega di essere invischiato in questa storia di posti regalati e abuso d´ufficio, di favori e di appalti. Perfino di sostegni elettorali dai clan. Ma non esclude che, come per l´inchiesta che lo ha costretto nel gennaio 2008 a dimettersi, anche sua moglie Sandra possa decidere di farsi da parte. Tutto resterà sospeso fino ad oggi. L´ex Guardasigilli, oggi deputato europeo del Pdl, è convinto che si risolverà tutto come due anni fa: «In un nulla di fatto». E avverte: «Noi non ci arrenderemo». Viene raggiunto al telefono un paio d´ore dopo che la notizia rimbalza dal capoluogo campano.<br />
Clemente Mastella come si sente? L´inchiesta colpisce duro sua moglie ma tocca anche lei.<br />
«Sono sereno. Non ho paura di niente».<br />
Dove si trova? È tornato a Roma?<br />
«Sto rientrando dalla sessione dei lavori parlamentari a Strasburgo, mi trovo a Parigi in transito ma sto tornando di corsa a Roma per raggiungere mia moglie. Perché prima di ogni cosa ci sono i sentimenti e poi tutto il resto. Però in questa vicenda ci sono delle cose che davvero non funzionano. Che mi risultano alquanto oscure».<br />
A cosa si riferisce?<br />
«Mi ha chiamato mia figlia stamattina presto da Roma. E mi ha detto che dentro casa mia sono arrivati all´alba quattro carabinieri. Stavano là dentro senza alcun permesso. Mi chiedo: cosa facevano? Cosa cercavano? Sono stati lì tre ore. Dalle 6 alle nove di mattino. Capite che shock per mia figlia? Ho dovuto ricordare loro che sono un parlamentare e che esistono certi limiti. E che quella era una violazione. Mi hanno solo risposto che stavano lì per attendere ordini».<br />
Che tipo di violazione, onorevole Mastella?<br />
«Quella è una violazione di domicilio. Una cosa inaccettabile.<br />
A questo punto sua moglie che farà?<br />
«Sandra è tranquilla. Semmai, è amareggiata. Ma noi abbiamo tutti la coscienza a posto. Sappiamo di non dover temere nulla».<br />
Ma si dimetterà dalla presidenza del Consiglio regionale campano?<br />
«Non posso escludere niente. Su questo, però, non mi faccia dire niente. Domani (oggi, ndr) faremo una conferenza stampa a Napoli. E lì saprete tutto.<br />
Lei cosa si aspetta e soprattutto come intende muoversi?<br />
«Io sono assolutamente sereno. Andremo in tutte le sedi opportune a difenderci. Non ci arrenderemo. Nessuno può dire che io sono contro i magistrati. Nessuno può dire che io mi sia mosso contro le prerogative che sono proprie della magistratura. E continuerò a comportarmi in questo modo, difendendo i nostri diritti nel massimo rispetto».<br />
Ma lei si è fatto un´idea di questa inchiesta? Si parla di raccomandazioni, di liste di clienti, perfino di corruzione.<br />
«Assolutamente no. Mi sembra tutto impossibile».<br />
Ritiene che questa inchiesta sia legata a quella che due anni fa l´ha costretta alle dimissioni da ministro?<br />
«Temo che tutto nasca da lì. Anche se quella ormai è una vicenda superata. Mi chiedo: anche il governatore Antonio Bassolino è coinvolto nelle indagini?»</p>
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		<title>&#8220;Una Porsche al figlio di Clemente&#8221; il pressing dei Casalesi sul ministro</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 05:39:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Conchita Sannino da la Repubblica Napoli) Liberi di imporre nomi, elargire posti, consulenze, incarichi. O, per i nemici, di vessare, intimidire, escludere. Tutto sembrava consentito nella terra, geografica e politica, di Mastelleide. Dalle mille pagine dell´ordinanza emerge l´impressionante &#8220;paesaggio&#8221; delle istituzioni piegate all´arbitrio e alla strategia del consenso. «Circondati da coglioni» All´agenzia regionale Arpac sono in ansia. La delibera non è ancora pronta, le carte che servono ad avere lo &#8220;stato di avanzamento&#8221; di alcuni lavori tardano. Si sfogano al telefono l´ingegnere Carlo Camilleri, consuocero di Mastella, e Luciano Capobiano, direttore generale dell´Arpac. Capobianco: «Sì, abbiamo risolto&#8230;». Camilleri: «Posso fare a meno di disturbarti. Ma qui siamo circondati da coglioni». Capobianco: «Quando tieni la gente brava stai tranquillo, qui ci vuole una perizia di variante&#8230;». E, parlando di altri uffici: «Ma scusa so´ 35mila euro e nessuno se ne fotte, 35 mila euro (da incassare, ndr) e non mi scrivete del frigorifero, cioè stronzate». Mastella: «Quello non è dei nostri» «Scusa ma questo Massaccese di Casoria chi è?». L´allora ministro Clemente Mastella, il 7 maggio 2007, parla al telefono con Capobianco. Quest´ultimo è pronto a rassicurare: «È dei privati, non è nostro». E Mastella: «Ah, non siamo noi ah&#8230;non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Conchita Sannino da la Repubblica Napoli)</strong></p>
<p>Liberi di imporre nomi, elargire posti, consulenze, incarichi. O, per i nemici, di vessare, intimidire, escludere. Tutto sembrava consentito nella terra, geografica e politica, di Mastelleide. Dalle mille pagine dell´ordinanza emerge l´impressionante &#8220;paesaggio&#8221; delle istituzioni piegate all´arbitrio e alla strategia del consenso.<br />
«Circondati da coglioni»<br />
All´agenzia regionale Arpac sono in ansia. La delibera non è ancora pronta, le carte che servono ad avere lo &#8220;stato di avanzamento&#8221; di alcuni lavori tardano. Si sfogano al telefono l´ingegnere Carlo Camilleri, consuocero di Mastella, e Luciano Capobiano, direttore generale dell´Arpac. Capobianco: «Sì, abbiamo risolto&#8230;». Camilleri: «Posso fare a meno di disturbarti. Ma qui siamo circondati da coglioni». Capobianco: «Quando tieni la gente brava stai tranquillo, qui ci vuole una perizia di variante&#8230;». E, parlando di altri uffici: «Ma scusa so´ 35mila euro e nessuno se ne fotte, 35 mila euro (da incassare, ndr) e non mi scrivete del frigorifero, cioè stronzate».<br />
Mastella: «Quello non è dei nostri»<br />
«Scusa ma questo Massaccese di Casoria chi è?». L´allora ministro Clemente Mastella, il 7 maggio 2007, parla al telefono con Capobianco. Quest´ultimo è pronto a rassicurare: «È dei privati, non è nostro». E Mastella: «Ah, non siamo noi ah&#8230;non è nostro, va bè».<br />
«Tu sai, questa è la politica» Giuseppe De Lorenzo è il responsabile del servizio psichiatrico diagnosi dell´Asl Benevento 1 che riferisce di aver subito «continue e reiterate vessazioni» da parte dei Mastella, anche per aver denunciato «il degrado della struttura e le condotte omissive dei dirigenti». Di quel medico ribelle i Mastella vogliono liberarsi a ogni costo. Gli fanno sapere che deve farsi da parte. Racconta De Lorenzo al pm: «Mi rivolsi a Mario Scarinzi (ex direttore generale della Asl, oggi indagato-ndr) gli chiesi se veramente volevano farmi fuori per far posto a questa giovane collega di Ceppaloni. Lui ascoltò in silenzio e al più, ogni tanto, mi diceva: &#8220;Tu, sai, questa è la politica&#8221;».<br />
I casalesi e la &#8220;fetta di torta&#8221; Scrive il gip: «Un episodio di estrema gravità attesta non solo che il consigliere regionale Nicola Ferraro era &#8220;al servizio dei Mastella&#8221;, ma anche l´esistenza di inquietanti collegamenti tra lui ed esponenti della criminalità organizzata, cui (Ferraro, ndr) si rivolge per fare acquistare un´autovettura modello Porsche Cayenne, valore di 90mila euro, a Pellegrino Mastella, pagata in contanti con 77mila euro». Ecco, infatti, cosa racconta il pentito Michele Froncillo, già elemento di spicco del clan Belforte di Marcianise, in un interrogatorio del 13 agosto scorso. «Ho conosciuto Nicola Ferraro nella veste di imprenditore: nel 1999, infatti, la società di Ferraro, la Ecocampania, aveva vinto l´appalto nel comune di Santa Maria Capua a Vetere per la raccolta dei rifiuti. Si instaurò tra noi un rapporto di conoscenza, fino a quando Ferrari non decise di fare politica per l´Udeur. Il Ferraro mi disse che era in ottimi rapporti proprio con Clemente Mastella, faceva favori, sovvenzionava qualsiasi spesa servisse al partito nella zona, come l´acquisto di pacchetti di voti nel casertano». Poi Froncillo passa al capitolo della Porsche. «Mi disse il Ferraro che, tra i vari favori che aveva fatto al Mastella, vi era anche il regalo della Porsche Cayenne che aveva acquistato da Tommaso Buttone (cognato del boss Belforte, ndr). La cosa mi venne confermata dallo stesso Buttone e da Camillo Belforte. Il pagamento venne effettuato, da parte del Ferraro, con il versamento di una somma di circa 75mila euro. Non so dire se furono utilizzati assegni o contanti. Avvenne tra il 2004 e il 2005: era il periodo delle elezioni cui si presentò candidato Udeur Nicola Ferraro. Le preciso che l´intero clan di Marcianise si era messo a disposizione delle esigenze elettorali dell´Udeur e del Ferraro. Noi mandavamo affiliati a fare attacchinaggio di manifesti, facevamo propaganda per l´Udeur: perché lo stesso Ferraro ci aveva detto che avrebbe ricambiato, facendoci avere &#8220;la nostra fetta di torta&#8221;. Usava lo stretto dialetto casalese: dopo l´elezione avrebbe pensato &#8220;a tutti i cumpegni&#8221;».<br />
Aggiunge il pentito: «Ferraro ricopriva di attenzioni il Mastella, ivi compreso il regalo della Porsche. Una volta venne presso di me Sebastiano Ferraro, cugino di Nicola, noto affiliato al clan dei casalesi (ma è stato candidato sindaco per l´Udeur a Casale nel 2007, ndr), a portarmi tranche di 5mila e 6mila euro a seconda delle esigenze della campagna elettorale».<br />
«Una banda degli onesti» Nello sfogo dell´ex assessore regionale Udeur, Andrea Abbamonte, con Carlo Camilleri, intercettato nella telefonata del 19 marzo 2007, un campionario di definizioni a uso interno. Abbamonte spiega come ha messo in riga il vertice dell´Arpac, Capobianco: «Gli ho detto: guarda, sei stronzo tre volte, stai attento a come gestisci i Cococo che tu passi ‘nu guaio, ti hai fatto la delibera e hai chiesto il parere della funzione pubblica, quando io ti ho detto che non lo dovevi chiedere quel parere, e mi hanno detto pure che sei l´elemento debole, perché io, i miei me li tengo sotto la palla, perché sono cococo confessati e comunicati, e tu rompi ‘o cazzo dalla mattina alla sera, tu, la tua famiglia, tuo fratello a destra e a sinistra». Abbamonte aggiunge, su altre &#8220;inadempienze&#8221; di Capobianco: «È talmente cretino che va a scrivere tutto in una delibera». Camilleri: «Un superficialone, mi ha deluso, bum bum e poi non capisce ‘nu cazzo». Ancora più avanti, discutono di un convegno cui ha partecipato Mastella. Abbamonte: «Clemente si è fatto portare in un agguato perché questi del Pon Sicurezza spendono 10 milioni di euro per servizi sui beni confiscati e regalano all´assessore Abbamonte che va al convegno una Montblanc, per farti capire come sono spesi i soldi (&#8230;)». L´ultima frase, prima che i due chiudano la telefonata, è quasi un auto epitaffio: «Il Ministero dell´Interno e questi del Pon sono una banda degli onesti, per non dire altro».</p>
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		<title>Tangenti, bufera su Mastella arresti e decine di indagati la Lonardo via dalla Campania</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 05:38:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Conchita Sannino da la Repubblica Napoli) Messi alla porta dalla magistratura. Via dalla Campania e da tutte le province confinanti, per tutelare l´indagine. L´ultimo blitz sulle connessioni tra malaffare e pubblica amministrazione travolge il &#8220;modello Mastella&#8221;. Mette sotto inchiesta 63 persone legate agli affari dell´Udeur e racconta con cifre e dati impressionanti «il fervore lottizzatorio» con cui il partito-famiglia gestiva il potere sul territorio. È un´inchiesta lunga mille pagine e una lista di &#8220;raccomandati&#8221; con 655 nomi. Tutti contenuti in un file rinvenuto nel computer di Luciano Capobianco, ex direttore generale dell´Arpac, l´agenzia regionale per l´Ambiente. Alla longeva coppia della politica italiana viene riservato il divieto di dimora. Un´iniziativa senza precedenti. Il primo ordine di «allontanamento» dalla Campania e dalle province di Latina, Frosinone, Isernia, Campobasso, Foggia e Potenza è stato notificato ieri mattina, nella sua villa di Ceppaloni, a Sandra Lonardo Mastella, da cinque anni presidente del Consiglio regionale nonché moglie di Clemente, il leader dell´Udeur e oggi europarlamentare del Pdl. Un´analoga misura cautelare è stata richiesta per lo stesso ex ministro, ma per quest´ultimo &#8211; che gode dell´immunità parlamentare &#8211; si dovrà attendere da Bruxelles l´autorizzazione a procedere. L´istruttoria della Guardia di finanza e dei carabinieri svela [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Conchita Sannino da la Repubblica Napoli)</strong></p>
<p>Messi alla porta dalla magistratura. Via dalla Campania e da tutte le province confinanti, per tutelare l´indagine. L´ultimo blitz sulle connessioni tra malaffare e pubblica amministrazione travolge il &#8220;modello Mastella&#8221;. Mette sotto inchiesta 63 persone legate agli affari dell´Udeur e racconta con cifre e dati impressionanti «il fervore lottizzatorio» con cui il partito-famiglia gestiva il potere sul territorio.<br />
È un´inchiesta lunga mille pagine e una lista di &#8220;raccomandati&#8221; con 655 nomi. Tutti contenuti in un file rinvenuto nel computer di Luciano Capobianco, ex direttore generale dell´Arpac, l´agenzia regionale per l´Ambiente. Alla longeva coppia della politica italiana viene riservato il divieto di dimora. Un´iniziativa senza precedenti. Il primo ordine di «allontanamento» dalla Campania e dalle province di Latina, Frosinone, Isernia, Campobasso, Foggia e Potenza è stato notificato ieri mattina, nella sua villa di Ceppaloni, a Sandra Lonardo Mastella, da cinque anni presidente del Consiglio regionale nonché moglie di Clemente, il leader dell´Udeur e oggi europarlamentare del Pdl. Un´analoga misura cautelare è stata richiesta per lo stesso ex ministro, ma per quest´ultimo &#8211; che gode dell´immunità parlamentare &#8211; si dovrà attendere da Bruxelles l´autorizzazione a procedere.<br />
L´istruttoria della Guardia di finanza e dei carabinieri svela metodi e strategie di potere messi in campo. Un ciclone piomba sull´Udeur. Accanto a questa accusa, le altre contestate: truffa allo Stato, turbativa d´asta, falso, concussione. Agli arresti domiciliari finisce lo stesso Capobianco. Misure interdittive, perquisizioni e dodici divieti di dimora colpiscono altri eccellenti del partito, come Carlo Camilleri, ingegnere e consuocero di Mastella; come gli ex sindaci dell´hinterland Francesco Polizio e Giustino Tranfa, oltre ad Antonio Fantini, ex presidente dc della Regione e poi segretario regionale Udeur, con una schiera di imprenditori e tecnici ritenuti, nella spartizione di appalti e nomine, complici del «modello Mastella».<br />
Ma nell´inchiesta viene coinvolto anche Antonio Bassolino. «Nel quadro preoccupante, se fosse confermato &#8211; dice il portavoce della Mastella &#8211; c´è anche il presidente Bassolino. C´è tutta la politica di destra e di sinistra». Un coinvolgimento, però, che il Governatore nega. «Non ho mai fatto alcuna segnalazione», ha precisato.<br />
Dalle pagine dell´ordinanza emerge il sospetto di una compravendita di voti in favore dell´Udeur promossa da personaggi vicini alla cosca dei casalesi, un aspetto che è stato trasmesso per gli accertamenti al pool antimafia della Procura di Napoli. Tra gli indagati anche due consiglieri regionali in carica, i mastelliani Nicola Ferraro e Fernando Errico.<br />
Al centro di tutto c´è l´agenzia Arpac. La svolta arriva quando gli 007 del Nucleo tributario trovano nella segreteria di Capobianco un file con 655 nominativi: la maggior parte di essi sono accompagnati dalla segnalazione di un esponente politico, dell´Udeur &#8211; ma non solo -, che li avrebbe raccomandati. Dai riscontri incrociati dei finanzieri, è emerso che 136 di quei «segnalati» hanno ottenuto assunzioni o incarichi professionali «con ingiusto vantaggio patrimoniale ed elettorale» incassato dagli inquisiti. Secondo la Procura in tre anni, dal 2005 al 2008, il 90% di quelle raccomandazioni andò a segno.<br />
Quel file è uno dei perni dell´inchiesta del pm Francesco Curcio, coordinata dal procuratore aggiunto Francesco Greco. Evidenzia l´intreccio tra parenti, esponenti, sodali e amici della famiglia-partito. In cambio i Mastella gestivano nomine, assunzioni, appalti, varianti di progetto, pacchetti di voti, arrivando perfino ad «occupare come proprio territorio» l´agenzia regionale. Dall´inchiesta emerge il tentativo, fallito dopo l´intervento degli uffici regionali, di acquistare con un imbroglio, per 18 milioni di fondi europei, la nuova sede napoletana dell´Arpac. Altra vicenda contestata a Mastella, il tentativo di concussione per costringere il direttore sanitario dell´ospedale pediatrico Santobono a nominare primario Bruno Rolando (anch´egli indagato). Il manager si ribellò: e in seguito alla sua opposizione, il direttore sanitario avrebbe ricevuto intimidazioni, come la presentazione di un´interpellanza nei suoi confronti.</p>
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		<title>L&#8217;emergenza meridionale</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 05:31:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Angelo Panebianco da il Corriere della Sera) L’ inchiesta che coinvolge l’ex ministro della giustizia Cle­mente Mastella, alcuni suoi familiari ed esponenti dell’Udeur è l’ultimo tassel­lo che si aggiunge alle affol­latissime cronache politi­co- giudiziarie campane. Ha scioccato tutti il caso di Castellammare di Stabia: il camorrista con tessera del Pd che ha ammazzato un consigliere comunale del suo stesso partito. Poi c’è stata la sconsolata intervi­sta ( Corriere , 20 ottobre), di fatto una dichiarazione di impotenza, di Enrico Mo­rando, commissario straor­dinario del Partito demo­cratico in Campania. Men­tre, a pochi giorni ormai dalle primarie del Pd, si di­scute se sospenderle o no in Campania, date le condi­zioni in cui versa il partito (come dimostrano i tesse­ramenti gonfiati dalle lotte di corrente). Una débâcle per il Pd in una regione nel­la quale la sinistra è domi­nante da decenni. Si ag­giunga, per completare il quadro campano, che an­che a destra, nelle fila del­l’opposizione, non se la passano bene. Come mo­stra il conflitto, interno al Pdl, sulla candidatura alle regionali di Nicola Cosenti­no, a sua volta coinvolto in un’indagine per presunte relazioni con la camorra. Premesso che l’unico modo per salvaguardare un minimo di civiltà è te­nersi abbarbicati alla pre­sunzione di non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Angelo Panebianco da il Corriere della Sera)</strong></p>
<p><div id="attachment_3722" class="wp-caption alignnone" style="width: 100px"><a href="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/10/panebianco_angelo.jpg"><img src="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/10/panebianco_angelo.jpg" alt="Angelo Panebianco" title="Angelo Panebianco" width="90" height="120" class="size-full wp-image-3722" /></a><p class="wp-caption-text">Angelo Panebianco</p></div> L’ inchiesta che coinvolge l’ex ministro della giustizia Cle­mente Mastella, alcuni suoi familiari ed esponenti dell’Udeur è l’ultimo tassel­lo che si aggiunge alle affol­latissime cronache politi­co- giudiziarie campane. Ha scioccato tutti il caso di Castellammare di Stabia: il camorrista con tessera del Pd che ha ammazzato un consigliere comunale del suo stesso partito. Poi c’è stata la sconsolata intervi­sta ( Corriere , 20 ottobre), di fatto una dichiarazione di impotenza, di Enrico Mo­rando, commissario straor­dinario del Partito demo­cratico in Campania. Men­tre, a pochi giorni ormai dalle primarie del Pd, si di­scute se sospenderle o no in Campania, date le condi­zioni in cui versa il partito (come dimostrano i tesse­ramenti gonfiati dalle lotte di corrente). Una débâcle per il Pd in una regione nel­la quale la sinistra è domi­nante da decenni. Si ag­giunga, per completare il quadro campano, che an­che a destra, nelle fila del­l’opposizione, non se la passano bene. Come mo­stra il conflitto, interno al Pdl, sulla candidatura alle regionali di Nicola Cosenti­no, a sua volta coinvolto in un’indagine per presunte relazioni con la camorra.</p>
<p>Premesso che l’unico modo per salvaguardare un minimo di civiltà è te­nersi abbarbicati alla pre­sunzione di non colpevo­lezza per qualunque inda­gato, resta che i discorsi che si sentono fare sanno di vecchio. Si può continua­re a guardare il dito anzi­ché la luna e raccontarsi che il problema sono le «in­filtrazioni » criminali nei partiti o il clientelismo dei politici. Ma significa pren­dersi in giro. I partiti, orga­nizzati o no, pesanti o leg­geri, sono strutture che si adattano all’ambiente. L’ambiente è il Paradiso? I partiti saranno composti da angeli. L’ambiente è l’in­ferno? Prevarranno i diavo­li. L’ambiente chiede soste­gno al mercato? E’ ciò che i partiti daranno. L’ambien­te chiede spesa pubblica e clientelismo? I partiti sod­disferanno la richiesta.</p>
<p>Non è dai partiti ma dal­la società che dovrebbe partire la bonifica. Il pro­blema (che sta mettendo a rischio l’unità stessa del Pa­ese) della Campania, come di vaste zone del Sud, è che non c’è più da decenni un progetto plausibile per lo sviluppo nel Mezzogior­no. Non ce l’ha la destra co­me non ce l’ha la sinistra. A meno che non si dica che il progetto per il Mez­zogiorno sia il federalismo fiscale (si può immaginare l’effetto catartico del fede­ralismo fiscale su Castel­lammare di Stabia). O la banca del Sud. O i piani per una «Lega Sud» (che sarebbe anche una buona idea ma solo se il suo slo­gan fosse «mettiamoci a fa­re denaro», ossia impegna­moci per lo sviluppo, anzi­ché «dateci i denari»).</p>
<p>Forse sarebbe il caso di convenire che in ampie zo­ne del Sud (non in tutte, certo) mancano attualmen­te le condizioni minime che rendono praticabile la democrazia locale (comu­nale, provinciale, forse an­che regionale) e che un commissariamento centra­le si rende, per quelle zo­ne, e per molti anni, indi­spensabile. In modo da co­ordinare interamente dal centro sia la guerra alle or­ganizzazioni criminali sia l’imposizione (per lo più, contro le classi dirigenti lo­cali) di progetti di svilup­po. Occorrerebbe un accor­do di ferro fra maggioran­za e opposizione. Siccome quell’accordo non si può fa­re, continueremo ad ascol­tare impotenti le notizie che arrivano dalla Campa­nia e da altre zone del Sud lamentando le solite infil­trazioni, la solita corruzio­ne, il solito clientelismo. </p>
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		<title>Clientele e punizioni, il sistema Udeur «Tolta la scrivania al medico nemico»</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 05:29:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Marco Imarisio da il Corriere della Sera) Affari di famiglia. Og­gi come allora, quando l’inchiesta del gennaio 2008 sull’Udeur portò rapidamente alla fine del secondo governo Prodi. Un partito gestito come una protesi di se stessi. Una agenzia, l’Arpac, considerata «un feudo», così lo definisce il giudice. Un carrozzone, certo. «Ma specie nel periodo della cosiddetta emer­genza rifiuti è stato uno snodo deci­sivo nell’amministrazione della co­sa pubblica campana». Al netto di tutte le accuse, tra le quali l’associazione a delinquere, si tratta di questo: «In tali Enti pubbli­ci gli indagati talvolta prestavano la propria attività, talaltra vi entra­vano grazie ad un più vasto siste­ma clientelare poggiante anche sul­la forza derivante al sodalizio dal solido legame con i vertici del parti­to politico Udeur. Ciò allo scopo di procurare, ad associati e terzi, in­giusti profitti, ingiusti vantaggi e comunque l’asservimento della fun­zione pubblica agli interessi del gruppo». Questa volta la magistratura fa un passo avanti rispetto alla «vec­chia » indagine di Santa Maria Ca­pua a Vetere. Clemente e Sandra Mastella, sono indicati come «capi e promotori» del sodalizio crimina­le, assieme all’ex segretario regiona­le del partito Antonio Fantini e Car­lo Camilleri, imprenditore e con­suocero dell’ex ministro della Giu­stizia. La loro partecipazione viene [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Marco Imarisio da il Corriere della Sera)</strong></p>
<p>Affari di famiglia. Og­gi come allora, quando l’inchiesta del gennaio 2008 sull’Udeur portò rapidamente alla fine del secondo governo Prodi. Un partito gestito come una protesi di se stessi. Una agenzia, l’Arpac, considerata «un feudo», così lo definisce il giudice. Un carrozzone, certo. «Ma specie nel periodo della cosiddetta emer­genza rifiuti è stato uno snodo deci­sivo nell’amministrazione della co­sa pubblica campana».</p>
<p>Al netto di tutte le accuse, tra le quali l’associazione a delinquere, si tratta di questo: «In tali Enti pubbli­ci gli indagati talvolta prestavano la propria attività, talaltra vi entra­vano grazie ad un più vasto siste­ma clientelare poggiante anche sul­la forza derivante al sodalizio dal solido legame con i vertici del parti­to politico Udeur. Ciò allo scopo di procurare, ad associati e terzi, in­giusti profitti, ingiusti vantaggi e comunque l’asservimento della fun­zione pubblica agli interessi del gruppo».</p>
<p>Questa volta la magistratura fa un passo avanti rispetto alla «vec­chia » indagine di Santa Maria Ca­pua a Vetere. Clemente e Sandra Mastella, sono indicati come «capi e promotori» del sodalizio crimina­le, assieme all’ex segretario regiona­le del partito Antonio Fantini e Car­lo Camilleri, imprenditore e con­suocero dell’ex ministro della Giu­stizia. La loro partecipazione viene definita «attiva» in molti singoli episodi che riguardano nomine, promozioni e assunzioni, «sempre privilegiando logiche clientelari a scapito di quelle meritocratiche». Camilleri è l’uomo che gestisce «gli affari», che siano appalti e nomine, appoggiandosi sempre a Sandra, presidente del Consiglio regionale e quindi «punto di riferimento» po­litico sul territorio, accusata «di aver controllato con logiche ricatta­torie e minacciose la spartizione e lottizzazione della copertura di po­sti e incarichi strategici». Ne emer­ge la figura di un piccolo partito, cu­cito addosso ad un gruppo familia­re, che difende con le unghie e i denti «la propria posizione di pote­re e rendita». E nel farlo, utilizza «pressoché sempre» metodi e prati­che «che denotano un uso impro­prio e strumentale della rappresen­tanza politica».</p>
<p>Tutto viene ricondotto ad unico dominus , ovvero Clemente Mastel­la. Il fondatore dell’Udeur, all’epoca Guardasigilli, dimostra di avere co­noscenza di ogni singolo episodio, di ogni «problema» che i suoi uo­mini trovano sul loro cammino, «tutti tenacemente attaccati» alla costruzione di un sistema di potere che viene giudicato «sempre più in­vasivo e affamato». Così, scrive il giudice, è solo dopo il suo benepla­cito telefonico «a liquidare anche quello del Santobono» che comin­ciano le presunte pressioni dei suoi fedelissimi su Nicola Mininni, diret­tore generale dell’ospedale pediatri­co Santobono, «reo» di non avere obbedito ad una richiesta di Nicola Ferraro, consigliere regionale Udeur. Contro il medico diventato «nemico» viene presentata una in­terrogazione che denuncia mancan­ze nella sua amministrazione del­l’istituto.</p>
<p>Non solo intercettazioni, questa volta. Anche testimonianze che pro­vengono direttamente dal mondo mastelliano. Teresa Suero, medico beneventano, ad esempio, racconta di essere «amica di vecchia data» dei coniugi Mastella. Ma poi parla delle «persecuzioni» e vessazioni subite da parte di persone «che par­lavano in nome e per conto di Cle­mente Mastella» nel momento in cui suo marito, ex sindaco di Bene­vento, non sembra garantire posti adeguati ad esponenti Udeur nella lista elettorale. Da questa vicenda si dipana quella del comune di Mor­cone, piccolo paese di 5.100 abitan­ti. L’ex sindaco Aurelio Bettini, al­l’epoca eletto per il centrodestra, fa un lungo elenco di «minacce subite dai vertici dell’Udeur» finalizzate a costringerlo a sottostare alle richie­ste del partito. Il motivo di tanto ac­canimento viene messo a verbale da Bettini: «Durante un viaggio in auto, diretti ad un convegno a For­mia, Mastella mi disse in modo pe­rentorio che io dovevo passare dal­la sua parte perché lui &#8216;voleva&#8217; il sindaco di Morcone». L’assessore Nicola Mobila viene costretto a di­mettersi dopo che Fernando Erri­co, medico di base e consigliere provinciale Udeur, lo mette di fron­te ad un vicolo cieco minacciando­lo «attraverso i suoi vincoli di pote­re sul territorio» di rendergli im­possibile il suo lavoro di rappresen­tante farmaceutico.</p>
<p>I coniugi Mastella sono ritenuti «mandanti e istigatori» della vicen­da che più di ogni altra riassume un sistema di potere il più possibi­le capillare: «L’opera di discredito, isolamento e mortificazione profes­sionale » di Giuseppe De Lorenzo, dirigente del servizio psichiatrico dell’Asl di Benevento colpevole di appartenere a «formazione politica contrapposta all’Udeur» e di aver denunciato lo stato di degrado del­la struttura definita «vero e proprio feudo della famiglia Mastella». San­dra Mastella lo considera una spe­cie di bestia nera. Per liberarsi del ribelle, impone il principio della ro­tazione — ogni sei mesi&#8230; — del po­sto di primario. L’unico a ruotare però è lui, De Lorenzo. Quando vin­ce il ricorso per la reintegrazione, rimane senza stanza e senza scriva­nia. In seguito a una serie di lettere anonime, viene sottoposto a proce­dimento disciplinare, in una Asl do­ve la Commissione giudicante vie­ne completamente ritenuta «nella disponibilità» dell’Udeur. Un suo collega gli spiega chiaramente che la signora Sandra «non voleva più che io dirigessi il reparto». Alla fi­ne, per quieto vivere, è costretto al compromesso. Citofona alla villa di Ceppaloni. Chiede udienza a Cle­mente. Nel 2006 viene candidato come capolista Udeur alle elezione comunali. </p>
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		<title>I campioni delle segnalazioni «Così anche nell’antica Grecia»</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 05:27:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[(di M. Ima da il Corriere della Sera) «Si tratta soltan­to di un problema semantico. Guardate che le parole sono im­portanti, voi state sbagliando le parole». Luigi Nocera ha fatto 100. Nella classifica stilata dai magi­­strati napoletani vince per di­stacco nella speciale disciplina della segnalazione ai vertici del­l’Arpac. «Numero abnorme, che denota un vizio di forma. Pensate a raccomandazioni, in­vece si tratta di mere segnala­zioni. C’è differenza. Le prime, infatti, contengono una eccessi­va forma di pressione. Non so­no ordini, ma quasi. Ci tengo molto a questa distinzione». L’ex assessore regionale al­l’Ambiente, un tempo fedelissi­mo di Mastella, risponde con garbo a domande comunque imbarazzanti. La sua strada si è separata da quella che porta a Ceppaloni nel fatidico gennaio 2008, quando vi furono gli arre­sti della procura di Santa Maria Capua a Vetere, antefatto del­l’inchiesta odierna che vede No­cera ancora indagato. «In atte­sa di giudizio, a due anni e mez­zo di distanza dai fatti. Le sem­bra giustizia, questa?». Alle ulti­me Europee ha trovato acco­glienza e candidatura presso l’Udc di Pier Ferdinando Casi­ni. Pur ottenendo un buon ri­sultato personale, non è stato eletto. È tornato alla sua vec­chia professione, medico chi­rurgo specializzato in cardiolo­gia. «Io mi limitavo a smistare. I curricula arrivavano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di M. Ima da il Corriere della Sera)</strong></p>
<p>«Si tratta soltan­to di un problema semantico. Guardate che le parole sono im­portanti, voi state sbagliando le parole».</p>
<p>Luigi Nocera ha fatto 100. Nella classifica stilata dai magi­­strati napoletani vince per di­stacco nella speciale disciplina della segnalazione ai vertici del­l’Arpac. «Numero abnorme, che denota un vizio di forma. Pensate a raccomandazioni, in­vece si tratta di mere segnala­zioni. C’è differenza. Le prime, infatti, contengono una eccessi­va forma di pressione. Non so­no ordini, ma quasi. Ci tengo molto a questa distinzione».</p>
<p>L’ex assessore regionale al­l’Ambiente, un tempo fedelissi­mo di Mastella, risponde con garbo a domande comunque imbarazzanti. La sua strada si è separata da quella che porta a Ceppaloni nel fatidico gennaio 2008, quando vi furono gli arre­sti della procura di Santa Maria Capua a Vetere, antefatto del­l’inchiesta odierna che vede No­cera ancora indagato. «In atte­sa di giudizio, a due anni e mez­zo di distanza dai fatti. Le sem­bra giustizia, questa?». Alle ulti­me Europee ha trovato acco­glienza e candidatura presso l’Udc di Pier Ferdinando Casi­ni. Pur ottenendo un buon ri­sultato personale, non è stato eletto. È tornato alla sua vec­chia professione, medico chi­rurgo specializzato in cardiolo­gia. «Io mi limitavo a smistare. I curricula arrivavano tutti dal­la segreteria del partito. Non li leggevo neppure, mi limitavo a passarli ai vari enti, tra i quali mi pare di ricordare anche l’Ar­pac. La prego di distinguere a livello semantico: segnalazio­ni, non raccomandazioni».</p>
<p>La citazione nell’elenco dei segnalatori provoca reazioni di segno diverso a seconda del nu­mero che accompagna il pro­prio nome. Da cento a uno, ad esempio, c’è una differenza no­tevole. E così Isaia Sales, socio­logo, ex consigliere economico della Regione Campania, un tempo vicino ad Antonio Basso­lino, è tra i pochi che possono permettersi di negare in modo categorico. «Non ho mai avuto rapporti con l’Arpac e non ho mai segnalato alcun nome». Fonti molto vicine all’attuale Governatore ne sottolineano l’assoluta estraneità mettendo in risalto l’esiguità del numero che lo riguarda. «Due nomi rin­venuti in un file non significa­no assolutamente nulla». Dal­l’altra parte dell’emiciclo Ful­vio Martusciello, ex deputato Pdl e attuale consigliere regio­nale, parla invece di un errore. «Mai raccomandato nessuno. Ho solo segnalato una persona che era già dipendente Arpac. Ho firmato la richiesta per di­staccarlo e farlo venire a lavora­re nella mia segreteria, sempre in Regione. Come vede, nulla di illecito e neppure di moral­mente riprovevole». Enzo Ri­vellini parla da Strasburgo, e confessa di ignorare il suo inse­rimento nella lista dei reprobi stilata dai magistrati. Nello scorso maggio è stato eletto al Parlamento europeo, record­man campano di preferenze per il Pdl. Poche settimane fa è diventato il primo eurodeputa­to della storia a fare un discor­so in dialetto napoletano stret­to. «Oggi ho fatto una bella di­chiarazione sulla libertà di stampa in Italia. I colleghi mi hanno ascoltato con attenzio­ne. Come vede, sono molto lon­tano dalle vicende napoletane. Le indagini approfondite dei pubblici ministeri dimostrano la mia assoluta estraneità al contesto. Quand’ero capogrup­po in Regione mi sarà senz’al­tro capitato di sollecitare qual­che trasferimento. Ma nulla di più, mi creda».</p>
<p>Sul podio della classifica — a quota 43 — i magistrati collo­cano Tommaso Barbato, un per­sonaggio che ha avuto un bre­ve momento di celebrità legato proprio alle conseguenze del­l’inchiesta primigenia di Santa Maria Capua a Vetere. Era il 24 marzo 2008, e nel corso di una indimenticabile seduta parla­mentare l’allora deputato del­l’Udeur aggredì il collega di par­tito Nuccio Cusumano, che ave­va appena fatto dichiarazione di voto per il centrosinistra nel tentativo estremo di salvare il governo Prodi. «Le raccoman­dazioni? Non ricordo. Io co­munque facevo politica, saran­no fatti vecchi». Ad essere sin­ceri, non risultano così stagio­nate&#8230; «Cosa vuole, arrivano tante persone. Quando stavo al ministero facevamo continue segnalazioni, ma sempre in buona fede, di persone che han­no necessità. Non le ho fatte certamente con l’Udeur, se de­vo essere sincero non ricordo nemmeno perché le ho fatte. Mi scusi, ma non ricordo».</p>
<p>Anche Pasquale Giuditta, co­gnato di Mastella, deputato Udeur dal 2006 al 2008, si ap­pella ad una certa ineluttabilità della segnalazione. Le sue sono 35 in tutto. «Sono a casa e sto vedendo Sky che parla appun­to di questo. Quindi anche di me, che nell’attuale inchiesta sono piuttosto marginale. Sin­ceramente, non capisco l’eccita­zione e neppure lo scandalo. Avrò fatto qualche segnalazio­ne, come si fa normalmente. È una pratica corrente, mettete­velo bene in testa. Fa parte del­la politica » .</p>
<p>Andrea Fantini si definisce pensionato. Con i suoi 74 anni ne ha certamente diritto. Fino al 2008, all’implosione del par­tito, è stato però segretario re­gionale dell’Udeur. Ora gli stan­no telefonando tutti, ex colle­ghi di partito e vecchi rivali po­­litici, per via delle sue 36 segna­lazioni. «Ricevo molta solida­rietà, perché chi è del mestiere non capisce certo dove risiede il presunto scandalo». L’età e l’essersi chiamato fuori da ogni gioco gli garantiscono oggi un certo distacco nel rievocare i tempi dell’Udeur. «Massì, per me le può pure chiamare racco­mandazioni. In quella classifi­ca io sto molto in basso, mi vengono contestati 5 o 6 nomi. Oggettivamente, un dato fisio­logico. So bene che si tratta di un malcostume, ma è vecchio come il cucco. Lo facevano già gli antichi Greci, e anche dopo in epoca romana. E chi non si ricorda gli anni Sessanta e Set­tanta, le lettere degli onorevoli su carta intestata della Camera? Così fan tutti, caro mio. A tal proposito, rivedetevi Il medico della mutua , con Alberto Sordi. Bel film, tra l’altro». </p>
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		<title>«L’onorevole chiede di quel contratto» I 655 raccomandati</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 05:25:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Fiorenza Sarzanini da il Corriere della Sera) Aveva raccomandato tante persone e alla fine qualcuno sfuggì al controllo. E così, al telefono con il direttore generale dell’Arpac, l’Agen­zia regionale per l’ambiente, l’allora ministro della Giustizia Clemente Mastella chiedeva: «Scusa, ma questo Massaccese di Casoria chi è?». Giuseppe Ca­pobianco lo rassicurava: «È uno dei privati che dob­biamo riconfermare, non è nostro&#8230; È uno dei Ds. Ho avuto indicazioni da Giggino e mi ha detto che venivano da te». I fax dai politici Fa impressione leggere l’elenco degli aspiranti la­voratori segnalati dai politici. Ma fa ancora più ef­fetto il risultato ottenuto tra il 2005 e il 2008 grazie alle pressioni esercitate. Perché, come sottolinea il giudice nella sua ordinanza, «al maggio 2008 i rac­comandati/ imposti rappresentavano il 90 per cento della forza lavoro &#8216;precaria&#8217; dell’Ente. Insomma sol­tanto uno su dieci non risultava segnalato». I conti sono presto fatti. Nel file che Tiziana Lamanna, se­gretaria di Capobianco, custodiva nel computer ci sono 655 nomi. Le persone assunte con contratto di collaborazione continuativa, dunque escluden­do chi ha invece ottenuto consulenze, sono 294. La signora era molto precisa, quasi maniacale. La ta­bella è divisa in tre colonne. Nella prima ci sono i nomi in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Fiorenza Sarzanini da il Corriere della Sera)</strong></p>
<p>Aveva raccomandato tante persone e alla fine qualcuno sfuggì al controllo. E così, al telefono con il direttore generale dell’Arpac, l’Agen­zia regionale per l’ambiente, l’allora ministro della Giustizia Clemente Mastella chiedeva: «Scusa, ma questo Massaccese di Casoria chi è?». Giuseppe Ca­pobianco lo rassicurava: «È uno dei privati che dob­biamo riconfermare, non è nostro&#8230; È uno dei Ds. Ho avuto indicazioni da Giggino e mi ha detto che venivano da te».</p>
<p>I fax dai politici</p>
<p>Fa impressione leggere l’elenco degli aspiranti la­voratori segnalati dai politici. Ma fa ancora più ef­fetto il risultato ottenuto tra il 2005 e il 2008 grazie alle pressioni esercitate. Perché, come sottolinea il giudice nella sua ordinanza, «al maggio 2008 i rac­comandati/ imposti rappresentavano il 90 per cento della forza lavoro &#8216;precaria&#8217; dell’Ente. Insomma sol­tanto uno su dieci non risultava segnalato». I conti sono presto fatti. Nel file che Tiziana Lamanna, se­gretaria di Capobianco, custodiva nel computer ci sono 655 nomi. Le persone assunte con contratto di collaborazione continuativa, dunque escluden­do chi ha invece ottenuto consulenze, sono 294. La signora era molto precisa, quasi maniacale. La ta­bella è divisa in tre colonne. Nella prima ci sono i nomi in ordine alfabetico, accanto la qualifica oppu­re il titolo di studio, nell’ultima il «segnalatore». La guardia di Finanza ha effettuato un controllo su tut­ti i fascicoli personali di chi ha ottenuto il contratto e ha scoperto che «molti dei soggetti segnalati dal singolo politico avevano inviato il loro curriculum dal fax in uso al politico stesso; in altri casi sul curri­culum era stato scritto a matita il nome del politico di riferimento».</p>
<p>Recordman delle raccomandazioni è Luigi Noce­ra, l’ex assessore regionale all’Ambiente che — evi­dentemente in forza del suo ruolo «collegato» al­l’Agenzia — vanta ben 100 segnalazioni. Segue a ruota l’ex presidente dei senatori dell’Udeur Tom­maso Barbato con 43 e subito dopo in questa spe­cialissima classifica c’è Antonio Fantini, ex segreta­rio regionale dello stesso partito con 36. La fami­glia Mastella non si è evidentemente sottratta a questa allegra gestione. L’ex ministro della Giusti­zia ne avrebbe fatte 26, sua moglie Sandra 16, il co­gnato Pasquale Giuditta — all’epoca dei fatti parla­mentare — ben 35. Non erano gli unici, anche se gli altri politici elencati sembrano avere pretese più modeste: due segnalazioni sarebbero arrivate dal governatore Antonio Bassolino, una dall’ex mini­stro Alfonso Pecoraro Scanio, una dall’ex braccio destro dello stesso Bassolino, il diessino Isaia Sales, una anche il consigliere regionale di Forza Italia Ful­vio Martusciello.</p>
<p>Il messaggio</p>
<p>C’era chi telefonava, chi scriveva mail o lettere. E addirittura chi utilizzava il metodo più rapido degli sms. Il 10 maggio 2007 l’onorevole Giuseppe Mai­sto — consigliere regionale della Campania per l’Udeur, espulso dal partito nel febbraio dell’anno successivo — manda un messaggio a Capobian­co: «Ricordati di convocare &#8230;» e poi aggiunge nome e numero di cellulare del suo candidato.</p>
<p>Quanto forti e frequenti fossero le pressioni si capisce bene due mesi dopo quando Capobian­co riceve una telefonata dalla sua segretaria.</p>
<p>Lamanna: «Lucià, scusami! Ti volevo dire che ha telefonato l’onorevole Iossa. Vuole notizie di L.R., se ha il contratto triennale».</p>
<p>Capobianco: «Cosa?».</p>
<p>Lamanna: «Ha detto che doveva avere un contratto triennale».</p>
<p>Capobianco: «Ma chi&#8230; Vabbè lascia­mo stare per telefono, ti richiamo».</p>
<p>Lamanna: «No, lo so. Dico, no, vuo­le essere chiamato da me per sapere se l’ha avuto o non l’ha avuto. Io mi dovrei&#8230;».</p>
<p>Capobianco: «Ma tu non puoi permetterti di chiamare a nes­suno ».</p>
<p>Lamanna: «Appunto, ciao».</p>
<p>Alla segretaria era stato asse­gnato un ruolo chiave in que­sta vicenda, ma non risulta tra gli indagati. È stata inter­rogata per chiarire come mai custodisse il file nono­stante, come evidenzia il giudice, «l’ufficio non ave­va alcun compito istituzionale nella raccolta, ricezione e valutazione dei curri­cula essendovi un apposito ufficio del personale». Lei ha candidamente affermato: «Succedeva che il giovane aspirante consegnava un curriculum fina­lizzato a instaurare un rapporto con l’Arpac dicen­do che veniva a nome di tizio o caio». Una millan­teria, dunque, ma quando il magistrato le ha con­testato che si trattava di un’affermazione non cre­dibile ha replicato: «Effettivamente capitava assai spesso, nella maggioranza dei casi, che l’arrivo del­l’aspirante fosse preceduto da una telefonata».</p>
<p>Lo sfogo dell’assessore</p>
<p>Il 19 marzo del 2007 l’allora assessore regio­nale alle risorse umane Andrea Abbamonte chia­ma Carlo Camilleri, il consuocero dei coniugi Mastella proprio per affrontare il problema del­le raccomandazioni.</p>
<p>Abbamonte: «Mi sono fatto una di quelle incaz­zate con Nocera e Capobianco che non potevi&#8230; Ca­pobianco non se la scorda questa giornata».</p>
<p>Camilleri: «Veramente guaglio’&#8230; eppure tu eri così legato a lui&#8230;».</p>
<p>Abbamonte: «Non si deve più permettere di di­re, ma quella&#8230; la tua dirigente ha scritto&#8230; ho det­to: &#8216;guarda, tu sei stronzo tre volte perché ti avevo avvisato io e ti ho convocato. Ti ho detto stai atten­to ai co.co.co che tu passi un guaio e te l’ho detto io. Tu hai fatto la delibera, hai chiesto il parere del­la Funzione Pubblica quando io ti avevo detto che non ti dovevi permettere di chiedere il parere della Funzione Pubblica perché è pericolo. E mi hanno detto anche che sei l’elemento debole, perché i miei li tengo sotto la palla, perché sono co.co.co confessati e comunicati. Non ti devi permettere di andare dall’assessore a fare una cosa di questo ge­nere quando sei tu che hai creato il casino». </p>
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