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	<title>Napoli onLine &#187; Napoliservizi</title>
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	<description>...ma Napoli non è una cartolina!</description>
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		<title>Strade gruviera, tagliati i fondi. Il piano: Napoliservizi tappabuchi</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Jun 2010 06:39:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Ciro Pellegrino da il Napoli) Dal Global service al bricolage: il Comune di Napoli ridimensiona la battaglia per rifare le strade-gruviera, spesso vere e proprie mulattiere che causano incidenti generando continue cause civili di risarcimento ai danni dell&#8217;Ente. La gara d&#8217;appalto di qualche giorno fa, dimostra quanto siano stati ridotti i fondi: per i lavori di manutenzione ordinaria biennale 2010-2011 compresa la segnaletica delle strade di scorrimento sono stati stanziati 880mila euro e la gara è ovviamente soggetta a fisiologico ribasso essendo aggiudicata al miglior offerente. COSA SIGNIFICA questo in termini di efficacia? In soldoni: riusciranno i nostri eroi a tappare almeno una delle centomila buche stradali? Il piano del Comune è votato al risparmio anche perché dei 15 milioni promessi dalla Regione Campania guidata allora da Antonio Bassolino e inseriti in bilancio 2010 non è arrivato un quattrino. In compenso fioccano le richieste di risarcimenti per “insidia e trabocchetto” e c&#8217;è anche una inchiesta della magistratura sul caso buche. SARA&#8217; LA NAPOLISERVIZI società interamente partecipata da Palazzo San Giacomo, più volte finita sulla graticola per i suoi pesantissimi passivi a fare da “tappabuchi”. In che modo? Presto detto: gli ex Lsu dovranno metter mano ad una parte delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Ciro Pellegrino da il Napoli)</strong></p>
<p>Dal Global service al bricolage: il Comune di Napoli ridimensiona la battaglia per rifare le strade-gruviera, spesso vere e proprie mulattiere che causano incidenti generando continue cause civili di risarcimento ai danni dell&#8217;Ente. La gara d&#8217;appalto di qualche giorno fa, dimostra quanto siano stati ridotti i fondi: per i lavori di manutenzione ordinaria biennale 2010-2011 compresa la segnaletica delle strade di scorrimento sono stati stanziati 880mila euro e la gara è ovviamente soggetta a fisiologico ribasso essendo aggiudicata al miglior offerente.<br />
COSA SIGNIFICA questo in termini di efficacia? In soldoni: riusciranno i nostri eroi a tappare almeno una delle centomila buche stradali? Il piano del Comune è votato al risparmio anche perché dei 15 milioni promessi dalla Regione Campania guidata allora da Antonio Bassolino e inseriti in bilancio 2010 non è arrivato un quattrino. In compenso fioccano le richieste di risarcimenti per “insidia e trabocchetto” e c&#8217;è anche una inchiesta della magistratura sul caso buche.<br />
SARA&#8217; LA NAPOLISERVIZI società interamente partecipata da Palazzo San Giacomo, più volte finita sulla graticola per i suoi pesantissimi passivi a fare da “tappabuchi”. In che modo?<br />
Presto detto: gli ex Lsu dovranno metter mano ad una parte delle oltre 2.200 buche segnalate ogni anno agli uffici tecnici di Palazzo San Giacomo e delle 10 Municipalità cittadine. Non saranno soli: nel nuovo modello proposto dall&#8217;Amministrazione di Rosa Russo Iervolino è prevista una task force che coinvolgerà Protezione civile; nucleo Pronto intervento strade della Protezione civile la Napoliservizi e la squadra di operai della III Direzione centrale.<br />
Ma è sempre come voler svuotare l&#8217;oceano con un cucchiaino: il problema sono i denari che sono pochi, troppo pochi. Il rischio è che le ditte di riparazione, non pagate, smettano di lavorare. Secondo uno studio interno dell&#8217;Amministrazione municipale, oltre alla manutenzione ordinaria delle strade occorre garantire, ogni anno, la manutenzione straordinaria di almeno 30 chilometri di strade principali per un esborso pari a circa 15 milioni di euro ogni dodici mesi.</p>
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		<title>Comune, le sei indagini che fanno &#8216;paura&#8217;</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 08:34:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Ciro Crescentini da Cronache di Napoli) I giudici penali e contabili mettono sotto la lente d&#8217;ingrandimento l&#8217;amministrazione comunale di Palazzo San Giacomo e le società miste. Secondo indiscrezioni sono almeno sei le inchieste aperte dagli inquirenti che riguardano sprechi, assunzioni clientelari, appalti, scelte urbanistiche, consulenze, operazioni finanziarie. L&#8217;attenzione degli investigatori è rivolta su Napoli Servizi, Elpis, Bagnoli Futura, il Pua di Miano (ex Birra Peroni), Palaponticelli e finanza creativa (derivati). Non si escludono colpi di scena nei prossimi giorni. Le indagini sono concentrate sulla gestione di Napoli Servizi, la società pubblica nata per occuparsi della pulizia del patrimonio comunale. Nel 2008 Palazzo San Giacomo aveva intenzione di privatizzarla. Ma a inizio 2009 le ha concesso 50 milioni di euro. La società, stando ai bene informati, ha accumulato tanti debiti fuori bilancio come i 400mi1a euro per attività di formazione professionale e ben 32milioni sotto la voce &#8220;direzionale&#8221;. Spuntano anche 2 milioni per la vigilanza armata nei parchi. Non sono stati chiariti i requisiti che hanno determinato due assunzioni di gennaio 2009, quelle che pongono al vertice come amministratore delegato, Ferdinando Balzamo, ex assessore comunale al Patrimonio del Pd, e Mario Baggio (Sinistra e libertà, capo staff del governatore pugliese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Ciro Crescentini da Cronache di Napoli)</strong></p>
<p>I giudici penali e contabili mettono sotto la lente d&#8217;ingrandimento l&#8217;amministrazione comunale di Palazzo San Giacomo e le società miste. Secondo indiscrezioni sono almeno sei le inchieste aperte dagli inquirenti che riguardano sprechi, assunzioni clientelari, appalti, scelte urbanistiche, consulenze, operazioni finanziarie. L&#8217;attenzione degli investigatori è rivolta su Napoli Servizi, Elpis, Bagnoli Futura, il Pua di Miano (ex Birra Peroni), Palaponticelli e finanza creativa (derivati). Non si escludono colpi di scena nei prossimi giorni. Le indagini sono concentrate sulla gestione di Napoli Servizi, la società pubblica nata per occuparsi della pulizia del patrimonio comunale. Nel 2008 Palazzo San Giacomo aveva intenzione di privatizzarla. Ma a inizio 2009 le ha concesso 50 milioni di euro. La società, stando ai bene informati, ha accumulato tanti debiti fuori bilancio come i 400mi1a euro per attività di formazione professionale e ben 32milioni sotto la voce &#8220;direzionale&#8221;. Spuntano anche 2 milioni per la vigilanza armata nei parchi. Non sono stati chiariti i requisiti che hanno determinato due assunzioni di gennaio 2009, quelle che pongono al vertice come amministratore delegato, Ferdinando Balzamo, ex assessore comunale al Patrimonio del Pd, e Mario Baggio (Sinistra e libertà, capo staff del governatore pugliese Nichi Vendola) nel ruolo di capo del personale, entrambi, comunque, bassoliniani. Balzamo è stato assunto come direttore generale con una retribuzione base di 145mila euro annui oltre a benefit come un&#8217;auto di lusso, la Audi A8: modello da oltre 120mila euro. La riqualificazione di Bagnoli, gli appalti e i milioni di euro spesi per la bonifica sono fmiti sotto la lente di ingradimento dei magistrati. Altre indagini riguardano l&#8217;esistenza del disastro ambientale per la crescita esponenziale di tumori nella zona di Cavalleggeri D&#8217;Aosta probabilmente da ricollegare alla presenza di tonnellate di amianto prodotto dalla Cementir e dalla Eterna e alla colmata di veleni dell&#8217;ex Italsider. Indagini in corso anche sul progetto, denominato &#8216;La Birreria&#8217;, redatto dal vice sindaco e assessore all&#8217;urbanistica Sabatino Santangelo, approvato il 19 febbraio scorso dalla giunta comunale di Napoli che legittima la trasformazione e la destinazione d&#8217;uso industriale dell&#8217;area prevedendo di sostituire le funzioni industriali dismesse (Birra Peroni) con un centro commerciale, albergo di centoventi stanze e &#8216;accessori&#8217;. Altre indagini riguardano le funzioni assunte dall&#8217;Aip, socio privato della Elpis,la partecipata delle affissioni pubblicitarie il cui capitale sociale era garantito da un quadro d&#8217;autore e i contratti stipulati dal Comune di Napoli nell&#8217;ambito della finanza creativa (i derivati). &#8220;Non possiamo tacere sulla chiara consociazione nella gestione delle società partecipata. Si faccia luce piena e totale. E&#8217; tempo che la politica torni ad essere lineare e trasparente. Nessun silenzio &#8211; dice Vincenzo Ruggiero il coordinatore cittadino di Italia dei Valori &#8211; è più accettabile&#8221;.</p>
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		<title>La gestione di Napoli Servizi</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 13:22:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Salvatore Varriale dal Corriere del Mezzogiorno) Caro direttore, e così, tirato per la giacchetta dal Corriere del Mezzogiorno , il direttore generale di Napoliservizi ha detto quanto guadagna. Purtroppo, però, il tentativo di far sembrare normale l’accaduto e addirittura virtuosa la gestione di Napoli Servizi, non mi sembra ottenga risultati apprezzabili. Il direttore generale, che ribadisco di non conoscere e contro il quale non ho davvero nulla sul piano personale, conferma tutte le indiscrezioni che nei giorni scorsi erano trapelate. Balzamo dice che ha rinunciato da subito al compenso da amministratore delegato? Ne prendo atto, ma è consapevole che la sua assunzione da dirigente costa alla società e quindi ai cittadini napoletani che ne sono gli azionisti, il triplo del compenso a cui rinuncia? E poi, perché rifiutarsi di farlo sapere in giro nascondendo accuratamente la cifra tra le pieghe del bilancio? La verità è che tra chi governa la città c’è un gruppo che segue regole di mutuo soccorso per garantire a chi perde l’incarico politico di non tornare a casa. Così può capitare che un architetto, ex assessore non confermato, finisca a dirigere un’azienda senza averlo mai fatto prima. E se il governo mette i bastoni tra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Salvatore Varriale dal Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p><div id="attachment_3743" class="wp-caption alignnone" style="width: 160px"><a href="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/10/varriale_salvatore.png"><img src="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/10/varriale_salvatore-150x96.png" alt="Salvatore Varriale" title="Salvatore Varriale" width="150" height="96" class="size-thumbnail wp-image-3743" /></a><p class="wp-caption-text">Salvatore Varriale</p></div> Caro direttore, e così, tirato per la giacchetta dal  Corriere del Mezzogiorno , il direttore generale di Napoliservizi ha detto quanto guadagna. Purtroppo, però, il tentativo di far sembrare normale l’accaduto e addirittura virtuosa la gestione di Napoli Servizi, non mi sembra ottenga risultati apprezzabili. Il direttore generale, che ribadisco di non conoscere e contro il quale non ho davvero nulla sul piano personale, conferma tutte le indiscrezioni che nei giorni scorsi erano trapelate. Balzamo dice che ha rinunciato da subito al compenso da amministratore delegato? Ne prendo atto, ma è consapevole che la sua assunzione da dirigente costa alla società e quindi ai cittadini napoletani che ne sono gli azionisti, il triplo del compenso a cui rinuncia? E poi, perché rifiutarsi di farlo sapere in giro nascondendo accuratamente la cifra tra le pieghe del bilancio? La verità è che tra chi governa la città c’è un gruppo che segue regole di mutuo soccorso per garantire a chi perde l’incarico politico di non tornare a casa. Così può capitare che un architetto, ex assessore non confermato, finisca a dirigere un’azienda senza averlo mai fatto prima. E se il governo mette i bastoni tra le ruote provando a controllare i compensi dei dirigenti delle società a capitale pubblico, ecco pronto l’escamotage dell’assunzione come dipendente per continuare ad avere uno stipendio uguale a prima. Un modo per conservare posizioni nella mappa del potere in città garantito in questo caso dalla spregiudicatezza dell’assessore di riferimento, Nicola Oddati, che tace ma che va detto è il vero responsabile di quanto accaduto. Oddati invece un po’ lo conosco attraverso i suoi atti da assessore. E rimango preoccupato per come ha gestito questa vicenda chi non fa mistero di candidarsi a gestire addirittura il Forum delle Culture del 2013. È Oddati come rappresentante dell’azionista Comune di Napoli che si inventa letteralmente il ruolo di direttore generale senza che lo statuto della società lo preveda, è Oddati a proporre che sempre in deroga allo statuto i consiglieri di amministrazione ottengano un compenso forfettario di 25 mila euro mentre avrebbero diritto soltanto ai gettoni di presenza, ed è ancora Oddati a proporre l’assunzione dell’Ad come direttore generale e poi come dirigente a tempo indeterminato autorizzando il cumulo del vecchio stipendio con quello nuovo di 145 mila euro che in quel ruolo di dipendente significano oltre 220 mila euro di costo reale, ed è sempre lui a permettere l’uso di una macchina di servizio di fascia alta con autista e cellulare che non è chiaro a cosa servano in un’azienda che fa guardiania e pulizie se non a garantire al possessore un vero e proprio status symbol. Certo, va preso atto che la legge che pensava di arginare il fenomeno degli stipendi d’oro per gli amministratori pubblici è stata un fallimento e va urgentemente cambiata dal Parlamento.</p>
<p>Però al Comune tocca subito prendere provvedimenti imponendo delle norme di comportamento alle sue società partecipate.</p>
<p>Norme da integrare negli statuti e che prevedano maggiore sobrietà nell’utilizzo del denaro pubblico, benefit ragionevoli e commisurati alla mission dell’azienda, la non cumulabilità delle cariche di amministratore con quelle di direttore generale, oltre, naturalmente, ad un tetto dei compensi dei dirigenti rapportato a quelli dei dipendenti e alla produttività dell’ azienda, proprio come avviene nelle aziende normali. Perché, caro direttore, a parte la polemica politica che oramai appassiona sempre meno, la cosa che va fatta immediatamente è garantire ai cittadini napoletani che quello che è accaduto stavolta non possa accadere ancora.</p>
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		<title>Napoli Servizi, un pozzo senza fondo.</title>
		<link>http://www.napolionline.org/new/napoli-servizi-un-pozzo-senza-fondo</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 11:58:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Napoliservizi]]></category>
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		<description><![CDATA[(di Vera Viola da il Sole24ore Sud) Tutti, o quasi, si dicono contro. Ma poi tutti la foraggiano. Parliamo di Napoli Servizi, società pubblica nata per occuparsi della pulizia del patrimonio del Comune di Napoli. Nel 2008 il Comune voleva dismetterla. Ma a inizio 2009 le ha sborsato 50 milioni Ora l&#8217;assessore al bilancio Riccardo Realfonzo annuncia nuove regole e controlli. Ma, allo stesso tempo, promuove la copertura di debiti fuori bilancio contratti fino a settembre 2009: 400mila euro per attività di formazione professionale e ben 32milioni sotto la voce “direzionale&#8221;. Una cifra tutt&#8217;altro che piccola e comunque tale da meritare forse prima del ripiano un&#8217; adeguata valutazione delle cause dell&#8217;indebitamento. Realfonzo propone e il Comune approva nuova convenzione e nuovo capitolato. Ma allo stesso tempo in sede di riequilibrio di bilancio propone un ampliamento delle competenze della società aggiungendo compiti di facility management, pratiche di condono, gestione del catasto urbano e dei terreni, gestione di eventi sportivi, anche in collaborazione con altre società controllate dal Comune. E un acconto di 4 milioni. Cifra spendibile dal primo ottobre 2009 al 30 settembre 2012, a fronte di un costo annuo di circa 62 milioni. Qualche obiezione l&#8217;ha posta il collegio Revisori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Vera Viola da il Sole24ore Sud)</strong></p>
<p>Tutti, o quasi, si dicono contro. Ma poi tutti la foraggiano. Parliamo di Napoli Servizi, società pubblica nata per occuparsi della pulizia del patrimonio del Comune di Napoli. Nel 2008 il Comune voleva dismetterla. Ma a inizio 2009 le ha sborsato 50 milioni Ora l&#8217;assessore al bilancio Riccardo Realfonzo annuncia nuove regole e controlli. Ma, allo stesso tempo, promuove la copertura di debiti fuori bilancio contratti fino a settembre 2009: 400mila euro per attività di formazione professionale e ben 32milioni sotto la voce “direzionale&#8221;. Una cifra tutt&#8217;altro che piccola e comunque tale da meritare forse prima del ripiano un&#8217; adeguata valutazione delle cause dell&#8217;indebitamento. Realfonzo propone e il Comune approva nuova convenzione e nuovo capitolato. Ma allo stesso tempo in sede di riequilibrio di bilancio propone un ampliamento delle competenze della società aggiungendo compiti di facility management, pratiche di condono, gestione del catasto urbano e dei terreni, gestione di eventi sportivi, anche in collaborazione con altre società controllate dal Comune. E un acconto di 4 milioni.<br />
Cifra spendibile dal primo ottobre 2009 al 30 settembre 2012, a fronte di un costo annuo di circa 62 milioni. Qualche obiezione l&#8217;ha posta il collegio Revisori dei conti che, nella relazione al bilancio, parlava di atti e allegati «non sufficientemente dettagliati da consentire una chiara comprensione delle motivazioni che hanno portato alle variazioni contenute nella manovra», in altre parole alle maggiori spese.<br />
Infine, spuntano 2 milioni per la vigilanza armata nei parchi: che vuol dire altri soldi da spendere e altri uomini da far lavorare. Sì perchè non potendo i dipendenti della società occuparsene ( «abbiamo tutti qualche precedente penale», dice un sindacalista dello Uap) si sta pensando a una gara per esternalizzare il servizio. Quindi ad altri uomini da &#8220;assoldare&#8221;. Vigilanza armata: ma la sindaca non aveva bocciato le ronde?<br />
Una storia di grandi incoerenze quella di Napoli Servizi, società pubblica che nasce nel 2000 e diventa operativa nel 2001. Ha un organico di 400 ex Lsu assunti con contratto part time. Una forza lavoro che cresce anno dopo anno: nel 2002 si concludono 44 assunzioni, nel 2003 si aggiungono 470 persone e nel 2007 altri 500 dipendenti. La società in base alla legge (art.n 3 del testo unico 267 del 2000) può assumere lsu direttamente, mentre per fare assunzioni all&#8217;esterno del bacino deve essere autorizzata con delibera del Consiglio comunale. Non presentano questi requisiti le due assunzioni di gennaio 2009, quelle che pongono al vertice come amministratore delegato, Ferdinando Balzamo, ex assessore comunale al Patrimonio del Pd, e Mario Baggio nel ruolo di capo del personale, entrambi &#8220;bassoliniani&#8221;. Balzamo rinuncia ai compensi di amministratore delegato, ma viene assunto come direttore generale con una retribuzione base di 145mila euro annui oltre a beneflt come un&#8217;auto di lusso, la Audi A8: modellino da oltre 120mila euro.<br />
 Oggi Napoli Servizi ha un esercito di 1.536 dipendenti e un deficit dì 32milioni. E proprio i debiti fuori bilancio inducono a metà 2008 l&#8217;ex assessore alle Risorse strategiche Enrico Cardillo, della Giunta guidata dal sindaco Rosa Russo Iervolino, ad annunciare la dismissione di Napoli Servizi con una procedura ad evidenza pubblica perché considerata non strategica. La notizia suscita proteste accese, sì paria di una aggressione dei dipendenti della Spa contro Cardillo. Ma c&#8217;era allora l&#8217;intenzione di chiudere bottega?<br />
Di fatto non se ne fa nulla. Una delibera dello stesso anno avvia una riflessione sul destino di Napoli Servizi e dei suoi dipendenti. I cui risultati non sono mai arrivati. Anzi. Un anno dopo i piani del Comune sono opposti e il nuovo assessore Realfonzo, della Giunta ancora guidata da Rosetta, si orienta in tutt&#8217;altro modo: annuncia addirittura che sta pensando di affidare a Napoli Servizi la gestione del catasto del Comune di Napoli. Il catasto? E con quali competenze professionali?, si domandava il cittadino (si pensi che Uap e Ugl denunciano ingiustificate carriere di dipendenti con solo diploma di scuola media). La questione del catasto viene accantonata temporaneamente, ma intanto il bilancio 2009 prevede un aumento di capitale di 10 milioni e risorse per 43 milioni per l&#8217;ampliamento della mission aziendale.<br />
Realfonzo mostra il pugno di ferro: nella nuova convenzione prevede che Napoli Servizi faccia un piano di «progressiva riduzione dei costi di gestione» e, in caso di scostamentì, minaccia il ricorso all&#8217;articolo 2383 comma 3 del codice civile: revoca degli amministratori o addirittura revoca della convenzione.<br />
Un giro di boa? La proposta copertura dei debiti fuori bilancio, senza colpo ferire, dà l&#8217;impressione contraria. Intanto, resta all&#8217;ordine del giorno l&#8217;affidamento di altre commesse e di carattere molto diverso pratiche di condono, spettacoli, riscossione di tributi e quant&#8217;altro. La forza lavoro è sempre la stessa? E pronta proprio a tutto?</p>
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		<title>Se la sindaca minaccia querela</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 06:16:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
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		<category><![CDATA[parcheggi]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Marco Demarco da il Corriere del Mezzogiorno) Abbiamo letto in questi giorni molti articoli sul rischio che corre la libertà di stam­pa. Abbiamo letto di mi­nacce e di intimidazio­ni rivolte ai giornalisti da un potere violento e senza limiti che mal sopporta ogni tentativo di contraddire la pro­pria «narrazione» politi­co- amministrativa. Una narrazione — usiamo questo termine perché pare sia quello più in vo­ga in certi ambienti di contestatori professioni­sti — fatta di fantasmi, realtà rovesciate, fumo­se dicerie e, aggiungia­mo noi, di progetti più volte retoricamente an­nunciati e sempre mise­ramente falliti. Abbiamo letto que­sto, a dire il vero, riferi­to, come si sarà capito, a Berlusconi, e abbiamo letto anche, pervenute­ci domenica sera, due note inviateci dal city manager di Napoli e dal­la sindaca Iervolino. In sintesi, e così si capirà subito l’accostamento tra il premier e la prima cittadina: ci è stata an­nunciata una querela per la nostra inchiesta sulla mobilità, sul traffi­co e sui poteri speciali accordati al Comune di Napoli per tentare di portare a soluzione i problemi ancora aperti. Inchiesta che ha rivela­to che in tre anni di su­perpoteri a Napoli non è stato costruito nean­che un parcheggio, mentre a Roma sono stati realizzati 55 mila [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Marco Demarco da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p><div id="attachment_845" class="wp-caption alignnone" style="width: 160px"><a href="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/08/Demarco_Marco.jpg"><img src="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/08/Demarco_Marco-150x150.jpg" alt="Marco Demarco" title="Demarco_Marco" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-845" /></a><p class="wp-caption-text">Marco Demarco</p></div> Abbiamo letto in questi giorni molti articoli sul rischio che corre la libertà di stam­pa. Abbiamo letto di mi­nacce e di intimidazio­ni rivolte ai giornalisti da un potere violento e senza limiti che mal sopporta ogni tentativo di contraddire la pro­pria «narrazione» politi­co- amministrativa. Una narrazione — usiamo questo termine perché pare sia quello più in vo­ga in certi ambienti di contestatori professioni­sti — fatta di fantasmi, realtà rovesciate, fumo­se dicerie e, aggiungia­mo noi, di progetti più volte retoricamente an­nunciati e sempre mise­ramente falliti.</p>
<p>Abbiamo letto que­sto, a dire il vero, riferi­to, come si sarà capito, a Berlusconi, e abbiamo letto anche, pervenute­ci domenica sera, due note inviateci dal city manager di Napoli e dal­la sindaca Iervolino. In sintesi, e così si capirà subito l’accostamento tra il premier e la prima cittadina: ci è stata an­nunciata una querela per la nostra inchiesta sulla mobilità, sul traffi­co e sui poteri speciali accordati al Comune di Napoli per tentare di portare a soluzione i problemi ancora aperti. Inchiesta che ha rivela­to che in tre anni di su­perpoteri a Napoli non è stato costruito nean­che un parcheggio, mentre a Roma sono stati realizzati 55 mila posti auto.</p>
<p>Che cosa dovremmo dire ora? Anche noi inti­miditi? Anche noi mi­nacciati? Anche noi messi con le spalle al muro? Per carità. Non chiameremo alla mobili­tazione e non chiedere­mo la solidarietà dei col­leghi e della federazio­ne della stampa, perché se la sindaca e il city ma­nager hanno deciso di rispondere in questo modo sono fatti loro. Noi ne prendiamo atto e ci comporteremo di conseguenza. A’ la guer­re comme à la guerre , di­cono i francesi. Certo, avremmo preferito che sindaca e manager aves­sero risposto prima alle nostre sollecitazioni e avessero preso in seria considerazione gli allar­mi da noi lanciati. E in­vece tutto il mondo è paese. Sindaca e mana­ger avrebbero preferito che questo giornale si impegnasse a descrive­re le magnifiche sorti e progressive di una am­ministrazione «strango­lata » da un governo ne­mico e impossibilitata, non per propri limiti, a far fronte ai mille pro­blemi di questa città. E invece, abbiamo raccon­tato di un Comune pro­digo a promettere buo­ni pasti da record per i propri dipendenti e ava­ro con il servizio di refe­zione scolastica. Un Co­mune dove la stessa so­cietà, la «Napoli Servi­zi », viene descritta da un assessore come il fio­re all’occhiello dell’am­ministrazione e da un suo collega come un bu­co nero che ingoia deci­ne e decine di milioni di debiti fuori bilancio. Abbiamo chiesto alla sindaca quale delle due versioni dovevamo prendere come sua, e non abbiamo avuto al­cuna risposta.<br />
Abbiamo raccontato di una società, sempre la «Napoli Servizi» in cui l’amministratore dele­gato, nominato da un assessore, si sceglie a sua volta come direttore generale, contratta con se stesso il compenso da attribuirsi e de­manda a se stesso ogni valutazione sul proprio operato.</p>
<p>Abbiamo atteso invano una parola della sin­daca, per sapere se, pur dentro i limiti di una liceità molto discutibile, tutto questo le appari­va opportuno.</p>
<p>Abbiamo raccontato di un assessore, lo stes­so che ha indicato il manager di cui sopra, che ha castamente rivelato la prassi secondo cui i «nominati» dal Comune di Napoli nelle azien­de controllate sono tutti amici e amici degli amici. La sindaca ha letto — ma li legge i gior­nali? — e non ha aperto bocca. Poi abbiamo lungamente corteggiato il city manager che è anche vicecommissario operativo al traffico, per avere da lui dati ultimi a trarre un bilancio su tre anni di poteri speciali. Siamo passati da rinvio a rinvio. Quando poi abbiamo comincia­to a farlo noi quel bilancio, ecco finalmente la risposta. Una risposta giudiziaria, la negazione di una normale dialettica tra stampa e potere amministrativo.</p>
<p>Avremmo preferito un atteggiamento molto diverso. Ma evidentemente al Comune di Na­poli c’è altro a cui pensare. A giudicare dai fatti è assai difficile intuire cos’è che li tenga così impegnati. Ma su questo è inutile spendere pa­rola: decideranno gli elettori se è così che deb­ba essere governata una grande città come Na­poli. Alla sindaca non abbiamo altro da chiede­re, per il momento. Al city manager, invece, chiediamo se non ritenga corretto rivelare i suoi compensi pubblici, non solo come city manager, ma anche come subcommissario o al­tro. Così, per pura trasparenza. Sempre che questa richiesta non appaia provocatoria e allu­siva. </p>
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		<title>Iervolino: Balzamo deve dimettersi</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Oct 2009 09:43:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francescoiacotucci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Balzamo]]></category>
		<category><![CDATA[Napoliservizi]]></category>
		<category><![CDATA[Oddati]]></category>
		<category><![CDATA[Rosa Russo Iervolino]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;ordine del sindaco un anno fa dopo l&#8217;autoassunzione a Napoli servizi (di Ciro Crescentini dalle cronache di napoli) Autoassunzioni nella partecipata Napoli Servizi: il sindaco di Napoli Rosa Russo lervolino, un anno fa, chiese spiegazioni agli assessori Nicola Oddati ed Enrico Cardillo, esigendo le dimissioni del direttore generale Ferdinando Balzamo. Lo rivela, Salvatore Parisi, capogruppo della sinistra democratica. Un anno fa, segnalai al primo cittadino i anomala assunzione di Balzamo &#8211; racconta Parisi &#8211; Chiesi al sindaco di riristinare la legalità e il rispetto delle regole della trasparenza amministrativa &#8211; aggiunge &#8211; Nella Napoli Servizi fu adottata una scelta gravissima. Un cx assessore nominato nel consiglio di amministrazione di Napoli Servizi, decise di farsi assumere come direttore generale tramite contratto a tempo indeterminato. Un comportamento arrogante . Il sindaco decise di aprire un&#8217;inchiesta. Rosetta venuta a conoscenza dei fatti chiese spiegazioni agli assessori Oddati e Cardillo &#8211; sottolinea Parisi &#8211; il sindaco sollecit le dimissioni di Balzamo dall incarico di direttore generale in modo che rientrasse nel ruolo di amministratore delegato . Le richieste della fascia tn- colore furono ignorate, dice il consigliere: Entrambi gli assessori non assunsero alcun provvedimento, infischiandosene del sindaco . Tra l&#8217;altro, sarebbe stato violato il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="lblOCR" style="font-size: medium; width: 80%; left: 10%; text-align: justify;"><strong> L&#8217;ordine del sindaco un anno fa dopo l&#8217;autoassunzione a Napoli servizi </strong></span></p>
<p><span id="lblOCR" style="font-size: medium; width: 80%; left: 10%; text-align: justify;"><strong>(di Ciro Crescentini dalle cronache di napoli)</strong></span></p>
<p><span id="lblOCR" style="font-size: medium; width: 80%; left: 10%; text-align: justify;">Autoassunzioni nella partecipata Napoli Servizi: il sindaco di Napoli Rosa Russo lervolino, un anno fa, chiese spiegazioni agli assessori Nicola Oddati ed Enrico Cardillo, esigendo le dimissioni del direttore generale Ferdinando Balzamo. Lo rivela, Salvatore Parisi, capogruppo della sinistra democratica. Un anno fa, segnalai al primo cittadino i anomala assunzione di Balzamo &#8211; racconta Parisi &#8211; Chiesi al sindaco di riristinare la legalità e il rispetto delle regole della trasparenza amministrativa &#8211; aggiunge &#8211; Nella Napoli Servizi fu adottata una scelta gravissima. Un cx assessore nominato nel consiglio di amministrazione di Napoli Servizi, decise di farsi assumere come direttore generale tramite contratto a tempo indeterminato. Un comportamento arrogante . Il sindaco decise di aprire un&#8217;inchiesta. Rosetta venuta a conoscenza dei fatti chiese spiegazioni agli assessori Oddati e Cardillo &#8211; sottolinea Parisi &#8211; il sindaco sollecit le dimissioni di Balzamo dall incarico di direttore generale in modo che rientrasse nel ruolo di amministratore delegato . Le richieste della fascia tn- colore furono ignorate, dice il consigliere: Entrambi gli assessori non assunsero alcun provvedimento, infischiandosene del sindaco . Tra l&#8217;altro, sarebbe stato violato il Codice per la disciplina delle procedure di ricerca, selezione ed inserimento del personale , approvato dall&#8217;amministrazione comunale di Napoli con la delibera di giunta numero 2419 del 6 luglio 2007. Una delibera illustrata con enfasi, due anni fa, dall&#8217;assessore alle risorse strategiche Enrico Cardillo. Stabilisce che le procedure di selezione e di assunzione del personale si fondano sulla scrupolosa osservanza dei criteri di massima pubblicità e trasparenza, orientate al rispetto dei principi di uguaglianza e pari opportunità nell accesso all&#8217;impiego . Una foglia di fico. Infatti, lo stesso Cardillo, si è fatto assumere nel ruolo di direttore generale nella partecipata Stoà. Dunque, si predica bene e si razzola male. Il capogruppo della Sinistra democratica, per non molla. Il sindaco deve rimuovere rapidamente tutti i componenti del consiglio di amministrazione, nominando un amministratore unico di provata esperienza &#8211; puntualizza &#8211; E&#8217; necessario ripristinare una corretta gestione dell azienda recuperando buone relazioni sindacali con i lavoratori. La scellerata gestione aziendale prodotta dall attuale gruppo dirigente della Napoli Servizi &#8211; continua Parisi &#8211; ha prodotto disservizi, conflitti, scioperi . Emergono anche conflitti d&#8217;interesse. Il presidente di Napoli Servizi, Francesco Manna, ricopre il ruolo di capo gabinetto del governate pugese Nichi Vendola. Ironiche le domande poste da Franco Maranta e Vincenzo Gagliano segretari regionali del Pdci. Avvocato Manna le viene il sospetto che l&#8217;incarico che ricopre è lottizzato? Avvocato ma lei quanto guadagna? &#8211; chiedono i due &#8211; Avvocato tutti gli incarichi che lei ha avuto sono frutti di concorso oppure sono ad personarn per indicazioni politiche? </span></p>
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		<title>Balzamo &amp; Balzamo: parla il manager dal doppio incarico</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Oct 2009 05:53:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Balzamo]]></category>
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		<description><![CDATA[(di Patrizio Mannu da il Corriere del Mezzogiorno) Parla alla fine Ferdinando Balzamo. Archi­tetto per titolo; amministrato­re delegato e direttore genera­le di Napoli Servizi per lavo­ro. «A 145 mila euro lordi al­l’anno di compenso», dice, confermando quanto antici­pato ieri dal Corriere del Mez­zogiorno . Architetto, conferma an­che i benefit? Auto di fascia alta, telefonino e polizza di fine mandato per un impor­to di 10mila euro all’anno per un triennio? «Questi e basta». Poi c’è il cumulo dei com­pensi da amministratore de­legato e direttore generale. «Quello no. Il 24 aprile del 2007 ho comunicato al re­sponsabile del personale di Napoli Servizi, con lettera protocollata di ‘‘rinunciare al compenso quale amministra­tore delegato’’. Inoltre, in considerazione dell’entrata in vigore della legge 296 del 2006 ho comunicato il 22 gen­naio 2007 di ‘‘provvedere al­l’adeguamento del mio com­penso di ad nella misura del 70% del compenso del sinda­co di Napoli». Centoquaranta­cinquemila euro all’anno sono una bella somma. Di questi tempi for­se troppo alta, non crede? «Non posso dir­lo io. Sarebbe utile fare un paragone con omologhe fi­gure professionali inserite in aziende simili a Napoli Servizi. Una ‘‘spa’’ da 60 milioni all’anno e 1.500 dipendenti. Facciamo il paragone poi vediamo». Come le è stato assegnato il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Patrizio Mannu da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>Parla alla fine Ferdinando Balzamo. Archi­tetto per titolo; amministrato­re delegato e direttore genera­le di Napoli Servizi per lavo­ro. «A 145 mila euro lordi al­l’anno di compenso», dice, confermando quanto antici­pato ieri dal  Corriere del Mez­zogiorno .</p>
<p>Architetto, conferma an­che i benefit? Auto di fascia alta, telefonino e polizza di fine mandato per un impor­to di 10mila euro all’anno per un triennio?</p>
<p>«Questi e basta».</p>
<p>Poi c’è il cumulo dei com­pensi da amministratore de­legato e direttore generale.</p>
<p>«Quello no. Il 24 aprile del 2007 ho comunicato al re­sponsabile del personale di Napoli Servizi, con lettera protocollata di ‘‘rinunciare al compenso quale amministra­tore delegato’’. Inoltre, in considerazione dell’entrata in vigore della legge 296 del 2006 ho comunicato il 22 gen­naio 2007 di ‘‘provvedere al­l’adeguamento del mio com­penso di ad nella misura del 70% del compenso del sinda­co di Napoli».</p>
<p>Centoquaranta­cinquemila euro all’anno sono una bella somma. Di questi tempi for­se troppo alta, non crede?</p>
<p>«Non posso dir­lo io. Sarebbe utile fare un paragone con omologhe fi­gure professionali inserite in aziende simili a Napoli Servizi. Una ‘‘spa’’ da 60 milioni all’anno e 1.500 dipendenti. Facciamo il paragone poi vediamo».</p>
<p>Come le è stato assegnato il compenso? Con quale pa­rametro, non credo se lo sia dato lei?</p>
<p>«No, ma non ricordo come avvenne. Credo che si sia ba­sato su uno ‘‘storico’’ in Na­poli Servizi».</p>
<p>Lei prima dell’aprile 2007 era amministratore delegato. Poi fu assunto quale direttore generale. Ora è entrambe le cose. Si è autoassunto, per ca­so?</p>
<p>«La nomina di direttore ge­nerale fu deliberata dal Consi­glio di amministrazione, io mi astenni dal voto».</p>
<p>Non le sembra irrituale? Lei era comunque presente.</p>
<p>«Ma non votai. sarei potu­to uscire dalla stanza come suggeriva ieri Varriale sul suo giornale, ma sarebbe sta­ta poca cosa. Forma per for­ma, anche l’astensione ha un suo valore».</p>
<p>Nel caso dovessero licen­ziarla, il licenziamento lo presenterà a se stesso?</p>
<p>«No. Io ho il potere di assu­mere e licenziare i dipenden­ti. I dirigenti li assume e li li­cenzia, in Napoli Servizi, il consiglio di amministrazio­ne: un presidente, un ad, e tre consiglieri».</p>
<p>Comunque, per un quinto</p>
<p>sarebbe chiamato a licenziar­si&#8230;</p>
<p>«Formalmente sì, ma mi asterrei come ho fatto con la mia assunzione».</p>
<p>Ma non sarebbe meglio, in generale, per la scelta del dg proporre un concorso con evidenza pubblica?</p>
<p>«Non sta a me dirlo. E’ sta­ta una decisone del cda che ha accolto un’indicazione del­l’azionista, cioè il Comune di Napoli».</p>
<p>Si sarebbe potuto sceglie­re il miglior manager sulla piazza in questo modo. Lei ritiene di esserlo?</p>
<p>«Non posso fare analisi su me stesso. Si farebbero valu­tazioni di merito che non sta a me fare, scusi».</p>
<p>Lei è architetto, una pro­fessione libera che ha a che fare con la fantasia e l’imma­ginazione. Perché scegliere un posto da dirigente a tem­po indeterminato in una so­cietà comunale?</p>
<p>«Perché lo dice un po’ la mia storia personale. Poi ma­gari, ad un certo punto si è chiamati a fare delle scelte che avvengono in ben deter­minati momenti».</p>
<p>I maligni dicono che un posto da direttore generale serva a fare curriculum.</p>
<p>«Un posto così porta a mi­surarsi con una professione che ha aspetti gratificanti. Certo, alla fine fa anche curri­culum » .</p>
<p>Sembra l’inseguimento del posto fisso, pescando nelle nomine da sottobosco politico.</p>
<p>«Io in qualità di dirigente non ho il posto fisso. Posso essere licenziato e sempre dal cda, come le dicevo. E’ ve­ro che dopo molti anni è com­plicato licenziare un dirigen­te, per tutta una serie di spe­se accessori».</p>
<p>Perché all’inizio si è rifiu­tato di pubblicizzare il suo compenso? E soprattutto al­l’assessore al Bilancio?</p>
<p>«Alla fine l’ho pubblicizza­to ».</p>
<p>Dopo che è apparso sul giornale però.</p>
<p>«Non volevo fare né il pri­mo né l’ultimo della classe». </p>
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		<title>Balzamo, il manager che guadagna quanto due Iervolino</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 11:24:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Balzamo]]></category>
		<category><![CDATA[Napoliservizi]]></category>
		<category><![CDATA[Salvatore Varriale]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Patrizio Mannu da il Corriere del Mezzogiorno) Almeno di Napoli Ser­vizi, la società comunale parteno­pea, l’assessore Riccardo Realfonzo qualcosa in più potrà sapere. Il com­penso del direttore generale Ferdi­nando Balzamo, ad esempio. Che in Napoli Servizi negli anni ha prima ricoperto la carica di amministrato­re delegato (verbale del 3 luglio 2006), poi di direttore generale (ver­bale del 23 aprile 2007). Ma non fi­nisce qui, perché (verbale del 4 apri­le 2008) l’architetto «dal primo apri­le 2008 è stato assunto presso la me­desima società a tempo indetermi­nato ». Nei verbali ci sono anche i com­pensi, al lordo; più una serie di be­nefit. Ma va anche spiegato che a la­tere del compenso, Napoli Servizi è obbligata a versare la relativa con­tribuzione. Entrambe (compensi e contribuzione) assommabili alla vo­ce ‘‘costo’’ a carico delle casse azien­dali. «L’architetto Balzamo — affer­ma Salvatore Varriale, ex assessore al Bilancio, oggi consigliere comu­nale del Pdl — da marzo 2007 a marzo 2008 mi risulta essere costa­to all’azienda circa 300.000 euro. Si arriva a questa cifra sommando i compensi di amministratore dele­gato &#8211; 110mila euro più il 12% di contribuzione per i lavoratori auto­nomi e tutta una serie di benefit già previsti quali un’auto aziendale di fascia alta e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Patrizio Mannu da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>Almeno di Napoli Ser­vizi, la società comunale parteno­pea, l’assessore Riccardo Realfonzo qualcosa in più potrà sapere. Il com­penso del direttore generale Ferdi­nando Balzamo, ad esempio. Che in Napoli Servizi negli anni ha prima ricoperto la carica di amministrato­re delegato (verbale del 3 luglio 2006), poi di direttore generale (ver­bale del 23 aprile 2007). Ma non fi­nisce qui, perché (verbale del 4 apri­le 2008) l’architetto «dal primo apri­le 2008 è stato assunto presso la me­desima società a tempo indetermi­nato ».</p>
<p>Nei verbali ci sono anche i com­pensi, al lordo; più una serie di be­nefit. Ma va anche spiegato che a la­tere del compenso, Napoli Servizi è obbligata a versare la relativa con­tribuzione. Entrambe (compensi e contribuzione) assommabili alla vo­ce ‘‘costo’’ a carico delle casse azien­dali. «L’architetto Balzamo — affer­ma Salvatore Varriale, ex assessore al Bilancio, oggi consigliere comu­nale del Pdl — da marzo 2007 a marzo 2008 mi risulta essere costa­to all’azienda circa 300.000 euro. Si arriva a questa cifra sommando i compensi di amministratore dele­gato &#8211; 110mila euro più il 12% di contribuzione per i lavoratori auto­nomi e tutta una serie di benefit già previsti quali un’auto aziendale di fascia alta e una polizza assicurati­va di trattamento di fine mandato per un importo di 10mila euro an­nui, per i 3 anni d’incarico &#8211; e di di­rettore generale, altri 110mila euro, con relativa contribuzione». Che Balzamo, in un’attribuzione di pote­ri assolutamente legale, mantenes­se i due incarichi è indicato dalla de­liberazione dell’assemblea (verbale del 23 aprile 2007) che recita di no­minare ‘‘ per il triennio 2007-2010 alla funzione di direttore generale l’architetto Ferdinando Balzamo (&#8230;) conservando il ruolo attual­mente ricoperto di amministratore delegato, confermando allo stesso tutti i poteri ad esso attribuiti dal consiglio di amministrazione ’’. Del­l’incarico di ad e anche di consiglie­re di amministrazione, Balzamo si spoglierà a partire dal primo aprile 2008, quando sarà assunto, si legge nel verbale d’assemblea del 4 aprile 2008, ‘‘ con la qualifica di dirigente con contratto a tempo indetermina­to, rinunciando al periodo di prova previsto dal contratto, con una re­tribuzione lorda annua di 145mila euro ’’. C’è da sottolineare che al mo­mento della deliberazione, Balza­mo si è astenuto dal votare la pro­ria assunzione. «Tuttavia — ripren­de Varriale — è singolare che l’am­ministratore delegato assista alla propria assunzione a dirigente. Lo trovo almeno irrituale. Poteva usci­re dalla sala, ma la sostanza non sa­rebbe cambiata». Certo, 145mila eu­ro, sono una bella somma. Per dire, un po’ meno del doppio dello sti­pendio della stessa sindaca Iervoli­no, che all’anno precepisce un com­penso lordo di 84mila 223 euro.</p>
<p>I tecnici spiegano compensi così alti, perché in capo dei direttori ge­nerali delle società comunali risie­dono attività gestionali, che vuol di­re maggiori responsabilità e conse­guenti rischi. Gli incarichi a Balza­mo sono stati conferiti quando dele­gato del sindaco era Nicola Oddati. Sull’assessore, Varriale esprime per­plessità. «Non condivido — dice— il modo con il quale ha gestito la si­tuazione. Non me ne voglia Oddati, ma temo sia stato un po’ superficia­le. La finanziaria del 2007 aveva messo un tetto ai compensi degli amministratori delle partecipate in rapportato al compenso del sinda­co. Questi ultimi non potevano su­perare dapprima l’80% per il presi­dente di Consiglio di amministra­zione e il 70% per i consiglieri, oggi rispettivamente il 70% e il 60%. L’as­sessore Oddati ha sforato quei limi­ti imposti dalla legge, non abbas­sando i compensi dopo l’entrata in vigore del testo normativo, la 296 del 2006».</p>
<p>In questi mesi, le partecipate so­no state nel centro del mirino per sprechi e, a volte, inefficienze. «La situazione delle società comunali — afferma Varriale — è decisamen­te critica per le casse del del Comu­ne, della quale però non mi pare ci si sia resi conto e che andrebbe af­frontata con la massima urgenza. Le partecipate costano oltre 350 milio­ni di euro all’anno con una gestione costantemente in perdita nonostan­te Palazzo San Giacomo evidenzi una perenne e strutturale carenza di risorse finanziarie. Scontiamo una sorta di peccato originale. A Napoli le partecipate hanno sostituito i vec­chi carrozzoni delle municipalizzate cambiando soltanto la forma giudi­ca ma lasciando intatta la sostanza. In pratica ogni partecipata è stata concepita come l’occasione per co­struire un ammortizzatore sociale e non come opportunità di crescita e volàno per l’economia locale. Si è scelto di costruire società su servizi marginali senza pensare al mercato ma soltanto a offrire tanti posti di lavoro anche se marginale e spesso mal pagato. I settori in crescita co­me l’energia e il gas sono stati accan­tonati perché richiedevano investi­menti e soprattutto mentalità im­prenditoriale vera». </p>
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		<title>«Napoli Servizi», stop ai pagamenti a fattura</title>
		<link>http://www.napolionline.org/new/%c2%abnapoli-servizi%c2%bb-stop-ai-pagamenti-a-fattura</link>
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		<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 05:38:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Napoliservizi]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Fabrizio Geremicca da il Corriere del Mezzogiorno) Approvata la convenzione che disciplinerà i rapporti tra il Comune e Napoli Servizi fino al 30 settembre 2012. Ieri in consiglio comunale è passata la delibera proposta dall’assessore alle Risorse strategiche, Riccardo Realfonzo, che introduce meccanismi di controllo più stretti sui conti della società. Una necessità ineludibile: alla data del 21 settembre 2009 palazzo San Giacomo aveva già maturato 32 milioni di debito fuori bilancio &#8211; ripianato con la stessa delibera che introduce il nuovo regolamento &#8211; per fronteggiare le spese sostenute dalla compagine societaria di cui detiene la totalità delle quote. La convenzione specifica ri­gidamente le prestazioni og­getto dell’accordo tra Comu­ne e società e pone un limite alle attività extra. L’articolo 4, in particolare, stabilisce che qualora sia necessario affida­re a Napoli Servizi nuove pre­stazioni, «il responsabile del procedimento ne dà comuni­cazione alla società, indican­do anche, ove possibile, le atti­vità che andranno interrotte o contenute, per compensare i relativi costi». Il sesto comma prevede: «Non possono essere richie­ste integrazioni o modifiche del piano che comportino un aumento, per l’anno in corso e/o per gli anni successivi, del costo complessivo, definito dal consiglio comunale, delle attività affidate a Napoli Servi­zi. Qualora tali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Fabrizio Geremicca da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>Approvata la convenzione che disciplinerà i rapporti tra il Comune e Napoli Servizi fino al 30 settembre 2012. Ieri in consiglio comunale è passata la delibera proposta dall’assessore alle Risorse strategiche, Riccardo Realfonzo, che introduce meccanismi di controllo più stretti sui conti della società. Una necessità ineludibile: alla data del 21 settembre 2009 palazzo San Giacomo aveva già maturato 32 milioni di debito fuori bilancio &#8211; ripianato con la stessa delibera che introduce il nuovo regolamento &#8211; per fronteggiare le spese sostenute dalla compagine societaria di cui detiene la totalità delle quote.</p>
<p>La convenzione specifica ri­gidamente le prestazioni og­getto dell’accordo tra Comu­ne e società e pone un limite alle attività extra. L’articolo 4, in particolare, stabilisce che qualora sia necessario affida­re a Napoli Servizi nuove pre­stazioni, «il responsabile del procedimento ne dà comuni­cazione alla società, indican­do anche, ove possibile, le atti­vità che andranno interrotte o contenute, per compensare i relativi costi».</p>
<p>Il sesto comma prevede: «Non possono essere richie­ste integrazioni o modifiche del piano che comportino un aumento, per l’anno in corso e/o per gli anni successivi, del costo complessivo, definito dal consiglio comunale, delle attività affidate a Napoli Servi­zi. Qualora tali integrazioni si­ano assolutamente indispen­sabili, l’approvazione delle stesse deve essere preceduta da deliberazione del Consi­glio comunale che accerti le condizioni di assoluta necessi­tà e convenienza e approvi le necessarie variazioni del bi­lancio e dei programmi». Commenta Realfonzo: «Razio­nalizzare le attività delle socie­tà del Comune serve a miglio­rare i servizi, a difendere la professionalità dei lavoratori e a togliere spazio a chi stru­mentalmente sostiene che pubblico sia sinonimo di car­rozzone. Ora la società non sa­rà più pagata in base alle fattu­re che presenta, ma dovrà di­mostrare i costi che sostiene e queste spese saranno rigida­mente controllate. Con la mo­difica che abbiamo fatto i 32 milioni li azzeriamo e non si possono più formare &#8211; ha pre­cisato Realfonzo &#8211; Se mettia­mo da parte la questione Na­poli Servizi il debito fuori bi­lancio è di 18 milioni di euro, a fronte dei 30 dell’anno scor­so. Certo è ancora elevato».</p>
<p>Nel consiglio di ieri è stato inoltre approvato l’ordine del giorno, presentato dal Pdl e ri­formulato da Carotenuto, di Rifondazione, con cui si chie­de la definizione del contratto di servizio con Asia entro il 31 dicembre 2009. Modificato ed approvato anche l’ordine del giorno di Ambrosino, che im­pegna Giunta e Sindaco a pre­sentare entro 90 giorni in Commissione Patrimonio una relazione sugli immobili comunali occupati e sulle ini­ziative da intraprendere.</p>
<p>Disco verde per la proposta di prevedere, nei prossimi concorsi pubblici per l’assun­zione di personale, titoli prefe­renziali e relativi punteggi per i lavoratori socialmente utili e per i precari che già pre­stano servizio per l’ammini­strazione comunale.</p>
<p>Mentre il sindaco Iervolino auspica che si acceleri il pas­saggio da tassa a tariffa della Tarsu, gli aumenti(fino al 60%) restano al centro del di­battito. La Giunta ha ricorda­to in Consiglio che derivano da una legge nazionale appro­vata dal governo Prodi ed at­tuata dall’esecutivo Berlusco­ni. Ha inoltre garantito che si impegnerà a reperire ulteriori risorse da destinare al fondo di sostegno per le fasce socia­li disagiate. Il centro destra ha presentato una mozione per annullare la delibera che de­termina tali aumenti, ma è sta­ta respinta. </p>
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		<title>Palma: l’azionista ha sempre il diritto di sapere</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 05:37:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Francesca Blasi da il Corriere del Mezzogiorno) «Se un Comune controlla o par­tecipa ad una società, ha il diritto, ovviamen­te, di conoscere i compensi dei dirigenti della società stessa. Questo vale per chiunque, En­te o socio singolo che sia. Ogni azionista, an­che di una singola quota, deve sapere a quan­to ammontano i compensi». A dirlo l’avvocato Antonio Palma, patroci­nante in Cassazione, e professore ordinario di Istituzioni di diritto romano presso la Fa­coltà di Giurisprudenza dell’Università di Na­poli Federico II, il quale aggiunge che «nel ca­so di rendere pubblici i redditi di una società che è controllata o partecipata da un Comu­ne, bisogna appellarsi al buon senso. Sicura­mente il Comune ha il diritto di sapere, ma non sempre vi è l’eventualità che questi ven­gano resi pubblici. Quando nella società si re­gistrano delle perdite e la società stessa deci­de di appianare il debito, allora deve rendere pubbliche le spese e quindi i redditi dei diri­genti che possono gravare sul bilancio». «I compensi dei dirigenti di una società di capitale — continua il professore — sono pubblici se la società è a partecipazione pub­blica, mentre se la società è privata, tecnica­mente, non vengono resi pubblici, anche se, ripeto, questo discorso non vale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Francesca Blasi da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>«Se un Comune controlla o par­tecipa ad una società, ha il diritto, ovviamen­te, di conoscere i compensi dei dirigenti della società stessa. Questo vale per chiunque, En­te o socio singolo che sia. Ogni azionista, an­che di una singola quota, deve sapere a quan­to ammontano i compensi».</p>
<p>A dirlo l’avvocato Antonio Palma, patroci­nante in Cassazione, e professore ordinario di Istituzioni di diritto romano presso la Fa­coltà di Giurisprudenza dell’Università di Na­poli Federico II, il quale aggiunge che «nel ca­so di rendere pubblici i redditi di una società che è controllata o partecipata da un Comu­ne, bisogna appellarsi al buon senso. Sicura­mente il Comune ha il diritto di sapere, ma non sempre vi è l’eventualità che questi ven­gano resi pubblici. Quando nella società si re­gistrano delle perdite e la società stessa deci­de di appianare il debito, allora deve rendere pubbliche le spese e quindi i redditi dei diri­genti che possono gravare sul bilancio».</p>
<p>«I compensi dei dirigenti di una società di capitale — continua il professore — sono pubblici se la società è a partecipazione pub­blica, mentre se la società è privata, tecnica­mente, non vengono resi pubblici, anche se, ripeto, questo discorso non vale per l’azioni­sta che ha sempre diritto di conoscere. Il di­scorso — prosegue Palma — è più comples­so se la società in questione è controllata o partecipata da un ente pubblico, come può es­sere, appunto, un Comune. Qui entrano in gioco tanti fattori. È necessario, infatti, analiz­zare gli atti costitutivi, gli statuti e quanto è necessario per la precisa analisi dei singoli ca­si » .</p>
<p>Per l’avvocato, comunque, è fondamentale fare una marcata distinzione. «Bisogna capi­re — dichiara — se si parla in termini di op­portunità politica, o, piuttosto, di opportuni­tà giuridica. Nel primo caso, è giusto chiede­re di sapere i compensi dei dirigenti e di chi grava sul bilancio, visto che il diritto di cono­scenza è fondamentale, nel secondo caso, in­vece, la situazione va valutata situazione per situazione, senza ammettere nessun tipo di generalizzazione». </p>
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		<title>Dirigenti di società comunali, stipendi top secret. «Per privacy»</title>
		<link>http://www.napolionline.org/new/dirigenti-di-societa-comunali-stipendi-top-secret-per-privacy</link>
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		<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 05:35:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Balzamo]]></category>
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		<description><![CDATA[(di Patrizio Mannu da il Corriere del Mezzogiorno) La lettera ha per oggetto la «rico­gnizione sulla struttura dirigenziale»; per desti­natari i presidenti di 17 società controllate dal Co­mune di Napoli; a firmarla è stato l’assessore al Bilancio Riccardo Realfonzo. Chiedeva un «pro­spetto sintetico con l’indicazione di tutti i sogget­ti che hanno incarichi dirigenziali all’interno del­le società, con tipologia di contratto di lavoro, re­tribuzione annuale percepita e curricula ». Ve la spieghiamo come se aveste due anni: potremmo dire che è come se il proprietario di un’azienda interpellasse il direttore del personale per sapere quanto guadagna ogni suo manager. Vi sembra cosa normale? Supponiamo di sì. Credete sia av­venuto? Se supponete di sì, vi sbagliate. Hanno risposto solo alcune società; le altre hanno di fat­to schermato le informazioni, soprattutto quelle riguardanti gli stipendi dei dirigenti; la parte più succulenta del monitoraggio assessorile. Ché gli stipendi dei membri dei consigli di amministra­zione (dall’ad al presidente) sono già pubblici per obbligo del ministro Brunetta. L’esercito delle 17 Può darsi che Realfonzo finora non abbia avu­to fortuna visto che ha scritto a 17 società (a Na­poli è un numero che fa tremare). La lettera, data­ta 31 agosto (protocollo 2682) era indirizzata ad Anm, Arin, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Patrizio Mannu da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p><div id="attachment_2829" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/10/realfonzo.jpg"><img src="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/10/realfonzo.jpg" alt="Riccardo Realfonzo" title="realfonzo" width="150" height="180" class="size-full wp-image-2829" /></a><p class="wp-caption-text">Riccardo Realfonzo</p></div> La lettera ha per oggetto la «rico­gnizione sulla struttura dirigenziale»; per desti­natari i presidenti di 17 società controllate dal Co­mune di Napoli; a firmarla è stato l’assessore al Bilancio Riccardo Realfonzo. Chiedeva un «pro­spetto sintetico con l’indicazione di tutti i sogget­ti che hanno incarichi dirigenziali all’interno del­le società, con tipologia di contratto di lavoro, re­tribuzione annuale percepita e  curricula ». Ve la spieghiamo come se aveste due anni: potremmo dire che è come se il proprietario di un’azienda interpellasse il direttore del personale per sapere quanto guadagna ogni suo manager. Vi sembra cosa normale? Supponiamo di sì. Credete sia av­venuto? Se supponete di sì, vi sbagliate. Hanno risposto solo alcune società; le altre hanno di fat­to  schermato le informazioni, soprattutto quelle riguardanti gli stipendi dei dirigenti; la parte più succulenta del monitoraggio assessorile. Ché gli stipendi dei membri dei consigli di amministra­zione (dall’ad al presidente) sono già pubblici per obbligo del ministro Brunetta.</p>
<p>L’esercito delle 17</p>
<p>Può darsi che Realfonzo finora non abbia avu­to fortuna visto che ha scritto a 17 società (a Na­poli è un numero che fa tremare). La lettera, data­ta 31 agosto (protocollo 2682) era indirizzata ad Anm, Arin, Asìa, Consor­zio San Giovanni, Napoli Servizi, Napoli Sociale, Terme di Agnano, Bagno­lifutura, Metronapoli, Stoà, Mostra d’Oltrema­re, Caan, Elpis, Sirena, Anea, Napoli Orientale, Napolipark. Alla richiesta hanno ottemperato solo in sei: Asìa, Terme di Agnano, Napoli Sociale, Metronapoli, Consorzio San Giovanni e Arin. Gli altri si sono avvalsi della legge sulla tutela della privacy, anche se nel caso dato sembra alquanto stiracchiata visto che si trattava di una sorta di comunicazione interna fra dipendente e società; le informazioni non dovevano essere indirizzate nè ai cittadini, né alla stampa, quanto per com­prendere efficienza delle società stesse, costi in rapporto alla produttività. Elementi utili per per­mettere all’assessorato strategie da approntare.</p>
<p>La scelta trasparente di Hubler</p>
<p>Comunque, di almeno sei società Realfonzo sa tutto. C’è poi il caso di Bagnolifutura, la socie­tà di trasformazione urbana del Comune. Essa è una di quelle che non ha fornito dati all’assesso­re. Ma il suo direttore generale Mario Hubler (è stato assunto il 30 luglio 2007, scadrà nel luglio 2010) compie una scelta di trasparenza a cui va dato merito. Gli abbiamo chiesto quanto guada­gna. Ci ha risposto: «154mila euro lordi all’an­no ». Non ha auto con autista ma solo cellulare di servizio. Il suo compenso è più alto di quello di presidente di Bagnolifutura (Rocco Papa, 58.956 euro) e vicepresidente (Casimiro Monti, 50.534 euro). Una spiegazione c’è: in capo ad Hu­bler ricadono tutte le attività gestionali della Stu; che significano responsabilità e rischi.</p>
<p>La scelta «battagliera» di Balzamo</p>
<p>Comportamento diverso, ma non per questo meno legittimo, quello di Ferdinando Balzamo, direttore generale di Napoli Servizi, la ‘‘comuna­­le’’ che gestisce in house il patrimonio immobi­­liare ad uso strumentale ed il patrimonio urba­no del Comune partenopeo. Balzamo intende tu­telare la propria privacy e ha annunciato che que­relerà chiunque «continui a riproporre in manie­ra strumentale la cifra di 300mila euro, quale compenso annuale per l’incarico di dg». Una ci­fra divulgata da Salvatore Varriale, consigliere comunale del Pdl, e che ieri ha confermato: «Da parte mia ribadisco quanto detto in Consiglio co­munale non solo da me: mi risulta che Balzamo costa complessivamente all’azienda circa 300mila euro all’anno fra compenso, contributi e benefit». Come detto, Balzamo oggi è direttore generale di Napoli Servizi, ma prima di assume­re l’incarico era amministratore delegato della società. Nel prospetto pubblicato dal Comune in omaggio alla «direttiva» Brunetta sulla traspa­renza degli incarichi pubblici, si legge che Balza­mo «ha rinunciato ai compensi di consigliere di amministrazione e amministratore delegato, in quanto percepisce il compenso di dirigente del­la società». E’ lecito pensare che abbia scelto l’in­carico di direttore generale per encomiabile spi­rito di servizio (uno stipendio al posto di due); ma è altrettanto lecito pensare che abbia scelto un più remunerativo incarico, rispetto a quelli di ad e consigliere (il suo presidente Francesco Manna percepisce un compenso di 58.956 eu­ro). E se trovate strano che un ad si ‘‘degradi’’ a direttore generale, Manna la spiega così. «Nel 2007 — ricorda — l’allora delegato del sindaco Nicola Oddati inviò al consiglio di amministra­zione l’indicazione di nomina del direttore gene­rale nella persona di Ferdinando Balzamo. Il con­siglio di amministrazione fece sua l’indicazione del Comune che poi era ed è il proprietario di Napoli Servizi». Un’operazione del tutto lecita, sia chiaro. Ma che fa pensare. Se fra i cinque componenti del consiglio di amministrazione che hanno dato seguito all’indicazione del dele­gato del sindaco figurava anche Balzamo, è pos­sibile che quest&#8217;ultimo abbia votato per incarica­re se stesso? «Non ricordo esattamente come sia­no andate le cose, è passato un po’ di tempo — afferma Manna — ma è chiaro che se oggi è di­rettore generale, all’epoca deve aver accettato l’incarico». Per nomine del genere non si dovreb­be attingere a concorsi di pubblica evidenza? «Al­lora e anche oggi — conclude il presidente di Na­poli Servizi — non è così, pur se si va verso una direzione che dovrebbe cambiare le modalità di nomina » .</p>
<p>Trasparenza e privacy. Il Codice civile</p>
<p>Se i compensi dei dirigenti delle partecipate comunali possano essere resi pubblici o vadano tutelati in nome della privacy, è materia legale sulla quale si può discutere. Certo è che l’asses­sorato di Realfonzo andrà fino in fondo, volen­doci veder chiaro. Può aiutare tuttavia l’articolo 2396 del Codice civile, secondo il quale «le dispo­sizioni che regolano la responsabilità degli am­ministratori si applicano anche ai direttori gene­rali nominati dall’assemblea o per disposizione dello Statuto, in relazione ai compiti loro affida­ti, salve le azioni esercitabili in base al rapporto di lavoro con la società». </p>
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		<title>Napoli Servizi, piano contro i debiti</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 05:24:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Cristina Zagaria da la Repubblica Napoli) Approvata la manovra finanziaria sugli equilibri di bilancio 2009. Regge la maggioranza. Vengono risparmiati 10 milioni di euro e ridotti del 40 per cento i debiti fuori bilancio. Soddisfatto il sindaco e rinvigorito l´assessore Riccardo Realfonzo, che ha lavorato con dedizione alla manovra. A margine del bilancio, continua la discussione sulla Tarsu e passa un ordine del giorno per censire e, eventualmente sgomberare, tutti gli immobili comunali occupati, compreso l´ex convento a Materdei dal 12 settembre nelle mani del gruppo di CasaPound. L´azione più incisiva, approvata ieri in consiglio, è la nuova convenzione con Napoli Servizi, che fino al 20 settembre di quest´anno ha fatto accumulare al Comune 32 milioni di debito. «La delibera relativa alla Napoli Servizi chiude i conti col passato eliminando il problema della creazione di debiti fuori bilancio &#8211; spiega Realfonzo -. La nuova convenzione e il nuovo statuto della società partecipata attuano le norme europee sul controllo, in modo da rendere l´azienda &#8220;braccio operativo&#8221; del Comune, sottoposto a controlli e regole». Cioè si contengono i conti della società (pagando solo i costi) e ogni attività sarà vagliata direttamente dalla giunta. «Vado avanti con la strada del rigore per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Cristina Zagaria da la Repubblica Napoli)</strong></p>
<p>Approvata la manovra finanziaria sugli equilibri di bilancio 2009. Regge la maggioranza. Vengono risparmiati 10 milioni di euro e ridotti del 40 per cento i debiti fuori bilancio. Soddisfatto il sindaco e rinvigorito l´assessore Riccardo Realfonzo, che ha lavorato con dedizione alla manovra. A margine del bilancio, continua la discussione sulla Tarsu e passa un ordine del giorno per censire e, eventualmente sgomberare, tutti gli immobili comunali occupati, compreso l´ex convento a Materdei dal 12 settembre nelle mani del gruppo di CasaPound.<br />
L´azione più incisiva, approvata ieri in consiglio, è la nuova convenzione con Napoli Servizi, che fino al 20 settembre di quest´anno ha fatto accumulare al Comune 32 milioni di debito. «La delibera relativa alla Napoli Servizi chiude i conti col passato eliminando il problema della creazione di debiti fuori bilancio &#8211; spiega Realfonzo -. La nuova convenzione e il nuovo statuto della società partecipata attuano le norme europee sul controllo, in modo da rendere l´azienda &#8220;braccio operativo&#8221; del Comune, sottoposto a controlli e regole». Cioè si contengono i conti della società (pagando solo i costi) e ogni attività sarà vagliata direttamente dalla giunta. «Vado avanti con la strada del rigore per il risanamento dei conti del Comune &#8211; ha detto ancora l´assessore &#8211; e sono contrario all´idea che le partecipate siano un parcheggio per politici trombati né sono disposto a fare la spartizione di posti ricorrendo a un qualche manuale Cencelli». Ed è solo il primo esperimento. La stessa linea sarà gradualmente applicata a tutte le Partecipate. I 32 milioni di debito fuori bilancio legati alla Napoli sevizi così «vengono azzerati per l´anno prossimo» spiega l´assessore, che parla di altri 18 milioni: «Sono tantissimi, ma c´è una diminuzione del 40 per cento sul totale».<br />
Il sindaco Rosa Iervolino Russo è soddisfatta della «tenuta ferrea di tutta la maggioranza» e auspica un veloce passaggio dalla Tarsu alla tariffa (Tia) sui rifiuti. «La tassa, nella sua uguaglianza assoluta &#8211; dice il sindaco &#8211; finisce con l´essere ingiusta per la differenza che c´è tra 100 metri a Scampia e altrettanti a Posillipo, mentre la tariffa è flessibile sul territorio». L´impegno del sindaco è «cercare di reperire il massimo di risorse per i rimborsi, anche tendendo la mano a Stato e Regione, senza vergogna ma con dignità». Passa in Consiglio, anche, l´ordine del giorno a firma di Raffaele Ambrosino (Pdl), relativo a una relazione sul numero di edifici occupati di proprietà comunali. Entro 90 giorni, la commissione Patrimonio dovrà stilare un elenco delle strutture occupate e le finalità dell´occupazione stessa. Con la manovra recepite anche risorse per rifacimento della rete fognaria di via Ben Hur a Soccavo (3 milioni) e stanziati 10 milioni per il controllo del traffico.</p>
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		<title>Manager delle partecipate è scontro sugli stipendi</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 07:07:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di lu.ro. da il Mattino) «Ho scritto alle aziende partecipate di inviarmi gli stipendi dei dirigenti ma in pochissime mi hanno risposto». Non bastasse la bufera dei mancati sgravi sulla Tarsu l&#8217;assessore Riccardo Realfonzo in Consiglio comunale rivela un altro tema che rischia di trasformarsi in un boomerang per Palazzo San Giacomo. Il giallo sui dirigenti delle aziende comunali, che non ricadono sotto la normativa Brunetta. La querelle assume sempre più i contorni di un fatto concreto. Salvatore Varriale. consigliere comunale del Pdl, ieri in aula ha rincarato la dose rivolgendosi a Realfonzo al quale ha chiesto informazioni su uno dei manager di Napoliservizi, l&#8217;ex assessore Fernando Balsamo: «Mi risulta che guadagna 300mila euro all&#8217;armo e viaggia con un&#8217;auto di lusso pagata dal Comune». L&#8217;assessore non ha replicato sul punto ma ha ribadito di non riuscire ad avere informazioni. L&#8217;eco delle vicende di Napoliservizi arriva fino in Puglia, perché il presidente di Napoliservizi Francesco Manna è anche il capo di gabinetto del presidente della Regione Puglia Nichi Vendola. E dalla Puglia arrivano bordate contro di lui dal capogruppo del Pdl Rocco Palese. Tornando a Napoli Raffaele Carotenuto di Rifondazione palesa altre incongruenze che riguardano le aziende comunali. «Mi risulta &#8211; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di lu.ro. da il Mattino)</strong></p>
<p>«Ho scritto alle aziende partecipate di inviarmi gli stipendi dei dirigenti ma in pochissime mi hanno risposto». Non bastasse la bufera dei mancati sgravi sulla Tarsu l&#8217;assessore Riccardo Realfonzo in Consiglio comunale rivela un altro tema che rischia di trasformarsi in un boomerang per Palazzo San Giacomo. Il giallo sui dirigenti delle aziende comunali, che non ricadono sotto la normativa Brunetta. La querelle assume sempre più i contorni di un fatto concreto. Salvatore Varriale. consigliere comunale del Pdl, ieri in aula ha rincarato la dose rivolgendosi a Realfonzo al quale ha chiesto informazioni su uno dei manager di Napoliservizi, l&#8217;ex assessore Fernando Balsamo: «Mi risulta che guadagna 300mila euro all&#8217;armo e viaggia con un&#8217;auto di lusso pagata dal Comune». L&#8217;assessore non ha replicato sul punto ma ha ribadito di non riuscire ad avere informazioni. L&#8217;eco delle vicende di Napoliservizi arriva fino in Puglia, perché il presidente di Napoliservizi Francesco Manna è anche il capo di gabinetto del presidente della Regione Puglia Nichi Vendola. E dalla Puglia arrivano bordate contro di lui dal capogruppo del Pdl Rocco Palese.<br />
Tornando a Napoli Raffaele Carotenuto di Rifondazione palesa altre incongruenze che riguardano le aziende comunali. «Mi risulta &#8211; scrive in una nota il consigliere comunale &#8211; che parte dei management di Napoliservizi e altre aziende sì sarebbero autoassunti a tempo indeterminato nelle rispettive aziende al 100% di proprietà dell&#8217;ente». Carotenuto poi si rivolge al sindaco Rosa Russo Iervolino: «Ho voluto significare al sindaco a cui chiedo un intervento forte e deciso, che formalmente e giuridicamente ineccepibile che i manager pubblici si facciano assumere dai rispettivi Cda, ma politicamente insulso, inqualificabile e inopportuno». Un j&#8217;accuse  durissimo che sta scatenando un vespaio di polemiche: «In una fase storica dove a tutti, nessuno escluso, &#8211; conclude Carotenuto -vengono chiesti sacrifici economici e di contribuire ad una crisi ormai di dimensioni mondiali qualcuno si industria a &#8220;prendersi&#8221; il posto a vita. Questo è immorale, insopportabile, è quello che non dovrebbe succedere. Incalzerò il sindaco affinché questi amministratori vengano fatti retrocedere da questa scelta».<br />
Insomma sulle partecipate si annuncia una nuova battaglia all&#8217;interno della maggioranza soprattutto se si considera che Realfonzo all&#8217;atto del suo insediamento annunciò che frale priorità ci sarebbe stato «il riordino delle aziende partecipate che devono diventare il fiore all&#8217;occhiello del Comune».</p>
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		<title>Napoliservizi fa infuriare Realfonzo</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 07:03:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Napoliservizi]]></category>

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		<description><![CDATA[(da il Napoli) È il cruccio di Riccardo Realfonzo, la Napoliservizi, azienda di ex lsu a traino del Comune: scintille fra l&#8217;esponente della giunta Iervolino e il management dell&#8217;azienda, in particolare con Ferdinando Balzamo, ex assessore al Patrimonio del Comune, uomo di fede bassoliniana, nella bufera perché non ha voluto render noto il suo stipendio in seno alla società pubblica nonostante gli &#8220;inviti&#8221; dell&#8217;assessore. E come se non bastasse, ieri è scoppiato anche il caso in Puglia: il presidente della Napoliservizi è Francesco Manna, comunista, che ricopre anche l&#8217;incarico di capo di gabinetto del presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. Ad insorgere, sono stati i consigliere del locale PdL. E Manna ha riposto per le rime annunciando querele e azioni legali: «Il sottoscritto &#8211; ha detto &#8211; non è mai stato nè dirigente, nè amministratore delegato della Napoliservizi, ma solo presidente, quindi senza deleghe operative in una società che ha chiuso i suoi ultimi due bilanci con un utile di tre milioni di euro, ricevendo attestazioni di stima da parte dell&#8217;amministrazione comunale e dallo stesso assessore Realfonzo». Così non pare, visto che proprio ieri l&#8217;assessore in Aula ha ribadito di aver messo «un freno» alla società.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(da il Napoli)</strong></p>
<p>È il cruccio di Riccardo Realfonzo, la Napoliservizi, azienda di ex lsu a traino del Comune: scintille fra l&#8217;esponente della giunta Iervolino e il management dell&#8217;azienda, in particolare con Ferdinando Balzamo, ex assessore al Patrimonio del Comune, uomo di fede bassoliniana, nella bufera perché non ha voluto render noto il suo stipendio in seno alla società pubblica nonostante gli &#8220;inviti&#8221; dell&#8217;assessore. E come se non bastasse, ieri è scoppiato anche il caso in Puglia: il presidente della Napoliservizi è Francesco Manna, comunista, che ricopre anche l&#8217;incarico di capo di gabinetto del presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. Ad insorgere, sono stati i consigliere del locale PdL. E Manna ha riposto per le rime annunciando querele e azioni legali: «Il sottoscritto &#8211; ha detto &#8211; non è mai stato nè dirigente, nè amministratore delegato della Napoliservizi, ma solo presidente, quindi senza deleghe operative in una società che ha chiuso i suoi ultimi due bilanci con un utile di tre milioni di euro, ricevendo attestazioni di stima da parte dell&#8217;amministrazione comunale e dallo stesso assessore Realfonzo». Così non pare, visto che proprio ieri l&#8217;assessore in Aula ha ribadito di aver messo «un freno» alla società. </p>
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		<title>Tarsu, niente sconto dal Comune</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 06:25:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di P.C. da il Corriere del Mezzogiorno) Il centrosini­stra ha bocciato gli sgravi sul­la Tarsu. Il Consiglio comuna­le di Napoli, chiamato a vota­re la manovra di riequilibrio di bilancio (la seduta è stata riaggiornata a stamattina), ha infatti detto no all’aumen­to del fondo destinato alle fa­miglie più povere per solle­varle — seppure parzialmen­te — dal pagamento della tas­sa sui rifiuti; fondo che quin­di rimarrà fermo a 2 milioni e mezzo contro i 10 milioni che venivano chiesti in Con­siglio da molti consiglieri con un coro bipartizan. La proposta era stata avan­zata dal Pdl con un ordine del giorno sostenuto anche da Pdci, da Idv e da Carlo Mi­gliaccio del Gruppo misto. Ma la giunta ha detto no. Niente tagli alla tassa sui ri­fiuti, insomma, e la Tarsu ri­marrà altissima. Indipenden­temente dal quartiere in cui si abita, con aumenti del 60 per cento che in questi gior­ni già si contano nelle cartel­le di pagamento che stanno giungendo nelle case dei na­poletani. «Non possiamo ipo­tizzare una cifra ulteriore da destinare agli sgravi», ha spiegato all’aula Rosa Russo Iervolino, perché a suo avvi­so «mancano gli elementi per poterla quantificare». Il centrosinistra aveva presen­tato un emendamento all’or­dine del giorno in questione che impegnava «la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di P.C. da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>Il centrosini­stra ha bocciato gli sgravi sul­la Tarsu. Il Consiglio comuna­le di Napoli, chiamato a vota­re la manovra di riequilibrio di bilancio (la seduta è stata riaggiornata a stamattina), ha infatti detto no all’aumen­to del fondo destinato alle fa­miglie più povere per solle­varle — seppure parzialmen­te — dal pagamento della tas­sa sui rifiuti; fondo che quin­di rimarrà fermo a 2 milioni e mezzo contro i 10 milioni che venivano chiesti in Con­siglio da molti consiglieri con un coro bipartizan.</p>
<p>La proposta era stata avan­zata dal Pdl con un ordine del giorno sostenuto anche da Pdci, da Idv e da Carlo Mi­gliaccio del Gruppo misto. Ma la giunta ha detto no. Niente tagli alla tassa sui ri­fiuti, insomma, e la Tarsu ri­marrà altissima. Indipenden­temente dal quartiere in cui si abita, con aumenti del 60 per cento che in questi gior­ni già si contano nelle cartel­le di pagamento che stanno giungendo nelle case dei na­poletani. «Non possiamo ipo­tizzare una cifra ulteriore da destinare agli sgravi», ha spiegato all’aula Rosa Russo Iervolino, perché a suo avvi­so «mancano gli elementi per poterla quantificare». Il centrosinistra aveva presen­tato un emendamento all’or­dine del giorno in questione che impegnava «la giunta ad incrementare il massimo possibile in sede di assesta­mento di Bilancio le risorse a favore dei contribuenti me­no abbienti, con particolare attenzione ai cittadini di Chiaiano, che sopportano specifici danni ambientali per la gestione del ciclo inte­grato dei rifiuti». Ma il docu­mento è stato respinto. «Co­sì come era formulata — ha detto l’assessore al Bilancio, Riccardo Realfonzo — la pro­posta non poteva essere ac­cettata. Ci siamo però impe­gnati ad incrementare le ri­sorse al massimo possibile».</p>
<p>E così, al centro delle pole­miche ci finisce proprio Real­fonzo, che da parte sua ha sempre sostenuto come l’au­mento della Tarsu fosse «at­tribuibile al governo che ci ha imposto di coprire il cen­to per cento della spesa per i rifiuti». In realtà, il governo ha solo fatto sapere che, ter­minata l’emergenza rifiuti in Campania, i Comuni devono farsi carico dell’intero costo del ciclo dei rifiuti. Ma non ha mai sostenuto che l’intero costo dovesse ricadere sui cittadini. Da qui, le tensioni, altissime, di ieri in aula. E sempre Riccardo Realfonzo, a proposito del costo dei diri­genti delle società controlla­te dal Comune, ha fatto sape­re di aver scritto «una lettera a tutte le amministrazioni delle società partecipate — sono 17 — affinché mi faces­sero una relazione sui com­pensi dei loro dirigenti. Ma finora ho ricevuto solo po­chissime risposte».</p>
<p>Insomma, per Realfonzo ri­sulta difficile sapere quanto le società cotrollate (la dele­ga è la sua) spendano per gli stipendi dei dirigenti che, a differenza dei consiglieri di amministrazione delle stesse società, non sono obbligati dalla legge Brunetta in mate­ria di trasparenza a rendere pubblici i loro emolumenti. Questo perché formalmente i compensi derivano da con­tratti di diritto privato, dun­que non vige lo stesso obbli­go di trasparenza che la leg­ge impone ai dirigenti pub­blici.</p>
<p>Nei giorni scorsi l&#8217;argo­mento era venuto alla ribalta quando l’ex assessore al Bi­lancio, Salvatore Varriale, aveva sostenuto in una nota: «Mi giunge notizia che la re­tribuzione di Balzamo, diret­tore generale di Napoli Servi­zi, sfiorerebbe i 300 mila eu­ro l’anno». Immediata e pic­cata la replica di Balzamo sui suoi compensi: «Certamente non lo faccio sapere al mio vi­cino di casa attraverso un giornale. Volesse il cielo gua­dagnassi quanto dice Varria­le ».</p>
<p>Ieri la vicenda è stata ripre­sa in consiglio comunale da Raffaele Carotenuto, capo­gruppo di Rifondazione, che già nell&#8217;ultima seduta di con­siglio comunale aveva solle­vato il problema cercando di sapere quanti e quali fossero i dirigenti delle società parte­cipate del Comune, e quanto percepissero per il loro inca­rico. </p>
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		<title>Il punto della settimana – 11 ottobre 2009</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Oct 2009 21:52:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Parliamo di Napoliservizi. L&#8217;ex assessore Balzamo, nominato dal Comune nel Cda, non dice quanto prende in qualità di Direttore Generale dell&#8217;azienda, appellandosi alla privacy. Sullo sfondo il litigio tra Oddati e Realfonzo. Dirigenti superpagati e impiegati sottopagati. E intanto il Comune fa un nuovo debito con le banche perché l&#8217;ANM non può pagare gli stipendi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/10/eiopago.jpg"><img src="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/10/eiopago.jpg" alt="eiopago" title="eiopago" width="233" height="133" class="alignleft size-full wp-image-3377" /></a> Parliamo di Napoliservizi. L&#8217;ex assessore Balzamo, nominato dal Comune nel Cda, non dice quanto prende in qualità di Direttore Generale dell&#8217;azienda, appellandosi alla privacy. Sullo sfondo il litigio tra Oddati e Realfonzo. Dirigenti superpagati e impiegati sottopagati. E intanto il Comune fa un nuovo debito con le banche perché l&#8217;ANM non può pagare gli stipendi.</p>
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		<title>Balzamo: «Il mio stipendio? Non sono tenuto a dirlo» L’assessore Realfonzo insiste</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Oct 2009 07:56:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Fabrizio Geremicca da il Corriere del Mezzogiorno) «Mi giunge notizia che la retribuzione di Ferdi­nando Balzamo, amministratore delegato e direttore gene­rale di Napoli Servizi, ammonterebbe a circa 160mila euro, ai quali ne vanno aggiunti almeno altri 90mila come costi aziendali, oltre i benefit del ruolo, a partire da telefonino ed auto di servizio. Il tutto, per un totale che sfiorerebbe, a questo punto, i trecentomila euro». Salvatore Varriale, con­sigliere comunale del Pdl, in una lettera all’assessore Real­fonzo chiede delucidazioni circa gli emolumenti versati a Balzamo. «Il sito del Comune riporta che non percepisce alcun compenso come amministratore delegato, ma da nessuna parte, nemmeno nel bilancio di Napoli Servizi, c’è una voce che dica chiaramente quale sia la sua retribuzio­ne di direttore generale». Balzamo replica a stretto giro: «Volesse il cielo che io guadagnassi quanto dice Varriale. Evidentemente il consigliere comunale del Pdl si riferisce alle voci che sente la notte, quando non riesce a dormire». Non dice, però, a quanto ammontino i suoi compensi: «Certamente non lo faccio sapere al mio vicino di casa attraverso il Corriere del Mezzogiorno». A quanto pare, non lo farà sapere neppure a palazzo San Giacomo e non sarà il solo dirigente di parte­cipata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Fabrizio Geremicca da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p><a href="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/10/comune.jpg"><img src="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/10/comune.jpg" alt="comune" title="comune" width="212" height="61" class="alignleft size-full wp-image-3372" /></a> «Mi giunge notizia che la retribuzione di Ferdi­nando Balzamo, amministratore delegato e direttore gene­rale di Napoli Servizi, ammonterebbe a circa 160mila euro, ai quali ne vanno aggiunti almeno altri 90mila come costi aziendali, oltre i benefit del ruolo, a partire da telefonino ed auto di servizio. Il tutto, per un totale che sfiorerebbe, a questo punto, i trecentomila euro». Salvatore Varriale, con­sigliere comunale del Pdl, in una lettera all’assessore Real­fonzo chiede delucidazioni circa gli emolumenti versati a Balzamo. «Il sito del Comune riporta che non percepisce alcun compenso come amministratore delegato, ma da nessuna parte, nemmeno nel bilancio di Napoli Servizi, c’è una voce che dica chiaramente quale sia la sua retribuzio­ne di direttore generale». Balzamo replica a stretto giro: «Volesse il cielo che io guadagnassi quanto dice Varriale. Evidentemente il consigliere comunale del Pdl si riferisce alle voci che sente la notte, quando non riesce a dormire». Non dice, però, a quanto ammontino i suoi compensi: «Certamente non lo faccio sapere al mio vicino di casa attraverso il Corriere del Mezzogiorno». A quanto pare, non lo farà sapere neppure a palazzo San Giacomo e non sarà il solo dirigente di parte­cipata a tacere. Nei giorni scorsi, infatti, secondo quanto risulta al Corriere del Mezzogiorno, l’asses­sore alle Risorse Strategiche ha in­viato una lettera a tutte le società &#8211; una ventina circa &#8211; delle quali palazzo San Giacomo detiene quo­te di maggioranza o il controllo totale. Ha chiesto loro di comuni­cargli le remunerazioni dei diri­genti. A parte un paio, nessuna ha risposto.</p>
<p>Formalmente i compensi derivano da contratti di diritto privato, dunque non vige lo stesso obbligo di trasparenza che la legge impone per i dirigenti pubblici. Di più, gli emo­lumenti non possono essere resi noti senza il consenso de­gli interessati. Pare, tuttavia, che il silenzio non sia piaciuto a Realfonzo, che si sarebbe aspettato ben diversa collabora­zione, da parte di società controllate da Palazzo San Giaco­mo e dallo stesso finanziate. Dall’assessorato fanno infatti sapere che torneranno alla carica e solleciteranno nuova­mente i dirigenti delle partecipate a rispondere. Sul caso in­terviene anche il capogruppo del Pd al Comune, Fabio Be­nincasa: « «La pubblicità dei compensi,premi aggiuntivi, be­nefit, curricula del managment delle società pubbliche è ele­mento di trasparenza che dovrebbe essere adottato dal Co­mune anche in assenza di un obbligo di legge analogo a quello previsto per i dirigenti pubblici». </p>
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		<title>Napoli Servizi, San Carlo e fondi europei: la disfida tra Oddati e Realfonzo</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Oct 2009 05:20:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Paolo Cuozzo da il Corriere del Mezzogiorno) Riccardo Realfonzo non ha mai fatto mistero di non stravedere per Nicola Od­dati. E viceversa. I due si «beccarono» subito, nove mesi fa, quando la sindaca Iervolino nel distribuire le deleghe affidò a Oddati la gestio­ne dei fondi europei per il Centro storico, cam­biando così le cose rispetto all’epoca di Cardillo quando era l’assessore alle Finanze a gestire i fondi europei. Tutti. Da qui l’insurrezione di Re­alfonzo, che, nell’approntare il bilancio di previ­sione 2009 — giustificandosi col dire che si ri­duceva «su tutti i fronti» — tagliò più di un mi­lione al San Carlo. Apriti cielo. Oddati, respon­sabile della Cultura, insorse minacciando dimis­sioni: «O lui o io, in giunta assieme non possia­mo più stare», disse. «Oddati e Realfonzo? So­no due giovani che vogliono fare carriera, ma va tutto bene. Al San Carlo daremo quanto ser­ve », fu però il gelido commento della sindaca. Sono rimasti entrambi al loro posto, Realfonzo e Oddati, com’era prevedibile visto che al Co­mune le dimissioni non sono di moda. Oggi i due si ritrovano nuovamente su sponde con­trapposte, divisi dalle vedute sulla Napoli Servi­zi: per Realfonzo, la società Partecipata del Co­mune «è un pozzo senza fondo» ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Paolo Cuozzo da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>Riccardo Realfonzo non ha mai fatto mistero di non stravedere per Nicola Od­dati. E viceversa. I due si «beccarono» subito, nove mesi fa, quando la sindaca Iervolino nel distribuire le deleghe affidò a Oddati la gestio­ne dei fondi europei per il Centro storico, cam­biando così le cose rispetto all’epoca di Cardillo quando era l’assessore alle Finanze a gestire i fondi europei. Tutti. Da qui l’insurrezione di Re­alfonzo, che, nell’approntare il bilancio di previ­sione 2009 — giustificandosi col dire che si ri­duceva «su tutti i fronti» — tagliò più di un mi­lione al San Carlo. Apriti cielo. Oddati, respon­sabile della Cultura, insorse minacciando dimis­sioni: «O lui o io, in giunta assieme non possia­mo più stare», disse. «Oddati e Realfonzo? So­no due giovani che vogliono fare carriera, ma va tutto bene. Al San Carlo daremo quanto ser­ve », fu però il gelido commento della sindaca. Sono rimasti entrambi al loro posto, Realfonzo e Oddati, com’era prevedibile visto che al Co­mune le dimissioni non sono di moda. Oggi i due si ritrovano nuovamente su sponde con­trapposte, divisi dalle vedute sulla Napoli Servi­zi: per Realfonzo, la società Partecipata del Co­mune «è un pozzo senza fondo» ed è «la causa principale dei debiti fuori bilancio». Per Odda­ti, invece, una «società ben gestita». E forse per questo, quando si è trattato di votare la delibe­ra sul riequilibrio di bilancio proposta da Real­fonzo che, di fatto, pur aumentando lo stanzia­mento per la società rispetto al previsionale 2009 conferisce, più o meno, una ventina di mi­lioni in meno del fabbisogno della Napoli Servi­zi, l’assessore alla Cultura, che nel precedente mandato-Iervolino aveva la delega proprio alla Napoli Servizi, è andato via senza votare. Do­manda: chi ha ragione tra i due? Ed ancora: la sindaca con chi è schierata oggi o con chi si schiererà in futuro? In giunta le bocche sono cu­cite. Solo un assessore, che chiede di non esse­re citato, dice chiaro e tondo che «il problema di Napoli Servizi è un problema che il Comune aveva deciso di affrontare in passato, ponendo la società sul mercato, salvo poi ripensarci e de­finirla oggi società strategica». Altri, pratica­mente tutti, preferiscono invece non commen­­tare, non schierarsi con nessuno dei due, nella maggior parte dei casi sostenendo che «tanto la polemica rientrerà». Sarà.</p>
<p>Va detto comunque che, fatti alla mano, la Iervolino ha affidato le scelte di bilancio a Real­fonzo. Totalmente. E, pur avendo preso a male le lettera inviata dall’assessore alle Finanze al Corriere del Mezzogiorno — nella quale lamen­tava le difficoltà incontrate in un Comune che si opponeva alla svolta che lui avrebbe voluto imporre — il bilancio lo ha firmato comunque e le scelte sulla Napoli Servizi le ha avallate tut­te. Del resto, ogni decisione l’ha presa sempre lei: anche quelle che ora Prc contesta, come quella di assumere l’Ad, Nando Balzamo, con contratto di direttore generale; oppure quella di indicare Francesco Moccia, presidente che durante la settimana si divide tra Napoli e la Pu­glia, dove svolge anche il ruolo di capostaff del presidente della Regione, Vendola. E anche quando alla Napoli Servizi è stato conferito il mandato dal Comune, che prevedeva un costo di 60 milioni l’anno, c’era sempre lei, la sinda­ca. La quale ieri ha presieduto una riunione di maggioranza proprio per blindare la manovra correttiva di Realfonzo, che prevede i minori fi­nanziamenti a Napoli Servizi: si va a caccia ai 31 voti necessari per l’ok dell’aula che si riunirà dopodomani. Ecco perché oggi, se Realfonzo muove critiche molto pesanti nei confronti di questa società (che dipende in toto dal Comu­ne e che, per come è la norma, non può metter­si sul mercato per cercare altre commesse) la sindaca è con lui. Malgrado l’apparente silen­zio. </p>
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		<title>Napoli Servizi, solo 4 addetti per pulire il litorale</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Oct 2009 05:46:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Napoliservizi]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Patrizio Mannu da il Corriere del Mezzogiorno) Vuoi vedere che aveva ragio­ne la Ortese a dire che «il mare non bagna Napoli?». E che invece le spiagge le trovi a Roma, a ridosso del Campidoglio magari? Anche se, per dire, non ci sembra che davan­ti al Colosseo si siano mai viste distese di ombrelloni. Eppure qualcosa di strano deve esserci se «Roma Multiservizi» (l’azienda ca­pitolina per i servizi integrati alla città, dalla pulizia all’igiene, dalla manutenzione all’agi­bilità di scuole e aree verdi) dispone a presi­dio e bonifica delle spiagge del litorale ro­mano (400 mila metri quadrati) 60 persone, mentre Napoli Servizi (l’omologa parteno­pea), al litorale provinciale ne dedica 4. E stiamo parlando di distribuzione della forza lavoro su un intero anno. Il confronto (e le differenze) fra le due aziende comunali può cominciare da qui: cosa fanno e in quanti lo fanno. Ma un identikit di carattere più generale potreb­be servire. Roma Multiservizi può contare su 4 mila operai; l’ultimo fatturato ammon­ta a 84 milioni; il 75% degli occupati è don­na. Napoli Servizi di operai ne ha 1.308, l’ultimo fatturato è di 60 milioni. Possibile che a Napoli con meno della metà del per­sonale romano si arrivi a fatturare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Patrizio Mannu da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>Vuoi vedere che aveva ragio­ne la Ortese a dire che «il mare non bagna Napoli?». E che invece le spiagge le trovi a Roma, a ridosso del Campidoglio magari? Anche se, per dire, non ci sembra che davan­ti al Colosseo si siano mai viste distese di ombrelloni. Eppure qualcosa di strano deve esserci se «Roma Multiservizi» (l’azienda ca­pitolina per i servizi integrati alla città, dalla pulizia all’igiene, dalla manutenzione all’agi­bilità di scuole e aree verdi) dispone a presi­dio e bonifica delle spiagge del litorale ro­mano (400 mila metri quadrati) 60 persone, mentre Napoli Servizi (l’omologa parteno­pea), al litorale provinciale ne dedica 4. E stiamo parlando di distribuzione della forza lavoro su un intero anno.</p>
<p>Il confronto (e le differenze) fra le due aziende comunali può cominciare da qui: cosa fanno e in quanti lo fanno. Ma un identikit di carattere più generale potreb­be servire. Roma Multiservizi può contare su 4 mila operai; l’ultimo fatturato ammon­ta a 84 milioni; il 75% degli occupati è don­na. Napoli Servizi di operai ne ha 1.308, l’ultimo fatturato è di 60 milioni. Possibile che a Napoli con meno della metà del per­sonale romano si arrivi a fatturare solo 20 milioni in meno di quanto faccia l’azienda capitolina? Potremmo dire che qui da noi Aleksej Grigor’evic Stachanov è diventato un modello cui tendere, lì no. Oppure, che lì gigioneggiano fannulloni, qui no. Ma vi pare pulita la città? Normalmente agibile la Villa comunale o un qualsiasi altro par­co? Un dubbio viene se a seminarne ci si mette l’assessore al Bilancio Riccardo Real­fonzo, il quale vuol «rivedere la fatturazio­ne a prestazione», giudicata poco control­labile visto che il Comune si trova a dover pagare prestazioni non si sa per cosa (Na­poli Servizi si autogoverna), tanto che non ha alcuna intenzione di assecondare circa 40 milioni di debiti fuori bilancio. Per l’as­sessore alla Cultura Nicola Oddati ( Corrie­re del Mezzogiorno di ieri), invece — che in Napoli Servizi ha avuto tanta parte quan­do era titolare del &#8216;dicastero&#8217; al Lavoro — «la multiservizi potrebbe essere un fiore al­l’occhiello e costa meno di Asìa, Anm e Na­polipark ». Potrebbe essere vero. Potrebbe. Ma il medesimo assessore ha anche affer­mato «di aver assunto un suo amico come dirigente del personale». Nulla di male, sia chiaro; sarebbe utile però conoscere cosa ne pensi qualcuno delle centinaia di mi­gliaia di persone che a Napoli cercano un lavoro ma non hanno un amico assessore. Va be’, si dirà, schermaglie fra assessori.</p>
<p>Tutt’altra cosa i numeri, quelli sono te­stardi. Vediamone alcuni, spulciando qui è là. Servizi nelle scuole, per esempio. Roma Multiservizi dedica per assistenza e igiene 1.700 operai spalmati su 850 fra asili, scuo­le elementari e istituti professionali. Napo­li Servizi 154 (112 per le 78 scuole, 42 per i 26 asili nido. Vogliamo dare uno sguardo ai parchi verdi? La multiservizi romana ha in carico 3 milioni e mezzo di aree verdi, cui dedica 150 operatori fra pulizia, recupe­ro e manutenzione; quella napoletana, che di metri quadri di verde ne ha in carico un milione e 168 mila, utilizza 137 addetti. Pi­giando sulla calcolatrice domestica e divi­dendo la superficie per addetto, si ottiene che ogni &#8216;giardiniere&#8217; napoletano ha in ca­rico 8.525 metri quadri, a fronte dei 23 mi­la di un collega romano. Il 270 per cento in meno. Torna la domanda: vi sembra nor­malmente agibile un qualunque nostro parco? Andiamo avanti.</p>
<p>Prendiamo i servizi nelle aree cimiteria­li. Roma Multiservizi ha in carico 11 cam­posanti; Napoli Servizi 13. La società capi­tolina dispone di 100 addetti. L’omologa partenopea ne ha 79. Un ultimo dato ri­guarda i musei: nell’Urbe sorveglianza, guardia di sala e reception dei 10 musei in affidamento sono gestite da 75 operai. Da noi le 30 strutture, e dentro troviamo com­prese anche le chiese, sono affidate a 31 ad­detti.</p>
<p>Un’altra differenza dal confronto emerge. E non ci sembra di piccolissimo conto. Na­poli Servizi è una società di completa pro­prietà comunale; Palazzo San Giacomo deci­se nel 1999 di gestire in house providing il proprio patrimonio immobiliare. Al di là del momentaneo effetto taumaturgico che l’esterofilia produce, l’ house providing è quel modello di organizzazione e gestione dei pubblici servizi (erogazione, forniture, lavori) che le amministrazioni adottano sen­za ricorrere al libero mercato. Roma Multi­servizi è andata da un’altra parte, più ardua ma sicuramente più coraggiosa e remunera­tiva: resta, è vero, una società a prevalente capitale pubblico, cui però si affiancano partner privati. Attualmente il Comune di Roma detiene il 15% della società e Ama (nettezza urbana) il 36%. Il restante 49% è controllato da Manutencoop e La Veneta Ser­vizi, entrambe aziende leader nei settori del­l’igiene urbana e del facility management.</p>
<p>Abbiamo ancora voglia di discutere? </p>
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		<title>Oddati: «Napoli Servizi? Costa meno di Asìa e Napolipark»</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 05:47:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
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		<description><![CDATA[(di Simona Brandolini da il Corriere del Mezzogiorno) Napoli Servizi ogget­to di una guerra tutta interna a Palaz­zo San Giacomo. Tra Nicola Oddati e Riccardo Realfonzo. Il primo, ex as­sessore al Lavoro, a cui vengono più o meno apertamente, contestate as­sunzioni di amici nella società di pu­lizia comunale. Il secondo, responsa­bile del Bilancio, che ha denunciato, in una lettera al Corriere del Mezzo­giorno , i debiti fuori bilancio della Napoli Servizi e parlato di prebende. Assessore Oddati, Napoli Servizi è uno scandalo? «No, dovrebbe essere un fiore al­l’occhiello » . Ma non lo è evidentemente. «Non lo è perché non sempre l’ab­biamo interpretata come tale». Cosa significa? «Questa società è stata costituita nel ’99 perché la normativa sugli Lsu prevedeva da parte dei Comuni l’ob­bligo di stabilizzarli». Ma non ci sono solo ex Lsu. «No». E chi ha scelto quei lavoratori? «C’era un elenco di lavoratori in mobilità e corsisti. Una lista. Abbia­mo applicato semplicemente una leg­ge, il decreto Mastella. E abbiamo, poi esteso le attività della società non solo alla pulizia delle superfici interne del Comune, ma anche per esempio ai siti museali, al Maschio Agioino, a Castel dell’Ovo, al Pan e per piccoli interventi straordinari». L’assessore Realfonzo parla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Simona Brandolini da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p><div id="attachment_546" class="wp-caption alignleft" style="width: 150px"><a href="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/07/oddati.jpg"><img src="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/07/oddati.jpg" alt="Nicola Oddati" title="oddati" width="140" height="105" class="size-full wp-image-546" /></a><p class="wp-caption-text">Nicola Oddati</p></div> Napoli Servizi ogget­to di una guerra tutta interna a Palaz­zo San Giacomo. Tra Nicola Oddati e Riccardo Realfonzo. Il primo, ex as­sessore al Lavoro, a cui vengono più o meno apertamente, contestate as­sunzioni di amici nella società di pu­lizia comunale. Il secondo, responsa­bile del Bilancio, che ha denunciato, in una lettera al  Corriere del Mezzo­giorno ,  i debiti fuori bilancio della Napoli Servizi e parlato di prebende.</p>
<p>Assessore Oddati, Napoli Servizi è uno scandalo?</p>
<p>«No, dovrebbe essere un fiore al­l’occhiello » .</p>
<p>Ma non lo è evidentemente.</p>
<p>«Non lo è perché non sempre l’ab­biamo interpretata come tale».</p>
<p>Cosa significa?</p>
<p>«Questa società è stata costituita nel ’99 perché la normativa sugli Lsu prevedeva da parte dei Comuni l’ob­bligo di stabilizzarli».</p>
<p>Ma non ci sono solo ex Lsu.</p>
<p>«No».</p>
<p>E chi ha scelto quei lavoratori?</p>
<p>«C’era un elenco di lavoratori in mobilità e corsisti. Una lista. Abbia­mo applicato semplicemente una leg­ge, il decreto Mastella. E abbiamo, poi esteso le attività della società non solo alla pulizia delle superfici interne del Comune, ma anche per esempio ai siti museali, al Maschio Agioino, a Castel dell’Ovo, al Pan e per piccoli interventi straordinari».</p>
<p>L’assessore Realfonzo parla di debiti fuori bilancio per svariate de­cine di milioni di euro che il Comu­ne deve sopportare a causa della Napoli Servizi.</p>
<p>«I debiti fuori bilancio esistono perché il Comune non stanzia tutti i soldi previsti dal contratto di servi­zio stipulato con la Napoli Servizi. E cioé 30 milioni al posto di 60 milioni di euro».</p>
<p>Ma lei ha approvato quel bilan­cio con soli 30 milioni di euro.</p>
<p>«Sì, ma ho sempre mostrato le mie riserve, prima con Cardillo poi con Realfonzo. Soprattutto per un motivo. Chi ha proposto quel bilan­cio sa e sapeva perfettamente il valo­re della convenzione».</p>
<p>Ma Realfonzo contesta proprio la convenzione e le modalità di pa­gamento della Napoli Servizi, fattu­re a prestazione. Il Comune non può controllare il servizio.</p>
<p>«È esattamente il contrario. Mi spiace che un tecnico dimostri una tale ignoranza su bilanci e aziende. Non c’è una sola società del Comune che non abbia un contratto di servi­zio basato sulla quantità e qualità dei servizi. Io non pago un’azienda perché ha 1500 lavoratori, ma per­ché mi pulisce quegli spazi comuna­­li, fa guardiania nei musei e altro. Pa­go per le superfici interne in base ad un tariffario, pago quante unità sono state utilizzate per il servizio. Se cam­bio questa regola pago solo gli stipen­di » .</p>
<p>È pulito il suo ufficio in questo momento?</p>
<p>«Sì».</p>
<p>È pulito lo stadio San Paolo?</p>
<p>«Non ci sono stato stamattina».</p>
<p>Assessore sono puliti i giardinetti di fronte Palazzo San Giacomo?</p>
<p>«Proprio questo è il punto».</p>
<p>Già, il servizio è il punto.</p>
<p>«Se non è pulito io ti applico una penale » .</p>
<p>E chi stabilisce che non è pulito, a parte i cittadini che vivono la città?</p>
<p>«La responsabilità è del dirigente comunale che certifica la pulizia effet­tuata.</p>
<p>Nel passato alla Napoli Servizi so­no state applicate penali. Anche centi­naia di migliaia di euro».</p>
<p>Quante per la precisione?</p>
<p>«Quando ero io assessore al Lavoro, dopo 3 o 4 anni, c’era un contenzioso di 6 milioni di euro con la Napoli Servi­zi. Oggi funziona meglio, non bene, ma meglio. Ma perché l’Asìa pulisce le strade come vorremmo? L’Anm funzio­na benissimo? » .</p>
<p>Quando si parla di Napoli Servizi si parla di assunzioni clientelari, pre­bende. Si dice anche che lei ha fatto assumere un suo ex collaboratore. È vero?</p>
<p>«C’è una persona, un mio amico, che si chiama Mario Baggio che prima ha avuto una consulenza con la Napoli Servizi e poi è stato preso come diri­gente del personale. Non è mai stato un mio collaboratore. È un mio ami­co. Basta? » .</p>
<p>Dunque è una notizia falsa?</p>
<p>«Non è falso che sia un mio ami­co. Ma anche Muratore (Anm) lo è, anche Balzamo (Napoli Servizi). Per­ché Lauro (Napolipark) non è amico di Realfonzo?».</p>
<p>L’amministratore delegato Balza­mo è stato assunto come direttore generale. Tutto ok?</p>
<p>«È una procedura per niente stra­ordinaria. Seguita in molte società. Bonsignore era dipendente Asìa, co­me Ciro Turiello. Far coincidere le due cariche è un modo per risparmia­re » .</p>
<p>Ma anche per diventare dipen­dente pubblico.</p>
<p>«Non è così visto che il contratto è privatistico e può essere sollevato dall’incarico in qualsiasi momento».</p>
<p>Dunque è solo un caso politico?</p>
<p>«È accanimento. Che cosa strana: gli assessori che scrivono ai giornali contro la propria giunta e non succe­de niente. Io voglio solo essere lascia­to in pace. Sono orgoglioso di quello che ho fatto. Napoli Servizi oggi è una società pulita e trasparente. De­ve migliorare, certo, ma il Comune deve fare la sua parte».</p>
<p>Cioé ripianare il debito?</p>
<p>«L’alternativa è licenziare i lavora­tori per ridurre i costi».</p>
<p>Lei non ha votato quest’ultima manovra di riequilibrio.</p>
<p>«No. Dobbiamo essere più seri. Non possiamo continuare a dire fino­ra è stato tutto sbagliato adesso sia­mo rigorosi. Stiamo facendo dei dan­ni enormi » .</p>
<p>Ha letto Paolo Macry e Mariano D’Antonio? Semplificando dicono: la politica scelga o le clientele o l’ef­ficienza.</p>
<p>«Il discorso generale non regge. È legittimo per un politico avere un vantaggio dalle proprie scelte. Il di­scrimine è il come, sono le procedu­re, pulite o non. Napoli Servizi è sta­ta una scelta, non mia, ma che in par­te la rivendico. Tra l’altro in rappor­to costa meno di Asìa, Anm e Napoli­park, che non producono debiti fuo­ri bilancio solo perché si danno loro i soldi dovuti».</p>
<p>Ma ce l’ha con Realfonzo?</p>
<p>« Per la verità è Realfonzo che ce l’ha con me. Immagino perché mi considera un pericoloso bassolinia­no. Ma ha scelto il bersaglio sbaglia­to » .</p>
<p>Ma non c’è incompatibilità tra di voi?</p>
<p>«Pecco di immodestia: non mi sento incompatibile con nessuno, tantomeno con l’ultimo arrivato».</p>
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		<title>La polemica di Rifondazione Comunista su Tarsu e Napoliservizi</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 17:46:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Podcast]]></category>
		<category><![CDATA[Napoliservizi]]></category>
		<category><![CDATA[Rifondazione Comunista]]></category>
		<category><![CDATA[Tarsu]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Norberto Gallo) Intervista al capogruppo in Consiglio Comunale di Rifondazione Comunista su Napoliservizi e TARSU. Raffaele Carotenuto contesta il basso livello degli stipendi dei dipendenti di Napoliservizi mentre i dirigenti si autoassumono con stipendi molto alti. Sulla TARSU il problema dei fondi a disposizione per le esenzioni. Mentre il Consiglio Comunale aveva chiesto ad Aprile che il fondo per i rimborsi fosse di otto milioni e mezzo, il bilancio approdato in aula ne prevede soltanto due e mezzo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Norberto Gallo)</strong> </p>
<p><div id="attachment_1727" class="wp-caption alignleft" style="width: 200px"><a href="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/08/raffaele_carotenuto.jpg"><img src="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/08/raffaele_carotenuto.jpg" alt="Raffaele Carotenuto" title="Raffaele Carotenuto" width="190" height="130" class="size-full wp-image-1727" /></a><p class="wp-caption-text">Raffaele Carotenuto</p></div> Intervista al capogruppo in Consiglio Comunale di Rifondazione Comunista su Napoliservizi e TARSU. Raffaele Carotenuto contesta il basso livello degli stipendi dei dipendenti di Napoliservizi mentre i dirigenti si autoassumono con stipendi molto alti. Sulla TARSU il problema dei fondi a disposizione per le esenzioni. Mentre il Consiglio Comunale aveva chiesto ad Aprile che il fondo per i rimborsi fosse di otto milioni e mezzo, il bilancio approdato in aula ne prevede soltanto due e mezzo.</p>
<hr />
<hr />
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		<title>Il punto della settimana – 4 ottobre 2009</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Oct 2009 21:42:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[forum delle culture]]></category>
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		<description><![CDATA[Update sul Forum delle Culture ed il gran rifiuto del governo. Bertolaso sarà commissario per il Forum? La Tarsu e i conti in rosso sulla spazzatura. Nuovi aumenti per l&#8217;anno prossimo. Realfonzo verso le dimissioni?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/10/tartassati.jpg"><img src="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/10/tartassati-300x300.jpg" alt="tartassati" title="tartassati" width="300" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-3042" /></a> Update sul Forum delle Culture ed il gran rifiuto del governo. Bertolaso sarà commissario per il Forum? La Tarsu e i conti in rosso sulla spazzatura. Nuovi aumenti per l&#8217;anno prossimo. Realfonzo verso le dimissioni?</p>
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		<title>«Napoliservizi, superminimi da 3000 euro»</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Oct 2009 07:32:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Balzamo]]></category>
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		<description><![CDATA[(di Fabrizio Geremicca da il Corriere del Mezzogiorno) «Tra gli undici diri­genti aziendali di Napoli Servizi ce ne sono alcuni che percepi­scono, oltre allo stipendio da 1800 euro, superminimi che ar­rivano perfino a 3000 euro al mese. Emolumenti pagati non a chi merita, ma a chi è più vici­no ai referenti politici di questa società. Intanto, gli operai van­no avanti con meno di 900 euro al mese e gli impiegati che non hanno santi in Paradiso con 1250 euro lordi ogni trenta gior­ni ». Rosario Andreozzi, ammi­nistrativo di Napoliservizi e di­rigente della Cgil, traccia un quadro impietoso delle politi­che aziendali della società, par­tecipata al 100% dal Comune. Gestione discrezionale del per­sonale &#8211; il capo del settore è Ma­rio Baggio, già capo staff dell’as­sessore Nicola Oddati &#8211; e appal­ti esterni discutibili rappresen­tano, secondo la Cgil, le zavorre che rischiano di mandare a fon­do la società. Racconta Andreoz­zi: «Adesso la dirigenza sta ap­paltando esternamente la vigi­lanza dei parchi per 4 milioni di euro. Vigilanza armata. Ma a che serve la vigilanza armata nei giardini pubblici? Non ci so­no beni da custodire. Se c’è un’emergenza si chiama la poli­zia. Non basta: i vertici di Napo­liservizi avevano affidato in esterno pure la vigilanza dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Fabrizio Geremicca da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>«Tra gli undici diri­genti aziendali di Napoli Servizi ce ne sono alcuni che percepi­scono, oltre allo stipendio da 1800 euro, superminimi che ar­rivano perfino a 3000 euro al mese. Emolumenti pagati non a chi merita, ma a chi è più vici­no ai referenti politici di questa società. Intanto, gli operai van­no avanti con meno di 900 euro al mese e gli impiegati che non hanno santi in Paradiso con 1250 euro lordi ogni trenta gior­ni ». Rosario Andreozzi, ammi­nistrativo di Napoliservizi e di­rigente della Cgil, traccia un quadro impietoso delle politi­che aziendali della società, par­tecipata al 100% dal Comune. Gestione discrezionale del per­sonale &#8211; il capo del settore è Ma­rio Baggio, già capo staff dell’as­sessore Nicola Oddati &#8211; e appal­ti esterni discutibili rappresen­tano, secondo la Cgil, le zavorre che rischiano di mandare a fon­do la società. Racconta Andreoz­zi: «Adesso la dirigenza sta ap­paltando esternamente la vigi­lanza dei parchi per 4 milioni di euro. Vigilanza armata. Ma a che serve la vigilanza armata nei giardini pubblici? Non ci so­no beni da custodire. Se c’è un’emergenza si chiama la poli­zia. Non basta: i vertici di Napo­liservizi avevano affidato in esterno pure la vigilanza dei 1500 lavoratori della società, per 180.000 euro. Il vincitore avrebbe dovuto mettere il suo personale a sorvegliarci. Eppu­re abbiamo foglio di firma, mar­catempo, strutture di area terri­toriali con responsabili che con­trollano il personale. Sarebbe stato uno spreco. Siamo riusciti a bloccare la gara». Accadono cose strane, all’interno di Napo­li Servizi, stando a quel che rac­contano i sindacati.</p>
<p>Ecco, per esempio, quel che riferisce Salvatore Colurcio, un operaio che si occupa del servi­zio parchi e giardini, per lo più al Molosiglio, e fa parte del sin­dacato lavoratori in lotta: «Al parco Virgiliano c’è un laureato in Giurisprudenza con la scopa in mano. Non è amico di nessu­no, non ha protettori e resta se­condo livello. Persone con la li­cenza elementare, sponsorizza­te da qualche assessore, arriva­no al settimo livello. Le qualifi­che si danno in base all’apparte­nenza politica: chi è amico di qualcuno ha qualcosa. Chi meri­ta, ma va per la sua strada, no». Su questi temi e sulla richiesta di passare dal contratto Servizi a quello Federambiente &#8211; com­porterebbe l’aumento di circa 250 euro sulla paga base &#8211; i sin­dacati hanno proclamato doma­ni una giornata di sciopero.</p>
<p>Non sono dunque giorni faci­li, questi, per l’amministratore di Napoliservizi, Ferdinando Balzamo, ex assessore a Palazzo San Giacomo. Dopo le critiche di cattiva gestione mossegni dall’assessore alle Risorse Stra­tegiche, Riccardo Realfonzo, quelle dei sindacati lasciano in­tendere che avrebbe favorito, in seno alla società, persone le­gate alla politica. Nessuno lo ci­ta esplicitamente, ma il riferi­mento è a Nicola Oddati, che sa­rebbe da anni l’assessore di rife­rimento per la società gestita da Balzamo. «Falsità», la repli­ca di quest’ultimo. «Da Oddati non ho mai ricevuto, in tre an­ni, una telefonata che mi richie­desse alcunché. Quanto ai su­perminimi, sono per loro stes­sa natura uno strumento affida­to alla discrezionalità della diri­genza, che valuta chi li meriti. Tuttavia io non ne ho mai abu­sato nè li ho mai distribuiti per fini, diciamo così, elettoralisti­co &#8211; clientelari». </p>
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		<title>Tasse impossibili, servizi invisibili</title>
		<link>http://www.napolionline.org/new/tasse-impossibili-servizi-invisibili</link>
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		<pubDate>Sun, 04 Oct 2009 07:22:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Napoliservizi]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Paolo Macry da il Corriere del Mezzogiorno) Da una parte, le tas­se locali che van­no alle stelle. Dal­l’altra, ammini­strazioni totalmente incapa­ci di garantire la manuten­zione del territorio, i servizi della vita quotidiana, i pro­grammi di sviluppo. È que­sto uno dei nodi, forse il più importante, che sta affon­dando il sistema Italia e, in modo tutto particolare, il Mezzogiorno. I cittadini ven­gono schiacciati da prelievi cospicui, simili a quelli dei paesi più avanzati d’Europa, ma non per questo godono di servizi sia pur lontana­mente paragonabili a quelli che sono a disposizione, per esempio, degli svedesi o dei tedeschi (e che, ridu­cendo i costi complessivi del sistema produttivo, ren­dono la Svezia o la Germa­nia ben più competitive del nostro paese sul piano inter­nazionale). E perché accade questo? Perché — soprattutto nel Sud — il denaro ricavato dalle imposte viene usato male. Colpevolmente spre­cato in mille rivoli clientela­ri. Investito non nella cresci­ta del bene pubblico, ma al fine di raccogliere consensi per la propria parte politica. Il caso della Napoliservizi, della quale si è parlato negli ultimi giorni, è esemplare. La Napoliservizi Spa è una partecipata di Palazzo San Giacomo che ha una quantità di competenze (pu­lizia di centinaia di edifici comunali, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Paolo Macry da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p><div id="attachment_605" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a href="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/07/paolo_macry.jpg"><img src="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/07/paolo_macry.jpg" alt="Paolo Macry" title="paolo_macry" width="200" height="150" class="size-full wp-image-605" /></a><p class="wp-caption-text">Paolo Macry</p></div> Da una parte, le tas­se locali che van­no alle stelle. Dal­l’altra, ammini­strazioni totalmente incapa­ci di garantire la manuten­zione del territorio, i servizi della vita quotidiana, i pro­grammi di sviluppo. È que­sto uno dei nodi, forse il più importante, che sta affon­dando il sistema Italia e, in modo tutto particolare, il Mezzogiorno. I cittadini ven­gono schiacciati da prelievi cospicui, simili a quelli dei paesi più avanzati d’Europa, ma non per questo godono di servizi sia pur lontana­mente paragonabili a quelli che sono a disposizione, per esempio, degli svedesi o dei tedeschi (e che, ridu­cendo i costi complessivi del sistema produttivo, ren­dono la Svezia o la Germa­nia ben più competitive del nostro paese sul piano inter­nazionale).</p>
<p>E perché accade questo? Perché — soprattutto nel Sud — il denaro ricavato dalle imposte viene usato male. Colpevolmente spre­cato in mille rivoli clientela­ri. Investito non nella cresci­ta del bene pubblico, ma al fine di raccogliere consensi per la propria parte politica. Il caso della Napoliservizi, della quale si è parlato negli ultimi giorni, è esemplare.</p>
<p>La Napoliservizi Spa è una partecipata di Palazzo San Giacomo che ha una quantità di competenze (pu­lizia di centinaia di edifici comunali, manutenzione di 1,7 milioni di mq di verde pubblico, informatizzazio­ne e gestione dati, funzioni di vigilanza, di facchinag­gio, di trasporto persone, ec­cetera) e che, per assolvere a tali e tanti compiti, si avva­le dell’opera di circa mille­quattrocento dipendenti. Ma le cose vanno male, anzi molto male. La Napoliservi­zi scarica annualmente sul­le casse comunali un deficit enorme (per il 2008, la bel­lezza di quaranta milioni di debiti fuori bilancio), men­tre la produttività dei lavora­tori — che sono ex Lsu — è bassa e, del resto, a termini di convenzione, l’azienda non è sottoposta ad alcun controllo, se non quello del­l’azienda stessa. Quanto ai risultati concreti di un simi­le marchingegno, basta chiedere ai napoletani: tutti vedono con i propri occhi, per dirne una, lo stato de­plorevole del verde cittadi­no o degli edifici pubblici. Ecco insomma un paradig­ma di malgoverno ammini­­strativo: i contribuenti paga­no, la giunta mette in piedi carrozzoni elettorali, i car­rozzoni producono servizi indecorosi.</p>
<p>E nessuno sembra avere responsabilità alcuna. L’as­sessore al Bilancio protesta per il buco finanziario del­l’azienda. Il direttore del­l’azienda risponde che il bi­lancio è quasi tutto assorbi­to dalle spese per il perso­nale, naturalmente immo­dificabili, e aggiunge tra le righe che gestire lavoratori assunti con criteri politici è, in pratica, impossibile. Dunque, peggio per i contri­buenti.</p>
<p>Naturalmente esiste una strada maestra, in casi co­me questi, ed è la privatizza­zione. Ci provò, proprio con la Napoliservizi, l’ex as­sessore Enrico Cardillo e mal gliene incolse. Fu som­merso dalle critiche di sin­dacati e partiti, fu addirittu­ra aggredito fisicamente da gruppi di lavoratori e non se ne fece nulla. La politica, al Sud, ha le sue regole. L’importante non sono i giardini puliti, né il bilan­cio in ordine, né l’equità fi­scale. Importante è la rac­colta del consenso elettora­le, che permette di restare inamovibili nella stanza dei bottoni. E, per far questo, nulla di meglio che utilizza­re i soldi delle famiglie.</p>
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		<title>Dimissioni di Realfonzo, in giunta resta alta la tensione</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Oct 2009 11:58:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di c.c. da Cronache di Napoli) Nella giunta comunale di Rosa Russo Iervolino non si stempera la tensione. Fonti di Palazzo San Giacomo sostengono che l&#8217;assessore al bilancio Riccardo Realfonzo sarebbe orientato a dimettersi subito dopo l&#8217;approvazione della manovra di aggiustamento del bilancio. Il professore sannita potrebbe convincersi a rimanere solo se viene messo nelle condizioni di attuare la linea del rigore e della trasparenza amministrativa. Realfonzo, a quanto pare, non intende farsi condizionare dalla corrente bassoliniana soprattutto sulla linea da adottare nei confronti della aziende municipalizzate. L&#8217;assessore ha proposto la rimozione di alcuni dirigenti e consiglieri dì amministrazione accusati di aver gestito male e sprecato le risorse pubbliche o effettuato ‘autoassunzioni’. Ieri mattina, Ferdinando Balzamo l&#8217;amministratore delegato e componente del consiglio di amministrazione di Napoli Servizi che si è fatto assumere nel ruolo di dirigente della partecipata, ha convocato una conferenza stampa respingendo ogni accusa e scaricando ogni responsabilità. Eppure, il Comune rivestendo il ruolo di proprietario di Napoli Servizi, potrebbe azzerare il Cda nominando un amministratore unico. Un atto che è stato assunto dal presidente della Provincia Luigi Cesaro nei confronti dei &#8216;manager&#8217; della Sis che hanno effettuato assunzioni anomale accumulando un buco di bilancio di centinaia di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di c.c. da Cronache di Napoli)</strong></p>
<p>Nella giunta comunale di Rosa Russo Iervolino non si stempera la tensione. Fonti di Palazzo San Giacomo sostengono che l&#8217;assessore al bilancio Riccardo Realfonzo sarebbe orientato a dimettersi subito dopo l&#8217;approvazione della manovra di aggiustamento del bilancio. Il professore sannita potrebbe convincersi a rimanere solo se viene messo nelle condizioni di attuare la linea del rigore e della trasparenza amministrativa. Realfonzo, a quanto pare, non intende farsi condizionare dalla corrente bassoliniana soprattutto sulla linea da adottare nei confronti della aziende municipalizzate. L&#8217;assessore ha proposto la rimozione di alcuni dirigenti e consiglieri dì amministrazione accusati di aver gestito male e sprecato le risorse pubbliche o effettuato ‘autoassunzioni’. Ieri mattina, Ferdinando Balzamo l&#8217;amministratore delegato e componente del consiglio di amministrazione di Napoli Servizi che si è fatto assumere nel ruolo di dirigente della partecipata, ha convocato una conferenza stampa respingendo ogni accusa e scaricando ogni responsabilità. Eppure, il Comune rivestendo il ruolo di proprietario di Napoli Servizi, potrebbe azzerare il Cda nominando un amministratore unico. Un atto che è stato assunto dal presidente della Provincia Luigi Cesaro nei confronti dei &#8216;manager&#8217; della Sis che hanno effettuato assunzioni anomale accumulando un buco di bilancio di centinaia di migliaia di euro. Perché Rosetta non interviene? Perché si continua a mantenere in piedi un&#8217;azienda pubblica che ha alimentato oltre trentadue milioni di euro di debiti fuori bilancio? A fianco di Realfonzo scendono in campo i lavoratori della Napoli Servizi aderenti a Cgil, Cisl, Uil, Uap, che hanno diffuso ieri pomeriggio un durissimo comunicato e proclamato una manifestazione di lotta per lunedí prossimo. &#8220;Noi sappiamo che l&#8217;azionista ossia il Comune nomina i Dirigenti dell&#8217;Azienda, come sappiamo anche che ne sono direttamente responsabili &#8211; sottolineano i lavoratori &#8211; Un &#8216;Azienda che distribuisce superminimi nonostante dica che le risorse disponibili siano esigue &#8211; continuano &#8211; che esternalizza con un appalto del valore di 4 milioni di Euro, la vigilanza di alcune strutture, che tartassa i lavoratori con inutili vessazioni dimostra di non avere le idee chiare, di vivere alla giornata e di avere come scopo solo quello di compiacere il politico di turno che &#8211; concludono &#8211; attualmente rappresenta il committente, o probabilmente, all&#8217;insaputa dello stesso&#8221;.</p>
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		<title>Napoliservizi, ancora un caso: premi e superminimi a discrezione</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Oct 2009 04:49:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Balzamo]]></category>
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		<description><![CDATA[(di Fabrizio Geremicca da il Corriere del Mezzogiorno) Premi di produttività e superminimi distribuiti in maniera discrezionale tra i lavoratori: un nuovo caso scuote la Napoliservizi, controllata dal Comune di Napoli. Il tema è stato sollevato ieri dai sinda­cati (Cgil, Cisl, Uil, Uap, Sindacato la­voratori in lotta), durante un incon­tro con l’assessore alle Risorse Stra­tegiche del Comune, Riccardo Real­fonzo. Mercoledì scorso, invece, la lettera al Corriere del Mezzogiorno, in cui l’esponente della giunta Iervo­lino ha criticato pesantemente la ge­stione della società, che ha 1.500 di­pendenti: «Il rapporto con Napoli­Servizi — scrive Realfonzo — è sta­to sin qui assai insoddisfacente. Si pensi che solo nel 2008 da esso so­no scaturiti circa 40 milioni di euro di debiti fuori bilancio». Cgil, Cisl e Uil si associano: «Esprimiamo viva preoccupazione e disappunto per l’andamento delle relazioni indu­striali con i dirigenti della società, che ormai si sono interrotte da qual­che mese». Lunedì scioperano. Dal fronte sindacale arrivano dunque ul­teriori preoccupazioni per Ferdinan­do Balzamo, l’amministratore dele­gato. Ieri è passato al contrattacco: ha convocato una conferenza stam­pa per confutare le critiche mosse­gli dalla proprietà — il Comune — dalla stampa e dai sindacati. «Realfonzo? Mi pare sia prevenu­to. Non vorrei che Napoliservizi fos­se il capro espiatorio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Fabrizio Geremicca da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>Premi di produttività e superminimi distribuiti in maniera discrezionale tra i lavoratori: un nuovo caso scuote la Napoliservizi, controllata dal Comune di Napoli. Il tema è stato sollevato ieri dai sinda­cati (Cgil, Cisl, Uil, Uap, Sindacato la­voratori in lotta), durante un incon­tro con l’assessore alle Risorse Stra­tegiche del Comune, Riccardo Real­fonzo. Mercoledì scorso, invece, la lettera al  Corriere del Mezzogiorno, in cui l’esponente della giunta Iervo­lino ha criticato pesantemente la ge­stione della società, che ha 1.500 di­pendenti: «Il rapporto con Napoli­Servizi — scrive Realfonzo — è sta­to sin qui assai insoddisfacente. Si pensi che solo nel 2008 da esso so­no scaturiti circa 40 milioni di euro di debiti fuori bilancio». Cgil, Cisl e Uil si associano: «Esprimiamo viva preoccupazione e disappunto per l’andamento delle relazioni indu­striali con i dirigenti della società, che ormai si sono interrotte da qual­che mese». Lunedì scioperano. Dal fronte sindacale arrivano dunque ul­teriori preoccupazioni per Ferdinan­do Balzamo, l’amministratore dele­gato. Ieri è passato al contrattacco: ha convocato una conferenza stam­pa per confutare le critiche mosse­gli dalla proprietà — il Comune — dalla stampa e dai sindacati.</p>
<p>«Realfonzo? Mi pare sia prevenu­to. Non vorrei che Napoliservizi fos­se il capro espiatorio cui attribuire situazioni debitorie più complesse nel bilancio comunale». Incalza: «Non possiamo tollerare che si dica ancora che l’azienda rappresenta un pozzo senza fondo». Piuttosto, è la sua tesi, è l’amministrazione comu­nale che da una parte non stanzia in bilancio risorse adeguate a sostene­re i servizi offerti dall’azienda di cui è proprietaria, dall’altra chiede ad essa di continuare ad offrirli. «Nel 2008 — ricostruisce — abbiamo im­pegnato complessivamente 60 mi­lioni di euro di spesa corrente. Oltre l’ottanta per cento se ne va in stipen­di, costi incomprimibili. Altrettanti ne abbiamo chiesti per il 2009. A marzo l’assessore Realfonzo ha pro­spettato la seguente ipotesi di trasfe­rimento di fondi da parte del Comu­ne: 39 milioni di euro sul capitolo dei servizi generali e 4 sul capitolo dei servizi per il condono edilizio. Dieci milioni di euro sarebbero stati versati invece per un aumento di ca­pitale. La differenza tra i circa 60 mi­lioni di euro di fabbisogno annuale approvato dall’azienda a dicembre 2008, in previsione del 2009, e i 43 milioni di euro che l’amministrazio­ne ha destinato il 20 marzo a Napoli­servizi nel bilancio previsionale 2009 sarebbe stata individuata, dis­se Realfonzo, nell’ambito di un con­fronto teso, tra l’altro, a rimodulare alcuni aspetti della vigente conven­zione.</p>
<p>L’amministrazione però non ha dato seguito a questo impegno. Ec­co come si è creato il debito fuori bi­lancio del Comune». Ritorna sui co­sti del personale: «Fu Palazzo San Giacomo comunale, due anni fa, che decise per la stabilizzazione di un bel numero di ex lavoratori so­cialmente utili. Oggi operano con criteri di efficienza che non si trova­no altrove, ma naturalmente vanno pagati».</p>
<p>Non affronta, in conferenza stam­pa, il caso che lo riguarda da vicino: l’assunzione nella primavera 2008 come direttore generale, da parte della stessa società di cui è anche amministratore delegato. La vicen­da suscitò le critiche del consigliere di Rifondazione comunista, Carote­nuto. A difesa dell’operazione si schierò l’assessore Nicola Oddati. Contattato in serata, Balzamo ri­sponde così su questo punto: «Nul­la di strano. Accade spesso. Io pren­do solo lo stipendio di dirigente. È stata una scelta della proprietà, del Comune, poi recepita dal consiglio di amministrazione di nominarmi direttore generale. Non ne ricavo vantaggio alcuno: il mio contratto da dirigente potrà essere rescisso anche senza giusta causa o giustifi­cato motivo». Infine, nega di essere ostile alla nuova convenzione che sarà approvata al più presto in Giun­ta: «Ben venga, se Palazzo San Giaco­mo ritiene che sia meglio di quella in corso. Dubito possa garantire ri­sparmi rispetto a quanto oggi l’am­ministrazione ci passa per svolgere i servizi di nostra competenza». Le parole Balzamo, tuttavia, non con­vincono affatto l’assessore Realfon­zo. «Le esternazioni dell’ammini­­stratore delegato della società Napo­liservizi, Ferdinando Balzamo, la­sciano il tempo che trovano», com­menta l’esponente della giunta Ier­volino.</p>
<p>«L&#8217;indirizzo politico e gli stanzia­menti in bilancio sulle partecipate spettano agli organi competenti. Gli amministratori, se ne sono capaci, eseguono». Incalza: «Balzamo fareb­be meglio ad occuparsi dell’azienda secondo l&#8217;indirizzo fissato dal Consi­glio e dalla Giunta, e a migliorare il rapporto con i lavoratori, dal mo­mento che riceve attacchi dagli stes­si sindacati aziendali e provinciali, come è scritto a chiare lettere in un comunicato confederale emesso proprio oggi».</p>
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		<title>Comune e «Napoli Servizi», storia da 32 milioni di debiti</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 05:19:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Roberto Russo da il Corriere del Mezzogiorno) «Un’azienda è un insie­me di persone che condividono an­che impegno, passione e valori». Bel­lo slogan, vero? È quello di «Napoli Servizi Spa», il colosso societario del Comune di Napoli che gestisce la puli­zia di 450 immobili comunali e 1,7 mi­lioni di metri quadri di giardini pub­blici, ma che si occupa anche di infor­matizzazione e gestione dati. Mille­quatrocento dipendenti e un bilancio milionario. Un sito web ben curato racconta di una società fiore all’occhiello dell’am­ministrazione comunale, «una delle multiservizi più importanti del Mezzo­giorno » è scritto. Bilanci in attivo, 1400 e passa lavoratori, commesse a destra e a manca. Un’azienda pubblica multiforme e multifunzionale. Non ci credete? Vergogna, lettori di poca fede. Scorrete ancora il sito e sfre­gatevi le mani, perché Napoli Servizi «progetta e fornisce servizi integrati di facility management, sollevando il committente da incombenze non strettamente necessarie (&#8230;)»; si occu­pa di «manutenzione edile e impianti­stica, servizi di custodia, vigilanza, tra­sporto persone, facchinaggio, igiene». E non è finita qui: «Si affiancano ad attività di gestione delle pratiche rela­tive al condono edilizio e a quelle di supporto agli uffici dell’ente». Una specie di miracolo manageriale pubblico nella città dove le strade so­no mulattiere, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Roberto Russo da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>«Un’azienda è un insie­me di persone che condividono an­che impegno, passione e valori». Bel­lo slogan, vero? È quello di «Napoli Servizi Spa», il colosso societario del Comune di Napoli che gestisce la puli­zia di 450 immobili comunali e 1,7 mi­lioni di metri quadri di giardini pub­blici, ma che si occupa anche di infor­matizzazione e gestione dati. Mille­quatrocento dipendenti e un bilancio milionario.</p>
<p>Un sito web ben curato racconta di una società fiore all’occhiello dell’am­ministrazione comunale, «una delle multiservizi più importanti del Mezzo­giorno » è scritto. Bilanci in attivo, 1400 e passa lavoratori, commesse a destra e a manca. Un’azienda pubblica multiforme e multifunzionale.</p>
<p>Non ci credete? Vergogna, lettori di poca fede. Scorrete ancora il sito e sfre­gatevi le mani, perché Napoli Servizi «progetta e fornisce servizi integrati di facility management, sollevando il committente da incombenze non strettamente necessarie (&#8230;)»; si occu­pa di «manutenzione edile e impianti­stica, servizi di custodia, vigilanza, tra­sporto persone, facchinaggio, igiene». E non è finita qui: «Si affiancano ad attività di gestione delle pratiche rela­tive al condono edilizio e a quelle di supporto agli uffici dell’ente».</p>
<p>Una specie di miracolo manageriale pubblico nella città dove le strade so­no mulattiere, l’erba dei giardini (quando c’è) è incolta e sporca, i palaz­zi pubblici cadono generalmente a pezzi, pulizia e derattizzazione sem­brano parole in libertà che qualche po­vero illuso si ostina a ripetere. In effet­ti, come riconosce la stessa società, si sta operando lungo «un percorso diffi­cile ma ambizioso». Del resto, il bilan­cio societario è perfettamente in rego­la: attivo.</p>
<p>Qualcosa però in questi anni dev’es­sere andato storto a giudicare dall’in­dignazione dell’assessore al Bilancio Riccardo Realfonzo. Al punto che ieri, in una lettera al Corriere del Mezzo­giorno , l’assessore ha descritto la si­tuazione nella sua tragica sintesi: «Il rapporto con questa società (Napoli Servizi, ndr ) è stato sin qui assai in­soddisfacente: si pensi che solo nel 2008 da esso sono scaturiti circa 40 milioni di euro di debiti fuori bilan­cio ». Quaranta milioni di euro, ossia 80 miliardi delle defunte lirette, mica bruscolini. Con tutti quei soldi pubbli­ci spesi lo stadio San Paolo dovrebbe brillare come un gioiellino, gli edi­fici pubblici del centro storico offrire facciate linde e pulite.</p>
<p>Lasciamo stare. E torniamo ai conti, ovviamente sem­pre quelli del Comune.</p>
<p>Pensate che per il 2009 vada meglio? Niente affat­to. Nel bilancio previsio­nale dell’amministrazio­ne partenopea sono stan­ziati 53 milioni, di cui quasi 10 per aumento di capitale della Napoli Servi­zi. Al 31 agosto di quest’an­no i debiti fuori bilancio ascrivibili alla società ammon­tano a circa 32 milioni di euro.</p>
<p>Questo significa, al netto di tutta una serie di operazioni contabili dif­ficilmente spiegabili in poche righe, che per la Napoli Servizi l’amministra­zione ha messo in bilancio circa 60 mi­lioni di euro.</p>
<p>Un pozzo senza fondo. Un’emorra­gia difficilmente controllabile. In quel­l’aggettivo c’è la storia della Spa. Co­me funziona? Realfonzo denuncia che la sua «linea di rigore sta incontrando non poche resistenze». L’assessore che deve presentare la manovra di equilibrio 2009 scrive: «È inutile nega­re che questa linea di rigore nella ge­stione del bilancio comunale incontra non poche resistenze da parte di setto­ri pubblici e amministrativiche si illudono ancora di poter prosperare grazie alla espansione dei debiti fuori bilancio, agli sprechi e all’erogazione di prebende verso una città in gravissi­mo affanno».</p>
<p>Offre dunque più di un indizio a chi voglia capire. In effetti l’inghippo sta tutto, nero su bianco, nella convenzio­ne stipulata in origine tra Comune e Napoli Servizi. Chi monitora ad esem­pio i servizi erogati? Chi si occupa di stabilire se sono stati eseguiti in ma­niera soddisfacente? Semplice, recita l’articolo 8 della convenzione: c’è l’au­tocontrollo da parte della società.</p>
<p>Chi paga? Il Comune, sempre e co­munque, «a prestazione». Recita infat­ti l’articolo 10 della convenzione: «i corrispettivi saranno liquidati mensil­mente previa emissione di almeno due fatture». Stop. Si fa il lavoro, si emette fattura e Palazzo San Giacomo paga. Un sistema che a Realfonzo non dev’essere piaciuto troppo se è vero che l’assessore ha cercato, in tutti i modi di rivedere la convenzione. Dun­que non c’è analisi dei costi, ma non c’è neanche un budget concordato.</p>
<p>Realfonzo ha messo le mani in questa minestra, scottandosi. In giunta, infatti, è passata, su sua indicazione, la modifica della convenzione. La nuova, in buo­na sostanza, vuole raggiungere due obiettivi: stabilizzare i co­sti con l’approvazione di un piano finanziario annuale e triennale sulla base di un detta­gliato piano delle prestazioni e soprattutto controllare cosa pa­gano i cittadini. Il pagamento a consuntivo dovrebbe evitare i 40 milioni di debiti fuori bilancio del 2008 e i 32 dei primi otto mesi di que­st’anno.</p>
<p>Non solo. Adeguare statuto e con­venzione della Napoli Servizi alla nor­mativa nazionale ed europea relativa alle società affidatarie di servizi in house, significa riportare a Palazzo San Giacomo il controllo di tutti gli al­tri. Ed eliminare il rischio, che c’è in tutte le ex municipalizzate o miste, di diventare isole felici, dove prolifera so­lo la politica, le assunzioni si fanno senza concorso e la trasparenza è un surplus evitabile. Riuscirà Realfonzo nella sua impresa? Riuscirà a far ri­sparmiare un bel po’ di soldini pubbli­ci a un’amministrazione che ha impo­sto ai napoletani l’odioso aumento del­la Tarsu al 60% in più? Riuscirà a salva­guardare anche i millequattrocento e passa posti di lavoro nella Napoli Ser­vizi, come auspica lui, assessore di si­nistra doc? Magari riuscendo ad offri­re alla città un po’ di aiuole più verdi e più puliti. Perché in fondo «un’azien­da è un insieme di persone che condi­vidono anche impegno, passione e va­lori » .</p>
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		<title>Napolisociale assume 80 Osa</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 13:31:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Napoliservizi]]></category>

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		<description><![CDATA[(da Cronache di Napoli) Napolisociale assumerà 80 operatori Osa per due mesi. Un ordine del giorno è stato approvato in consiglio comunale, con l&#8217;interessamento di Signoriello del Pdl, primo firmatario, del centrodestra e di alcuni esponenti della maggioranza. I lavoratori, che si occupano di assistenza ai disabili nelle scuole, erano rimasti senza lavoro a causa dello stop alle attività della cooperativa Magnifica 1 e del mancato passaggio alla Napoli-sociale. Ma la decisione di assumere — subordinata al parere dell&#8217;Avvocatura — non va giù a parte dei democratici: «È un atto grave e dannoso, perché priva dell&#8217;inevitabile discussione nelle competenti commissioni Consiliari e priva del coinvolgimento del gruppo Pd anche se l&#8217;Odg era firmato dal suo capogruppo», ovvero Benincasa, fanno presente Anniciello, Borriello, Nicodemo, Palladino, Sannino, Venanzoni e Verde. Signoriello replica e ribatte che si tratta di «dichiarazioni non aderenti alla realtà che servono soltanto a fuorviare e a negare tutta la attività istituzionale che c&#8217;è stata intorno alla questione degli operatori socio — assistenziali».]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(da Cronache di Napoli)</strong></p>
<p>Napolisociale assumerà 80 operatori Osa per due mesi. Un ordine del giorno è stato approvato in consiglio comunale, con l&#8217;interessamento di Signoriello del Pdl, primo firmatario, del centrodestra e di alcuni esponenti della maggioranza. I lavoratori, che si occupano di assistenza ai disabili nelle scuole, erano rimasti senza lavoro a causa dello stop alle attività della cooperativa Magnifica 1 e del mancato passaggio alla Napoli-sociale. Ma la decisione di assumere — subordinata al parere dell&#8217;Avvocatura — non va giù a parte dei democratici: «È un atto grave e dannoso, perché priva dell&#8217;inevitabile discussione nelle competenti commissioni Consiliari e priva del coinvolgimento del gruppo Pd anche se l&#8217;Odg era firmato dal suo capogruppo», ovvero Benincasa, fanno presente Anniciello, Borriello, Nicodemo, Palladino, Sannino, Venanzoni e Verde. Signoriello replica e ribatte che si tratta di «dichiarazioni non aderenti alla realtà che servono soltanto a fuorviare e a negare tutta la attività istituzionale che c&#8217;è stata intorno alla questione degli operatori socio — assistenziali».</p>
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		<title>Autoassunzioni a Napoli Servizi, arrivano le prime conferme</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 13:26:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Balzamo]]></category>
		<category><![CDATA[Napoliservizi]]></category>

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		<description><![CDATA[(di c.c. da Cronache di Napoli) Autoassunzioni alla Napoli Servizi. Il Presidente della partecipata comunale Francesco Manna conferma l&#8217;assunzione nel ruolo di direttore generale, dell&#8217;amministratore delegato ossia dell&#8217;ex assessore al patrimonio Ferdinando Balzamo, La vicenda rischia di finire sul tavolo della magistratura. Il consigliere comunale del Pd Enzo Russo intende presentare un esposto in Procura. Ma procediamo con ordine. Il nove settembre scorso, il presidente di Napoli Servizi, Francesco Manna, ex esponente di Rifondazione Comunista passato nelle fila di sinistra libertà, esponente di punta della giunta del governatore Nichi Vendola, in una nota inviata all&#8217;assessore alle risorse strategiche Riccardo Realfonzo e al presidente della commissione consiliare al bilancio Saverio Cilenti dichiarava che &#8220;il solo amministratore delegato architetto Ferdinando Balzamo, amministratore delegato della società, ricoprente l&#8217;incarico di direttore generale è stato inquadrato come dirigente&#8221;. Dunque, una vera e propria assunzione. Un atto di inaudita gravità. La vicenda è stata sollevata dal capogruppo del Pdl Carlo Lamura nel corso dell&#8217;ultimo consiglio comunale. Il sindaco Rosa Russo Iervolino ha tentato di buttare acqua sul fuoco invitando a non drammatizzare. Eppure il comune di Napoli controlla il cento per cento della società. Dovrebbe assumere iniziative conseguenti. Tra l&#8217;altro sarebbe stato violato il &#8220;Codice per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di c.c. da Cronache di Napoli)</strong></p>
<p>Autoassunzioni alla Napoli Servizi. Il Presidente della partecipata comunale Francesco Manna conferma l&#8217;assunzione nel ruolo di direttore generale, dell&#8217;amministratore delegato ossia dell&#8217;ex assessore al patrimonio Ferdinando Balzamo, La vicenda rischia di finire sul tavolo della magistratura. Il consigliere comunale del Pd Enzo Russo intende presentare un esposto in Procura. Ma procediamo con ordine. Il nove settembre scorso, il presidente di Napoli Servizi, Francesco Manna, ex esponente di Rifondazione Comunista passato nelle fila di sinistra libertà, esponente di punta della giunta del governatore Nichi Vendola, in una nota inviata all&#8217;assessore alle risorse strategiche Riccardo Realfonzo e al presidente della commissione consiliare al bilancio Saverio Cilenti dichiarava che &#8220;il solo amministratore delegato architetto Ferdinando Balzamo, amministratore delegato della società, ricoprente l&#8217;incarico di direttore generale è stato inquadrato come dirigente&#8221;. Dunque, una vera e propria assunzione. Un atto di inaudita gravità. La vicenda è stata sollevata dal capogruppo del Pdl Carlo Lamura nel corso dell&#8217;ultimo consiglio comunale. Il sindaco Rosa Russo Iervolino ha tentato di buttare acqua sul fuoco invitando a non drammatizzare. Eppure il comune di Napoli controlla il cento per cento della società. Dovrebbe assumere iniziative conseguenti. Tra l&#8217;altro sarebbe stato violato il &#8220;Codice per la disciplina delle procedure di ricerca, selezione ed inserimento del personale&#8221;, approvato dall&#8217;amministrazione comunale di Napoli con la Delibera di giunta numero 2419 del 6 luglio 2007. Una delibera illustrata con enfasi, due anni fa, dal sindaco Iervolino e dall&#8217;assessore alle risorse strategiche Enrico Cardillo. La delibera prevede che &#8220;le procedure di selezione e di assunzione del personale si fondano sulla scrupolosa osservanza dei criteri di massima pubblicità e trasparenza, orientate al rispetto dei principi di uguaglianza e pari opportunità nell&#8217;accesso all&#8217;impiego&#8221;. &#8220;Presenterò un esposto in Procura&#8221; &#8211; annuncia Enzo Russo consigliere del Pd &#8211; Gli amministratori pubblici non rappresentano gli interessi personali ma gli interessi della collettività e il bene comune&#8221;</p>
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		<title>Il Consiglio insorge, l&#8217;assessore annuncia l&#8217;apertura di una inchiesta</title>
		<link>http://www.napolionline.org/new/il-consiglio-insorge-lassessore-annuncia-lapertura-di-una-inchiesta</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 07:38:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Napoliservizi]]></category>

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		<description><![CDATA[(di c.c. da Cronache di Napoli) Sulle `autoassunzioni&#8217; nella Napoli Servizi insorgono alcuni consiglieri della maggioranza di centro sinistra. L&#8217;assessore Riccardo Realfonzo annuncia l&#8217;apertura di un&#8217;inchiesta e l&#8217;approvazione di una delibera che prevede maggiori controlli sulla partecipata. Una delibera che non è stata votata in giunta dall&#8217;assessore Nicola Oddati (nella foto). Procediamo con ordine. Il capo- gruppo del Prc Raffaele Carotenuto è il primo a sollevare la questione. &#8220;Ho chiesto ufficialmente all&#8217;Assessore alle Risorse Strategiche Riccardo Realfonzo chiarimenti circa l&#8217;autoassunzione a tempo indeterminato di tutto o parte del Consiglio di Amministrazione della società partecipata Napoli Servizi &#8211; afferma Carotenuto &#8211; Se la notizia dovesse essere confermata, in tutto o in parte, ci troveremmo di fronte ad un atto di una gravità assoluta. Un atto che potrebbe aprire un grave precedente. I consiglieri delle ventidue partecipate potrebbero farsi assumere in linea con le scelte adottate da Napoli Servizi. &#8220;La cosa, se vera &#8211; sottolinea Carotenuto &#8211; potrebbe aprire un varco enorme verso un comportamento di autotutela personale&#8217; dei management di tutte lr società partecipate in cui l&#8217;ente detiene quote azionarie&#8221;. Il capogruppo di Scl, Salvatore Parisi chiede l&#8217;apertura di un&#8217;inchiesta. Il consigliere del Pd Vincenzo Russo ha presentato un&#8217;interrogazione consiliare urgente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di c.c. da Cronache di Napoli)</strong></p>
<p>Sulle `autoassunzioni&#8217; nella Napoli Servizi insorgono alcuni consiglieri della maggioranza di centro sinistra. L&#8217;assessore Riccardo Realfonzo annuncia l&#8217;apertura di un&#8217;inchiesta e l&#8217;approvazione di una delibera che prevede maggiori controlli sulla partecipata. Una delibera che non è stata votata in giunta dall&#8217;assessore Nicola Oddati (nella foto). Procediamo con ordine. Il capo- gruppo del Prc Raffaele Carotenuto è il primo a sollevare la questione. &#8220;Ho chiesto ufficialmente all&#8217;Assessore alle Risorse Strategiche Riccardo Realfonzo chiarimenti circa l&#8217;autoassunzione a tempo indeterminato di tutto o parte del Consiglio di Amministrazione della società partecipata Napoli Servizi &#8211; afferma Carotenuto &#8211; Se la<br />
notizia dovesse essere confermata, in tutto o in parte, ci troveremmo di fronte ad un atto di una gravità assoluta. Un atto che potrebbe aprire un grave precedente. I consiglieri delle ventidue partecipate potrebbero farsi assumere in linea con le scelte adottate da Napoli Servizi. &#8220;La cosa, se vera &#8211; sottolinea Carotenuto &#8211; potrebbe aprire un varco enorme verso un comportamento di autotutela personale&#8217; dei management di tutte lr società partecipate in cui l&#8217;ente detiene quote azionarie&#8221;. Il capogruppo di Scl, Salvatore Parisi chiede l&#8217;apertura di un&#8217;inchiesta. Il consigliere del Pd Vincenzo Russo ha presentato un&#8217;interrogazione consiliare urgente all&#8217;assessore Realfonzo. &#8220;Avendo avuto notizia di ulteriori promozioni che avrebbero privilegiato con incarichi di sesto livello dipendenti di Napoli Servizi &#8211; scrive Russo &#8211; Quali criteri soni stati adottati per tutte le promozioni sinora adottate &#8211; continua Russo &#8211; considerati anche i molteplici analoghi casi precedenti di cui hanno già beneficiato molti fortunati dipendenti nell&#8217;ultimo triennio. Se in qualche modo, in tale circostanza &#8211; aggiunge Russo &#8211; siano stati considerati anche i titoli di studio che, per le precedenti promozioni, erano stati sicuramente ignorati&#8217;. L&#8217;assessore Realfonzo annuncia l&#8217;apertura di inchiesta e maggiori controlli su Napoli Servizi. &#8220;Sarà ridefinito lo Statuto e la convenzione per adeguare l&#8217;azienda ai criteri del controllo analogo imposti dalla normativa europea &#8211; afferma &#8211; l&#8217;azienda sarà sottoposta ai vincoli di budget stabiliti in sede di bilancio di previsione e a regole precise di tipo pubblicistico per quanto riguarda la trasparenza nella gestione del personale e delle forniture&#8221;.</p>
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