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	<title>Napoli onLine &#187; Vincenzo De Luca</title>
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	<description>...ma Napoli non è una cartolina!</description>
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		<title>De Luca: Pd inconcludente e sempre più forza residuale</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 08:35:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo De Luca]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Paolo Grassi da il Corriere del Mezzogiorno) Le politiche del Governo per il Sud «sono il nulla» («che fine ha fatto il tanto strombazzato Piano per il Mezzogiorno?»); d’altro canto il Pd si «perde nelle illusioni e si riduce, sempre da Roma in giù, a forza residuale»; Vendola «è una figura politicamente importante e valorizza l’attrattività del centrosinistra. Ma per vincere occorre anche molto altro»; l’Udc «sta diventando il principale erede del trasformismo meridionale: opposizione a Roma e forza di governo in più regioni»; la Lega «è apprezzabile per capacità di radicamento, ma lo spirito di rottura dell’unità nazionale è inaccettabile»; vanno «bene alcune battaglie di Fini, ma non l’uso partitico della terza carica dello Stato». Chi pensava che Vincenzo De Luca, sindaco democratico di Salerno — dopo la sfida persa con Stefano Caldoro per la presidenza della Campania e l’addio al Consiglio regionale — si fosse rintanato nella sua città aspettando tempi migliori per rimettere fuori la testa, si sbagliava di grosso. Non solo, infatti, sta già progettando la nuova candidatura alla guida dell’amministrazione municipale, ma è anche deciso a lanciare una vera e propria campagna per il Sud. Partendo dai territori e dai sindaci. L’idea è semplice [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Paolo Grassi da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>Le politiche del Governo per il Sud «sono il nulla» («che fine ha fatto il tanto strombazzato Piano per il Mezzogiorno?»); d’altro canto il Pd si «perde nelle illusioni e si riduce, sempre da Roma in giù, a forza residuale»; Vendola «è una figura politicamente importante e valorizza l’attrattività del centrosinistra. Ma per vincere occorre anche molto altro»; l’Udc «sta diventando il principale erede del trasformismo meridionale: opposizione a Roma e forza di governo in più regioni»; la Lega «è apprezzabile per capacità di radicamento, ma lo spirito di rottura dell’unità nazionale è inaccettabile»; vanno «bene alcune battaglie di Fini, ma non l’uso partitico della terza carica dello Stato».</p>
<p>Chi pensava che Vincenzo De Luca, sindaco democratico di Salerno — dopo la sfida persa con Stefano Caldoro per la presidenza della Campania e l’addio al Consiglio regionale — si fosse rintanato nella sua città aspettando tempi migliori per rimettere fuori la testa, si sbagliava di grosso. Non solo, infatti, sta già progettando la nuova candidatura alla guida dell’amministrazione municipale, ma è anche deciso a lanciare una vera e propria campagna per il Sud. Partendo dai territori e dai sindaci. L’idea è semplice quanto affascinante: riprendere quell’esperienza che, negli anni Novanta, portò il centrosinistra a dar vita a una classe dirigente duratura e vincente.</p>
<p>Sindaco De Luca, perché vuol rilanciare la discussione sul Mezzogiorno?</p>
<p>«Perché il Sud è scomparso dal panorama politico, perfino come espressione linguistica. Pesa la pochezza delle classi dirigenti, salvo rare eccezioni. Pesano i disastri dei rifiuti e della sanità. Pesa la mancanza di spirito civico diffuso. Nel Mezzogiorno lo Stato semplicemente non c’è: ci sono istituzioni occupate e piegate a logiche di clientela. Occorre, quindi, partire dalle esperienze di eccellenza, che pure ci sono nei territori. È da qui che dobbiamo ripartire».</p>
<p>Lei oggi guarda alla Lega come esempio?</p>
<p>«Apprezzo la capacità di radicamento della Lega, ma ne contesto lo spirito di rottura dell’unità nazionale. Non si è mai parlato tanto di federalismo e non c’è mai stata, invece, tanta centralizzazione». Ma è per il federalismo o no? «Io accetto la sfida dell’efficienza e dello sviluppo. Ma per sfidarsi occorre avere le armi con le quali combattere. E qui non arriva un euro e non ci sono i poteri per un federalismo fiscale vero. Allora?». </p>
<p>Che pensa di Nichi Vendola?</p>
<p>«È una figura politica importante che ha la capacità di rappresentare la realtà del mondo giovanile, dei movimenti: valorizza l’attrattività del centrosinistra. Ma per vincere occorre anche molto altro. Guardo ai numeri: anche dove vinciamo, come in Puglia, siamo sotto il cinquanta per cento. Occorre riuscire a spostare il voto moderato, attraendo i ceti professionali moderni. Per questo occorre una proposta non ideologica che affronti in modo convincente i temi della sicurezza, di una sburocratizzazione radicale, dei grandi investimenti pubblici e privati nel campo della trasformazione urbana e dell’energia».</p>
<p>E il Pd è in grado di interpretare queste esigenze?</p>
<p>«Rispetto a questi punti programmatici (e non solo) registriamo innanzitutto il nulla delle politiche di governo, ma anche un’assenza intollerabile del Pd. Non ricordo un solo tema concreto sui cui si sia avanzata una proposta. C’è una radicale incapacità a fare politica partendo dai territori. Ci si perde nelle illusioni, mentre ci si riduce nel Sud a forza residuale». </p>
<p>Il nodo Udc. </p>
<p>«Il modo in cui si imposta il rapporto con l’Unione di centro è sconcertante. È un rapporto certo importante. Ma non lo si costruisce consentendo all’Udc di diventare il principale erede del trasformismo meridionale, essendo opposizione a Roma e forza di governo nel Sud e in Campania. Occorre spirito di verità e battaglia politica esplicita, altrimenti ci si illude. Così per Fini. Vanno bene alcune sue posizioni, ma non possiamo chiudere gli occhi di fronte all’uso partitico della terza carica dello Stato. Ripeto: non ci si può illudere di fare maturare un’alternativa con la politica politicante. Occorre chiarezza di programmi e radicamento territoriale, spirito di verità e lotta aperta al trasformismo». </p>
<p>Napoli e la Campania dove vanno? </p>
<p>«Dovrebbero essere il più grande cantiere d’Europa, con fondi europei che vanno finalmente spesi e spesi bene. E, invece, è tutto paralizzato. Occorrerebbero pochi progetti territoriali. Occorrerebbe valorizzare l’economia delle città, della trasformazione urbana. La nostra esperienza a Salerno è significativa: respiro internazionale; urbanistica di qualità mondiale; grande architettura. È in questo modo che si costruisce una nuova identità europea: efficienza, sicurezza, sburocratizzazione, ambiente (città pulita), turismo. È in questo senso che bisogna superare la mummificazione dei territori e delle città, mandando in archivio l’urbanistica di carta. È chiaro che bisogna ripartire da un&#8217;idea di città e di regione in grado di aggregare e di includere sotto il profilo sociale».</p>
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		<title>La decisione di De Luca: De Giovanni, malissimo. Tessitore, lo comprendo</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Jul 2010 06:34:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Vincenzo De Luca]]></category>

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		<description><![CDATA[(di o.l. da la Repubblica Napoli) Il più deluso è il filosofo Biagio De Giovanni. Aveva creduto in De Luca sostenendolo dal primo momento. Chi invece condivide la scelta è l´ex rettore Fulvio Tessitore: «Il Pd ha fatto di tutto per fornirgli un alibi». Una decisione che divide. E non convince l´annuncio di mantenere comunque la leadership del centrosinistra in Campania lavorando sui territori. Il più duro è senz´altro De Giovanni: «De Luca ha fatto malissimo a dimettersi dalla Regione. Così cresce la mia grande delusione nei suoi confronti cominciata, dopo l´entusiasmo iniziale, durante la sua campagna elettorale rivolta solo a raccogliere voti e non a presentare un progetto. È la degna conclusione di un fallimento. Non si può dichiarare di voler aprire una stagione oltre i partiti e poi lasciare tutto per continuare a fare il sindaco di Salerno. Posso capire le ragioni affettive ma non le ragioni politiche. Lui doveva rimanere cinque anni in Consiglio regionale contrastando atto per atto la politica del centrodestra per poi ricandidarsi. Doveva essere il presidente di opposizione. Sono deluso, io che ritenevo che fosse l´unico in grado di aspirare a un buon risultato, come poi avvenuto nelle urne con una sconfitta onorevole, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di o.l. da la Repubblica Napoli)</strong></p>
<p>Il più deluso è il filosofo Biagio De Giovanni. Aveva creduto in De Luca sostenendolo dal primo momento. Chi invece condivide la scelta è l´ex rettore Fulvio Tessitore: «Il Pd ha fatto di tutto per fornirgli un alibi». Una decisione che divide. E non convince l´annuncio di mantenere comunque la leadership del centrosinistra in Campania lavorando sui territori.<br />
Il più duro è senz´altro De Giovanni: «De Luca ha fatto malissimo a dimettersi dalla Regione. Così cresce la mia grande delusione nei suoi confronti cominciata, dopo l´entusiasmo iniziale, durante la sua campagna elettorale rivolta solo a raccogliere voti e non a presentare un progetto. È la degna conclusione di un fallimento. Non si può dichiarare di voler aprire una stagione oltre i partiti e poi lasciare tutto per continuare a fare il sindaco di Salerno. Posso capire le ragioni affettive ma non le ragioni politiche. Lui doveva rimanere cinque anni in Consiglio regionale contrastando atto per atto la politica del centrodestra per poi ricandidarsi. Doveva essere il presidente di opposizione. Sono deluso, io che ritenevo che fosse l´unico in grado di aspirare a un buon risultato, come poi avvenuto nelle urne con una sconfitta onorevole, dopo lo sfascio prodotto da Bassolino».<br />
Di altro avviso è Fulvio Tessitore che non guarda al particolare ma alla situazione generale della politica e delle istituzioni: «Capisco che ci sarà delusione nel centrosinistra, però nel Partito democratico hanno fatto di tutto per fornire a De Luca un alibi per questa scelta. Solo divisioni e guerre per bande, perdipiù dopo una sconfitta che si poteva evitare, lo hanno spinto verso questa decisione. A Salerno ha certamente una funzione più incisiva. Come sindaco ha trasformato una città che era in condizioni persino peggiori di Napoli sotto tanti punti di vista mentre oggi ha una grande vivibilità. Il problema non è nella scelta di De Luca. Il problema oggi è generale, nella politica c´è un tale livello di autoreferenzialità con una classe dirigente che non ha la minima consapevolezza della gravità della situazione. Prevale solo l´interesse personale e dappertutto si è perduto il senso delle istituzioni. Dappertutto c´è un´assenza di prospettiva».<br />
Prospettiva che il capogruppo regionale del Pd Giuseppe Russo cerca di tracciare dopo cento giorni di governo Caldoro: «De Luca ha sgombrato il campo da ogni equivoco optando per l´impegno per Salerno. È del tutto ovvio, e di questo gli siamo grati, che anche in quella veste sicuramente di riconfermato sindaco nel 2011 darà il suo contributo al Partito democratico e al centrosinistra in una delle fasi più difficili della vita della nostra comunità campana. Adesso tocca al centrodestra risolvere tutte le condizioni di incompatibilità al suo interno e mantenere fede agli impegni presi con i cittadini della Campania».</p>
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		<title>La politica senza senno</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Jul 2010 06:32:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Ottavio Ragone da la Repubblica Napoli) La politica smarrisce il senno in un torrido giorno di luglio, quando il presidente della Regione Stefano Caldoro si scopre vittima di un sordido complotto e il capo dell´opposizione Vincenzo De Luca, con improvvido tempismo, lascia l´incarico in consiglio regionale, pur avendo ricevuto appena tre mesi fa l´investitura di un milione e duecentomila cittadini della Campania. Caldoro viene infangato dai suoi stessi amici di partito e subisce in pieno il peso della solitudine, proprio quando la mole dei problemi da affrontare richiederebbe la massima compattezza del centrodestra. De Luca invece si isola volontariamente nella dimensione di leader locale del centrosinistra, trincerandosi ancora una volta nella sua Salerno, come un capitano che abbandona la nave e si avvinghia alla zattera. Fuori, dove arriva solo l´eco di queste vicende, esplode una crisi mai così dura per Napoli e per la Campania. Sono scene drammatiche, mai viste prima. Migliaia di lavoratori scendono in strada a protestare perché non ricevono più lo stipendio regolarmente a fine mese. Come dovrebbe accadere invece in un paese normale, dove ogni famiglia ha il suo mutuo da versare e le altre spese fisse da sostenere. Gli ospedali sono sporchi perché le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Ottavio Ragone da la Repubblica Napoli)</strong></p>
<p><a href="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2010/01/caldoro.jpg"><img src="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2010/01/caldoro.jpg" alt="Stefano Caldoro" title="Stefano Caldoro" width="225" height="251" class="alignnone size-full wp-image-6064" /></a> La politica smarrisce il senno in un torrido giorno di luglio, quando il presidente della Regione Stefano Caldoro si scopre vittima di un sordido complotto e il capo dell´opposizione Vincenzo De Luca, con improvvido tempismo, lascia l´incarico in consiglio regionale, pur avendo ricevuto appena tre mesi fa l´investitura di un milione e duecentomila cittadini della Campania. Caldoro viene infangato dai suoi stessi amici di partito e subisce in pieno il peso della solitudine, proprio quando la mole dei problemi da affrontare richiederebbe la massima compattezza del centrodestra. De Luca invece si isola volontariamente nella dimensione di leader locale del centrosinistra, trincerandosi ancora una volta nella sua Salerno, come un capitano che abbandona la nave e si avvinghia alla zattera. Fuori, dove arriva solo l´eco di queste vicende, esplode una crisi mai così dura per Napoli e per la Campania. Sono scene drammatiche, mai viste prima. Migliaia di lavoratori scendono in strada a protestare perché non ricevono più lo stipendio regolarmente a fine mese.<br />
Come dovrebbe accadere invece in un paese normale, dove ogni famiglia ha il suo mutuo da versare e le altre spese fisse da sostenere. Gli ospedali sono sporchi perché le ditte di pulizia non vengono pagate e i dipendenti si arrampicano sui tetti. Le fabbriche chiudono, la scuola e l´università subiscono i tagli ai finanziamenti, i giovani non vedono prospettive. A questo gigantesco smarrimento collettivo, a questa generale mancanza di certezze aggravata nel Sud dal morso della criminalità, la politica risponde con un vuoto di progetti e di azioni. Non offre risposte, bensì uno spettacolo assai triste. A destra trappole a sfondo sessuale per far cadere gli avversari, intrighi di palazzo, proclami di lealtà stonati come campane. A sinistra il silenzio di chi rinuncia a far sentire la propria voce nelle sedi istituzionali per mero opportunismo politico. E l´incertezza di un partito, il Pd, che non trova pace nella stanca, eterna lotta di storici antagonisti.<br />
Caldoro sconta le difficoltà con cui è nata la sua candidatura, l´opaca finzione definitivamente smascherata dall´inchiesta di Roma. Ora si gioca alla luce del sole. Il coordinatore del Pdl Nicola Cosentino voleva a tutti i costi la presidenza della Regione e non si è fermato neanche quando la Procura ne ha chiesto l´arresto per camorra. Non si è dimesso da sottosegretario con un gesto di decenza e nessuno nel governo glielo ha chiesto, da Berlusconi in giù. Continua a fare il coordinatore e, sebbene se ne professi estraneo, era l´unico beneficiario del complotto ordito ai danni di Caldoro, un nuovo, inesistente &#8220;caso Marrazzo&#8221; che denuncia una volta di più la miseria della politica ridotta a strumento per schiacciare le persone, annichilirle, terrorizzarle. Tuttavia il Pdl egemonizzato da Cosentino, che si sente il governatore-ombra e non manca di farlo notare in pubblico, continua ad essere l´azionista di riferimento della maggioranza che sostiene Caldoro. Il governatore è prigioniero di una contraddizione difficilmente risolvibile: deve dialogare ogni giorno con chi ha tentato di distruggerlo. Con quale animo lo faccia è facile intuirlo. Caldoro sembra subire la regia di un potere oscuro. Se non spezza questa tenaglia, se non esce allo scoperto facendo sentire la propria voce contro i nemici ormai dichiarati, correrà la corsa del cavallo zoppo fino al termine della legislatura. Ma se lo fa, se rompe i ponti con i suoi sponsor politici, dovrà attraversare ogni giorno il terreno impervio della doppiezza, dell´ostilità, dell´inganno. Il centrodestra che ha combattuto Bassolino e ora promette sviluppo con una politica di sacrifici e rigore è nelle mani di un uomo accusato di rapporti con il clan dei Casalesi, che continua ad essere protetto da Roma e intende condizionare con ogni mezzo l´azione della giunta guidata da Caldoro. Serve un atto di coraggio, se ancora ieri lo &#8220;stratega&#8221; del complotto, l´assessore Ernesto Sica, si diceva «pronto a dimettersi» senza avere avuto la dignità di farlo subito. E Cosentino rilasciava dichiarazioni sulla Fiat a Pomigliano, come se nulla fosse accaduto nel Pdl. Surreale.<br />
L´opposizione avrebbe dunque vasti margini di iniziativa, dentro e fuori il consiglio regionale. Ma non li sfrutta, perché nel Pd i destini personali contano più degli interessi collettivi. Ieri De Luca, il roboante De Luca che in campagna elettorale voleva spazzare via la malapolitica, annunciava le dimissioni con un traballante proclama di coerenza: «Resto capo dell´opposizione». Se ne va, ma resta: la mossa giusta per confondere il già frastornato elettorato dei Democratici. Malinconico tramonto di leadership. Antonio Bassolino sembra preoccupato di sistemare i suoi nei residui anfratti del potere di centrosinistra, guardando alle elezioni comunali dell´anno prossimo. De Luca ha lottato con ogni mezzo per prenderne il posto, ma ora lascia il campo per candidarsi a Salerno, nel tranquillizzante recinto locale. È proprio vero, la politica ha smarrito il senno. E non si vede in giro un Astolfo capace di recuperarlo. </p>
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		<title>De Luca: «Il dossier è arrivato anche a me E l’ho subito bruciato»</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Jul 2010 05:48:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Felice Naddeo da il Corriere del Mezzogiorno) Il dossier contro Stefano Caldoro, che sarebbe stato ideato dalla triade Carboni-Lombardi-Martino e posto in essere da Ernesto Sica, doveva diventare un’arma letale della campagna elettorale per Palazzo Santa Lucia. La cricca, che non era riuscita a disarcionare il socialista dalla candidatura a governatore, aveva adesso un’unica alternativa: distruggere immagine e credibilità del futuro presidente della Regione per impedirne la vittoria. Per questo la falsa documentazione Dia, sulle presunte serate hard di Caldoro con i trans, era stata recapitata all’avversario diretto del candidato del Pdl, il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca. Sperando che il leader del Pd la utilizzasse nella maniera più dirompente possibile. «Avevo ricevuto quel dossier in forma anonima — rivela adesso De Luca — ma dopo aver letto quel che conteneva, l’ho subito cestinato e distrutto. Non ne ho parlato neanche con i miei più stretti collaboratori. E non ero certo interessato ad utilizzare quelle informazioni. Vere o false che fossero. Perché in politica si è innanzitutto uomini. Ed in campagna elettorale abbiamo parlato di programmi e prospettive, non certo di queste vicende indegne per un paese civile. La nostra era, ed è, una opposizione di civiltà e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Felice Naddeo da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>Il dossier contro Stefano Caldoro, che sarebbe stato ideato dalla triade Carboni-Lombardi-Martino e posto in essere da Ernesto Sica, doveva diventare un’arma letale della campagna elettorale per Palazzo Santa Lucia. La cricca, che non era riuscita a disarcionare il socialista dalla candidatura a governatore, aveva adesso un’unica alternativa: distruggere immagine e credibilità del futuro presidente della Regione per impedirne la vittoria. Per questo la falsa documentazione Dia, sulle presunte serate hard di Caldoro con i trans, era stata recapitata all’avversario diretto del candidato del Pdl, il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca. Sperando che il leader del Pd la utilizzasse nella maniera più dirompente possibile. «Avevo ricevuto quel dossier in forma anonima — rivela adesso De Luca — ma dopo aver letto quel che conteneva, l’ho subito cestinato e distrutto. Non ne ho parlato neanche con i miei più stretti collaboratori. E non ero certo interessato ad utilizzare quelle informazioni. Vere o false che fossero. Perché in politica si è innanzitutto uomini. Ed in campagna elettorale abbiamo parlato di programmi e prospettive, non certo di queste vicende indegne per un paese civile. La nostra era, ed è, una opposizione di civiltà e rispetto reciproco. Per questo motivo sento di esprimere la piena solidarietà al presidente della Regione». Ma per il sindaco di Salerno c’è un risvolto politico non secondario rispetto alla vicenda giudiziaria. «Si squarcia il mistero sulla nomina di Sica ad assessore — insiste il leader del centrosinistra — e vengono alla ribalta cose sconvolgenti e vergognose. C’è un groviglio di affarismo e di sottobosco a margine della vita politica nazionale e regionale. C’è una imprenditoria malata che trova intrecci con forze di maggioranza. Sica è incompatibile con la giunta regionale. Non ci possono essere assessori compromessi con il sistema degli affari e dei dossier. Se non sarà mandato a casa domattina dal governatore, allora assumeremo noi le iniziative adeguate per tutelare le istituzioni». Ed è proprio sul suo ruolo in consiglio regionale e al Comune di Salerno che De Luca apre un nuovo fronte. Ieri mattina, alla presenza del segretario campano del Pd Enzo Amendola, il capo dell’opposizione ha sciolto i dubbi sulla sua incompatibilità. Preferendo il ruolo di sindaco ma non rinunciando a proseguire la sua battaglia politica per la Campania. «Noi apriamo una nuova fase in Campania— rilancia De Luca— cambia la mia collocazione, ma non la posizione di leader dell’opposizione. Manterrò il mio ruolo affermando che la politica non è solo corsa per la poltrona. Dobbiamo spingere, invece, per un maggior radicamento nei territori. E io sarò proprio tra la gente. Ripartiamo dai centomila di piazza del Plebiscito. La battaglia si rilancia e lo slogan resto lo stesso: cambiare tutto. A ottobre faremo a Napoli una iniziativa nazionale per rilanciare l’idea di Sud nel partito. E se qualcuno immagina che ci sia un ritorno al passato, sappia che la vecchia stagione politica si è chiusa definitivamente. Nessuna illusione quindi, io non mi muovo. Resto a Salerno perchè quella esperienza di governo deve continuare ad essere un esempio nazionale». L’ultima stoccata è per i consiglieri regionali che hanno costituito il gruppo bassoliniano: «Non so se sia più patetica o scorretta questa iniziativa— dice il sindaco — di certo non perdo tempo con queste fesserie». </p>
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		<title>De Luca (PD), lascio il consiglio regionale, continuerò a guidare l&#8217;opposizione dedicamdomi al territorio</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Jul 2010 14:48:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8221;Lascio il Consiglio, ma resto leader dell&#8217;opposizione. Lo faro&#8217; da una diversa posizione e rilancio a partire da oggi la sfida per il governo della Regione&#8221;. Cosi&#8217; Vincenzo De Luca (Pd), sindaco di Salerno e leader dell&#8217;opposizione in Regione Campania, annuncia le proprie dimissioni dal Consiglio regionale. De Luca ha scelto di proseguire nel suo mandato di sindaco di Salerno di fronte all&#8217;incompatibilita&#8217; esistente fra la carica di consigliere regionale e quella di primo cittadino del capoluogo campano. &#8221;Continuero&#8217; a guidare l&#8217;opposizione dedicandomi al territorio, scendendo in mezzo alla gente, per proporre la consistenza del modello Salerno, e &#8211; conclude De Luca &#8211; per promuoverne la formula fondata su sanita&#8217;,ambiente e fondi europei&#8221;. (AdnKronos)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8221;Lascio il Consiglio, ma resto leader dell&#8217;opposizione. Lo faro&#8217; da una diversa posizione e rilancio a partire da oggi la sfida per il governo della Regione&#8221;. Cosi&#8217; Vincenzo De Luca (Pd), sindaco di Salerno e leader dell&#8217;opposizione in Regione Campania, annuncia le proprie dimissioni dal Consiglio regionale. De Luca ha scelto di proseguire nel suo mandato di sindaco di Salerno di fronte all&#8217;incompatibilita&#8217; esistente fra la carica di consigliere regionale e quella di primo cittadino del capoluogo campano. &#8221;Continuero&#8217; a guidare l&#8217;opposizione dedicandomi al territorio, scendendo in mezzo alla gente, per proporre la consistenza del modello Salerno, e &#8211; conclude De Luca &#8211; per promuoverne la formula fondata su sanita&#8217;,ambiente e fondi europei&#8221;.</p>
<p><strong>(AdnKronos)</strong></p>
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		<title>De Luca: &#8220;Io, leader galattico&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 04:58:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[partito democratico]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo De Luca]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Conchita Sannino da la Repubblica Napoli) Un leader &#8220;territoriale&#8221;, lui? «Non conosco un leader che non abbia per riferimento persone e territorio. O dovrei concentrarmi sulle galassie? Diventerò un leader galattico». Eccolo, Vincenzo De Luca. Stanato dalle critiche. Risponde così al filosofo Roberto Esposito e a tutti gli altri delusi. «certo che dobbiamo rafforzare e potenziare l´opposizione. In Campania e anche sul livello nazionale. A cominciare da me. Ma a me, è come invitarmi a nozze». Applausi. Le rituali risate di approvazione. Vincenzo De Luca, &#8220;o pazzo&#8221;, è tornato. Risponde come il battutista che dissimula il disagio. Fa finta di non essere in debito di una risposta al milione e 250mila elettori campani che avevano creduto in lui come governatore del centrosinistra e ancora non sanno come e quando De Luca risolverà la sua illecita posizione: l´incompatibilità ormai ratificata tra quel posto di vertice nella metà campo di assemblea o, come appare scontato, la corsa per restare sindaco a Salerno. Lo davano per disperso in Consiglio, sullo scranno dell´opposizione? E lui, lo sceriffo, rispunta nel luogo dove si trova meglio: «la strada, i quartieri, la gente in carne ed ossa». Vale a dire Mugnano, quasi alle otto di ieri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Conchita Sannino da la Repubblica Napoli)</strong></p>
<p>Un leader &#8220;territoriale&#8221;, lui? «Non conosco un leader che non abbia per riferimento persone e territorio. O dovrei concentrarmi sulle galassie? Diventerò un leader galattico». Eccolo, Vincenzo De Luca. Stanato dalle critiche. Risponde così al filosofo Roberto Esposito e a tutti gli altri delusi.<br />
«certo che dobbiamo rafforzare e potenziare l´opposizione. In Campania e anche sul livello nazionale. A cominciare da me. Ma a me, è come invitarmi a nozze». Applausi. Le rituali risate di approvazione. Vincenzo De Luca, &#8220;o pazzo&#8221;, è tornato.<br />
Risponde come il battutista che dissimula il disagio. Fa finta di non essere in debito di una risposta al milione e 250mila elettori campani che avevano creduto in lui come governatore del centrosinistra e ancora non sanno come e quando De Luca risolverà la sua illecita posizione: l´incompatibilità ormai ratificata tra quel posto di vertice nella metà campo di assemblea o, come appare scontato, la corsa per restare sindaco a Salerno.<br />
Lo davano per disperso in Consiglio, sullo scranno dell´opposizione? E lui, lo sceriffo, rispunta nel luogo dove si trova meglio: «la strada, i quartieri, la gente in carne ed ossa». Vale a dire Mugnano, quasi alle otto di ieri sera, a capo di un cartello di associazioni e amministratori con storie diverse ma un´unica parola d´ordine: il dissidio con il Pd, la trasversalità.<br />
De Luca risponde diffusamente sia agli affilati rilievi (bipartisan) mossi da Roberto Esposito, sia al capogruppo del Pd Giuseppe Russo e all´assessore Oddati, coloro che, attraverso Repubblica, ne avevano posto il tema della coerenza sul doppio incarico. De Luca avverte: «Stiano certi gli amici filosofi e anche tutti i parlatori, quelli che sono distratti ma vanno sui giornali. Rimarrò riferimento dell´opposizione, anche fuori delle istituzioni». Nuovo frammento di oracolo. Provi a chiedere: «Cosa significa &#8220;anche al di fuori delle istituzioni&#8221;?». Lui nicchia, sorride: «Sabato, avrete il resto dei dettagli, in conferenza stampa». Ma un´altra idea appare chiara: al De Luca tribuno costretto, prima o poi, a lasciare uno dei due posti (con relative indennità) sta stretto il ruolo. «La vera opposizione la si fa stando dentro e fuori dei palazzi, ma soprattutto fuori dai circoli chiusi, dalle segreterie dove non arriva l´aria, lontano da quei leader che anziché avere un territorio alle spalle, vengono dal fumo, non conoscono la faccia e la fatica della povera gente».<br />
L´appuntamento è nel cuore di un giardino pubblico con gli scivoli e le panchine ancora lucidi e lisci, oasi inaugurata nel cuore di Mugnano, da appena qualche settimana. E non è un caso quella location low profile, né il titolo &#8220;Ricominciare da Mugnano&#8221;. Ad aprire l´incontro ecco i promotori del dissenso interno, cioé sindaci, amministratori o consiglieri delle associazioni &#8220;Napoli nord&#8221; e &#8220;Officina democratica&#8221; (dal 38enne sindaco di Mugnano Giovanni Porcelli, a Mario Molino e Francesco Mastrantuono del comune di Villaricca, allo stabiese Nicola Corrado), protagonisti di amministrazioni o mobilitazioni &#8220;promicue&#8221;. Comune denominatore: il conflitto con il Pd, la diserzione dal congresso provinciale. Emuli che offrono De Luca quasi come il santo in processione. Il sindaco di Salerno un po´ li accoglie («L´unica strada è partire dal basso»), un po´ li frena («Voi li fate una schifezza tutti quanti, e poi dicono che io vi do la copertura»), un po´ li guida («La vera discriminante: venire dal territorio e diventare utile al territorio»).<br />
Siedono tutti dietro un banco improvvisato con quattro tavoli in plastica, una tovaglia ricamata da antico corredo, che fa tanto popolo e piace al tribuno del doppio incarico. Ma è da quella piccola villa comunale di Mugnano che De Luca fa il suo lungo e forte discorso di opposizione. A Caldoro innanzitutto, e al governo centrale.<br />
Sul vertice. «Sì è vero, abbiamo aspettato qualche settimana prima di dare addosso a Caldoro e ai suoi. Parliamoci chiaro: hanno ereditato qualcosa che è sicuramente un disastro, e noi abbiamo fallito. Però, basta. Chi ha voluto correre e conquistare la Regione sapeva cosa lo aspettava. E non sta lì per fare la storia dei nostri errori, sta lì per governare e dirci come vuole affrontare le emergenze». Sui rifiuti: «Questo governo nazionale dice di aver risolto la crisi, e come? Facendo una doppia discarica a Terzigno nel cuore del parco Vesuvio? Ma siete dei disgraziati, impuniti. Vi devono arrestare seduta stante. Siete contro le leggi europee e quelle umane: come potete puntare su sviluppo e turismo ed essere credibili, se poi mi infilate la monnezza dentro il parco nazionale?». Sullo sfascio della Sanità e della manovra: «Mi chiedo che diavolo ci stanno a fare quattro, non una, ma quattro persone di rilievo: c´è il presidente Caldoro che va avanti e indietro da Roma e non si sa se vuole abolire o no la sanità pubblica campana; c´è il commissario Zuccatelli che ha fatto un Piano, boh; c´è l´assessore Taglialatela che collabora a questo versante e non sappiamo in quali termini; e poi c´è Calabrò, persona rispettabile, che si occupa del problema ma non sa dire ovviamente cosa ne sarà. E sopra tutti loro c´è Tremonti che non dà un centesimo a nessuno. E che pensa che gli unici che debbano fare i sacrifici siano i povericristi, i dipendenti pubblici e quelli che si guadagnano il pane onestamente. Mentre corrotti e delinquenti che hanno portato all´estero i capitali sono stati graziati dallo scudo fiscale e hanno pagato una penalità di appena il 5 per cento». Gli applausi lo premiano. È l´opposizione in versione tribuno. </p>
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		<title>De Luca contro gli accademici: «Sono i consulenti di Bassolino»</title>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 05:23:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Guido Trombetti]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo De Luca]]></category>

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		<description><![CDATA[(da il Corriere del Mezzogiorno) «Nella giunta ci sono persone responsabili e qualificate. Ma la schiera dei docenti universitari dovrà confrontarsi con i fatti. La funzione che li vede impegnati è di governo, non di riflessione teorica. Spero che abbiano spazio per esprimersi senza restare condizionati dalle pressioni più deteriori della politica». Così ha detto Vincenzo De Luca il capo dell’opposizione di centrosinistra in Consiglio regionale durante la seduta di ieri. E sul suo sito ha aggiunto: «Abbiamo nella giunta ex consulenti della giunta Bassolino. Sconcertante». Ma il sindaco di Salerno non si è limitato a esprimere perplessità sulla parte «tecnica» della nuova giunta. Non ha, infatti, risparmiato la sua ironia anche agli assessori politici, a partire da Giuseppe De Mita, il vice di Caldoro. L’antagonismo di De Luca con Ciriaco De Mita (lo zio) è antico. Il primo non ha mai risparmiato al secondo critiche sulla gestione della sanità regionale. «Mi preoccupa il peso che l’Udc potrà avere sulla nuova amministrazione. Ho paura che la logica politica che ha segnato la devastazione della sanità possa riproporsi. Certo, la mia preoccupazione si fonda sul passato. E sarò il primo a prendere atto di una svolta. Ma intanto in Irpinia tanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>«Nella giunta ci sono persone responsabili e qualificate. Ma la schiera dei docenti universitari dovrà confrontarsi con i fatti. La funzione che li vede impegnati è di governo, non di riflessione teorica. Spero che abbiano spazio per esprimersi senza restare condizionati dalle pressioni più deteriori della politica». Così ha detto Vincenzo De Luca il capo dell’opposizione di centrosinistra in Consiglio regionale durante la seduta di ieri. E sul suo sito ha aggiunto: «Abbiamo nella giunta ex consulenti della giunta Bassolino. Sconcertante». Ma il sindaco di Salerno non si è limitato a esprimere perplessità sulla parte «tecnica» della nuova giunta. Non ha, infatti, risparmiato la sua ironia anche agli assessori politici, a partire da Giuseppe De Mita, il vice di Caldoro. L’antagonismo di De Luca con Ciriaco De Mita (lo zio) è antico. Il primo non ha mai risparmiato al secondo critiche sulla gestione della sanità regionale. «Mi preoccupa il peso che l’Udc potrà avere sulla nuova amministrazione. Ho paura che la logica politica che ha segnato la devastazione della sanità possa riproporsi. Certo, la mia preoccupazione si fonda sul passato. E sarò il primo a prendere atto di una svolta. Ma intanto in Irpinia tanti militanti del centrodestra si ritrovano in giunta una rappresentanza non in linea con lo spirito di tante battaglie sostenute. Insomma, nell’aria si coglie un senso d’antico, che evoca sistemi di potere che sembrano infiniti». Poi De Luca passa a parlare degli assessori salernitani. In particolare se l’è presa col sindaco di Pontecagnano Ernesto Sica. «Sica&#8230;, Sica&#8230;, Sica», ha ripetuto De Luca con studiata, teatrale, lentezza. E poi, parafrasando la celebre locuzione latina, ha aggiunto: «Sica transit gloria mundi. Lui esprime il mistero della politica. Non ho ancora capito come è stato nominato». Più in generale De Luca ha promesso a Caldoro che la comune consapevolezza delle difficoltà della congiuntura nazionale e internazionale non spingerà l’opposizione a quel «consociativismo che ha conosciuto il precedente consiglio» ma nemmeno a fare «demagogia a perdere». De Luca ha messo in guardia il governatore. «Se lei si è illuso— ha detto — di ricevere qualche attenzione da parte del governo sulla base alla stessa appartenenza politica, mi permetto di metterla in guardia. Lei non riceverà niente». A proposito della sanità De Luca ha invitato Caldoro a farsi sentire a Roma per denunciare «la sottovalutazione delle risorse per la Campania» in base all’assunto che una regione giovane, qual è appunto la Campania, avrebbe bisogno di meno fondi. Il sindaco di Salerno ha criticato anche il piano ospedaliero definito «sgangherato» e «lo squilibrio tra sanità pubblica e privata». Grande preoccupazione ha espresso anche per rifiuti. «Rischiamo una nuova emergenza».</p>
<p>Nel corso della seduta hanno preso la parola numerosi consiglieri. Mentre il capogruppo del Pd Giuseppe Russo a proposito della sanità ha insistito sulla «necessità di rivedere le convenzioni con l’Università Federico II e la Sun» e ha puntato il dito contro la «lobby dei professori». L’ex vicepresidente Antonio Valiante, sempre del Pd, ha espresso perplessità sull’intenzione di Caldoro «di ampliare la giunta», mentre l’ex assessora Rosa D’Amelio ha lamentato la scarsa rappresentanza delle donne in giunta</p>
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		<title>De Luca: preistoria politica Amendola accusa i tecnici</title>
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		<pubDate>Mon, 17 May 2010 15:03:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Enzo Amendola]]></category>
		<category><![CDATA[giunta regionale]]></category>
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		<description><![CDATA[(di ger.aus. da il Mattino) «Siamo alla preistoria della politica». Il capo dell’opposizione Vincenzo De Luca boccia categoricamente la nuova giunta regionale. Il sindaco di Salerno contesta, in primis, i ritardi che hanno accompagnato la squadra di Stefano Caldoro: «A oltre un mese e mezzo dalle elezioni regionali viene proposto l’esecutivo campano, ultimi in Italia, a fronte di problemi sociali e di emergenze che avrebbero richiesto tempi di decisione rapidi. Esprimo un giudizio fortemente critico già su queste lungaggini, frutto di una snervante e faticosa contrattazione tra i partiti della coalizione di centrodestra». Non mancano le critiche a Ciriaco De Mita: «Il segno politico di questa giunta è dato dalla scelta del vicepresidente, Giuseppe De Mita. Si conferma l’ipoteca sulla vita della regione da parte di vecchie realtà notabilari e della logica politica che le contraddistingue». De Luca salva solo gli assessori tecnici: «In questo contesto non esaltante si registra la presenza in giunta di alcune figure professionali apprezzabili. Verificheremo il loro grado di autonomia dalle logiche di clientela. Qualche assessore francamente improponibile, e qualche figura marcatamente politica, fanno dubitare che le presenze professorali possano ridursi a figure di pura copertura». «Aspetteremo, dunque, ognuno alla prova dei fatti, valutandone senza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di ger.aus. da il Mattino)</strong></p>
<p>«Siamo alla preistoria della politica». Il capo dell’opposizione Vincenzo De Luca boccia categoricamente la nuova giunta regionale. Il sindaco di Salerno contesta, in primis, i ritardi che hanno accompagnato la squadra di Stefano Caldoro: «A oltre un mese e mezzo dalle elezioni regionali viene proposto l’esecutivo campano, ultimi in Italia, a fronte di problemi sociali e di emergenze che avrebbero richiesto tempi di decisione rapidi. Esprimo un giudizio fortemente critico già su queste lungaggini, frutto di una snervante e faticosa contrattazione tra i partiti della coalizione di centrodestra». Non mancano le critiche a Ciriaco De Mita: «Il segno politico di questa giunta è dato dalla scelta del vicepresidente, Giuseppe De Mita. Si conferma l’ipoteca sulla vita della regione da parte di vecchie realtà notabilari e della logica politica che le contraddistingue». De Luca salva solo gli assessori tecnici: «In questo contesto non esaltante si registra la presenza in giunta di alcune figure professionali apprezzabili. Verificheremo il loro grado di autonomia dalle logiche di clientela. Qualche assessore francamente improponibile, e qualche figura marcatamente politica, fanno dubitare che le presenze professorali possano ridursi a figure di pura copertura». «Aspetteremo, dunque, ognuno alla prova dei fatti, valutandone senza pregiudizio la concreta attività e i risultati del lavoro istituzionale riconfermando &#8211; aggiunge &#8211; l’impegno a lavorare in maniera costruttiva e non demagogica alla soluzione dei problemi della nostra comunità». Rincarano la dose il segretario regionale del Pd Enzo Amendola e il capogruppo del partito Giuseppe Russo: «Caldoro negli ultimi tempi aveva promesso autonomia nel decidere l’assetto di governo ma ora si vede chiara la mano dei suoi veri ispiratori, Nicola Cosentino e Ciriaco De Mita». «Se il nuovo parte da qui, non abbiamo incertezze a costruire da subito un’opposizione senza indulgenze, perché sono chiare le inadeguatezze e le sottovalutazioni del ceto politico del centrodestra» concludono, d’intesa con il presidente del partito Maria Grazia Pagano. Infine il segretario regionale dell’Idv Nello Formisano e il consigliere Nicola Marrazzo: «Svolgeremo il ruolo di opposizione al quale ci hanno chiamati gli elettori con serenità e fermezza, nell’esclusivo interesse dei campani». </p>
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		<title>De Luca pronto a creare un partito</title>
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		<pubDate>Fri, 14 May 2010 05:28:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Vincenzo De Luca]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Umberto Adinolfi da il Corriere del Mezzogiorno) Vincenzo De Luca lancia l’ultimatum al Pd: «Pronti a rompere con Roma ed a far vivere in maniera autonoma l’esperienza politica di Campania Libera». L’appuntamento con il primo cittadino e con il consigliere regionale Gianfranco Valiante era per ieri sera, l’occasione un dibattito su società civile e politica organizzato dall’associazione Campania Libera presieduta dall’ex presidente di Confindustria Andrea Prete. De Luca conferma la volontà di ribaltare «il vecchiume politico» rappresentato dalla dirigenza nazionale del partito. «Il sistema dei privilegi ha interessato anche la sinistra— ha rilanciato il sindaco di Salerno — il Pd a questo punto non può continuare oltre: o si volta pagina oppure io e il partito democratico non abbiamo più nulla da dirci. Contro questo Pd a Salerno ed in Campania faremo le barricate». L’analisi di De Luca arriva a toccare le ragioni delle tante sconfitte accumulate negli ultimi anni dal centrosinistra italiano. «A Roma — ha aggiunto De Luca — continuano a parlare una lingua morta che non capisce nessuno. Sono gli stessi di sempre, quelli che sono riusciti a dilapidare il patrimonio politico della sinistra e del cattolicesimo democratico». La conclusione dell’intervento del capo dell’opposizione in consiglio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Umberto Adinolfi da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>Vincenzo De Luca lancia l’ultimatum al Pd: «Pronti a rompere con Roma ed a far vivere in maniera autonoma l’esperienza politica di Campania Libera». L’appuntamento con il primo cittadino e con il consigliere regionale Gianfranco Valiante era per ieri sera, l’occasione un dibattito su società civile e politica organizzato dall’associazione Campania Libera presieduta dall’ex presidente di Confindustria Andrea Prete. De Luca conferma la volontà di ribaltare «il vecchiume politico» rappresentato dalla dirigenza nazionale del partito. «Il sistema dei privilegi ha interessato anche la sinistra— ha rilanciato il sindaco di Salerno — il Pd a questo punto non può continuare oltre: o si volta pagina oppure io e il partito democratico non abbiamo più nulla da dirci. Contro questo Pd a Salerno ed in Campania faremo le barricate». L’analisi di De Luca arriva a toccare le ragioni delle tante sconfitte accumulate negli ultimi anni dal centrosinistra italiano. «A Roma — ha aggiunto De Luca — continuano a parlare una lingua morta che non capisce nessuno. Sono gli stessi di sempre, quelli che sono riusciti a dilapidare il patrimonio politico della sinistra e del cattolicesimo democratico». La conclusione dell’intervento del capo dell’opposizione in consiglio regionale è il sintomo della volontà di rompere nel caso il partito non garantisca libertà di azione alle realtà locali del Pd. «Occorre valorizzare le esperienze territoriali vincenti come quelle di Torino e Firenze, della Provincia di Roma, di Salerno e della Regione Puglia— ha concluso De Luca — di sicuro io non mi suiciderò con il Pd e non accetteremo più nessun ordine da Roma. Troveremo le forme per far vivere l’esperienza di Campania Libera: un soggetto politico autonomo nelle sue decisioni locali. Se domani venisse un segretario da Roma a dettare le sue condizioni per Salerno e la Campania, lo prendo e lo scaravento dalla finestra». </p>
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		<title>Valiante: Pd alla catalana? Purché non sia all’iraniana</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Apr 2010 05:00:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di re. po. da il Corriere del Mezzogiorno) Vincenzo De Luca sogna un Pd sul modello federale catalano? E subito la proposta genera uno scontro con l’anima bassoliniana. A lanciare strali contro l’ex candidato alle regionali è il bassoliniano doc Antonio Valiante: «Ben venga il partito federale catalano— ha spiegato il consigliere regionale— a patto che non sia attuato sul modello iraniano, dove chi non la pensa come l’autorità costituita dev’essere espulso. Voglio essere chiaro: mi fa piacere che De Luca si senta finalmente un militante del Pd», ha aggiunto Valiante. «Da parte sua, è un passo in avanti importante, dopo che per anni, finanche nella scorsa campagna elettorale, l’ha pensata in maniera totalmente diversa, fino ad usare lo slogan un uomo al di fuori dei partiti». Per il neoconsigliere del Pd, «il fatto poi che De Luca sposi concettualmente l’idea di un Pd federale mi fa ancora più piacere. Il partito federale è il modello per il quale, anche nell’ultimo congresso, abbiamo sempre lavorato qui in Campania. Proprio ripartendo da un’impostazione federale, qui da noi, a mio avviso, occorre ricostruire tutto il gruppo dirigente del Pd regionale». «Questo può avvenire— sostiene Valiante— soltanto attraverso un reale ed ampio coinvolgimento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di re. po. da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>Vincenzo De Luca sogna un Pd sul modello federale catalano? E subito la proposta genera uno scontro con l’anima bassoliniana. A lanciare strali contro l’ex candidato alle regionali è il bassoliniano doc Antonio Valiante: «Ben venga il partito federale catalano— ha spiegato il consigliere regionale— a patto che non sia attuato sul modello iraniano, dove chi non la pensa come l’autorità costituita dev’essere espulso. Voglio essere chiaro: mi fa piacere che De Luca si senta finalmente un militante del Pd», ha aggiunto Valiante. «Da parte sua, è un passo in avanti importante, dopo che per anni, finanche nella scorsa campagna elettorale, l’ha pensata in maniera totalmente diversa, fino ad usare lo slogan un uomo al di fuori dei partiti». Per il neoconsigliere del Pd, «il fatto poi che De Luca sposi concettualmente l’idea di un Pd federale mi fa ancora più piacere. Il partito federale è il modello per il quale, anche nell’ultimo congresso, abbiamo sempre lavorato qui in Campania. Proprio ripartendo da un’impostazione federale, qui da noi, a mio avviso, occorre ricostruire tutto il gruppo dirigente del Pd regionale». «Questo può avvenire— sostiene Valiante— soltanto attraverso un reale ed ampio coinvolgimento degli amministratori locali. Le tante esperienze di governo del territorio sono una ricchezza da valorizzare, anche perchè contribuiscono ad avvicinare il Pd al paese reale e ai suoi tanti problemi quotidiani. Un partito legato al territorio è, infatti, un partito che ascolta e interpreta la realtà, ma non impone scelte e decisioni».<br />
Un’altra scarica di fuoco amico a De Luca arriva anche dalla consigliera regionale Angela Cortese: «Mercoledì — spiega — ci sarà la proclamazione degli eletti al consiglio regionale. Subito dopo si terrà un incontro con i rappresentanti del nostro gruppo in consiglio regionale. In quella sede proporrò di affrontare subito la questione delle incompatibilità, a partire dalle cose di casa nostra». L’incompatibilità nel Pd ha un nome preciso, manco a dirlo quello di Vincenzo De Luca, che è sindaco di Salerno e neoconsigliere regionale. Cortese ha rivolto al suo compagno di partito un invito a «risolverlo», cioé a scegliere una delle due cariche. Oltretutto il rinvio della risoluzione dell’incompatibilità rischia, secondo la Cortese «di essere interpretato come il mantenimento del privilegio della doppia indennità» e ciò non può essere consentito in vista della crisi economica. De Luca, insomma, è avvertito: nel Pd niente sconti. </p>
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		<title>De Luca vuole il Pd &#8220;catalano&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 05:18:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
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		<category><![CDATA[Vincenzo De Luca]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Raffaele Sardo da la Repubblica Napoli) UN PARTITO &#8220;catalano&#8221; con forte autonomia programmatica sul territorio, sganciato dai gruppi dirigenti nazionali. E questa la ricetta di Vincenzo De Luca, capo dell&#8217;opposizione di centrosinistra in consiglio regionale, per rilanciare il Pd in Campania. La proposta è stata lanciata a Caserta proprio nel giorno, 25 aprile, in cui si celebra la Resistenza. «Non voglio più aspettare le decisioni di Bersani, D&#8217;Alema o Veltroni. Saremo noi, d&#8217;ora in poi, a decidere il da farsi. E se loro vogliono, ci corrono dietro da Roma, altrimenti andiamo per la nostra strada». Messaggio forte e chiaro, applauditissimo nella sala stracolma di militanti del Pd. De Luca ha parlato di un partito nazionale a pezzi, autoreferenziale e incapace di dialogare con la gente. «Il comitato nazionale è stato più drammatico di quanto non abbia saputo esprimere Bersani. Il Pd è ridotto ad un partito regionale, cancellato in tutto il nord. E questo consoliderà equilibri di potere — è stato il ragionamento di De Luca— le cui conseguenze si faranno sentire nei prossimi quindici anni. Siamo fuori dal senso comune della gente. È talmente bassa la credibilità del gruppo dirigente che nessuno ci ascolta. Da quindici anni ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Raffaele Sardo da la Repubblica Napoli)</strong></p>
<p>UN PARTITO &#8220;catalano&#8221; con forte autonomia programmatica sul territorio, sganciato dai gruppi dirigenti nazionali. E questa la ricetta di Vincenzo De Luca, capo dell&#8217;opposizione di centrosinistra in consiglio regionale, per rilanciare il Pd in Campania. La proposta è stata lanciata a Caserta proprio nel giorno, 25 aprile, in cui si celebra la Resistenza. «Non voglio più aspettare le decisioni di Bersani, D&#8217;Alema o Veltroni. Saremo noi, d&#8217;ora in poi, a decidere il da farsi. E se loro vogliono, ci corrono dietro da Roma, altrimenti andiamo per la nostra strada». Messaggio forte e chiaro, applauditissimo nella sala stracolma di militanti del Pd.<br />
De Luca ha parlato di un partito nazionale a pezzi, autoreferenziale e incapace di dialogare con la gente. «Il comitato nazionale è stato più drammatico di quanto non abbia saputo esprimere Bersani. Il Pd è ridotto ad un partito regionale, cancellato in tutto il nord. E questo consoliderà equilibri di potere — è stato il ragionamento di De Luca— le cui conseguenze si faranno sentire nei prossimi quindici anni. Siamo fuori dal senso comune della gente. È talmente bassa la credibilità del gruppo dirigente che nessuno ci ascolta. Da quindici anni ci sono 40 dirigenti che girano di qua e di là, ma sono sempre gli stessi. Parlano un linguaggio che è sconosciuto al 90% della popolazione italiana. E non possiamo nemmeno più vantarci di avere dalla nostra &#8220;la buona amministrazione&#8221;. Abbiamo perso il comune di Bologna perché al sindaco piaceva &#8220;il pelo&#8221;. Questa è la verità». Ma è sul piano regionale che De Luca lancia la sua sfida. «Diciamocela tutta: Abbiamo perso perché abbiamo pagato il fallimento drammatico del governo regionale in questi dieci anni. Se c&#8217;è chi pensa che dopo le elezioni si ritorna al passato e si comincia di nuovo la quadriglia, ha sbagliato di grosso. Perché ora si volta pagina e si cambia tutto. Avrebbero solo dovuto chiedere scusa ai cittadini della Campania per i disastri combinati»</p>
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		<title>Vincenzo De Luca intervistato da Luigi Necco</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 15:13:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(da www.9online.it) Ospite nello studio de “L’Emigrante” di Luigi Necco, il leader dell’opposizione nel consiglio regionale della Campania, Vincenzo De Luca, analizza l’esito del voto, alla luce dei risultati dei ballottaggi nei comuni che confermano il trend negativo di consensi da parte del centrosinistra.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(da www.9online.it)</strong></p>
<p><a href="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2010/01/deluca_liratv.jpg"><img src="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2010/01/deluca_liratv-300x225.jpg" alt="Vincenzo De Luca" title="Vincenzo De Luca" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-6353" /></a> Ospite nello studio de “L’Emigrante” di Luigi Necco, il leader dell’opposizione nel consiglio regionale della Campania, Vincenzo De Luca, analizza l’esito del voto, alla luce dei risultati dei ballottaggi nei comuni che confermano il trend negativo di consensi da parte del centrosinistra.</p>
<p><object width="400" height="300"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="movie" value="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=10953218&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=0&amp;show_byline=0&amp;show_portrait=0&amp;color=ff9933&amp;fullscreen=1" /><embed src="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=10953218&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=0&amp;show_byline=0&amp;show_portrait=0&amp;color=ff9933&amp;fullscreen=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" width="400" height="300"></embed></object></p>
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		<title>De Luca, ancora fuoco su Bassolino</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 05:39:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(da il Roma) Nella chiusura della sua tre giorni &#8220;programmatica&#8221;, Vincenzo De Luca, candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione sconfitto dall&#8217;esponente del centrodestra Stefano Caldoro, non cambia registro e scarica le colpe della sua sconfitta sul governatore uscente, Antonio Bassolino, e sul Pd. Nel corso della manifestazione a Benevento, il sindaco di Salerno spiega che «tra i motivi della mia sconfitta c&#8217;è anche il fatto che la Campania è stata governata male. Si è sbagliato in diversi settori: la sanità è stata commissariata e la questione rifiuti affrontata con una legge regionale demenziale. Infine, nell&#8217;ultimo mese della campagna elettorale qualcuno ha pensato di effettuare anche le ultime nomine clientelari di partito e i miei antagonisti me l&#8217;hanno fatta pagare. Chi è stato nominato dovrebbe andare a casa». Non mancano le accuse al Partito democratico: «Ci si è mossi tardi con le primarie. Se avessi potuto avere più tempo a disposizione, probabilmente il risultato sarebbe stato diverso. C&#8217;è stata lentezza nella designazione del candidato presidente e si è sbagliato a scegliere i candidati a Napoli. La cosa che, comunque, mi conforta è il fatto di avere ottenuto da solo 200mila voti in più della coalizione. E questo è un fatto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(da il Roma)</strong></p>
<p>Nella chiusura della sua tre giorni &#8220;programmatica&#8221;, Vincenzo De Luca, candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione sconfitto dall&#8217;esponente del centrodestra Stefano Caldoro, non cambia registro e scarica le colpe della sua sconfitta sul governatore uscente, Antonio Bassolino, e sul Pd.<br />
Nel corso della manifestazione a Benevento, il sindaco di Salerno spiega che «tra i motivi della mia sconfitta c&#8217;è anche il fatto che la Campania è stata governata male. Si è sbagliato in diversi settori: la sanità è stata commissariata e la questione rifiuti affrontata con una legge regionale demenziale. Infine, nell&#8217;ultimo mese della campagna elettorale qualcuno ha pensato di effettuare anche le ultime nomine clientelari di partito e i miei antagonisti me l&#8217;hanno fatta pagare. Chi è stato nominato dovrebbe andare a casa». Non mancano le accuse al Partito democratico: «Ci si è mossi tardi con le primarie. Se avessi potuto avere più tempo a disposizione, probabilmente il risultato sarebbe stato diverso. C&#8217;è stata lentezza nella designazione del candidato presidente e si è sbagliato a scegliere i candidati a Napoli. La cosa che, comunque, mi conforta è il fatto di avere ottenuto da solo 200mila voti in più della coalizione. E questo è un fatto che mi obbligherà a rimanere in Campania e a fare battaglie in consiglio regionale». Ancora sul Pd: «Abbiamo pagato anche la difficile situazione a livello nazionale del partito. Abbiamo lasciato che fossero i sindaci della Lega a fare opposizione al Governo per il problema del Patto di stabilità». Un passaggio anche sul mancato accordo con l&#8217;Udc: «Se si fosse schierata al nostro fianco, avremmo vinto. Per questo motivo voglio rivolgere un appello al leader nazionale Pier Ferdinando Casini, con il quale non ci sono mai stati problemi, a finirla con il gioco delle tre carte. Non si può essere all&#8217;opposizione di Berlusconi a Roma e alleati di Caldoro in Campania. Se, però, hanno intenzione di mercanteggiare non ci sto e mi tengo il risultato che ho ottenuto». Riguardo all&#8217;attività di opposizione che porterà avanti nel parlamentino campano, De Luca spiega che «voglio creare delle sinergie con il territorio, incontrando mensilmente gli amministratori locali. Resta lo slogan della campagna elettorale, ovvero &#8220;cambiare tutto&#8221;. Non sono assolutamente disposto a fare trattative, chi nel Pd è intenzionato a riproporre vecchi giochetti lo dica subito così che lo si possa escludere dal partito. Dobbiamo fare in modo da essere pronti tra cinque anni, o forse anche prima. Perché la politica a volte è strana&#8230;». </p>
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		<title>Marciano: «Enzo leader dell&#8217;opposizione? Non è un diritto naturale»</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 05:30:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di mape da il Roma) «Lo sforamento del Patto di stabilità da parte della Regione Campania? Beh, tutti ne erano a conoscenza. È contenuto in un allegato all&#8217;ultima finanziaria regionale. E anche l&#8217;opposizione lo sapeva», in difesa di Palazzo Santa Lucia si schiera Antonio Marciano, eletto consigliere regionale del Pd con oltre 22mila preferenze. «Se determinate politiche non si sono attuate è anche responsabilità del Governo centrale che avrebbe dovuto procedere all&#8217;erogazione di fondi che ci spettavano», aggiunge. Questo, però, non basta a giustificare sprechi e inefficienze. La spesa dei fondi europei ne è un esempio&#8230; «Beh, si addebita a noi la colpa delle dispersione delle risorse. Concordo sul fatto che ci si debba focalizzare su progetti mirati ma è anche vero che senza alcuni piccoli interventi, vedi ad esempio le infrastrutture primarie nella zona flegrea, non si sarebbero create quelle condizioni di risanamento territoriale atte a fungere da volano di rilancio dell&#8217;intera zona». Dei tredici eletti del Pd, ben sei, tra cui lei, sono espressione dell&#8217;area bassoliniana: come può influire questo nei rapporti con quello che dovrebbe essere il leader dell&#8217;opposizione, ovvero De Luca? «Intanto, l&#8217;elezione di consiglieri che si rifanno ad una certa esperienza è il segno che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di mape da il Roma)</strong></p>
<p>«Lo sforamento del Patto di stabilità da parte della Regione Campania? Beh, tutti ne erano a conoscenza. È contenuto in un allegato all&#8217;ultima finanziaria regionale. E anche l&#8217;opposizione lo sapeva», in difesa di Palazzo Santa Lucia si schiera Antonio Marciano, eletto consigliere regionale del Pd con oltre 22mila preferenze. «Se determinate politiche non si sono attuate è anche responsabilità del Governo centrale che avrebbe dovuto procedere all&#8217;erogazione di fondi che ci spettavano», aggiunge.<br />
Questo, però, non basta a giustificare sprechi e inefficienze. La spesa dei fondi europei ne è un esempio&#8230;<br />
«Beh, si addebita a noi la colpa delle dispersione delle risorse. Concordo sul fatto che ci si debba focalizzare su progetti mirati ma è anche vero che senza alcuni piccoli interventi, vedi ad esempio le infrastrutture primarie nella zona flegrea, non si sarebbero create quelle condizioni di risanamento territoriale atte a fungere da volano di rilancio dell&#8217;intera zona».<br />
Dei tredici eletti del Pd, ben sei, tra cui lei, sono espressione dell&#8217;area bassoliniana: come può influire questo nei rapporti con quello che dovrebbe essere il leader dell&#8217;opposizione, ovvero De Luca?<br />
«Intanto, l&#8217;elezione di consiglieri che si rifanno ad una certa esperienza è il segno che i cittadini hanno voluto tributare un riconoscimento ad un&#8217;area contro la quale da più parti si è puntato l&#8217;indice. Per quanto riguarda De Luca, il ruolo di capo dell&#8217;opposizione gli dovrà essere conferito da tutta la coalizione. Non è una cosa che spetta per diritto naturale».<br />
Bassolino si è lamentato più volte del &#8220;fuoco amico&#8221; piovutogli addosso&#8230;<br />
«Beh, sulla Campania si sono scaricati più volte problemi di tenuta della coalizione a livello nazionale. Ricordo tante telefonate sull&#8217;asse Roma-Napoli per salvaguardare l&#8217;equilibrio datoci da tre senatori in più all&#8217;epoca del governo Prodi. In questo discorso, ad esempio, si inserì anche l&#8217;elezione di Sandra Lonardo a presidente del consiglio regionale. Se un appunto va fatto a Bassolino, è quello che ad un certo punto, per salvaguardare l&#8217;alleanza, ha pagato un prezzo sul profilo riformista della sua coalizione in Campania».<br />
Quali sono i temi sui quali allacciare un dialogo con la maggioranza?<br />
«Credo innanzitutto il turismo. Occorre puntare ad una legge di sistema che finora non si è riusciti a varare. Il turismo può essere la principale fonte di sviluppo economico della Campania». </p>
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		<title>De Luca affonda Bassolino: perso perché governato male</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Apr 2010 11:48:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di Giuseppe Palmieri da Cronache di Napoli) Il centrosinistra campano riparte da Vincenzo De Luca. Dopo la pesante sconfitta elettorale che ha consegnato la Regione nelle mani del centrodestra del presidente Stefano Caldoro, il sindaco di Salerno ha convocato un incontro all&#8217;Hotel Ramada, nei pressi della Stazione Centrale di Napoli, per analizzare la debacle elettorale e fissare i punti dai quali ripartire per riportare il centrosinistra alla vittoria. Tre i motivi della sconfitta secondo De Luca: &#8220;Innanzitutto, è inutile nascondersi dietro un dito, abbiamo perso perché abbiamo governato male. Ma il nostro spirito non ci fa sentire sconfitti, abbiamo ancora più voglia di combattere&#8221;. Un&#8217;altra causa è da ricercare: &#8220;nella mancata alleanza con l&#8217;Udc, dato che con loro nella coalizione avremmo ampiamente vinto, ma la loro unione con il centrodestra in alcune amministrazioni ha reso impraticabile la strada dell&#8217;accordo. L&#8217;altro motivo non è imputabile alla camorra, in senso lato, ma alla nostra assenza totale da molti territori che ci penalizza in maniera determinante&#8221;. De Luca torna su alcune candidature del centrodestra: &#8220;Che poi nel centrodestra si candidi un condannato per camorra non è un caso politico, è una vergogna nazionale, ma non è quello il motivo della nostra sconfitta, come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Giuseppe Palmieri da Cronache di Napoli)</strong></p>
<p>Il centrosinistra campano riparte da Vincenzo De Luca. Dopo la pesante sconfitta elettorale che ha consegnato la Regione nelle mani del centrodestra del presidente Stefano Caldoro, il sindaco di Salerno ha convocato un incontro all&#8217;Hotel Ramada, nei pressi della Stazione Centrale di Napoli, per analizzare la debacle elettorale e fissare i punti dai quali ripartire per riportare il centrosinistra alla vittoria. Tre i motivi della sconfitta secondo De Luca: &#8220;Innanzitutto, è inutile nascondersi dietro un dito, abbiamo perso perché abbiamo governato male. Ma il nostro spirito non ci fa sentire sconfitti, abbiamo ancora più voglia di combattere&#8221;. Un&#8217;altra causa è da ricercare: &#8220;nella mancata alleanza con l&#8217;Udc, dato che con loro nella coalizione avremmo ampiamente vinto, ma la loro unione con il centrodestra in alcune amministrazioni ha reso impraticabile la strada dell&#8217;accordo. L&#8217;altro motivo non è imputabile alla camorra, in senso lato, ma alla nostra assenza totale da molti territori che ci penalizza in maniera determinante&#8221;. De Luca torna su alcune candidature del centrodestra: &#8220;Che poi nel centrodestra si candidi un condannato per camorra non è un caso politico, è una vergogna nazionale, ma non è quello il motivo della nostra sconfitta, come invece lo è il nostro non seguire le esigenze che cambiano per i cittadini della Regione&#8221;. Il candidato battuto con il 44% dei voti, cinque in più della sua coalizione, non ha chiarito se continuerà a ricoprire la carica di sindaco di Salerno, accanto a quella di capo dell&#8217;opposizione in Consiglio Regionale, ma ha fissato punto dopo punto il programma della battaglia da portare avanti nell&#8217;amministrazione regionale per poi tornare ad essere maggioranza: &#8220;Dobbiamo mantenere gli impegni presi con gli elettori. Stiamo continuando ad incontrare tutte le associazioni di categoria, gli imprenditori, i commercianti, quella società di piccola e media impresa cui non parliamo da anni&#8221;. Quindi una promessa per il futuro ruolo dell&#8217;opposizione: &#8220;Staremo con il fiato sul collo al nuovo governo della Regione per far sì che si prendano iniziative e si rispettino le esigenze dei cittadini. Rispetteremo la parola data in campagna elettorale, anche se non saremo noi a governare. Personalmente sceglierò a tempo debito se continuare a fare il sindaco o restare in consiglio regionale, ciò che non molleremo mai sarà la battaglia in Regione per dare valore alla fiducia delle tantissime persone e militanti che ci hanno votato. Cambiare tutto resterà il nostro slogan&#8221;. Vincenzo De Luca parla da leader di un centrosinistra &#8220;per il quale è finita una stagione politica, mentre ne comincia un&#8217;altra in cui emergerà gente che vale. Addio alle clientele. Lavoriamo per i territori, per la trasparenza&#8221;. Il sindaco di Salerno dà anche la sua ricetta per le Comunali di Napoli dell&#8217;anno prossimo: &#8220;In questo ultimo anno di amministrazione bisognerà fare opere per tutti i quartieri della città e continuare nella linea di rinnovamento che stiamo seguendo&#8221;.</p>
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		<title>De Luca e la corsa a Palazzo San Giacomo: &#8220;Possiamo farcela ma cambiamo passo&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Apr 2010 11:44:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[sindaco di napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo De Luca]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Conchita Sannino da la Repubblica Napoli) SI ALLA mobilitazione per non perdere Napoli. «Suggerirei un programma serratissimo, da fare qui e ora, o si va al suicidio». No alla depressione. «In questa sconfitta abbiamo anche ritrovato il senso delle idealità e della militanza». Sì al rigore: «Se avessimo governato meglio, avremmo vinto». Però no all&#8217;autoflagellazione. «Si perde anche perché ci sono dei cicli». Vincenzo De Luca, in versione capo dell&#8217;opposizione, incontra Napoli. E continua a cantarle chiare. «PRIMA di entrare in questa sala ho incontrato gli imprenditori della balneazione. Avevo promesso l&#8217;appuntamento a quel settore in campagna elettorale, puntando molto sul tema del disastro delle acque su cui Caldoro so che vuole impegnarsi. Erano sbigottiti: &#8220;Pensavamo che avendo perso , ve ne sareste dimenticati&#8221;. Oh, ma con chi pensavate di avere a che fare?». Ecco l&#8217;incipit, dal palco dell&#8217;hotel Ramada, di Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno e capo dell&#8217;opposizione del centrosinistra nel prossimo consiglio regionale, che ieri ha cominciato il suo tour campano in 5 tappe. I muscoli da super-amministratore «che mantiene la parola data» sono sempre lì, esibiti, seppure con maggior esercizio di ironia. Posti anche in piedi, ma c&#8217;è un&#8217;aria da reduci fino a quando non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Conchita Sannino da la Repubblica Napoli)</strong></p>
<p>SI ALLA mobilitazione per non perdere Napoli. «Suggerirei un programma serratissimo, da fare qui e ora, o si va al suicidio». No alla depressione. «In questa sconfitta abbiamo anche ritrovato il senso delle idealità e della militanza». Sì al rigore: «Se avessimo governato meglio, avremmo vinto». Però no all&#8217;autoflagellazione. «Si perde anche perché ci sono dei cicli». Vincenzo De Luca, in versione capo dell&#8217;opposizione, incontra Napoli. E continua a cantarle chiare. «PRIMA di entrare in questa sala ho incontrato gli imprenditori della balneazione. Avevo promesso l&#8217;appuntamento a quel settore in campagna elettorale, puntando molto sul tema del disastro delle acque su cui Caldoro so che vuole impegnarsi. Erano sbigottiti: &#8220;Pensavamo che avendo perso , ve ne sareste dimenticati&#8221;. Oh, ma con chi pensavate di avere a che fare?».<br />
Ecco l&#8217;incipit, dal palco dell&#8217;hotel Ramada, di Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno e capo dell&#8217;opposizione del centrosinistra nel prossimo consiglio regionale, che ieri ha cominciato il suo tour campano in 5 tappe. I muscoli da super-amministratore «che mantiene la parola data» sono sempre lì, esibiti, seppure con maggior esercizio di ironia. Posti anche in piedi, ma c&#8217;è un&#8217;aria da reduci fino a quando non entra lui e comincia la standing ovation. Ci sono persino quelli che si alzano in piedi, contagiando una sala che, vista da fuori, sembra quasi una navicella che si fa coraggio nella tempesta, tuttora in corso (qualcuno si chiede, &#8220;Ma domenica perdiamo pure a Pomigliano?&#8221;). De Luca, tuttavia— anticipato dagli interventi di Bruno Cesario dell&#8217;Api, di Francesco Emilio Borrelli dei Verdi, di Peppe De Cristofaro della Sinistra e del vicecoordinatore del Pd, Domenico Tuccillo — mantiene il discorso sul da farsi.<br />
Prima l&#8217;analisi del voto. «Ho preso 200mila preferenze in più del centrosinistra, la città di Napoli mi ha premiato, ma tra me e la coalizione nel capoluogo restano dieci punti di differenza, e su questo si deve lavorare». Poi, avverte eventuali aree di resistenza bassoliniana: «Nessuno si illuda di essere detentore di pattuglie. Il mio slogan era &#8220;Cambi are tutto&#8221;, e cambierò le cose. Non giudico le persone, sono tante le ragioni del fallimento di un ciclo, ma ora abbiamo davanti una strada nuova». Infine, è sprezzante con chi starebbe negoziando un &#8220;tradimento&#8221;. «Chi si vuole vendere, se ne vada via subito. Abbiamo bisogno di combattenti, di persone sorrette da ideali. Chi indugia, se ne vada non domani, ma stasera!». Applausi (sembra che il riferimento sia all&#8217;ex assessore Montemarano). Infine, eccolo, il nodo: Palazzo San Giacomo.<br />
De Luca, per una volta, è attento alle parole come se procedesse con i talloni sulle uova. Non pronuncia mai la parola «sindaco», né il nome della Iervolino. «Rispetto tutti— alza le mani—. Ma mi permetterei di suggerire all&#8217;amministrazione di darsi un programma di 12 mesi, con assoluta affidabilità. In concreto? In ogni municipalità, un&#8217;opera da fare: che sia elo quente del cambio di passo e di una linea identitaria della città. Ma dobbiamo essere in grado di dire quando si apre il cantiere e in quale giorno si chiude». E a chi come Cesario, poco prima, aveva provocato (&#8220;Tanto il Comune è già perso&#8221;), De Luca replica: «Ce la possiamo, e ce la dobbiamo fare. Ma dipende da noi. Se non trasmettiamo il segno di una nuova operatività, se non formuliamo un patto di fine consiliatura su cui misurarci, è un suicidio annunciato. Non dobbiamo bruciare un minuto».<br />
Quanto al lavoro che lo vede impegnato in prima fila, sui banchi dell&#8217;opposizione, De Luca torna al cavallo di battaglia. «Faremo una battaglia costruttiva e rigorosa sui conti, sulle clientele, sulla burocrazia dei privilegi che non risponde mai di nulla e su tutte le zone d&#8217;ombra che intrecciano i poteri criminali agli affari leciti». De Luca, da primo &#8220;fustigatore&#8221; di un sud lassista e inefficiente, non ci sta però alla &#8220;favo &#8211; letta&#8221; del federalismo che «converrebbe a tutti». Tuona De Luca: «Quanto pagherà il Mezzogiorno a questo federalismo? Vediamola, questa bozza. Ma siamo di fronte, temo, ad una gigantesca discriminazione. Quando si dice che ci guadagnano tutti è evidente che non è così. Se la sfida diventa la distribuzione ristretta al nord, per legittimare le sperequazioni, magari ripianando il buco di 150 milioni del Comune &#8220;amico&#8221; di Catania, allora siamo di fronte ad una inaccettabile balla».</p>
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		<title>De Luca: puniti perché abbiamo governato male</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Apr 2010 05:25:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
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		<category><![CDATA[Vincenzo De Luca]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Simona Brandolini da il Corriere del Mezzogiorno) «Abbiamo perso perché abbiamo governato male». E ancora: «Non ho intenzione, perché non mi interessa, fare la storia del passato. Concludiamo in maniera negativa un ciclo. Con la sanità commissariata, i fondi europei al palo, la burocrazia peggiore e più lenta e non per colpa dei funzionari regionali». Vincenzo De Luca torna a Napoli da capo dell’opposizione. Una riunione con imilitanti che lo hanno sostenuto, che ha tutta l’aria di una seduta di autocoscienza collettiva. Il trainer De Luca cerca di motivare un Pd sfilacciato, demotivato, in cerca d’autore. E una coalizione che barcolla. Sinistra e Libertà, con Peppe De Cristofaro, lancia le primarie a Napoli per scegliere da subito il candidato a sindaco. Il rutelliano Bruno Cesario gli risponde caustico: «Ma quali primarie. Con le primarie si perdono tutte le elezioni successive». In sala mancano i bassoliniani e manca anche il segretario regionale del Pd, Enzo Amendola impegnato nell’ultima battaglia dei ballottaggi, quella di Pomigliano. La campagna elettorale per Palazzo San Giacomo è già cominciata. «Suggerisco all’amministrazione un programma di lavoro realizzabile in un anno— spiega —. In ogni quartiere, nessuno escluso, un progetto importante, che sia visibile, che resti. Siamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Simona Brandolini da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>«Abbiamo perso perché abbiamo governato male». E ancora: «Non ho intenzione, perché non mi interessa, fare la storia del passato. Concludiamo in maniera negativa un ciclo. Con la sanità commissariata, i fondi europei al palo, la burocrazia peggiore e più lenta e non per colpa dei funzionari regionali». Vincenzo De Luca torna a Napoli da capo dell’opposizione. Una riunione con imilitanti che lo hanno sostenuto, che ha tutta l’aria di una seduta di autocoscienza collettiva. Il trainer De Luca cerca di motivare un Pd sfilacciato, demotivato, in cerca d’autore. E una coalizione che barcolla. Sinistra e Libertà, con Peppe De Cristofaro, lancia le primarie a Napoli per scegliere da subito il candidato a sindaco. Il rutelliano Bruno Cesario gli risponde caustico: «Ma quali primarie. Con le primarie si perdono tutte le elezioni successive». In sala mancano i bassoliniani e manca anche il segretario regionale del Pd, Enzo Amendola impegnato nell’ultima battaglia dei ballottaggi, quella di Pomigliano.</p>
<p>La campagna elettorale per Palazzo San Giacomo è già cominciata. «Suggerisco all’amministrazione un programma di lavoro realizzabile in un anno— spiega —. In ogni quartiere, nessuno escluso, un progetto importante, che sia visibile, che resti. Siamo in grado di farlo? Penso di sì. Perché se non avremmo cose nuove, la battaglia sarà difficile. La partita per ora non è chiusa, ma dobbiamo bruciare i tempi. Poi penseremo ai candidati». Snocciola ancora una volta, il capo dell’opposizione-sindaco, i dati elettorali città per città. «Lo straordinario voto di Napoli», una distanza di appena due punti dal neopresidente Caldoro, «possibile perché nelle realtà urbane il voto di opinione esiste ed è passato con più facilità il nostro messaggio». Il problema è la coalizione, anche in città c’è una distanza di nove punti dal centrodestra, «drammatico». Dunque avverte: «Chi si vuole vendere, si venda e se ne vada. Non correremo dietro a nessuno. E se qualcuno vuole fare correnti e sottocorrenti se lo scordi. Ci vuole un rinnovamento radicale delle forze politiche. Una stagione si è chiusa, ma c’è spazio per tutti quelli che guardano in avanti, no per quelli che guardano al passato». Messaggio chiaro?</p>
<p>Tanto per non farsi mancare niente, De Luca infila, poi, una sequela di frasi ad effetto. Sulla magistratura: «Che deve essere autonoma. Ogni politico deve farsi giudicare. Ma l’idea che ci siano dei funzionari dello Stato che non rispondono a nessuno di quello che fanno non va più». Sul federalismo: ««È evidente che siamo di fronte a una gigantesca discriminazione. Quando si dice che ci guadagnano tutti è evidente che non è così. Non ci guadagna il Sud perché altrimenti non avremmo questa battaglia pilotata dalla Lega Nord. Per il resto sono il più interessato a una linea di federalismo rigoroso. Se la sfida è avere le stesse risorse per ogni cittadino italiano, io sottoscrivo 100 volte questa riforma. Ma ho il sospetto che non sarà così». Sul partito del Sud: «No grazie, sono internazionalista». Sul nucleare: «Manterremo la parola data. No alle centrali»</p>
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		<title>De Mita si vendica di De Luca «Ora andrà in depressione»</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Apr 2010 05:23:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[De Mita]]></category>
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		<description><![CDATA[(di Carlo Gravina da il Corriere del Mezzogiorno) Sarcastico, lucido nelle analisi e mai banale. Ciriaco De Mita non si smentisce. Ieri mattina, l’ex presidente del consiglio, ha incontrato i suoi più stretti collaboratori nella sede salernitana dell’Udc. Una riunione, a porte chiuse, per analizzare i risultati elettorali e decidere le strategie per l’immediato futuro. All’incontro hanno partecipato, assieme al neo consigliere regionale Luigi Cobellis, anche Aniello Salzano, Franco Massimo Lanocita e il sindaco Pd di Siano, Sabatino Tenore. De Mita, che ha definito brutta la campagna elettorale delle scorse settimane, si è detto sorpreso dello spirito della gente che ha incontrato nei giorni prima del voto. Prima della riunione De Mita si è concesso ai giornalisti. E ne ha approfittato per lanciare bordate al sindaco di Salerno, uscito sconfitto dalla competizione regionale. De Luca l’aveva attaccato dandogli del «vecchio della politica» e spiegando che lui avrebbe cacciato «i politicanti dalla sanità» e impedito «le anticamere a Nusco». Dopo la vittoria del centrodestra puntuale è arrivata la vendetta di De Mita. «Il buon risultato elettorale? Dobbiamo ringraziare De Luca — ha detto il leader di Nusco— nelle persone che ho incontrato c’era voglia di essere a favore di un progetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Carlo Gravina da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>Sarcastico, lucido nelle analisi e mai banale. Ciriaco De Mita non si smentisce. Ieri mattina, l’ex presidente del consiglio, ha incontrato i suoi più stretti collaboratori nella sede salernitana dell’Udc. Una riunione, a porte chiuse, per analizzare i risultati elettorali e decidere le strategie per l’immediato futuro.</p>
<p>All’incontro hanno partecipato, assieme al neo consigliere regionale Luigi Cobellis, anche Aniello Salzano, Franco Massimo Lanocita e il sindaco Pd di Siano, Sabatino Tenore. De Mita, che ha definito brutta la campagna elettorale delle scorse settimane, si è detto sorpreso dello spirito della gente che ha incontrato nei giorni prima del voto. Prima della riunione De Mita si è concesso ai giornalisti. E ne ha approfittato per lanciare bordate al sindaco di Salerno, uscito sconfitto dalla competizione regionale. De Luca l’aveva attaccato dandogli del «vecchio della politica» e spiegando che lui avrebbe cacciato «i politicanti dalla sanità» e impedito «le anticamere a Nusco».</p>
<p>Dopo la vittoria del centrodestra puntuale è arrivata la vendetta di De Mita. «Il buon risultato elettorale? Dobbiamo ringraziare De Luca — ha detto il leader di Nusco— nelle persone che ho incontrato c’era voglia di essere a favore di un progetto e non di essere contro qualcosa che è un sintomo di nostalgia dello scontro di classe. Le motivazioni di De Luca erano da scontro di classe». Sul presunto recupero del centrosinistra durante i giorni intensi di campagna elettorale, inoltre, De Mita ha un’idea ben precisa. «Tutti i sondaggi erano fatti male perché si basavano sulle emotività di quel momento. Quando un sondaggio non registra che la maggioranza dei cittadini si asterrà, vuol dire che non è fatto bene. Quando leggevo che il centrosinistra recuperava, perché le masse venivano spostate come i buoi all’epoca di Mussolini, c’era da preoccuparsi. Il candidato del centrosinistra ha invece rincuorato gli elettori della sua parte, ed è una cosa diversa. È come far prendere il cognac ai soldati prima di andare all’assalto. Comunque il 39% non mi pare un risultato importante. La campagna elettorale del centrosinistra era fatta sul recupero e sul sorpasso. Il recupero era vero perché si sono rianimati con il cortisone che però non cura la malattia». Infine: «De Luca andrà in depressione, lo avete rovinato voi giornalisti esaltandolo».</p>
<p>De Mita poi, ha parlato anche di sanità e dell’ex assessore regionale Angelo Montemarano. «Se Montemarano fosse stato un mio uomo sarebbe venuto con me. Il fatto che sia rimasto lì dove c’era il potere, vuol dire che stava col potere e non con il sottoscritto. Avevo suggerito al Pdl di non puntare la campagna elettorale sullo sfascio della sanità, ma di concentrarsi su quello che bisogna fare per risolvere il problema. Credo di avere un merito per quanto riguarda la sanità: ho detto prima degli altri che sarebbe accaduto quello che poi si è verificato».</p>
<p>Per De Mita, inoltre, il recente risultato elettorale campano conferma la fallibilità dell’attuale sistema politico.</p>
<p>Nell’incontro di ieri, Ciriaco De Mita ha parlato con i suoi anche della situazione in seno al consiglio provinciale. Anche in questo caso, non sono mancate stoccate rivolte verosimilmente al presidente della Provincia di Salerno Edmondo Cirielli. «In Provincia di Salerno si rispetta il mandato elettorale ma non si condividono le scelte. La giunta provinciale è quella che lavora meno perché c’è un fenomeno di personalizzazione politica tra regole militari e recupero della cattiva tradizione salernitana. La campagna elettorale del Pdl è stata condotta come una faida interna».</p>
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		<title>Sorpresa, Bassolino non se n&#8217;è andato. Ci sono i fedelissimi. De Luca è solo</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Apr 2010 07:34:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Bassolino]]></category>
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		<description><![CDATA[(di Antonio Calitri da Italia Oggi) L’ex governatore Antonio Bassolino non ha nessuna intenzione di lasciare il consiglio regionale della Campania. E men che meno di cedere la guida dell&#8217;opposizione nelle mani dello sconfitto sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca. E visto che dei 14 eletti del Partito democratico ben nove sono in qualche modo legati all&#8217;ex governatore, già sono in corso le prime manovre per portare a miti consiglio lo scalpitante De Luca. Prima di un vero e proprio ribaltone, che dovrebbe portare alla guida dell&#8217;opposizione il sindaco di Villaricca Raffaele Topo, primo degli eletti del Pd con 26.784 voti. Incredibile a dirsi ma Antonio Bassolino senza esporsi più di tanto e senza fare una vera e propria campagna elettorale proprio per la richiesta di discontinuità di De Luca, è riuscito a piazzare quasi tutti i suoi uomini nel consiglio regionale del centro direzionale napoletano. Fuori, almeno per il momento è rimasto soltanto il consigliere uscente Michele Caiazzo. Gli altri, ben nove su 13 eletti nel Partito democratico oltre a De Luca, sono tutti bassoliniani. E già studiano contromosse per arginare De Luca. Il mancato governatore vuole comunque fare della sua campagna di discontinuità rispetto alla precedente giunta un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Antonio Calitri da Italia Oggi)</strong></p>
<p>L’ex governatore Antonio Bassolino non ha nessuna intenzione di lasciare il consiglio regionale della Campania. E men che meno di cedere la guida dell&#8217;opposizione nelle mani dello sconfitto sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca. E visto che dei 14 eletti del Partito democratico ben nove sono in qualche modo<br />
legati all&#8217;ex governatore, già sono in corso le prime manovre per portare a miti consiglio lo scalpitante De Luca. Prima di un vero e proprio ribaltone, che dovrebbe portare alla guida dell&#8217;opposizione il sindaco di Villaricca Raffaele Topo, primo degli eletti del Pd con 26.784 voti. Incredibile a dirsi ma Antonio Bassolino senza esporsi più di tanto e senza fare una vera e propria campagna elettorale proprio per la richiesta di discontinuità di De Luca, è riuscito a piazzare quasi tutti i suoi uomini nel consiglio regionale del centro direzionale napoletano. Fuori, almeno per il momento è rimasto soltanto il consigliere uscente Michele Caiazzo. Gli altri, ben nove su 13 eletti nel Partito democratico oltre a De Luca, sono tutti bassoliniani. E già studiano contromosse per arginare De Luca. Il mancato governatore vuole comunque fare della sua campagna di discontinuità rispetto alla precedente giunta un cavallo di battaglia che gli servirà per l&#8217;immagine e per nuovi traguardi, dalla eventuale candidatura a sindaco di Napoli a nuovo Masaniello in difesa di tutto il Mezzogiorno al fianco di Nichi Vendola. Alla sua prima uscita in tv come capo dell&#8217;opposizione campana, ospite de «L&#8217;Ultima parola» di Gianluigi Paragone, ha continuato la solita distinzione tra politici buoni e cattivi e non tra destra e sinistra, posizionandosi naturalmente tra i buoni e alludendo al suo predecessore come uno dei principali cattivi. Cosa che sta indispettendo molto Bassolino che per un po&#8217; lo voleva lasciare indisturbato, ma che sta decidendo già di serrare le fila dei suoi in regione e mostrare i muscoli. Prima che davanti a uno sbaglio o a qualche mossa troppo sgradita lo possa delegittimare dal suo ruolo. Anche perché senza che in molti fuori dalla Campania se ne siano accorti, Bassolino ha fatto il grande slam. Oltre a Raffaele Topo, entrano con la sua casacca in Regione Antonio Marciano, capo della sua segreteria e secondo più votato con 22.012 preferenze, l&#8217;ex assessore regionale al lavoro Corrado Gabriele con oltre 17 mila voti. Direttamente riferibili a lui anche i due consiglieri uscenti Antonio Amato e Pappe Russo. E ancora gli ex assessori della provincia di Napoli Mario Casillo (Trasporti e infrastrutture) e Angela Cortese (scuola e pari opportunità). E tanto per non farsi mancare nulla, nella provincia di Avellino, casa di Ciriaco De Mita, dove è stato più volte, l&#8217;ha spuntata Rosetta D&#8217;Amelio ex assessore regionale alle politiche sociali che si era dimessa nel 2008 per una candidatura promessa e poi sfumata alle politiche. Infine proprio nella provincia salernitana, territorio dello sceriffo De Luca, con 14.223 è stato eletto Antonio Valiante. E così, mentre il Pd ha perso quattrocentomila voti e otto seggi rispetto ai 22 del 2005, Bassolino ha praticamente tenuto una buona parte della sua squadra e anche se per ora resta dietro le quinte, di fatto è lui il capo dell&#8217;opposizione.<br />
Adesso si che può. Prima un piede poi l&#8217;altro, leggeri a divorare l&#8217;asfalto. Antonio Bassolino, archiviati gli impegni istituzionali da presidente della Regione Campania, ha tempo per dedicarsi alla sua passione: il jogging. E così sabato mattina, la vigilia di Pasqua l&#8217;ha trascorsa correndo lungo via Petrarca. Con una tuta aderente, nei colori blu e nero, e scarpette da corsa bianche, con passo spedito ha percorso il tratto in salita che punta verso capo Posillipo, per nulla disturbato dai napoletani che incrociava sul percorso. Quella per la maratona è una passione che Bassolino ha scoperto soltanto alcuni anni fa. Nelle memorie podistiche dell&#8217;ex governatore ci sono prestazioni di tutto rispetto alla maratona di Paestum e al traguardo della Cavalola. E c&#8217;è dimezzo anche il sogno della maratona di New York. I tempi al cronometro promettono bene.</p>
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		<title>Intervista a Claudio Velardi</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Apr 2010 19:34:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Podcast]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[risultati elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Velardi]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo De Luca]]></category>

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		<description><![CDATA[Le elezioni regionali e la candidatura di Vincenzo De Luca. Le prossime elezioni comunali. Se ne parla con Claudio Velardi, &#8220;spin doctor&#8221; del candidato del centrosinistra.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_4767" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/11/claudio_velardi.jpg"><img src="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/11/claudio_velardi-300x201.jpg" alt="Claudio Velardi" title="Claudio Velardi" width="300" height="201" class="size-medium wp-image-4767" /></a><p class="wp-caption-text">Claudio Velardi</p></div><br />
Le elezioni regionali e la candidatura di Vincenzo De Luca. Le prossime elezioni comunali. Se ne parla con Claudio Velardi, &#8220;spin doctor&#8221; del candidato del centrosinistra.</p>
<p><object width="400" height="300"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="movie" value="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=10698529&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=0&amp;show_byline=0&amp;show_portrait=0&amp;color=ff9933&amp;fullscreen=1" /><embed src="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=10698529&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=0&amp;show_byline=0&amp;show_portrait=0&amp;color=ff9933&amp;fullscreen=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" width="400" height="300"></embed></object></p>
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		<title>De Luca resta consigliere e mette radici a Napoli</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Apr 2010 22:11:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[sindaco di napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo De Luca]]></category>

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		<description><![CDATA[Sei mesi di tempo per riflettere. Anche meno. Smaltita la botta elettorale, Vincenzo De Luca guarda gia&#8217; avanti. Secondo indiscrezioni del VELINO il sindaco di Salerno e futuro capo dell&#8217;opposizione in Consiglio Regionale, sta pianificando il futuro. L&#8217;obiettivo e&#8217; non disperdere quanto faticosamente accumulato in campagna elettorale e mantenere la leadership del centrosinistra con lo stile netto che lo contraddistingue. In queste ore infatti gli eletti in &#8220;quota Bassolino&#8221; stanno riflettendo su come dialogare con De Luca. Ma questa e&#8217; un&#8217;altra questione. Lo scontro interno e aggiornato a dopo la proclamazione degli eletti. Per lo sfidante di Caldoro pero&#8217; la priorita&#8217; assoluta e&#8217; quella di non cadere nell&#8217;oblio. Tornando a Salerno il rischio sarebbe questo. Ecco perche&#8217; conviene mantenere i due incarichi fino a quando la legge lo consente. E&#8217; fissato per ottobre il termine utile all&#8217;opzione: sindaco o consigliere regionale. De Luca, secondo quanto trapela da un suo fedelissimo, e&#8217; intenzionato a non arrivare alla fine del tempo utile. Non deve apparire ambiguo alla sua Salerno. Ecco perche&#8217; le prossime settimane saranno decisive per la riflessione che sta facendo il primo cittadino.Del resto quella che a molti e&#8217; apparsa una boutade dello spin doctor Claudio Velardi potrebbe rivelarsi un&#8217;ipotesi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sei mesi di tempo per riflettere. Anche meno. Smaltita la botta elettorale, Vincenzo De Luca guarda gia&#8217; avanti. Secondo indiscrezioni del VELINO il sindaco di Salerno e futuro capo dell&#8217;opposizione in Consiglio Regionale, sta pianificando il futuro. L&#8217;obiettivo e&#8217; non disperdere quanto faticosamente accumulato in campagna elettorale e mantenere la leadership del centrosinistra con lo stile netto che lo contraddistingue. In queste ore infatti gli eletti in &#8220;quota Bassolino&#8221; stanno riflettendo su come dialogare con De Luca. Ma questa e&#8217; un&#8217;altra questione. Lo scontro interno e aggiornato a dopo la proclamazione degli eletti. Per lo sfidante di Caldoro pero&#8217; la priorita&#8217; assoluta e&#8217; quella di non cadere nell&#8217;oblio. Tornando a Salerno il rischio sarebbe questo. Ecco perche&#8217; conviene mantenere i due incarichi fino a quando la legge lo consente. E&#8217; fissato per ottobre il termine utile all&#8217;opzione: sindaco o consigliere regionale. De Luca, secondo quanto trapela da un suo fedelissimo, e&#8217; intenzionato a non arrivare alla fine del tempo utile. Non deve apparire ambiguo alla sua Salerno. Ecco perche&#8217; le prossime settimane saranno decisive per la riflessione che sta facendo il primo cittadino.Del resto quella che a molti e&#8217; apparsa una boutade dello spin doctor Claudio Velardi potrebbe rivelarsi un&#8217;ipotesi non campata in aria. Mirare a Napoli. Se lo scarto con Caldoro fosse stato risicato, allora si sarebbe potuto lavorare per una breve esperienza del centrodestra a Palazzo Santa Lucia. Dato invece il risultato schiacciante, il consiglio regionale puo&#8217; essere solo un trampolino di lancio. Come lo e&#8217; stato Palazzo di Citta&#8217;. Nella prossima primavera andranno al rinnovo sia Napoli che Salerno. De Luca vuole evitare di tradire i suoi &#8220;primi&#8221; e principali elettori ma sa anche che il capoluogo campano sarebbe un ottimo palco per uscire allo scoperto come leader politico. Dunque? Per ora smentisce con tanto di comunicato stampa, ma chi gli e&#8217; vicino sussurra che &#8220;lui vuole riflettere&#8221; quel 3% che lo distanziava da Caldoro nella citta&#8217; di Napoli lo impensierisce e gli fa accarezzare l&#8217;idea. Non necessariamente dovra&#8217; correre per palazzo San Giacomo, ma serve visibilita&#8217; per accreditarsi come leader campano del centrosinistra e la ribalda avuta fino a pochi giorni prima dell&#8217;avvio della campagna elettorale non basta. Quando tutto manca, a Salerno c&#8217;e&#8217; sempre la fascia tricolore pronta a essergli riconfermata.</p>
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		<title>Cosa resta di De Luca</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Apr 2010 15:48:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo De Luca]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Umberto De gregorio da la Repubblica Napoli) Il PD e la sinistra perdono quattrocentomila voti in Campania rispetto alle precedenti elezioni regionali del 2005. Vincenzo De Luca ottiene duecentomila voti in più rispetto alle liste che lo appoggiano. Il che significa che, in qualche modo, personalmente De Luca recupera il cinquanta per cento dei voti che hanno abbandonato tali partiti. De Luca perde contro Caldoro con undici punti di distacco. Qualcun altro poteva contenere meglio la sconfitta? Evidentemente no, considerato anche che nessuno ha avuto il coraggio di sfidarlo alle primarie di coalizione . Poteva fare qualcosa in più De Luca? Forse si, se avesse avuto più tempo per farsi conoscere ed avesse commesso meno errori strategici nel condurre la campagna elettorale. Poteva alla fine anche vincere? Probabilmente no, perché l&#8217;alternativa al Bassolinismo era necessario che avvenisse sotto l&#8217;insegna di un partito diverso rispetto a quello cui appartiene Bassolino. Che De Luca poteva essere più alternativo al bassolinismo (inteso come sistema di potere) di quanto non lo sia Caldoro, era messaggio troppo complesso per essere assimilato dal corpo elettorale locale. Ora resta da capire cosa potrà fare Vincenzo De Luca per essere utile al territorio senza semplicemente ritornare a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Umberto De gregorio da la Repubblica Napoli)</strong></p>
<p><div id="attachment_1194" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a href="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/08/umberto_de_gregorio.jpg"><img src="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/08/umberto_de_gregorio.jpg" alt="Umberto De Gregorio" title="Umberto De Gregorio" width="200" height="200" class="size-full wp-image-1194" /></a><p class="wp-caption-text">Umberto De Gregorio</p></div> Il PD e la sinistra perdono quattrocentomila voti in Campania rispetto alle precedenti elezioni regionali del 2005. Vincenzo De Luca ottiene duecentomila voti in più rispetto alle liste che lo appoggiano. Il che significa che, in qualche modo, personalmente De Luca recupera il cinquanta per cento dei voti che hanno abbandonato tali partiti. De Luca perde contro Caldoro con undici punti di distacco. Qualcun altro poteva contenere meglio la sconfitta? Evidentemente no, considerato anche che nessuno ha avuto il coraggio di sfidarlo alle primarie di coalizione . Poteva fare qualcosa in più De Luca? Forse si, se avesse avuto più tempo per farsi conoscere ed avesse commesso meno errori strategici nel condurre la campagna elettorale. Poteva alla fine anche vincere? Probabilmente no, perché l&#8217;alternativa al Bassolinismo era necessario che avvenisse sotto l&#8217;insegna di un partito diverso rispetto a quello cui appartiene Bassolino. Che De Luca poteva essere più alternativo al bassolinismo (inteso come sistema di potere) di quanto non lo sia Caldoro, era messaggio troppo complesso per essere assimilato dal corpo elettorale locale.<br />
Ora resta da capire cosa potrà fare Vincenzo De Luca per essere utile al territorio senza semplicemente ritornare a fare il sindaco di Salerno. Si ritrova in Regione come capo dell&#8217;opposizione ma i suoi consiglieri sono per la gran parte eterogenei rispetto alla sua storia ed alla sua impostazione politico- culturale: quanto potrà spendersi positivamente in questa posizione? Si ritrova come leader contestato d&#8217;un partito allo sbando, nel quale non si sente a suo agio ed il quale non si sente da lui rappresentato : potrà delineare una nuova strategia capace di rinnovare uomini, metodi e contenuti?<br />
Contrariamente a quel che molti credevano, De Luca ha convinto gli elettori della città di Napoli, i quali evidentemente sognano proprio un uomo cosi, forte, uno sceriffo appunto, capace di sottrarli al degrado al quale sembrano inesorabilmente destinati.<br />
Il risultato di De Luca in Campania, a ben vedere, non è molto lontano da quello di Vendola in Puglia. E&#8217; un risultato personale, proprio come quello di Vendola. Anche in Campania, infatti, se l&#8217;UDC fosse andata per conto proprio e la sinistra avesse appoggiato il candidato del PD, De Luca avrebbe vinto sul candidato di Berlusconi, e sostanzialmente nella stessa misura. Il problema quindi in Campania è stato quello delle alleanze e delle convergenze. De Luca aveva contro tutti i partiti, alcuni formalmente altri in maniera subdola; e nessun potere forte a favore.<br />
Si tratta ora di capire se il PD vuole ripartire da De Luca, cercando di incamerare subito quei duecentomila voti che al momento sono suo appannaggio personale ed allargando il suo consenso ulteriormente; oppure vuole ripartire da zero. Se vuole puntare e valorizzare persone come Paola De Vivo, che mostra risultati sorprendenti se paragonati alla sua incapacità di intercettare consensi d&#8217;interesse, oppure intende ripartire dai quei pochi capibastone delle tessere che hanno resistito al terremoto. Esiste uno spazio politico nel voto d&#8217;opinione che può essere riempito e può dare frutti interessanti. Esiste una domanda di politica vera che deve trovare risposta in un progetto politico credibile, e non lasciata marcire nelle secche dell&#8217;astensionismo e della protesta di stampo anarcoide. Il problema del PD campano, come di quello nazionale, è che non ha una strategia. Le affermazioni personali di De Luca e Vendola, cosi diverse per contenuti, mostrano proprio l&#8217;assenza di un disegno strategico. Al momento non sembra esistere altro che il consenso personale frutto della capacità di buona amministrazione e di un linguaggio semplice e chiaro. </p>
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		<title>De Luca: privo di fondamento il mio coinvolgimento a Napoli</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 16:56:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8221;A conclusione della recente competizione elettorale ho ampiamente chiarito i temi prioritari del mio impegno politico ed amministrativo. Pertanto e&#8217; del tutto evidente che il mio accostamento alle vicende che riguardano il Comune di Napoli, soprattutto in vista della tornata elettorale dell&#8217;anno prossimo, e&#8217; del tutto estemporaneo e privo di qualsiasi fondamento&#8221;. Lo dice, in una nota, il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, sfidante alle Regionali in Campania del neo governatore Stefano Caldoro. &#8221;Mi auguro &#8211; aggiunge &#8211; che sul nulla non si apra un inutile e fuorviante dibattito, evitandomi anche per il futuro di ribadire la presente posizione, talmente netta da non consentire alcun ulteriore equivoco&#8221;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2010/01/deluca_liratv.jpg"><img src="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2010/01/deluca_liratv-300x225.jpg" alt="Vincenzo De Luca" title="Vincenzo De Luca" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-6353" /></a> &#8221;A conclusione della recente competizione elettorale ho ampiamente chiarito i temi prioritari del mio impegno politico ed amministrativo. Pertanto e&#8217; del tutto evidente che il mio accostamento alle vicende che riguardano il Comune di Napoli, soprattutto in vista della tornata elettorale dell&#8217;anno prossimo, e&#8217; del tutto estemporaneo e privo di qualsiasi fondamento&#8221;. Lo dice, in una nota, il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, sfidante alle Regionali in Campania del neo governatore Stefano Caldoro. &#8221;Mi auguro &#8211; aggiunge &#8211; che sul nulla non si apra un inutile e fuorviante dibattito, evitandomi anche per il futuro di ribadire la presente posizione, talmente netta da non consentire alcun ulteriore equivoco&#8221;.</p>
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		<title>Valente: non è stato decisivo</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 14:37:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(di G. C. da il Corriere del Mezzogiorno) Prima di bocciare l’idea di De Luca candidato a sindaco l’assessora al turismo del Comune di Napoli Valeria Valente premette: «Innanzitutto, voglio ribadire che per noi è necessario votare nel 2011 cioè alla scadenza naturale della consiliatura». Passando alle considerazioni di Velardi e alla candidatura di De Luca? «Sono d’accordo con lui sul fatto che chi ha voluto cambiare ha scelto il centrodestra. Non credo invece che la campagna elettorale condotta da De Luca all’insegna del &#8220;cambierò tutto&#8221; sia stata coraggiosa. Coraggiosi e generosi sono stati Cascetta e Marone che hanno fatto un passo indietro per cercare di favorire una soluzione condivisa. Con Claudio condivido anche il fatto che la partita per il Comune è aperta. Ma non sono d’accordo quando dice che De Luca ha acceso entusiasmo e speranze. Nel risultato di Napoli ho letto la fiducia verso le forze del centrosinistra che in città reggono». Come può suffragare questa tesi? «Bisogna osservare lo scarto tra il consenso raccolto dal candidato presidente e la percentuale registrata dalle forze del centrosinistra. Risulta più ampio nel resto della Campania, minore a Napoli. Sono state le forze di centrosinistra che hanno trainato De Luca». [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di G. C. da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>Prima di bocciare l’idea di De Luca candidato a sindaco l’assessora al turismo del Comune di Napoli Valeria Valente premette: «Innanzitutto, voglio ribadire che per noi è necessario votare nel 2011 cioè alla scadenza naturale della consiliatura».</p>
<p>Passando alle considerazioni di Velardi e alla candidatura di De Luca?</p>
<p>«Sono d’accordo con lui sul fatto che chi ha voluto cambiare ha scelto il centrodestra. Non credo invece che la campagna elettorale condotta da De Luca all’insegna del &#8220;cambierò tutto&#8221; sia stata coraggiosa. Coraggiosi e generosi sono stati Cascetta e Marone che hanno fatto un passo indietro per cercare di favorire una soluzione condivisa. Con Claudio condivido anche il fatto che la partita per il Comune è aperta. Ma non sono d’accordo quando dice che De Luca ha acceso entusiasmo e speranze. Nel risultato di Napoli ho letto la fiducia verso le forze del centrosinistra che in città reggono».</p>
<p>Come può suffragare questa tesi?</p>
<p>«Bisogna osservare lo scarto tra il consenso raccolto dal candidato presidente e la percentuale registrata dalle forze del centrosinistra. Risulta più ampio nel resto della Campania, minore a Napoli. Sono state le forze di centrosinistra che hanno trainato De Luca».</p>
<p>Secondo lei i napoletani accetterebbero il sindaco di Salerno?</p>
<p>«Ma le pare che Napoli non abbia adeguate risorse culturali, politiche e professionali da mettere in campo? De Luca non sarebbe una scelta vincente. E la storia recente insegna che certe fughe in avanti non aiutano».</p>
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		<title>De Luca sindaco di Napoli?</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 14:35:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(da il Corriere del Mezzogiorno) Buttata così, nelle ultime righe: «Il buon Vincenzo si candidi, da subito, a diventare il prossimo sindaco di Napoli. Saranno in molti a seguirlo, e con entusiasmo». Claudio Velardi al Corriere del Mezzogiorno, a urne appena chiuse e a sconfitta aperta, lancia la candidatura di De Luca a Palazzo San Giacomo. Da dove nasce la provocazione? Il dato di partenza è quello sbandierato dallo stesso candidato del centrosinistra subito dopo la vittoria di Caldoro. Ed è questo: la città di Napoli ha risposto bene alla chiamata dell’eretico salernitano. Non quanto la sua città, ma meglio delle altre. Questa la spiegazione di De Luca: «A Napoli c’è il voto libero». In termini di consenso ha votato per lui il 46,5 per cento dei napoletani, per Caldoro il 49,3. La distanza tra i due è di appena 2,8 punti. Insomma non un abisso. Di certo non incolmabile quanto quello che c’è tra i due maggiori partiti avversari. Regionali 2010, il voto napoletano: Pd al 25,4 per cento, Pdl al 33,8 per cento, con uno scarto di più di 8 punti. Europee 2009, la tragedia: Pd al 27,3 per cento, Pdl al 41,1 per cento, distanza di quasi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>Buttata così, nelle ultime righe: «Il buon Vincenzo si candidi, da subito, a diventare il prossimo sindaco di Napoli. Saranno in molti a seguirlo, e con entusiasmo». Claudio Velardi al Corriere del Mezzogiorno, a urne appena chiuse e a sconfitta aperta, lancia la candidatura di De Luca a Palazzo San Giacomo. Da dove nasce la provocazione? Il dato di partenza è quello sbandierato dallo stesso candidato del centrosinistra subito dopo la vittoria di Caldoro. Ed è questo: la città di Napoli ha risposto bene alla chiamata dell’eretico salernitano. Non quanto la sua città, ma meglio delle altre. Questa la spiegazione di De Luca: «A Napoli c’è il voto libero». In termini di consenso ha votato per lui il 46,5 per cento dei napoletani, per Caldoro il 49,3. La distanza tra i due è di appena 2,8 punti. Insomma non un abisso. Di certo non incolmabile quanto quello che c’è tra i due maggiori partiti avversari. Regionali 2010, il voto napoletano: Pd al 25,4 per cento, Pdl al 33,8 per cento, con uno scarto di più di 8 punti. Europee 2009, la tragedia: Pd al 27,3 per cento, Pdl al 41,1 per cento, distanza di quasi 11 punti. Politiche 2008: Pd al 35, Pdl al 45 per cento, dieci punti. Insomma per trovare un risultato differente bisogna andare indietro di quattro anni, alle Comunali del 2006, quando vinse la Iervolino. E non esistevano Pdl e Pd. Insieme Forza Italia e An racimolarono il 25,8 per cento, Ds e Margherita il 31,6 per cento. Già allora, però, era in nuce la rimonta del centrodestra. Insomma se paragonati agli ultimi dati, è ovvio che quella di De Luca, seppur sconfitto, sembri una performance da primatista. Ma questa è solo una delle ragioni. Le partite in ballo, da qui all’anno prossimo, potrebbero essere due: da una parte bloccare Bassolino, dall’altra lanciare De Luca come sorta di ariete per poi far emergere il vero candidato. Tant’è che il sindaco di Salerno tace. «Per ora siamo su un’isola, a guardare», dice uno dei suoi collaboratori più vicini. Ma la notizia ha fatto il giro e i commenti indicano la grande complessità e confusione che c’è in questo momento nel Pd, ricordiamolo, partito a Napoli acefalo, senza una guida provinciale. Il neoconsigliere Antonio Marciano, bassoliniano, usa l’ironia: «Mi hanno insegnato che cavallo che vince non si cambia, non il contrario. La gente ci prende per pazzi se continuiamo a ragionare così. Il popolo sovrano ha deciso che è Caldoro il presidente, ora cerchiamo di costruire un partito autorevole, iniziando dal segretario provinciale. Mi sembra che abbiamo parlato troppo spesso di scadenze lontane e delle vicine non ci siamo curati, tanto che abbiamo perso». Sponsor di De Luca da tempi non sospetti, Salvatore Piccolo è più possibilista: «È sicuramente un’idea forte anche in considerazione del successo elettorale che De Luca ha conseguito a Napoli, guadagnando molti consensi rispetto al centrosinistra e finendo quasi alla pari con Caldoro. Mi pare però prematuro. Occorre prima che il partito si organizzi a livello provinciale e sul territorio». Altro fan è il presidente del consiglio comunale Leonardo Impegno che però precisa: «C’è un Pd che non regge e ha un candidato presidente che va oltre. Dunque bene De Luca, ma abbiamo un anno davanti. E comunque esiste uno strumento democratico come le primarie che non esclude nessuno. Da napoletano premio programmi e persone, dunque non ho preclusioni. Certo parlarne adesso è prematuro. Lo trovo un simpatico esercizio mediatico non utile al Pd. Che a Napoli perde almeno 60 mila voti». </p>
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		<title>Di Pietro: abbiamo perso, inutile attaccarsi ai numeri</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Mar 2010 17:03:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8221;Noi dell&#8217;Idv abbiamo confermato il risultato delle europee ma abbiamo fatto parte di una coalizione che ha perso molti governi di regione. Vedo molti analisti che si attaccano agli specchietti dei numeri, ai dati per dire &#8216;non abbiamo vinto ma nemmeno perso&#8217; ma vince chi governa e governa chi vince, il resto sono chiacchiere&#8221;. Lo ha detto il leader dell&#8217;Idv, Antonio Di Pietro, parlando del risultato delle regionali. Una sconfitta, ha aggiunto Di Pietro, dovuta a un &#8221;errore di fondo: non avere avuto il coraggio di dare una indicazione precisa sulle leadership lasciando alle lotte locali dei tanti cacicchi, dei capibastone locali scegliere chi si doveva candidare&#8221;. &#8221;Noi &#8211; conclude Di Pietro &#8211; avevamo fatto delle indicazioni: in Calabria De Sena, a Roma Achille Serra, in Piemonte Chiamparino, in Campania il giudice Cantone. Quattro regioni con quattro candidati in discontinuita&#8217; rispetto alle pratiche familistiche che in alcuni casi ci sono anche a sinistra, ma non ci e&#8217; stato detto di no, non ci e&#8217; stato proprio risposto&#8221;. &#8220;Noi avevamo proposto le candidature di De Sena in Calabria, di Serra nel lazio, di Chiamparino in Piemonte e del giudice Cantore in Campania&#8221;, ha ricordato Di Pietro, &#8220;quattro candidati che dimostravano discontinuita&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8221;Noi dell&#8217;Idv abbiamo confermato il risultato delle europee ma abbiamo fatto parte di una coalizione che ha perso molti governi di regione. Vedo molti analisti che si attaccano agli specchietti dei numeri, ai dati per dire &#8216;non abbiamo vinto ma nemmeno perso&#8217; ma vince chi governa e governa chi vince, il resto sono chiacchiere&#8221;. Lo ha detto il leader dell&#8217;Idv, Antonio Di Pietro, parlando del risultato delle regionali. Una sconfitta, ha aggiunto Di Pietro, dovuta a un &#8221;errore di fondo: non avere avuto il coraggio di dare una indicazione precisa sulle leadership lasciando alle lotte locali dei tanti cacicchi, dei capibastone locali scegliere chi si doveva candidare&#8221;. &#8221;Noi &#8211; conclude Di Pietro &#8211; avevamo fatto delle indicazioni: in Calabria De Sena, a Roma Achille Serra, in Piemonte Chiamparino, in Campania il giudice Cantone. Quattro regioni con quattro candidati in discontinuita&#8217; rispetto alle pratiche familistiche che in alcuni casi ci sono anche a sinistra, ma non ci e&#8217; stato detto di no, non ci e&#8217; stato proprio risposto&#8221;.<br />
&#8220;Noi avevamo proposto le candidature di De Sena in Calabria, di Serra nel lazio, di Chiamparino in Piemonte e del giudice Cantore in Campania&#8221;, ha ricordato Di Pietro, &#8220;quattro candidati che dimostravano discontinuita&#8217; da politiche familistiche che ci sono anche nel centrosinistra&#8221;. Ma a quelle proposte &#8220;nessuno ha detto di no, non hanno detto nulla, nel solco di una politica vetero che non risponde e rinvia a domani, lontana dalla chiarezza&#8221;. Ora &#8220;noi non riteniamo di dovere o potere piu&#8217; stare a guardare&#8221;, ha aggiunto, &#8220;e di accontentarci di candidature piu&#8217; che spontanee &#8216;spintanee&#8217;, di chi non sente l&#8217;umilta&#8217; di fare un passo indietro per il rinnovamento&#8221;.</p>
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		<title>De Luca: «Il Pd ha avuto quello che meritava»</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Mar 2010 07:31:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Partito democratico esce vivo dalla competizione regionale, ma in calo. Rispetto alle europee dello scorso anno perde cinque punti percentuale passando al 21,4 per cento dei consensi. Dai 22 seggi in consiglio regionale del 2005 passa ai 14 attuali. «Il Pd ha preso quello che ha meritato». Vincenzo De Luca il giorno dopo la sconfitta non risparmia un giudizio anche sul suo partito. Ed è un giudizio politico preciso. «Il Pd vincerà quando avrà imparato la lezione dei fatti e cioé che bisogna proporre insieme un sistema di valori, di militanza e concretezza operativa. Per ora mancano l’uno e l’altro carattere. E si scontano demenziali lacerazioni interne e logiche correntizie da spazzare via. Non è colpa degli elettori se si va male. Il Pd deve meritarsi il rispetto della gente». E poi aggiunge: «Indubbiamente pesa anche sul partito il giudizio negativo sull’operato della giunta che è stato quel che è stato. E ce ne siamo accorti andando in giro, incontrando gente indignata». Ma per quale motivo il Pd non supera una certa soglia? Lista sbagliata? «Diciamo che non c’è stato il voto dei cittadini liberi— ancora De Luca —, si è rimestato nella materia interna». Ma nessun dubbio: «Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Partito democratico esce vivo dalla competizione regionale, ma in calo. Rispetto alle europee dello scorso anno perde cinque punti percentuale passando al 21,4 per cento dei consensi. Dai 22 seggi in consiglio regionale del 2005 passa ai 14 attuali.</p>
<p>«Il Pd ha preso quello che ha meritato». Vincenzo De Luca il giorno dopo la sconfitta non risparmia un giudizio anche sul suo partito. Ed è un giudizio politico preciso. «Il Pd vincerà quando avrà imparato la lezione dei fatti e cioé che bisogna proporre insieme un sistema di valori, di militanza e concretezza operativa. Per ora mancano l’uno e l’altro carattere. E si scontano demenziali lacerazioni interne e logiche correntizie da spazzare via. Non è colpa degli elettori se si va male. Il Pd deve meritarsi il rispetto della gente». E poi aggiunge: «Indubbiamente pesa anche sul partito il giudizio negativo sull’operato della giunta che è stato quel che è stato. E ce ne siamo accorti andando in giro, incontrando gente indignata». Ma per quale motivo il Pd non supera una certa soglia? Lista sbagliata? «Diciamo che non c’è stato il voto dei cittadini liberi— ancora De Luca —, si è rimestato nella materia interna». Ma nessun dubbio: «Il partito ha fatto tutto quello che doveva fare. Tutti hanno messo in campo quello che potevano, il problema è che in alcune aree risorse non ce n’erano, hanno messo in campo i sospiri».</p>
<p>Nel frattempo arrivano notizie terribili dai comuni, da quelli rossi. Il centrosinistra è stato clamorosamente sconfitto a Castellammare di Stabia e a Pomigliano d’Arco andrà al ballottaggio. «Vale per tutti il ragionamento di prima: il consenso si conquista sul campo — chiude il sindaco —. La realtà è dura e i motivi delle sconfitte sono solo due: o c’è un giudizio negativo sul passato o lacerazioni inutili. Ora dobbiamo riguadagnare terreno. Bisogna assolutamente darsi una mossa». In serata Enzo Amendola, lette le dichiarazioni deluchiane, ribadisce: «Il Pd, i suoi dirigenti e i suoi candidati si sono spesi anima e corpo per De Luca in campagna elettorale. Siamo sicuri che De Luca non voleva mettere in discussione questo sforzo. Nessuno nega conflittualità che vengono dal passato, siamo sicuri che De Luca ne è consapevole». Il candidato De Luca è tanto consapevole da averlo detto a conclusione della sua maratona. Ma è indubbio che da qui ai prossimi giorni il segretario Amendola dovrà fare i conti con una fetta di scontenti. Un assaggio già da ieri con le dichiarazioni al vetriolo di Emilio Montemarano. Dimissionario dall’esecutivo proprio per la compilazione della lista democratica il consigliere comunale (per ora) del Pd afferma: «La bruciante sconfitta del centrosinistra deve farci riflettere. La conduzione rilassata e rinunciataria del segretario Amendola in questa delicatissima fase è stata letale non solo per le elezioni, ma soprattutto per il quadro politico che va componendosi. Dopo pochi mesi dalle europee il Pd perde ancora decine di migliaia di elettori, innanzitutto moderati, dato che alla sua sinistra resta ben poco». E sui moderati, area di cui fa parte: «La composizione delle liste è stata decisiva, coi centristi rimasti a far quadrato intorno ai pochi candidati di area in campo. La scelta di De Luca come candidato presidente non ha ottenuto altro risultato che quello di far fuggire quanti non credono a chi vuole farsi passare per assoluto innovatore accentuando a dismisura gli errori fatti».</p>
<p>C’è un ultimo punto di giornata, in ogni caso. L’incompatibile De Luca ribadisce che farà il capo dell’opposizione e il sindaco di Salerno utilizzando quello che si potrebbe chiamare l’artificio del decaduto: quando tra mesi sarà dichiarata l’incompatibilità tra le due cariche decadrà da quella di sindaco e il suo vicesindaco porterà il comune di Salerno alle elezioni come da scadenza. Eventuali dimissioni anticiperebbero il voto.</p>
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		<title>De Luca sindaco, ma a Napoli: la sfida possibile</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Mar 2010 07:19:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo De Luca]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Claudio Velardi da il Corriere del Mezzogiorno) Vincenzo De Luca ha perso per una ragione di fondo. Da alcuni anni, con la crisi dei rifiuti a far da ultimo, potente detonatore, veniva maturando nell’opinione pubblica l’idea della necessità di un radicale cambiamento di scelte e di personale politico di governo. Un sentimento (giusto o sbagliato che sia, non è questa la sede per dirlo) diffuso, trasversale, direi generalizzato. Pur consapevole di questa realtà e delle condizioni disperate in cui versava il centrosinistra – aggravate dalle modalità sciagurate e dall&#8217;infelice tempistica della scelta della candidatura – De Luca ha scelto di gettarsi nella mischia elettorale, mostrando una notevole dose di coraggio. Ed ha costruito la sua campagna elettorale su alcune, nette parole d&#8217;ordine: sono un uomo libero, sono lontano dai partiti, cambierò tutto. Non semplici espedienti comunicativi, ma convinzioni vere, corrispondenti alla sua biografia politica, alla sua esperienza di amministratore, ai suoi comportamenti concreti. Si trattava di un doppio salto mortale, perché questa ardita piattaforma doveva comunque calarsi in un contenitore politico chiamato centrosinistra, ed incarnarsi in una determinata classe dirigente. Infatti il risultato del voto ha dimostrato la generosità ma forse anche l’ingenuità del progetto. I campani, con semplicità, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Claudio Velardi da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p><div id="attachment_3469" class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><a href="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/10/vincenzodeluca.jpg"><img src="http://www.napolionline.org/new/wp-content/uploads/2009/10/vincenzodeluca-295x300.jpg" alt="Vincenzo De Luca" title="Vincenzo De Luca" width="295" height="300" class="size-medium wp-image-3469" /></a><p class="wp-caption-text">Vincenzo De Luca</p></div> Vincenzo De Luca ha perso per una ragione di fondo. Da alcuni anni, con la crisi dei rifiuti a far da ultimo, potente detonatore, veniva maturando nell’opinione pubblica l’idea della necessità di un radicale cambiamento di scelte e di personale politico di governo.<br />
Un sentimento (giusto o sbagliato che sia, non è questa la sede per dirlo) diffuso, trasversale, direi generalizzato.</p>
<p>Pur consapevole di questa realtà e delle condizioni disperate in cui versava il centrosinistra – aggravate dalle modalità sciagurate e dall&#8217;infelice tempistica della scelta della candidatura – De Luca ha scelto di gettarsi nella mischia elettorale, mostrando una notevole dose di coraggio. Ed ha costruito la sua campagna elettorale su alcune, nette parole d&#8217;ordine: sono un uomo libero, sono lontano dai partiti, cambierò tutto. Non semplici espedienti comunicativi, ma convinzioni vere, corrispondenti alla sua biografia politica, alla sua esperienza di amministratore, ai suoi comportamenti concreti.</p>
<p>Si trattava di un doppio salto mortale, perché questa ardita piattaforma doveva comunque calarsi in un contenitore politico chiamato centrosinistra, ed incarnarsi in una determinata classe dirigente. Infatti il risultato del voto ha dimostrato la generosità ma forse anche l’ingenuità del progetto. I campani, con semplicità, hanno detto quello che dicono in queste circostanze gli elettori di tutto il mondo. Se una coalizione non va, si fa l&#8217;alternanza. Al governo ci vanno quegli altri.</p>
<p>Eppure il progetto «ingenuo e generoso» ha lasciato tracce, ha depositato speranze che non vanno affatto trascurate. Entusiasmi che non si vedevano da tempo, il ritorno di una militanza scomparsa, la voglia di riscatto dopo anni opachi e difficili: la candidatura di De Luca ha prodotto tutto questo, in modo evidente.</p>
<p>Per questo, dopo il voto, spetta a lui un compito difficile ma non aggirabile. Deve assumere pienamente la leadership dello schieramento democratico in Campania. Deve fare, a tempo pieno, il capo di un’opposizione seria e incalzante. Deve dare continuità alla sua bella campagna elettorale emettere in rete una leva di nuovi militanti democratici. Deve concludere l’esperienza salernitana e trasferirsi a Napoli. Penetrando, con i tempi e gli strumenti adeguati a disposizione, la «complessità professionale e culturale» di Napoli, come dice Biagio de Giovanni.<br />
Ma è comunque a Napoli che De Luca ha ottenuto con il voto un buon risultato (solo 3 punti in meno del suo avversario). È a Napoli che si decide e si costruisce il futuro della regione. E a Napoli si vota tra un anno.<br />
Dimostri anche dopo il voto di non essere un politico tradizionale, il buon Vincenzo. Anticipi gli estenuanti rituali della politica, e ci risparmi l’avvio dell’ennesimo, dilaniante dibattito dentro il Pd. Si candidi, da subito, a diventare il prossimo sindaco di Napoli. Saranno in molti a seguirlo, e con entusiasmo.</p>
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		<title>De Luca: il Pd ha avuto quel che ha meritato</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Mar 2010 17:38:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[risultati elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo De Luca]]></category>

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		<description><![CDATA[Il giorno dopo i risultati elettorali che hanno consegnato al centrodestra il governo della regione Campania, il candidato sconfitto Vincenzo De Luca si dice convinto che il Partito democratico &#8220;ha preso quello che ha meritato, niente di piu&#8217; e niente di meno&#8221;. Secondo De Luca il Pd dovrebbe avere la capacita&#8217; di &#8220;proporre insieme sistemi di valore e militanza uniti a concretezza operativa. Ma a questo partito mancano l&#8217;uno e l&#8217;altro carattere&#8221;. Il sindaco di Salerno assicura che continuera&#8217; a fare anche il capo dell&#8217;opposizione in consiglio regionale fino a quando gli sara&#8217; consentito di farlo. &#8220;Rispetteremo le leggi. Fino a che non sara&#8217; avviata la procedura di incompatibilita&#8217; io continuero&#8217; a guidare l&#8217;opposizione&#8221;, spiega. La speranza e&#8217; che i tempi slittino fino alla fine del mandato di sindaco, il prossimo anno. De Luca sottolinea di aver &#8220;rinnovato gli auguri a Stefano Caldoro. La settimana prossima ci risentiremo per parlare delle cose necessarie per la Regione, tra cui la riprogrammazione dei fondi europei&#8221;. Sul dato nazionale dopo i risultati elettorali, il sindaco di Salerno si dice preoccupato per l&#8217;avanzata della Lega &#8220;che determina uno sconvolgimento degli equilibri politici del Paese. Il rischio sostanziale e&#8217; quello della rottura dell&#8217;unita&#8217; nazionale&#8221;. L&#8217;esponente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il giorno dopo i risultati elettorali che hanno consegnato al centrodestra il governo della regione Campania, il candidato sconfitto Vincenzo De Luca si dice convinto che il Partito democratico &#8220;ha preso quello che ha meritato, niente di piu&#8217; e niente di meno&#8221;. Secondo De Luca il Pd dovrebbe avere la capacita&#8217; di &#8220;proporre insieme sistemi di valore e militanza uniti a concretezza operativa. Ma a questo partito mancano l&#8217;uno e l&#8217;altro carattere&#8221;. Il sindaco di Salerno assicura che continuera&#8217; a fare anche il capo dell&#8217;opposizione in consiglio regionale fino a quando gli sara&#8217; consentito di farlo. &#8220;Rispetteremo le leggi. Fino a che non sara&#8217; avviata la procedura di incompatibilita&#8217; io continuero&#8217; a guidare l&#8217;opposizione&#8221;, spiega. La speranza e&#8217; che i tempi slittino fino alla fine del mandato di sindaco, il prossimo anno. De Luca sottolinea di aver &#8220;rinnovato gli auguri a Stefano Caldoro. La settimana prossima ci risentiremo per parlare delle cose necessarie per la Regione, tra cui la riprogrammazione dei fondi europei&#8221;. Sul dato nazionale dopo i risultati elettorali, il sindaco di Salerno si dice preoccupato per l&#8217;avanzata della Lega &#8220;che determina uno sconvolgimento degli equilibri politici del Paese. Il rischio sostanziale e&#8217; quello della rottura dell&#8217;unita&#8217; nazionale&#8221;. L&#8217;esponente del Pd attacca anche l&#8217;Udc &#8220;perche&#8217; il rischio vero e&#8217; che qui al Sud possa diventare un luogo di transumanza politica. Ho stima per Casini, ma quella linea politica e&#8217; al capolinea&#8221;. L&#8217;elezione poi nelle file del centrodestra di Roberto Conte e&#8217; per De Luca un &#8220;fatto di assoluta gravita&#8217;. E&#8217; assurdo che venga eletto nella stessa assemblea dove era stato dichiarato decaduto&#8221;. Tra le telefonate ricevute da De Luca dopo la sconfitta, anche quelle del presidente uscente Antonio Bassolino e del segretario del Pd Pierluigi Bersani. </p>
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		<title>De Luca: la mia sconfitta? Colpa del disastro alla Regione</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Mar 2010 07:54:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>norbertogallo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[risultati elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo De Luca]]></category>

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		<description><![CDATA[(di Simona Brandolini da il Corriere del Mezzogiorno) Ora può rispondere a una domanda che ha scaramanticamente evitato in tutta la campagna elettorale. Farà il capo dell’opposizione in consiglio regionale? «Ma perché pensate che il centrodestra resterà in piedi molto tempo? Vediamo la giunta che fanno&#8230;». De Luca resterà in consiglio regionale o torna a Salerno? «Sto in consiglio regionale a fare il capo dell’opposizione». Si dimetterà dunque? Non sono incompatibili le due cariche? «No, non lo sono, quindi per ora andiamo avanti così». Sarà. Per non trasformare l’eremo dorato dell’hotel Parker’s nella rupa Tarpea del centrosinistra, Vincenzo De Luca prende tempo. Stefano Caldoro alle 20 è già governatore, ma lo scarto, stando alle proiezioni, è ancora enorme: tra i due ci sono almeno 15 punti percentuale, ancor di più tra le coalizioni. Poi lo spoglio delle sezioni accorcia, anche se di poco, la distanza siderale. E con passo marziale fa ingresso nella sala stampa, lo sconfitto. È sereno? «Sì, ma non sono contento». Soddisfatto? «Assolutamente sì. Se qualcuno immaginava di trovarmi depresso non è così. Siamo partiti dal 30 per cento». Sono quasi le 22, Caldoro è governatore da almeno due ore. « Abbiamo atteso dati più significativi, perché [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>(di Simona Brandolini da il Corriere del Mezzogiorno)</strong></p>
<p>Ora può rispondere a una domanda che ha scaramanticamente evitato in tutta la campagna elettorale. Farà il capo dell’opposizione in consiglio regionale?</p>
<p>«Ma perché pensate che il centrodestra resterà in piedi molto tempo? Vediamo la giunta che fanno&#8230;».</p>
<p>De Luca resterà in consiglio regionale o torna a Salerno?</p>
<p>«Sto in consiglio regionale a fare il capo dell’opposizione».</p>
<p>Si dimetterà dunque? Non sono incompatibili le due cariche?</p>
<p>«No, non lo sono, quindi per ora andiamo avanti così».</p>
<p>Sarà. Per non trasformare l’eremo dorato dell’hotel Parker’s nella rupa Tarpea del centrosinistra, Vincenzo De Luca prende tempo. Stefano Caldoro alle 20 è già governatore, ma lo scarto, stando alle proiezioni, è ancora enorme: tra i due ci sono almeno 15 punti percentuale, ancor di più tra le coalizioni. Poi lo spoglio delle sezioni accorcia, anche se di poco, la distanza siderale. E con passo marziale fa ingresso nella sala stampa, lo sconfitto. È sereno? «Sì, ma non sono contento». Soddisfatto? «Assolutamente sì. Se qualcuno immaginava di trovarmi depresso non è così. Siamo partiti dal 30 per cento».</p>
<p>Sono quasi le 22, Caldoro è governatore da almeno due ore.</p>
<p>« Abbiamo atteso dati più significativi, perché siccome siamo in Italia e durante le elezioni sembra di stare nello Zimbabwe volevamo aspettare. Si utilizzano barbieri non sondaggisti».</p>
<p>Secondo lei come andrà a finire?</p>
<p>«Ci avvicineremo ad un distacco di cinque punti. Due punti sotto il risultato della Puglia. Dunque straordinario. Non posso che ringraziare i cittadini campani che hanno votato la più radicale alternativa politica che si sia mai presentata, nata per cambiare tutto. Mi sembra un miracolo, una possibilità di avviare una fase politica di rinnovamento». Ma ha perso. «Certo. Non cerco alibi. Ma abbiamo recuperato migliaia e migliaia di militanti, giovani. E vorrei che venisse ricordato un dato». Quale? «Quello della città di Napoli. Nella Napoli martoriata, De Luca o è avanti a Caldoro o siamo lì. I napoletani mi hanno dato una gran prova di fiducia come i salernitani di centro, di destra e di sinistra che hanno sperimentato il mio lavoro e la mia libertà. Ma sto avanti anche in altri capoluoghi a riprova che esiste un voto dell’opinione pubblica. Mentre a Caserta e nell’hinterland informe di Napoli dove il voto non è libero abbiamo problemi». Perché ha perso? «Senza dubbio il voto rappresenta un giudizio negativo sull’esperienza di governo regionale. Poi ci sono anche altre ragioni: sicuramente la compravendita dei voti, cambi di casacca, pezzi di sanità andati dall’altra parte, clienti passati di mano, hanno pesato. Come ha pesato la scissione della sinistra. Ma abbiamo perso perché i campani hanno giudicato negativamente l’operato della Regione, troppo autoreferenziale». Cioé? Sia più preciso. «La Regione è percepita come un mondo chiuso, in cui hanno pesato logiche di appartenenza politica, in più c’è stato qualche ultimo episodio che non ha fatto bene». A cosa si riferisce? «Alle nomine, che ribadisco vanno cancellate. Abbiamo perso ma continueremo a parlare lo stesso linguaggio di verità. Quando andavamo in giro non ci lanciavano petali. A qualche iniziativa mi hanno letto la lista dei consulenti. Dal punto di vista affettivo capisco che un presidente voglia tutelare i suoi collaboratori. Ma sul piano istituzionale è sbagliato».</p>
<p>Come nuovo leader regionale del centrosinistra cosa farà?</p>
<p>«Da leader non voglio disperdere questo patrimonio enorme che abbiamo conquistato. Faremo iniziative già dalla prossima settimana. È un atto di fede averci votato e io sono molto preoccupato. Perché veniamo da anni di disastri ma non credo che andremo meglio. Spero che il centrodestra appoggi la nostra battaglia per la riprogrammazione dei fondi europei».</p>
<p>Ha già telefonato al suo sfidante e vincitore Stefano Caldoro?</p>
<p>«No, ma a Caldoro va il mio augurio di buon lavoro. Noi sosterremo le scelte utili per la Campania, ma saremo contro le logiche della vecchia politica e combatteremo le occupazioni delle istituzioni, gli elementi di ambiguità con i poteri camorristici. La nostra parola d’ordine, &#8220;cambiare tutto&#8221;, vale anche per il centrodestra. Non faremo sconti a nessuno».</p>
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