Vascello Italia, falla Campania

6 novembre 2009

(di Luigi Caramiello da il Corriere del Mezzogiorno)

Luigi Caramiello

Luigi Caramiello

Alle elezioni regio­nali manca poco. Le forze in cam­po, ovviamente, soppesano con attenzione rischi e opportunità, valuta­no scelte di campo e strate­gie. In Campania i sondaggi danno largamente in van­taggio il centrodestra, ma è evidente che il modo con cui si collocheranno le for­ze «autonome» dai poli può essere un fattore deter­minante in rapporto al risul­tato finale. Naturalmente, con tutto quello che i citta­dini hanno patito e patisco­no dalle nostre parti, capire quali sono le idee che i vari concorrenti hanno riguardo il futuro della regione, alle cose da fare per avviare a so­luzione i suoi annosi proble­mi, non è del tutto inin­fluente. Dico questo anche perché la situazione nei no­stri territori non è proprio rosea. A dimostrarlo ci so­no una quantità di indicato­ri.

Nei giorni scorsi uno stu­dio del Cerm, diretto dal professor Fabio Pammolli, ha dimostrato che la Campa­nia è, fra la regioni italiane, quella che in ambito sanita­rio, ha il grado di efficienza in assoluto più basso. In­somma, nel rapporto fra ri­sorse utilizzate e qualità del servizio, per dirla con Ser­gio Rizzo, vi è uno scompen­so che assomma al 32% del danaro speso. È come se un euro su tre, fra quelli investi­ti nella sanità in campania, venisse letteralmente butta­to via. Ed è opportuno ricor­dare che il settore sanitario assorbe, più o meno, il 60% dell’intero bilancio regiona­le. In una fase di crisi, nella quale la lotta agli sprechi è decisiva per risollevare le sorti dell’intero Paese, la fal­la campana può essere deci­siva per affondare il vascel­lo della nazione. Per questo credo che la discussione su come tamponarla avrà una posizione centrale nella di­scussione politica della prossima fase. Anche in considerazione del fatto che, come molti sostengo­no, gli sprechi non deriva­no solo da inefficienze e in­capacità. Una buona fetta di essi vanno ad alimentare fe­nomeni di corruzione, reti di clientelismo, meccani­smi impropri di costruzio­ne del consenso. Uno sciu­pio di risorse dalle quali i cittadini normali non trag­gono alcun beneficio, uno spreco che peggiora la quali­tà della vita collettiva, e ser­ve solo a puntellare un ceto di potere che si alimenta di danaro pubblico. Ma il te­ma occupa un posto margi­nale nelle analisi che si van­no articolando.

Nel «ragionamento» svi­luppato di recente da Ciria­co De Mita, ad esempio, l’an­ziano leader ha dato un sag­gio notevole della sua pro­verbiale capacità di maneg­giare il lessico politico. De Mita ha detto, chiaramente, che si registra, in campo na­zionale, uno squilibrio in fa­vore della Lega, che va af­frontato, lascia intendere, con una sorta di alternativa «sudista». In definitiva, l’Udc, deve ancora decidere se e con chi allearsi o anda­re da sola. De Mita rifiuta l’accostamento, ma l’indeci­sione riporta inevitabilmen­te alla memoria proprio la «politica dei due forni» di epoche passate. Tanto più che di opzioni programma­tiche si continua a non par­lare. Certo, la Campania è, storicamente, arrivata spes­so in ritardo in molte fasi del ciclo politico, ma, pri­ma o poi, ci arriva. E allora non so quanto serva al futu­ro di una Campania tremen­damente bisognosa di inno­vazione, sentire riecheggia­re ancora la lingua della Pri­ma Repubblica, mentre il Paese, se Dio vuole, è già al­la vigilia della terza.

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2 Responses to Vascello Italia, falla Campania

  1. angela piscitelli on 6 novembre 2009 at 16:44

    bravo! il punto è proprio questo: tattiche, bizantinismi, forni, fornelli friggitrici vadodiqui vadodilà.
    Dei programmi, non parla nessuno;siamo i campioni del “parlare a schiovere” del nulla e sul nulla.
    è questa l’emergenza di tutte le emergenze:fino a che non sarà sostituita la filosofia del “io vado con” con quella del “io voglio fare questo”non ne usciremo fuori; e intanto tutto va in malora.

  2. gianvaljean on 7 novembre 2009 at 11:22

    x Angela.
    Brava, hai centrato il problema! Da troppo tempo in questa città, e non solo, tutto si riduce nel decidere “con chi mi conviene andare?” e mai “cosa è giusto fare?”.
    Tutto si è ridotto al gioco dei 4 cantoni e, oggi, con i cantoni ridotto in macerie, anzichè cominciare a riflettere, ci si limita a valutare quale frammento di macerie può ancora offrire qualche opporttunità.
    E si tratta sempre di opportunità miserabili.

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