Vascello Italia, falla Campania
(di Luigi Caramiello da il Corriere del Mezzogiorno)
Alle elezioni regionali manca poco. Le forze in campo, ovviamente, soppesano con attenzione rischi e opportunità, valutano scelte di campo e strategie. In Campania i sondaggi danno largamente in vantaggio il centrodestra, ma è evidente che il modo con cui si collocheranno le forze «autonome» dai poli può essere un fattore determinante in rapporto al risultato finale. Naturalmente, con tutto quello che i cittadini hanno patito e patiscono dalle nostre parti, capire quali sono le idee che i vari concorrenti hanno riguardo il futuro della regione, alle cose da fare per avviare a soluzione i suoi annosi problemi, non è del tutto ininfluente. Dico questo anche perché la situazione nei nostri territori non è proprio rosea. A dimostrarlo ci sono una quantità di indicatori.Nei giorni scorsi uno studio del Cerm, diretto dal professor Fabio Pammolli, ha dimostrato che la Campania è, fra la regioni italiane, quella che in ambito sanitario, ha il grado di efficienza in assoluto più basso. Insomma, nel rapporto fra risorse utilizzate e qualità del servizio, per dirla con Sergio Rizzo, vi è uno scompenso che assomma al 32% del danaro speso. È come se un euro su tre, fra quelli investiti nella sanità in campania, venisse letteralmente buttato via. Ed è opportuno ricordare che il settore sanitario assorbe, più o meno, il 60% dell’intero bilancio regionale. In una fase di crisi, nella quale la lotta agli sprechi è decisiva per risollevare le sorti dell’intero Paese, la falla campana può essere decisiva per affondare il vascello della nazione. Per questo credo che la discussione su come tamponarla avrà una posizione centrale nella discussione politica della prossima fase. Anche in considerazione del fatto che, come molti sostengono, gli sprechi non derivano solo da inefficienze e incapacità. Una buona fetta di essi vanno ad alimentare fenomeni di corruzione, reti di clientelismo, meccanismi impropri di costruzione del consenso. Uno sciupio di risorse dalle quali i cittadini normali non traggono alcun beneficio, uno spreco che peggiora la qualità della vita collettiva, e serve solo a puntellare un ceto di potere che si alimenta di danaro pubblico. Ma il tema occupa un posto marginale nelle analisi che si vanno articolando.
Nel «ragionamento» sviluppato di recente da Ciriaco De Mita, ad esempio, l’anziano leader ha dato un saggio notevole della sua proverbiale capacità di maneggiare il lessico politico. De Mita ha detto, chiaramente, che si registra, in campo nazionale, uno squilibrio in favore della Lega, che va affrontato, lascia intendere, con una sorta di alternativa «sudista». In definitiva, l’Udc, deve ancora decidere se e con chi allearsi o andare da sola. De Mita rifiuta l’accostamento, ma l’indecisione riporta inevitabilmente alla memoria proprio la «politica dei due forni» di epoche passate. Tanto più che di opzioni programmatiche si continua a non parlare. Certo, la Campania è, storicamente, arrivata spesso in ritardo in molte fasi del ciclo politico, ma, prima o poi, ci arriva. E allora non so quanto serva al futuro di una Campania tremendamente bisognosa di innovazione, sentire riecheggiare ancora la lingua della Prima Repubblica, mentre il Paese, se Dio vuole, è già alla vigilia della terza.



bravo! il punto è proprio questo: tattiche, bizantinismi, forni, fornelli friggitrici vadodiqui vadodilà.
Dei programmi, non parla nessuno;siamo i campioni del “parlare a schiovere” del nulla e sul nulla.
è questa l’emergenza di tutte le emergenze:fino a che non sarà sostituita la filosofia del “io vado con” con quella del “io voglio fare questo”non ne usciremo fuori; e intanto tutto va in malora.
x Angela.
Brava, hai centrato il problema! Da troppo tempo in questa città, e non solo, tutto si riduce nel decidere “con chi mi conviene andare?” e mai “cosa è giusto fare?”.
Tutto si è ridotto al gioco dei 4 cantoni e, oggi, con i cantoni ridotto in macerie, anzichè cominciare a riflettere, ci si limita a valutare quale frammento di macerie può ancora offrire qualche opporttunità.
E si tratta sempre di opportunità miserabili.