Via Orazio, il boss della porta accanto stimato dai vicini

8 novembre 2009

Nel suo passato anche summit con Riina

(di Ste. Pie. da il Corriere del Mezzogiorno)

La «mente finan­ziaria » del clan Nuvoletta si na­scondeva a via Orazio 31, nel lus­suoso Parco Mirella, dove i suoi vicini lo credevano un ricco ere­ditiero. Basta confrontare due fo­to del superlatitante, ricercato da sei anni, per capire fino a che punto la sua trasformazione po­tesse ingannare chiunque.

Luigi Esposito, fra i trenta la­titanti più pericolosi d’Italia, considerato fino al punto di partecipare negli anni ’80 ad un summit con Totò Riina, nel frattempo era diventato «Fabri­zio Caliendo», un distinto si­gnore in giacca e cravatta salu­tato e rispettato da tutti gli abi­tanti del parco. «E’ entrato an­che in casa mia — racconta una residente — per darmi le condoglianze, recentemente, quando è scomparso mio mari­to. Restava nel suo appartamen­to tutta la giornata, senza mai andare a lavorare: pensavamo vivesse di rendita». La donna, a conti fatti, non è tanto lonta­na dalla realtà. Esposito aveva una disponibilità economica tutt’altro che indifferente, vi­sto anche il tenore di vita che conduceva. Nella casa in cui vi­veva da almeno un anno e mez­zo, i carabinieri del nucleo inve­stigativo di Napoli hanno rinve­nuto costosi sigari Cohiba, di­verse bottiglie di brandy Carde­nal Mendoza, arredi di un certo pregio. Il boss leggeva Sepulve­da, Incontro d’amore in un pae­se di guerra , e Oscar Wilde, De Profundis . E qualcuno lo chia­mava professore.

Nel frattempo, le forze del­l’ordine lo cercavano per via di un’ordinanza della Procura di Napoli che parla di associazio­ne di stampo mafioso, produ­zione e traffico di stupefacenti, trasferimento fraudolento di valori. Esposito, secondo i mili­tari dell’Arma era «braccio de­stro e amico fidato del padrino Angelo Nuvoletta». La senten­za di condanna emessa il 26 ot­tobre 2006 gli impone nove an­ni di reclusione. Nel 2003 la ma­gistratura italiana, in collabora­zione con quella spagnola, ha scoperto che Luigi Esposito aveva costruito, per conto del clan Nuvoletta, un villaggio tu­ristico a Tenerife, nelle isole Ca­narie, pubblicizzato anche su internet. Nel successivo 2005, con provvedimento di seque­stro emesso dalla sezione misu­re di prevenzione del Tribunale di Napoli su proposta della Dia, a Esposito venne sequestrato un patrimonio stimato in un milione e mezzo di euro: immo­bili di lusso, quote societarie, una ditta operante nel settore della cartolibreria con sede a Marano, un’azienda con sede a via Petrarca e veicoli di grossa cilindrata.

Mentre la magistratura ag­grediva il suo patrimonio finan­ziario, Luigi Esposito, detto «Luigi ’e Celeste», viveva accan­to ai vip di Posillipo, giudici, av­vocati, imprenditori. Ai carabi­nieri che hanno fatto irruzione in casa sua, ha detto «calma, calma, non c’è alcun problema, vengo con voi. Sapevo che pri­ma o poi sarebbe accaduto». Complimenti all’Arma per l’operazione svolta sono giunti dal ministro dell’Interno Rober­to Maroni, che ha espresso le proprie congratulazioni «alle forze dell’ordine e alla magi­stratura campana che si batto­no senza sosta contro la crimi­nalità organizzata». Insieme col boss i militari hanno arre­stato per favoreggiamento Pa­squale Iorio, un 26enne di Ma­rano (zona dove il clan esercita prevalentemente la propria azione) trovato nell’apparta­mento con Esposito.

«Sei il papà più speciale del mondo, ti voglio tanto tanto tanto bene. Volevo dirti che mi manchi tanto. Spero che stare­mo sempre insieme». E’ la lette­ra, ancora sul tavolo della cuci­na, scritta dal figlioletto di 11 anni al boss trasformista.

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